L’evoluzione e le bufale dell’antropologia e dell’archeologia

L’evoluzione e le bufale dell’antropologia e dell’archeologia

Avevo scritto tempo fa un’articolo a tale proposito molto seguito, che poi un’attacco hacker ha eliminato dal mio blog assieme ad altri articoli , andati irrimediabilmente perduti, ma mi sono ripromesso di riproporlo in un contesto più ampio e più semplice, infatti molti mi scrissero che pure apprezzandolo ero stato troppo scientifico e tecnico, lo ero stato perchè se si usano termini semplici chi critica dice che si sono omesse spiegazioni per dare adito ad altre teorie, lo scopo di questo post non è accreditare una teoria piuttosto che un’altra, ma semplicemente fare aprire gli occhi ai miei lettori e visitatori, su come teorie assolutamente mai comprovate ci vengono spacciate per verità assolute, spingendo l’umanità verso un pensiero unico ed un percorso unico, cosa divenuta in questi ultimi decenni pericolosa e con un futuro sempre più flebile, la domanda è perchè semplicemente la scienza ufficiale non dice non lo sappiamo? Fino ad ora non abbiamo risposte certe? Lo stesso Stephen Hawking dopo aver per anni teorizzato sui buchi neri ora sta preparando uno studio sulla correzione o smentita della sua teoria, ciò dimostra serietà e umiltà dovute e obbligatorie in chi si dichiara scienziato e non millantatore teorico come ormai molti sono.

Veniamo alla prima bufala, l’evoluzione scimmia-uomo, ormai non è più nemmeno accreditata in ambito scientifico, ora la nuova teoria ( e di teoria si tratta senza prove ma solo supposizioni atte a riempire un vuoto di risposta scientifica) , è che tutti i primati moderni originano da un antico antenato, quindi uomini, grandi scimmie, piccole scimmie originano da un unico antenato che nei secoli si è poi evoluto in più specie diverse.

Sottolineo che anche questa è una teoria, e al momento in cui scrivo nessuna prova certa o incerta è stata scientificamente accertata, per anni ci hanno parlato dell’anello mancante tra le scimmie e l’uomo, per amore di semplicità vi parlo dei due più famosi, il primo l’uomo di Piltdown :

l’oggetto di una famosa truffa paleontologica perpetrata in Inghilterra e riguardante il falso ritrovamento di resti fossili spacciati, nel 1912, come appartenenti a una sconosciuta specie di ominide.

Il ritrovamento consisteva in alcuni frammenti di cranio e osso mandibolare, dichiarati dagli scopritori come raccolti in una cava di ghiaia nella zona di Piltdown, nell’East Sussex. All’ominide sconosciuto fu dato il nome scientifico di Eoanthropus dawsoni, dal nome dello scopritore Charles Dawson. Il ritrovamento della nuova specie fu oggetto di controversie che si risolsero solo nel 1953, quando il falso fu definitivamente smascherato e fu chiarito come, in realtà, i resti fossero il semplice frutto di una contraffazione, ottenuta combinando l’osso mandibolare di un orangutan con frammenti di cranio di un uomo moderno. La beffa dell’Uomo di Piltdown è conosciuta come la più grande truffa archeologica della storia, e ha particolare rilievo per due motivi: la focalizzazione dell’attenzione sugli studi dell’evoluzione umana e il fatto che siano passati ben quarantun anni dalla presentazione della scoperta al definitivo riconoscimento della sua natura di falso.

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Il secondo più importante è Lucy l’australopitecus  , di cui alcune parti fossili dello scheletro, furono scoperte il 30 Novembre 1974 ad Afar in Etiopia, a 150 chilometri a nord di Addis Abeba.

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Anche qui partendo da uno scheletro non completo, si teorizzò che fosse un’antenato dell’uomo, ma in base a cosa?

