L’olistica in una storiella

L’olistica in una storiella

Molti mi interpellano per sapere cosa è l’olistica, in realtà l’olistica è una filosofia in cui si dice che non siamo una cosa sola ma parte di un insieme, che l’uomo non è solo il fisico ma anche la psiche, lo spirito ed il tutto interconnesso con l’universo, anche se detta così non rende forse giustizia all’essenza più profonda dell’olistica, discutendo con esimi olisti operatori e counselor, ho sentito varie definizioni e li ho visti cercare ogni uno di fare valer ela propria, mi è tornata in mente una storiella , una parabola buddhista, che forse può essere di aiuto per capire il senso del tutto olistico e qui ve la racconto:

PARABOLA BUDDHISTA, I CIECHI E L’ELEFANTE:

Successe in India. Tanto tempo fa. Una volta nel parco di Anatapindika, nella città di Jetavana presso Savatthi, religiosi, dotti e scienziati litigavano furiosamente, si accapigliavano, si offendevano. Ognuno pensava di dire ciò che era giusto e ciò che era sbagliato e ognuno aveva l’idea che era giusto ciò che diceva lui e sbagliato quello che diceva un altro. Ognuno era così convinto di essere dalla parte della ragione che neanche ascoltava quello che l’altro aveva da dire e appena si accorgeva che voleva dire qualcosa di diverso lo offendeva dicendo: «È giusto come la penso io, la tua idea è sbagliata». E l’altro lo stesso: «Ma che dici? La mia è l’idea giusta, è la tua che è sbagliata». E litigavano ancora. Per lo più litigavano per un fatto: che uno diceva che l’universo è grande grande grande, così grande che praticamente non ha né una fine e né un inizio. Praticamente: l’universo è infinito. Ma l’altro non era d’accordo perché diceva che invece il mondo è finito e faceva un disegno del villaggio in cui vivevano per dimostrarlo. Ma non litigavano solo per questo. C’era chi diceva che gli animali hanno un’anima e chi diceva di no. Uno che il tempo non ha né un inizio e né una fine – come quell’altro aveva detto dell’universo – e l’altro santone si stropicciava la barba e iniziava a contare «uno due tre… mille… vedi che si può contare il tempo? Quindi se si può contare con i numeri a un certo punto finirà!» Nonostante fossero tutte persone molto colte e istruite ognuno però usava la sua sapienza per offendere con le parole l’altro. Uno diceva: «Sei uno stupido. La terra gira, altro che ferma». E l’altro: «Se gira allora tutto dovrebbe cambiare sempre». Poi si davano dello sciocco perché per uno la terra era rotonda e per un altro piatta. Insomma in questa città, che si chiamava Savatthi, regnava una grande confusione. Ma per fortuna tra tutti i saggi ce n’era uno di gran lunga più saggio. Tanto saggio da non cadere nei facili tranelli delle discussioni, da vivere in disparte e con modestia ma sempre disposto ad accettare l’idea espressa da un’altra persona. Questa sua serenità lo rendeva ancora più saggio ed era da tutti riconosciuto come un saggio dei saggi. Anzi diciamo pure il saggio per eccellenza. Ma il nostro dotto amico, saputo di quello strano conflitto, si era molto contrariato perché pensava che era buffo che persone così intelligenti e profonde non riuscissero a trovare un accordo sulla loro ricerca di verità e che fossero convinte che la loro verità fosse così giusta da offendere quella dell’altro. Avrebbe potuto intervenire anche lui cercando di capire cosa diceva uno e cosa l’altro, ma rendendosi conto che non sarebbe servito a nulla entrare nella discussione decise di raccontare una storia che li aiutasse a capire. La storia che gli raccontò era quella di un gruppo di ciechi e di un elefante. E la storia diceva così. Cari monaci, un re in un tempo molto antico, in questa stessa città mandò a chiamare tutti coloro che erano nati ciechi. Dopo che questi si furono raccolti in una piazza mandò a chiamare il proprietario di un elefante a cui fece portare in piazza l’animale. Poi chiamando a uno a uno i ciechi diceva loro: questo è un elefante, secondo te a cosa somiglia? E uno diceva una caldaia, un altro un mantice a seconda della parte dell’animale che gli era stata fatta toccare. Un altro toccava la proboscide e diceva il ramo di un albero. Per uno le zanne erano un aratro. Per un altro il ventre era un granaio. Chi aveva toccato le zampe le aveva scambiate per le colonne di un tempio, chi aveva toccato la coda aveva detto la fune di una barca, chi aveva messo la mano sull’orecchio aveva detto un tappeto. Quando ognuno incontrò l’altro dicendo quello a cui secondo lui somigliava l’animale discutevano animatamente perché ognuno era convinto assolutamente di quello che aveva toccato. Perciò se gli chiedevano a cosa somigliasse un elefante diceva l’oggetto che gli era sembrato di toccare. Naturalmente se uno diceva un mantice e l’altro una caldaia volavano gli insulti perché nessuno metteva in dubbio quello che aveva sentito toccando la parte del corpo dell’elefante. Il re vedendoli così convinti della loro sicurezza e litigiosi si divertiva un mondo. Ma alla fine decise di aiutarli a capire, e a due a due li invitava a toccare quello che aveva toccato l’altro e a chiedergli a cosa somigliasse. Così tutti dicevano quello che sosteneva l’altro e si invertivano i ruoli. Come se fosse stato un gioco li invitò a parlare tra di loro e alla fine tutti si formarono l’idea di come in realtà l’elefante fosse. Tutti furono d’accordo che era un mantice con un ramo di un albero nel mezzo e a lato un aratro con due tappeti sopra un granaio sostenuto da colonne e tirato da una fune di barca.
Dopo che il saggio Maestro ebbe finito di raccontare questa storia disse: «Miei saggi discepoli voi fate la stessa cosa. Non sapete ciò che è giusto e ciò che è sbagliato né ciò che è bene e ciò che è male e per questo litigate, vi accapigliate e vi insultate. Se ognuno di voi parlasse e ascoltasse l’altro contemporaneamente la verità vi apparirebbe come una anche se ha molte forme»
Questa parabola è tratta dagli Udana.

