Franco Predieri il miracolato

C’è vita dopo la morte? Sono malato, sono depresso, sono stanco, c’è ancora speranza per me?

Franco Predieri ci dice di si, lui ne è testimone ma non solo per aver vissuto una esperienza di premorte a 3 anni, ma essendo lui stesso con la sua malattia testimonianza vivente, era ceco ed in carrozzella, ora vede,guida l’auto e cammina.

l’avventura, spirituale o soprannaturale che dir si voglia di Franco inizia all’età di tre anni ,quando il suo babbo carica a bordo del sidecar tutta la famiglia e li porta a fare una gita fuori porta , da Bologna fin sulle colline ai confini con la Toscana, e precisamente a Molino del Pallone, in riva al fiume Reno. Li presero alloggio presso una famiglia di conoscenti, e si recarono in riva al fiume, assieme al babbo ed alla mamma c’erano anche le due figliolette della signora Fanin e del signor Guerrino, la famiglia che li ospitava. Franco aveva icevuto in dono una piccola paperella di plastica che lui chiama ocarina, il suo babbo, crea una piccola diga con i sassi verso valle del fiume e alcuni metri più su libera sull’acqua a galleggiare la paperella, che corre viva e si ferma tra i sassi della piccola diga, Franco è molto divertito e comincia a giocare, facendo navigare la paperella in acqua per recuperarla arenata tra i sassi della piccola diga costruita dal babbo. Visto che il figliolo giocava felice sulla riva il babbo si allontanò poco distante per dare bado alla moglie ed alle due ragazzine uscite con loro. Se non che la paperella sfugge tra un varco nella piccola diga di sassi, e si allontana dalla riva, il piccolo Franco deciso  a non farsela scappare la segue, e cade nell’acqua profonda.Una delle due bambine vide il cappellino di Franco con su scritto “Forza Coppi” galleggiare al largo e avvertì subito la madre. La mamma guardò verso quel cappellino e rimase inorridita nel vedere che sul pelo dell’acqua, un po’ più distante, galleggiava il suo bambino. Fu colpita da una crisi nervosa e si mise a gridare
Dalla strada soprastante diverse persone attratte da quelle urla corsero tutte laggiù verso il fiume per prestare soccorso. Il più lesto di tutti fu il padre che pur non sapendo nuotare non esitò a gettarsi in acqua nel tentativo di recuperare il figliolo. Miracolosamente lo raggiunse e lo sospinse verso la riva. Gli praticò la respirazione bocca a bocca finché Franco riapri gli occhi e disse : “Mamma, è la Madonnina che mi ha salvato!”. Tutti i presenti si guardarono stupiti quasi increduli nel sentire pronunciare quella frase da un bambino così piccolo e proprio in quel momento! Aveva poco più di tre anni! Quando mai un bimbo che conosce e balbetta solo poche parole può pronunciare una frase di tanto alto contenuto? Quell’avvenimento fece scalpore e nel paese ne parlarono a lungo.

Franco Predieri da allora ha anche il dono della preveggenza, e sa in anticipo cosa gli succederà, ecco come lo racconta di persona:

Quando mi si domandava fin da piccino “Ricordi qualcosa?” io rispondevo “Solo delle luci, ho visto solo delle luci, io vedevo come una parete enorme, di una grandezza incommensurabile piena piena piena di tondini illuminati, tutti illuminati che si riunivano tutti in un unico sorriso e sentivo come un’unica risata fatta da tutte queste risate, non mi sorridevano, ridevano proprio, quasi a volermi trasmettere la loro felicità che va in contrasto con quello che si prova nel guardare tanti tondi, quasi a volermi dire, non guardate verso le tombe con le lacrime ma con un sorriso, noi siamo felici e ridevano e ridevano e ridevano, era come in cimitero vedere il muro dei loculi e ogni loculo si illuminava e ridere sonoramente e quasi mi hanno inculcato l’idea di non andare al cimitero, di smettere di piangere per quei morti ma di pesare che i morti portano il sorriso, sono i vivi che piangono.’

Ripensando …. cosa rappresenta quel muro? Rappresenta il trapasso tra questa vita che “viviamo” e la vera vita che è aldilà di quel muro, cos’è quel muro veramente? è il trapasso alla vera vita.

