Apparizione di “Nostra Signora delle Vigne” anno 560

Apparizione di “Nostra Signora delle Vigne” anno 560

Anticamente fuori dalle mura cittadine di Genova, il maestoso “Santuario di Santa Maria delle Vigne” prende nome dai vigneti in mezzo ai quali fu innalzata una prima Cappella alla Vergine Assunta, in seguito all’apparizione della Madonna ad una certa Argenta, ancora nel VI secolo. La veggente fece erigere una piccola cappella, primo passo verso l’attuale santuario.

Soltanto nella seconda metà del sec. X iniziò la costruzione della Collegiata-Santuario che, con vari rifacimenti e ampliamenti successivi, fu completata ai primi anni del sec. XVII; tanto che il primitivo quadro della Vergine ‘delle Vigne’ fu riportato in luce e restaurato nel 1603 e la mistica effigie venne incoronata nel 1616.

Singolare il fatto che – nella monetazione di Genova, “Città di Maria” – si usasse nel XVII secolo riprodurre quest’effigie della Vergine con le scritte: “Sub tuum praesidium” e “et rege eos“; e da tenere presente che l’omaggio del Doge e dei dignitari della Repubblica di Genova alla “Madonna delle Vigne” in occasione della sua festa (21 Novembre) si protrasse per molti decenni, proprio per rimarcare la regalità della Vergine.

Lungo la vecchia via marenca si trova il santuario di Nostra Signora delle Vigne che risale alla fine del XVI secolo. Recentemente restaurato; ha la facciata abbellita da un piccolo portico e presenta all’interno notevoli stucchi settecenteschi di F. M. Marvaldi e affreschi di Francesco Carrega.

 

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APPARIZIONE DI TOURS – INDRE-ET-LOIRE

APPARIZIONE DI TOURS – INDRE-ET-LOIRE

San Martino (nato nel 316/317 e morto nel 397), dal 371 vescovo di Tours, ebbe numerose apparizioni della vergine. Il santo, asceta e taumaturgo, fu modello di carità senza limiti verso i poveri ed i diseredati. E’ considerato il padre del monachesimo francese e fu predicatore instancabile ed efficace.

Notizie tratte dal libro:”Apparizioni mariane” di Marino Gamba Ed.Segno

Nell’anno 397 d.C. a Tours moriva Martino, vescovo della città. Era nato tra il 315 e il 317 in una località della Pannonia, Sabaria (l’attuale Szambatkely in Ungheria). Figlio di un ufficiale di frontiera dell’impero, si trasferì a Pavia con la famiglia; qui fu indirizzato agli studi umanistici e venne a contatto col cristianesimo, non ancora religione molto affermata ma, almeno, non più perseguitata.

Appena quindicenne fu avviato dal padre alla carriera militare. Quando si trovava ad Amiens ebbe luogo il famoso episodio storico del mantello, documentato anche da alcuni scrittori del tempo. Nell’anno 339 fu battezzato e nel 354 lasciò le armi per farsi monaco e dedicarsi all’apostolato.

Da quel momento iniziò a peregrinare prima in Francia, poi in Ungheria e in Italia, acquistando fama per i miracoli che compiva e per la protezione che offriva ai deboli e agli oppressi.

Verso il 360 tornò in Francia e a Ligugé fondò il primo monastero d’Occidente, a cui ne sarebbero seguiti altri. La sua fama crebbe a tal punto che nel 371 gli abitanti di Tours lo elessero loro vescovo. Anche in questa veste continuò i suoi peregrinaggi a dorso d’asino nelle campagne francesi, portando la fede cristiana tra i poveri e continuando nelle guarigioni miracolose e nella difesa dei poveri. Nei pressi di Tours fondò il Monasterium Maius, che raggiunse presto una grande notorietà.

Morì il giorno 8 novembre 367 a Tours. Il culto di San Martino si diffuse ben presto in tutta l’Europa, Italia compresa; basti dire che da noi ammontano ad oltre 150 le località grandi e piccole che portano il suo nome.