In base a teorie che suffragavano altre teorie, ma nessuna prova concreta , come se noi trovassimo lo scheletro di un cane e disponendo le ossa in modo che appaia in piedi su due zampe dicessimo che è l’antenato dell’uomo, altra cosa che subito non dissero è che un braccio fu trovato a circa 600 metri e la gamba a oltre un chilometro più a valle nella gola del ritrovamento,

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quindi parte di quello scheletro potevano essere di chiunque altro che non fosse quella povera bestiola morta oltre 3 milioni di anni fa, anche questa data teorizzata in quanto la datazione al carbonio funziona dai 50.000 anni ai 100, e solitamente come si fa con i fossili di dinosauro ci si basa su una teoria geologica dei sedimenti di roccia e sui livelli di sedimentazione, teoria la cui esattezza non è comprovabile allo stato attuale e la controprova di questa inesattezza lo è stato il ritrovamento di un corno di triceratopo, a cui più per sperimentazione è stata eseguita la datazione al radiocarbonio ed è risultato “vecchio” di soli 35.000 anni ciò nonostante i paleontologi si ostinano a non voler provare a datare al radiocarbonio i precedenti ritrovamenti e anche qui non si capisce perchè, certo anche il radiocarbonio non è perfetto e compromissibile da incrostazioni più recenti o antiche e da altri parametri, ma ci avvicineremo maggiormente alla realtà scientifica, la resistenza è che se la maggioranza dei reperti fossili dei dinosauri risultassero più giovani e vicini ai 30.000-50.000 anni fa, tutto ciò che conosciamo sulla paleontologia sarebbe da riteorizzare.

Gli anelli mancanti quindi sono ormai scientificamente smentiti da tutti, ma anche la nuova teoria di un progenitore unico è smentito, infatti mai sono stati ritrovati scheletri o fossili delle varie fasi evolutive, e mi spingo oltre nel dire che di nessun animale sono stati trovati anelli mancanti, certi e mai di specie evolute in altre specie, infatti anche Charles Darwin nella sua teoria più che altro spiegava che un animale a seconda delle condizioni ambientali e di nutrizione poteva specializzarsi, e accentuare alcune caratteristiche regredendone altre, ad esempio notò che i fringuelli su due isole delle Galapagos avevano corporatura diversa, quelli su un isola più piccoli e leggeri becco più sottile si nutrivano prevalentemente di insetti che erano abbondanti, mentre quelli sull’altra isola, più grandicelli avevano il becco più tozzo e si nutrivano prevalentemente di semi e piccoli frutti, quindi pure rimanendo entrambi fringuelli, avevano sviluppato alcune caratteristiche in modo diverso, persino gli usi alimentari, ma non erano diventati delfini o elefanti.

Lo stesso uomo a secondo delle latitudini in cui vive ha sviluppato caratteristiche diverse, il taglio degli occhi degli eschimesi, e le ciglia lunghe atte a proteggerli dagli abbagli dei ghiacci e delle nevi, la muscolatura dei nord africani atta a renderli portati per la corsa, per fuggire veloci o inseguire velocemente, vedasi i watussi (leggi vatussi) ed i campioni di corsa alle olimpiadi, mentre poco o nulla portati per il nuoto, mai visto un campione di nuoto di colore?  E potrei citare molti esempi , ma prima di finire questa parte sull’evoluzione e parlare di archeologia aggiungo che con lo studio del DNA, della clonazione e della genetica in generale, abbiamo scoperto che alcune parti del nostro DNA sono più simili a quelle del moscerino della frutta e dl lombrico, più che a quello dello scimpanzè, addirittura abbiamo una vicinanza con quello del cavallo che a sua volta non è simile a quello di una mucca, quindi cosa si può evincere da ciò?

