Melchitsedec (Melki-Tsedeq, oppure, Melkisedec o Melchizedek) è un personaggio molto misterioso, menzionato in alcuni passaggi dei Testi Sacri come la Bibbia ed i vangeli, ma anche in una pergamena tra quelle ritrovate a Qumran .

Il “nome di Melkhitsedek significa “re di giustizia”, dall’ebraico “melek” (re) e “tsedek” (giustizia). Quanto al nome della città di cui era re, Salem, esso ha la stessa radice della parola “schalom” (pace). Melkhitsedek è il re della giustizia e della pace qundi e molte storie antiche e leggende ci dicono che un tale re non è altro che il Re del Mondo.

La Sua importanza diventa straordinaria se fosse vera la presunzione  che Gesù e Abramo appartenevano all’ordine di Melkisedec e che egli “è senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio e rimane sacerdote in eterno”.

Anche Omraam Mikhaël Aïvanhov ne parla con grande devozione e ammirazione in più punti delle sue opere. Consiglio per chi volesse approfondire tra le altre, la lettura del libro “Commento all’Apocalisse” – cap.3 “Melkisedek e l’insegnamento dei due principi”. La figura di Melckisedec è richiamata non solo nella Genesi, nei Vangeli e nelle Lettere di S.Paolo, ma anche nell’Apocalisse di S. Giovanni.

Di lui non si sa praticamente nulla e questo ha fatto si che entrasse nella leggenda, tanto da divenire un personaggio importante in molte leggende e antiche tradizioni: Melkisedec è anche rappresentato come “il Re del Mondo”, il Sovrano della Terra dei Viventi. In tutte le tradizioni si fa riferimento all’esistenza di una terra paradisiaca (Agharta, Shamballa etc) governata da un Sovrano Pontefice, re di Giustizia e di Pace (R. Guenon in il Re del Mondo, Cap. VI – MelkiTsedeq). Anche Alice Bailey nelle sua opera “Il destino delle Nazioni” pone Melchisedec al vertice della comunità di Shamballa con i seguenti appellativi: “Sanat Kumara, il Signore del Mondo, l’Antico dei Giorni”. Sul significato dell’espressione “Terra dei Viventi” menzionata nei Salmi (“Io camminerò davanti all’Eterno, sulla Terra dei Viventi”.)

In pratica, l’attributo “Re del mondo” attesta il Suo ruolo (nascosto, celato ma attivo) sulla Terra quale rappresentante in perpetuo della Divinità a garanzia della Creazione, a garanzia del divino che è nell’uomo. Una missione, dunque, concreta e di grande aiuto per l’umanità: la fiamma del divino che, malgrado la storia umana, si mantiene sempre viva e forte per spingere l’umanità a realizzare sulla Terra il regno di Dio e la Sua giustizia.Melkisedec per riassumere conserva la fiamma divina nel mondo, conserva e promuove le vibrazioni del Divino nel mondo fino alla completa realizzazione.

I Padri della Chiesa associarono la sua figura all’immagine del Cristo, ed identificarono Salem con Gerusalemme. Melckisedek era il modello biblico del sacerdote: “Infatti è Lui del quale Si è profetizzato  ed è stato scritto: «Tu sei sacerdote in eterno al modo di Melckisedec»: cioè non al modo di Aronne, il cui sacerdozio, propagandosi attraverso la generazione, appartiene a un ministero temporaneo, e di fatto è cessato insieme alla legge del Vecchio Testamento; ma al modo di Melckisedec in cui si significò prima la figura del pontefice eterno. E siccome non viene riferito da quali genitori sia nato, si comprende che in lui è mostrato quegli la cui generazione non può narrarsi. Così, pervenendo all’umana natura il mistero di questo divin sacerdozio, non si propaga per via della generazione, né viene eletto quel che la carne e il sangue ha formato. E’ cessato il privilegio dei padri; è abolita la gerarchia delle famiglie: la Chiesa riceve come pastori quelli che lo Spirito santo ha preparato. In tal modo, nel popolo, adottato alla figliolanza divina, totalmente sacerdotale e regale, non ottengono l’unzione i privilegiati dall’origine terrena, ma fa nascere il sacerdozio il favore della grazia celeste.

La legge mosaica vietava ai Re di Israele di essere anche sommi sacerdoti, compito riservato ai leviti, con una provata discendenza (Neemia 7:61-65). Tuttavia, Dio nomina Re Davide, quale sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek (Genesi 14:18-20; Salmo 110:4).

Il salmo 110 viene citato da Paolo in Ebrei 9, con un secondo significato profetico, oltreché storico. Il sacerdote ordinato dal Signore secondo Melchisedek non è solo Re Davide (che trascrisse il Salmo), ma anche Gesù Cristo Dio, suo ultimo discendente (il Germoglio di Davide, il Leone della tribù di Giuda).

È interessante capire e notare  come Melchisedec abbia offerto pane e vino al Signore, come fece Gesù nell’ultima cena istituendo l’eucaristia secondo i Vangeli. Melchisedec assunse un posto primario nel pensiero monoteistico e cristiano: egli è l’archetipo (figura) che precede Gesù Cristo, nelle sue funzioni di sacerdote (Gesù Cristo viene definito nella lettera agli Ebrei “Sacerdote in eterno dell’Ordine di Melchisedec”) e anche per indicare la seconda venuta del Signore Cristo che ritorna come Re dei re, cioè Re in eterno secondo l’ordine di Melchisedec.

Quindi personaggio misterioso o personaggio sacro? A quanto pare riveste entrambi i ruoli sebbene si sappia poco o niente di lui e della sua vita , ma molti studi sono avviati e nuove scoperte potrebbero svelarci qualcosa in più, non ultima un’intera pergamena a lui dedicata ritrovata a Qumran.

 

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