Martino previde molto tempo prima il giorno della sua morte. Avvertì quindi i fratelli che ben presto avrebbe cessato di vivere. Nel frattempo un caso di particolare gravità lo chiamò a visitare la diocesi di Candes. I chierici di quella chiesa non andavano d’accordo tra loro e Martino, ben sapendo che ben poco gli restava da vivere, desiderando di ristabilire la pace, non ricusò di mettersi in viaggio per una così nobile causa. Pensava infatti che se fosse riuscito a rimettere l’armonia in quella chiesa avrebbe degnamente coronato la sua vita tutta orientata sulla via del bene. Si trattenne quindi per qualche tempo in quel villaggio o chiesa dove si era recato finché la pace non fu ristabilita. Ma quando già pensava di fare ritorno al monastero, sentì improvvisamente che le forze del corpo lo abbandonavano. Chiamati perciò a sé i fratelli, li avvertì della morte ormai imminente. Tutti si rattristarono allora grandemente, e tra le lacrime, come se fosse uno solo a parlare, dicevano: “perché, o padre, ci abbandoni? A chi ci lasci, desolati come siamo? Lupi rapaci assaliranno il tuo gregge e chi ci difenderà dai loro morsi, una volta colpito il pastore? Sappiamo bene che tu desideri di essere con Cristo; ma il tuo premio è al sicuro. Se sarà rimandato non diminuirà. Muoviti piuttosto a compassione di coloro che lasci quaggiù. commosso da queste lacrime, egli che, ricco dello spirito di Dio, si muoveva sempre facilmente a compassione, si associò al loro pianto e, rivolgendosi al Signore, così parlò dinanzi a quelli che piangevano: Signore, se sono ancora necessario al tuo popolo, non ricuso la fatica: sia fatta la tua volontà. O uomo grande oltre ogni dire, invitto nella fatica, invincibile di fronte alla morte. Egli non fece alcuna scelta per sé. Non ebbe paura di morire e non rifiutò di vivere. Intanto sempre rivolto con gli occhi e con le mani al cielo, non rallentava l’intensità della sua preghiera. I sacerdoti che erano accorsi intorno a lui, lo pregavano di sollevare un poco il suo povero corpo mettendosi di fianco. Egli però rispose: “Lasciate, fratelli, lasciate che io guardi il cielo, piuttosto che la terra, perché il mio spirito che sta per salire al Signore, si trovi già sul retto cammino”. Detto questo si accorse che il diavolo gli stava vicino. Gli disse allora: “che fai qui, bestia sanguinaria? Non troverai nulla in me, sciagurato! Il seno di Abramo mi accoglie”. Nel dire queste parole rese la sua anima a Dio. Martino sale felicemente verso Abramo. Martino povero e umile entra ricco in paradiso.

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332 DC.  Apparizione di Tagaste – Algeria

332 DC. Apparizione di Tagaste – Algeria

Nel 380 la Vergine sarebbe apparsa a santa Monica (332-387), la madre di sant’Agostino, consolandola nelle sue afflizioni e indicandole come avrebbe dovuto vestire nel suo stato di vedovanza.

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Monica con l’assidua fiduciosa preghiera e le sue lacrime di implorazione ottenne la trasformazione spirituale del figlio Agostino. Nel libro delle ‘Confessioni’ è delineata la sua figura di madre cristiana e di contemplativa, attenta ai bisogni degli umili e dei poveri. Il colloquio fra Monica e Agostino ci apre la profondità del suo spirito tutto proteso verso la patria del cielo.
Patronato:Donne sposate, Madri, Vedove

Etimologia: Monica = la solitaria, dal greco.