Parole per il cuore e l’anima

Parole per il cuore e l’anima

Grazie ad una gentile signorina che ha fatto alcune riprese video posso mostrarvi un sunto di alcuni momenti della serata di counseling e meditazione che si è svolta a Bardolino, presso la biblioteca comunale, molte le richieste e grande partecipazione,  buona visione!

 

 

I poteri di guarigione della mente umana.

I poteri di guarigione della mente umana.

Una delle domande che mi viene posta dai lettori è proprio questa, si può garire con la mente? Può il nostro cervello farci guarire? Sono solo alcune persone con poteri particolari che possono autoguarirsi con la mente?

La risposta è si e no , mi spiego la mente umana ha un potere fortissimo ed una capacità che ancora oggi scienziati e neurologi cercano di capire, tutti possiamo provare a padroneggiare almeno in parte questo potere, pochi lo fanno e pochi ci riescono, non perchè abbiano poteri particolari confronto ad altri , ma semplicemente perchè ci vuole per prima cosa la consapevolezza di se e del proprio potenziale, cosa già di per se difficile da raggiungere e li si sprecano libri e trattati, di discipline esotiche e di scienze psicoanalitiche ogni uno con le sue ricette e teorie, una volta presa la consapevolezza di se, ci vuole disciplina, costanza e perseveranza di obiettivo, e mi spiego in una società come quella odierna dove si tende ad essere increduli anche verso la reale forza della natura, ho visto gente accappigliarsi con i controllori aerei perchè a causa di una bufera di neve gli aerei non decollavano , e nonostante i malcapitati controllori spiegavano che ancora oggi la natura è più forte dell’ingegno dell’uomo si beccavano improperi e minacce di morte da chi non credeva che nel 2015 non si riuscisse a sfidare una misera tempesta di neve con la tecnologia che loro dovevano partire per le ferie od il rientro a casa, quindi se seguite una filosofia di vita, una disciplina che poco poco si discosta dalle credenze pseuoscientifiche tecnologiche moderne, saree derisi e traviati in tutti i modi rendendo difficile raggiungere l’obiettivo.

Che però la mente umana abbia forti poteri di guarigione ed autoguarigione è ormai un dato scientifico approvato, anzi talemnte forte che oltre all’effetto placebo, che è quel fenomeno per il quale ad esempio avete male di testa vi si fornisc euno zuccherino convincendovi che è il miglior analgesico del mondo e magicamente il male di testa sparisce, è stato scoperto o meglio certificato scientificamente anche l’effetto nocebo, che funziona in modo opposto se venite convinti che lo stesso zuccherino è un veleno pericoloso una volta ingerito a forza avrete spasmi e sintomi di malessere reali.

In uno dei più recenti libri che trattano l’argomento si riporta: Una rosa finta può indurre allergia quanto una rosa vera. La medicina lo dice da tempo, ma il mistero del ”guaritore interno” viene ora svelato dalle importanti scoperte della Psiconeuroimmunologia: malattia e guarigione non sono il meccanico prodotto dell’attività di un singolo apparato anatomo-fisiologico ma il frutto di un sottile gioco di influenze reciproche tra sistema immunitario, sistema nervoso e stress psicologico.

Insomma almeno in parte la medicina moderna fa sue alcune cose della tradizione sia occidentale ma sopratutto orientale, l’uomo è un’insieme e molto spesso ci si ammala ad un organo per colpa di altri organi o di uno stato generale di sofferenza che può essere anche solo mentale, sociale o psicologica, creandosi veri e prorpi stati di malattia dignosticati.

Allo stesso tempo , ci sono persone anche fortemente malate che senza l’assunzione dei farmaci ma facendo conto sulle proprie capacità riescono a guarire da malattie anche considerate mortali con la sola volontà ed un forte spirito combattivo e di sopravvivenza.

Mi rendo conto che questo piccolo post non può essere ne una risposta completa ne un vademecum per tutti, ma se vogliamo allora essere sintetici, la risposta è si, la mente umana ha poteri taumaturgici quindi è in grado di guarire ed ormai ci sono anche se allo stadio embrionale le prove scientifiche, basti notare che due persone raffreddate od influenzate che reagiscano in maniera positiva o negativa allo stato di malattia temporanea come guariscno in tempi e modi differenti, chi è fiducioso la prende bene ed è positivo guarisce in meno tempo e con una ripresa totale, chi invece la prende male ed è pessimista guarisce in molto più tempo e solitamente si strascica i sintomi per altro tempo.

Appena possibile prometto che tornerò sull’argomento con maggior dovizia di particolari e richiami scientifici e non, ma spero che nel frattempo questo piccolo post possa almeno in parte rispondere alle varie mail che ho ricevuto sull’argomento, un saluto da Ermanno.