In tutti gli organismi viventi siano essi batteri, alghe, funghi, piante o animali, il codice genetico è esattamente lo stesso. E’ come se tutti gli abitanti del globo parlassero una stesse lingua codificata da un unico vocabolario. Il codice genetico, inoltre, è universale. L’esistenza di un codice universale dimostra che tutti gli organismi che vivono su questa terra sono simili per poter vivere su un mondo con queste caratteristiche, senza per questo essere evoluti gli uni dagli altri. Vorrei concludere con i dubbi posti da un lettore preparato sul tema e passare al successivo argomento bufala:

vorrei che qualcuno mi spiegasse e dimostrasse come una specie muti geneticamente in un’altra. Esiste una qualsivoglia dimostrazione che sia possibile? scientificamente parlando è una fesseria, le mutazioni genetiche sono del tutto specifiche (lasciano il mutato all’interno della stessa specie) e non trans-genetiche (che trasformano geneticamente in qualcos’altro).Per di più sono quasi sempre negative e tendenzialmente esclusive (che tendono ad eliminare la riproducibilità) Come si fa a dire che l’uomo era una scimmia, se non esiste un solo reperto in cui il dna umano sia mischiato ad uno scimmiesco? come si fa a dire che i mammiferi vengono dai rettili, o gli uccelli dai dinosauri quando non esiste nessun esempio genetico di passaggio da una specie ad un’altra?

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Un’altra delle bufale che riguarda il nostro passato sono le teorie di costruzione delle varie piramidi in giro per il mondo, cominciamo dalle più conosciute, le piramidi egiziane.

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infatti sono teorie basate su poco o nulla, già di per se è strano che sia gli egiziani che hanno lasciato scritto e disegnato qualsiasi momento della giornata, non abbiano lasciato niente a riguardo la costruzione delle piramidi, sia gli Aztechi, che i costruttori di Machu Picchu a loro volta non abbiano lasciato nessun indizio delle tecniche e degli strumenti utilizzati.

Ancora più strana la cosa che non si sappia come estraevano i blocchi di granito, di basalto di calcare dalle cave, e perchè è più strano? quello che l’archeologia e l’antropologia ufficiale non ci dice è che non si sa di preciso o meglio non si sa cosa utilizzarono e come, e senza arrivare alle teorie aliene, visto che in questo articolo parliamo solo di scienza e conoscenza umana, il mistero è grande, infatti il periodo in cui furono costruite le piramidi era il periodo del rame, un metallo troppo morbido per intaccare le rocce nelle cave e segarle, già gli scalpelli ed i picconi si consumavano velocemente lavorando le pietre dure, inoltre in Egitto non c’erano i diamanti e non sono stati trovati diamanti nei reperti archeologici o nelle testimonianze scritte, nel caso avrebbero potuto usufruire di corde e polvere di diamante per segare le rocce in blocchi.

Inoltre visto che le cave distavano parecchi chilometri(prevalemtemente la zona di Tura-Cairo) dalle costruzioni come trasportarono enormi blocchi pesanti migliaia di chili o anche decine di tonnellate?

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La versione più accettata da storici, archeologi ed antropologi è che trasportassero dalle lontane cave i blocchi su giunche e barconi da trasporto lungo il Nilo e su appositi canali scavati per arrivare fino alle piramidi, ma a parte un’unico ritrovamento a Giza di quello che si presuppone sia stato il moletto di un porto situato ad un chilometro dal Nilo, nessuna altra prova è stata trovata.

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Inoltre se fosse accertato che il piccolo molo fosse servito da scalo per i grossi blocchi di granito, calcare o basalto, le due gallerie attribuite alle abitazioni degli operai sarebbero invece gli alloggi degli equipaggi, riaprendo in toto la questione degli operai, infatti non sono mai stati trovati villaggi, resti di ossa umane o altro che facesse capire che nei pressi delle piramidi ci fossero i villaggi degli operai impiegati a migliaia nella costruzione delle piramidi. Quindi da dove venivano gli operai? Si spostavano a decine di migliaia ogni giorno da dove? Ma se fosse così ci sarebbero prove e resti degli spostamenti, delle strade, dei trasporti di queste migliaia di uomini che giornalmente si spostavano per lavorare, inoltre non sono stati mai trovati i resti dei villaggi , quindi dove risiedevano gli operai? E sopratutto ci sono mai stati migliaia di operai o sono state usate macchine sofisticate poi andate perdute?