Non poteva avere un biografo più attento e devoto di Agostino, che ella generò due volte, nella carne e nello spirito. Sono parole che si leggono nelle Confessioni di S. Agostino: “Ella mi ha generato sia con la sua carne perché venissi alla luce del tempo, sia con il suo cuore, perché nascessi alla luce dell’eternità”. Monica era nata a Tagaste, in Africa, da famiglia cristiana. Andò sposa in giovane età a Patrizio, non ancora battezzato, dal quale ebbe due figli, Agostino e Navigio, e una figlia, di cui ignoriamo il nome. La sua non fu una vita tranquilla: ebbe molte afflizioni per il comportamento del marito, di carattere difficile e facile all’ira; ma ebbe la consolazione di portarlo al fonte battesimale, ammansito, un anno prima della morte.
Rimasta vedova, tutte le sue cure si volsero al figlio più ribelle alla grazia, intelligente ma svogliato. Per lui pregò e pianse. Gli fu costantemente accanto, dolce e discreta, e per non perderlo di vista lo seguì nelle varie peregrinazioni in Italia, a Roma e a Milano.

Non può essere che il figlio di queste lacrime si perda, le disse in sogno una misteriosa visione. Agostino ricevette il battesimo nel 387. Trascorsero insieme il periodo estivo, in attesa della partenza di Monica per l’Africa dal porto di Ostia. E’ qui che Agostino registra gli ultimi colloqui con la madre, dai quali possiamo dedurre la grande nobiltà d’animo di questa incomparabile donna, di non comune intelligenza se poteva scambiare pensieri tanto elevati con Agostino: “Avvenne – scrive questi al capitolo nono delle Confessioni – che io e lei ci trovammo soli, appoggiati al davanzale della finestra, che dava sul giardino interno della casa dove alloggiavamo, a Ostia. Si parlava tra noi, con infinita dolcezza, dimenticando le cose passate e protendendoci verso le future, e si cercava insieme, in presenza della verità, quale sarebbe stata l’eterna vita dei santi, vita che né occhio vide né orecchio udì, e che mai penetrò in cuore d’uomo”.
Le ultime parole di Monica in questo colloquio ci danno l’immagine della sua anima: “Figlio mio, per quanto mi riguarda, non c’è nulla che mi attragga, in questa vita. Non so nemmeno che cosa faccia quaggiù, e perché ci sia ancora. Una sola cosa mi faceva desiderare di vivere ancora un poco: vederti cristiano prima di morire. Dio mi ha concesso più e meglio: vederti cioè disprezzare le gioie terrene e servire lui solo. Che cosa faccio qui ancora?

Di lì a poco infatti ella morì, a Ostia, prima di potersi imbarcare per far ritorno in patria. Era l’anno 387 e aveva 55 anni.

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363 apparizione di Cesarea

363 apparizione di Cesarea

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Nel 363 la vergine apparve al vescovo Basilio (330-379) come “Sovrana Mediatrice di suo Figlio Gesù”, promettendogli di proteggerlo contro l’imperatore romano Giuliano l’Apostata che aveva in animo di distruggere la chiesa del Santo. Basilio, strenuo difensore dell’ortodossia definita nel concilio di Nicea, pubblicò un Trattato sullo Spirito Santo.Egli è considerato il padre del monachesimo comunitario orientale ed è dottore della Chiesa.

Nasce nel 330 ca. a Cesarea, Cappadocia, da famiglia di antiche tradizioni cristiane.
Studia ad Atene dove diventa amico di Gregorio Nazianzeno. Nel 356 torna in patria, riceve il battesimo e inizia un periodo di vita ascetica, viaggiando in Egitto, Palestina e Siria.
Ritornato in patria, dona i suoi beni ai poveri e si ritira a vita eremitica presso Neocesarea sull’Iris.
Nel 358 riceve la visita di Gregorio Nazianzeno e con lui compone la “Filocalia”.
Nel 364 è consacrato sacerdote da Eusebio di Cesarea. Nel 370 gli succede come vescovo di Cesarea e favorisce opere di carità facendo costruire ospizi e ricoveri. Basilio ha un ruolo importante nelle relazioni fra le Chiese d’Oriente e d’Occidente. Interviene presso Papa Damaso, per ristabilire la concordia tra Oriente e Occidente senza ottenere risultati. Dedica parte della sua vita a ricercare l’unità della Chiesa, di cui è dichiarato padre e dottore. Muore nel 379, nel pieno della sua attività.