Io ho rispetto, il massimo rispetto per la morte, ma non avrò mai paura

Se c’è una cosa che ,mi fa diventare una belva è il pensiero di come fin da bambini si presenta la morte, la si mette sempre abbracciata alla punizione, all’inferno, noi stiamo pagando il frutto di quella grande opera di Dante Alighieri, ma è tutto assurdo, ma è tutto contrario a chi realmente crede in un Dio, “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai”, noi tutti vediamo che è giusto, quando si passa all’aldilà si passa con l’Anima, il corpo lo lasciamo imputridire nel camposanto. Allora cosa vuol dire che si vada scalzi tra i carboni ardenti e si bruci per l’eternità se la carne l’abbiamo lasciata sulla terra? dove sta scritto che anche l’Anima brucia? e quel diavolo che col forcone ti butta nel più profondo degli abissi cosa punge? l’Anima? allora cos’è questo diavolo? cos’è questo inferno? perchè farci tanta paura? il nostro signore ci vuole tutti fino all’ultimo nell’aldilà anche il peggiore degli uomini, ci saranno diversi stati, diverse forme, chissà forse quante altre vite, ma un Dio che ti butti nel fuoco è un Dio che è contrario a se stesso. Se all’inferno ci si va per l’eternità perché con una messa si ha uno sconto di determinati anni? perché con una candela hai x anni di indulgenza e con un cero enorme hai x più 1? Io sono un ragioniere ex bancario ma questi sono calcoli che mi fanno ridere.

Come mi fanno ridere quelli che mi telefonano dicendomi “lei che dovrebbe essere morto o cieco o paralizzato” mi trovano vivo, guido la macchina e dico al mondo ‘non disperare mai’ e alla classe medica dico ‘non dite mai non c’è più niente da fare che lo si voglia o no sopra di voi c’è Dio’.

Da allora, dal momento in cui bambino di tre anni riaprii gli occhi, è trascorso molto tempo e pochi anni or sono mi è capitato di tornare con mia moglie a Molino del Pallone. Ci mettemmo a gironzolare fra le strade e volli domandare a una signora anziana se conoscesse la signora Fanin. “E’ morta da poco tempo” , mi disse. “Peccato”, replicai, “avrei voluto domandarle se si ricordasse ancora di quel bambino che nel 1950 si salvò dalle acque del Reno”. Lei subito ribatté “Me lo ricordo ancora bene quel fatto! Com’era bello quel bambino, si chiamava Franco!”. “Signora”, replicai, “quel bambino sono io!”. Guardò con diffidenza e giusto sospetto i miei capelli grigi e concluse “Certo che lo ricordo ancora, com’era bello quel bambino, ma è veramente lei?”.

Alla luce di quanto è successivamente accaduto nella mia vita credo di aver avuto un reale contatto con la Madonna poiché quello che mi capitò a Molino del Pallone fu, a mio parere, un miracolo. Il primo di una lunga serie di eventi che hanno il sapore del soprannaturale e vanno oltre la comprensione umana.

Per esempio, man mano che sono cresciuto e mi son fatto sempre più grande ho dovuto accettare, seppure con grande fatica, una caratteristica del tutto insolita. Tale capacità – che era del tutto spontanea – mi consentiva di prevedere con estrema precisione fatti che riguardavano il mio futuro.

Previdi persino il mio impegno sportivo ricco di medaglie e la mia successiva malattia con paralisi dovuta a una sclerosi a placche. Previdi alla mia fidanzata che nel 1971, dopo 9 anni di fidanzamento, mi avrebbe lasciato su di un letto d’ospedale e che a fine anno avrei avuto un incontro con una persona per me determinante.

Come previsioni sono sfuggito dalla cecità diagnosticatami all’Ospedale Maggiore e S.Orsola di Bologna. Senza alcuna operazione mi è scomparso un cancro in testa al letto del cervello e dire che alla Neurochirurgia dell’Ospedale Bellaria mi fu impartita la prima estrema unzione e volevano operarmi!. (Me ne impartirono poi altre due in altri ospedali). Rifiutai l’operazioni e firmai le dimissioni volontarie

Alla vigilia delle nozze, nel 1971, fui per l’ennesima volta ricoverato e lei mi abbandonò in ospedale e il 9 dicembre del 1971! Ma nello stesso anno feci l’incontro più straordinario della mia vita. Incontrai per la prima volta Don Angelo Fantoni allacciando così un’amicizia eterna. Oggi, grazie al fluido prodigioso di Don Angelo, sono un bancario in pensione, un cieco che vede, un paralizzato che cammina, un ex-disperato che pensò al suicidio e oggi ama la vita. Mi ritengo fortunato e spesso mi domando se ne abbia avuto il merito. “E’ la Madonnina che mi ha salvato!”. Ripenso a quella frase e ancora oggi guardo il Cielo e lo interrogo, lo respiro, lo vivo, bramo il dialogo. Mi è stato donato tanto e ho deciso di fare qualcosa pure io per il prossimo. E’ per me non solo dovere ma pure piacere il tentare di dare agli altri non fosse altro che una sola briciola di quanto mi sia stato donato. Così facendo ho riacquistato la vista, la serenità,la vita “Grazie, Madonnina, per avermi salvato”.

 

Per saperne di più potete andare sul sito dell’associazione di Franco, nata appositamente per portare testimonianze e dare speranza.

 

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