La testimonianza a cui la scienza si attiene per le sue ricostruzioni è quella di Erodoto che scrisse:

Il faraone Cheope costrinse tutti gli Egizi a lavorare per la costruzione della piramide. Ad alcuni impose di trascinare pietre dalle cave situate nelle montagne d’Arabia fino al Nilo; ad altri assegnò di ricevere le pietre, trasportate su navi attraverso il fiume, e di trainarle a loro volta fino al monte chiamato Libico. Ai lavori partecipavano sempre 100 000 uomini per volta in turni di tre mesi. Ci vollero dieci anni di duro lavoro collettivo per la costruzione della strada su cui trainare le pietre, opera a mio parere che ha poco da invidiare alla piramide stessa. Dieci anni occorsero anche per l’allestimento delle camere sotterranee che avrebbero custodito la sepoltura di Cheope situate nell’altura su cui sorgono le piramidi.Per edificare la piramide occorsero venti anni, essa è completamente costituita da blocchi di pietra levigati e perfettamente connessi fra loro: nessuna delle pietre misura meno di trenta piedi (un piede corrisponde a circa 30 cm, n.d.r.). La piramide fu realizzata a ripiani. Quando i ripiani vennero completati, con apposite macchine sollevarono le pietre rimanenti dal livello del suolo al primo ripiano. Poi la pietra veniva affidata a una seconda macchina posta sul primo ripiano e questa la sollevava fino al secondo ripiano su una terza macchina: le macchine erano in numero pari ai gradini, ma poteva anche esserci un unico macchinario, sempre lo stesso, facilmente trasportabile da un gradino all’altro.Dapprima fu ultimato il rivestimento della parte più alta della piramide, poi le altre in successione, per ultimi il piano sopra il livello del suolo e il gradino più basso. Una iscrizione in caratteri egizi sulla piramide dichiara quanto fu speso in rafani (una radice commestibile), cipolle e aglio per i lavoratori e, se ben ricordo le parole dell’interprete che mi lesse l’iscrizione, la cifra ammontava a 1 600 talenti di argento (una moneta in uso al tempo di Erodoto, n.d.r.). Se questa cifra è esatta, quanto altro denaro deve essere stato speso per i ferri di lavoro, per il mantenimento e per le vesti degli operai? Tanto più che se impiegarono il tempo suddetto per la realizzazione delle opere, altrettanto ne occorse, io credo, per tagliare le pietre, per il loro trasporto e per lo scavo sotterraneo”4

Erodoto elaborò il suo scritto all’incirca tra il 440 e il 430 a.C. in un periodo nel quale la civiltà Egizia era ancora in grado di esprimere importanti retaggi culturali da trasmettere alla Grecia classica e alle civiltà limitrofe, per cui gran parte delle conoscenze espresse in questo testo si riferivano comunque a conoscenze tecniche presenti nella tecnologia egizia almeno nella stessa epoca; espressamente nel testo di Erodoto si menziona il fatto che

– occorse un lasso di tempo di 10 anni solo per costruire la strada che doveva servire per trasportare il materiale al cantiere (cioè le pietre da utilizzare nella piramide)

– occorse un tempo altrettanto lungo, espressamente citato da Erodoto in altri 10 anni, per costruire le camere sotterranee destinate ufficialmente a conservare le spoglie del Faraone

– inoltre, ovviamente, occorsero 20 anni per costruire il corpo effettivo della piramide, formata da blocchi di pietra levigati e connessi tra di loro

– all’opera monumentale lavorarono 100.000 (centomila) uomini per volta a gruppi che venivano turnati una volta ogni 3 mesi