 

Il Sogno di Papa Liberio (352 D.C)

Il Sogno di Papa Liberio (352 D.C)

Papa Sisto III la fece erigere nel 440 sul colle Esquilino. La volle grande, una grande chiesa per Maria, da cui il nome di “Maggiore”.
La tradizione dice che fu costruita su un’altra chiesa fatta erigere nel 352 dal Papa Liberio dopo che la Madonna, nella notte tra il 4 e 5 agosto, gli era apparsa in sogno chiedendogli di costruire una chiesa sul luogo ove quella notte fosse caduta la neve. Da qualche anno il Comune di Roma nella notte tra il 4 e il 5 agosto ha ripreso la tradizione di rievocare l’evento.

SANTA MARIA MAGGIORE

Santa Maria Maggiore è la più grande delle chiese romane dedicate alla Madonna; è la sola basilica che nonostante i molteplici interventi decorativi ha preservato la sua forma originaria. la Basilica dove più armoniosamente si fondono i diversi stili architettonici. Fu fondata nel 352 dal Papa Liberio, proprio nel punto in cui la Madonna in sogno gli aveva indicato che avrebbe trovato la neve.

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  Madonna della Neve. La nevicata a S. Maria Maggiore

La leggenda – che non è mai pura fantasia ma è opera dell’anima popolare che ama aggiungere poesia alla storia – ha legato la nascita della più grande chiesa romana dedicata alla Vergine, Santa Maria Maggiore, all’evento portentoso di una nevicata fuori stagione. Era il 5 agosto di un anno remoto, nella seconda metà del IV secolo, quando papa Liberio -così racconta la leggenda popolare – ricevette in sogno il suggerimento di dedicare alla Madonna un luogo di culto nel luogo che all’indomani avrebbe trovato ricoperto in una coltre di neve. Lo stesso sogno fece il patrizio che rappresentava in Roma l’imperatore, ormai trasferitosi a Costantinopoli.
Il portento si era verificato sulla cima del Cispio, una delle alture del colle Esquilino, che nell’antichità era stato a lungo un luogo malfamato, invaso da discariche di immondizie e di carogne, oltre che luogo di sepoltura degli schiavi. All’epoca dell’Impero il colle era stato occupato da alcune immense ville nobiliari, ma continuava a rimanere piuttosto estraneo alla città. La cappella della Madonna veniva così a conquistarlo alla frequentazione popolare. Tant’è vero che circa un secolo dopo, per celebrare i risultati del Concilio di Efeso, che aveva proclamato la ‘”maternità divina della Madonna”, papa Sisto III costruì in sostituzione di quella cappella un grande tempio, rimasto centro di grande devozione nel corso del tempo.
Nonostante la estrema importanza raggiunta da questa basilica, divenuta col tempo una delle quattro maggiori mete giubilari con tanto di “Porta Santa”
nonostante gli sviluppi architettonici che l’ hanno portata a essere il più grande tempio romano della Vergine, nonostante le raffinate decorazioni mosaicali che ne fanno un vertice dell’arte romana, nonostante che il suo campanile sia il più alto di Roma e nonostante che le due cupole delle cappelle Sistina e Paolina, create da Sisto v e da Paolo v, la caratterizzino al punto da farla emergere anche nella linea del panorama romano; Santa Maria Maggiore è rimasta legata alla semplice leggenda della sua origine, quella che la fa chiamare anche “Santa Maria della neve” e basilica liberiana
Cosi da tempo immemorabile vi si ripete la funzione celebrativa della sua fondazione, ogni 5 di agosto, mentre Roma è affocata dalle vampe di un sole quasi ferragostano; la basilica ricorda in quel giorno la nevicata prodigiosa dalla quale trasse origine, oltre che con il rituale liturgico, anche con una cascata di bianchi petali di rosa lanciati dall’alto della cappella borghesiana, quella che contiene l’immagine della Madonna venerata come salus populi romani, come dire ‘salvezza di Roma’. Ci pare pertanto giusto che, anche al di fuori della basilica, l’ambiente urbano, che non è certo più solitario come un tempo, ma vibrante di attività e denso di traffico, ricordi in qualche modo, con luci e con effetti luminosi speciali, quel lontano portento.

L’apparizione di Myra anno 325

L’apparizione di Myra anno 325

Nel 325 la Vergine Maria sarebbe apparsa due volte al metropolita Nicola, prima della sua ordinazione sacerdotale e durante la celebrazione di una messa a conclusione del concilio di Nicea, per incoraggiarlo nel compimento della sua missione spirituale.

NICOLA TAUMATURGO o SAN NICOLA DI BARI

Uno dei santi ortodossi più venerati,Nicola taumaturgo, vescovo di Myra in Licia (Asia Minore), noto in Italia come Nicola di Bari.

 Nato a Patara, nella Licia, intorno al 270, mori nel 345: eletto vescovo di Mira, durante la persecuzione di Diocleziano fu imprigionato fino all’Editto di Costantino. Le sue spoglie furono trasportate a Bari, città di cui è patrono. Si ricorda il 6 Dicembre.

Secondo le contemplazioni della pia Suora STIGMATIZZATA

Anna Caterina Emmerick

22 – Visioni sulla storia della Concezione di Maria Santissima

 

 

 

” Mentre dormivo fui trasportata in luoghi lontanissimi e in epoche diverse, dove ho veduto celebrare la solennità della Concezione della Santa Vergine. Ad Efeso vidi la celebrazione di questa solennità nella casa della Madre di Dio, la casa mi apparve in forma di tempio e dietro vidi la seconda Via della Passione eretta da Maria. La prima Via Crucis fu segnata a Gerusalemme con le lacrime della Madonna sulle orme insanguinate di suo Figlio, la terza poi a Roma. Molto tempo prima che si staccassero dalla Chiesa cattolica, vidi i Greci che celebravano già la Concezione di Maria. Mi apparve un Santo (forse Sabas) il quale aveva veduto la Santa Vergine sul globo terrestre mentre schiacciava la testa del serpente. Da allora egli comprese che la Madre di Dio era stata concepita Immacolata, cioè non toccata dall’alito del serpente. 

In questo contesto vidi anche che una chiesa dei Greci, o un vescovo, non voleva accettare la festa dell’Immacolata Concezione. Allora l’immagine dell’Immacolata si presentò a loro attraversando il mare, entrò nella chiesa e si collocò sull’altare maggiore. Subito dopo quell’evento miracoloso, la festa fu accettata e celebrata. Allo stesso posto dove era apparsa l’Immacolata Concezione fu appeso un dipinto meraviglioso di San Luca, raffigurante in grandezza naturale la Santa Vergine biancovestita e con un velo dello stesso colore, che corrispondeva all’abbigliamento effettivamente usato nella sua vita. Io credo che quel dipinto fosse un dono di Roma e sostituì in quella chiesa un altro di Maria Santissima a mezzo busto. In Inghilterra vidi introdurre e celebrare la festa dell’Immacolata Concezione fin dai tempi più antichi. 

Alla festa di San Nicolò ebbi una visione in cui un prete inglese che si trovava su un vascello in alto mare correva il serio pericolo di annegare nei marosi. Mentre tutti i marinai invocavano soccorso alla Madre Divina, vidi apparire nell’aria la figura del vescovo Nicolò di Myra inviato dalla Madonna che, librandosi sulle onde agitate, s’avvicinò al vascello ed offrì al prete inglese la salvezza a condizione che egli introducesse in Inghilterra la celebrazione della Concezione dell’Immacolata. Quando il prete domandò quali preghiere si dovessero elevare, il Santo gli rispose: “Le stesse che si usano in occasione del parto di Maria”. Dopo che la festa fu istituita si suppose che il sacerdote sul vascello in pericolo fosse stato un certo Anselmo.

Vidi la solennità introdotta anche in Francia e San Bernardo opporsi con i suoi scritti perché la festa non era stata ufficializzata da Roma”.