– per quanto riguarda il posizionamento dei blocchi sui corsi di muratura occorre specificare che espressamente Erodoto sostiene che la piramide fu costruita a ripiani; una volta completati i singoli ripiani i blocchi di pietra venivano caricati su una macchina che li sollevava dal ripiano inferiore fino al corso di muratura superiore, cioè dal suolo fino al primo ripiano, poi una seconda macchina sollevava il blocco dal primo ripiano al secondo e così via, oppure poteva essere spostata un’unica macchina da un ripiano all’altro (cioè la macchina per sollevare i blocchi sarebbe stata abbastanza facilmente manovrabile)

– per quanto riguarda invece il rivestimento esterno della piramide, i costruttori effettuarono dapprima il rivestimento delle parti più alte della piramide per poi discendere verso i corsi di muratura inferiori e il basamento.

Un’altra importante testimonianza scritta fu fornita dallo storico Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.) nella sua Storia Naturale (XXXVI, 75 – 82) nella quale così si espresse sulla costruzione delle piramidi:

Si parli, per inciso, anche delle piramidi in Egitto, ostentazione vana e stolta della ricchezza dei sovrani, in quanto la causa della loro costruzione, secondo i più, fu il non lasciare denaro ai successori o ai rivali invidiosi oppure non lasciar la plebe in ozio. In merito a ciò la vanità di quegli uomini è stata straordinaria […] Le altre tre, che hanno riempito il mondo con la loro fama, perfettamente visibili da ogni lato a chi si avvicina in nave [sul Nilo n.d.r.], sono collocate nella zona dell’Africa su un altopiano roccioso e arido tra la città di Memfi e quello che abbiamo detto chiamarsi Delta, a meno di 4 miglia dal Nilo [circa 6 km, n.d.r.] e a 7 miglia e mezzo [circa 11 km, n.d.r..] da Memfi […] La piramide più grande è fatta con pietre estratte dalle cave dell’Arabia. Si dice che l’abbiano costruita 360 mila uomini in 20 anni. Le tre piramidi furono invece portate a termine in 88 anni e 4 mesi. La maggiore occupa 7 iugeri di terreno [1 iugero = 0,252 ha =10.000 mq, N.d.T.], ogni lato è di 783 piedi, i quattro angoli sonoequidistanti. L’altezza dalla sommità al suolo è di 725 piedi. In cima è presente una piattaforma con perimetro di 16,5 piedi. Il lato della seconda è di 757,5 piedi. La terza, più piccola rispetto alle precedenti, ma molto più ammirevole, a causa delle pietre etiopiche, si innalza (con un lato), tra gli angoli, di 363 piedi8.

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Con queste due testimonianze  si è potuto capire più sulla progettazione che sulla costruzione, visto che poi in realtà non sono state trovate prove dei migliaia di operai ne delle “macchine” utilizzate per sollevare i blocchi, inoltre nessuna prova o spiegazione è stata rilevata per spiegare la precisione millimetrica con cui venivano posizionati i vari blocchi ed i sarcofaghi, pesanti anche decine di tonnellate cosa difficile oggi con misuratori laser, gps ed enormi gru idrauliche, e invece gli egiziani avrebbero fatto tutto con questi attrezzi?

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Unica scrittura geroglifica di un trasporto pesante si riferisce ad una processione rituale in cui si evince uno strano particolare, si trasportava una statua probabilmente in legno su una slitta per sabbia, ed un addetto con un anfora bagnala la sabbia davanti alla slitta, esperimentazioni eseguite ai nostri giorni, dimostrano che sulla sabbia bagnata di fresco, slitte di quel genere scivolerebbero molto bene con un minimo sforzo.

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potrebbe essere stato questo il trasporto utilizzato per gli enormi e pesanti blocchi? E nel caso dove trovare e come trasportare le enormi quantità d’acqua?

Insomma a quanto pare quello che ci hanno raccontato fino ad oggi riguardo la costruzione delle piramidi egiziane è in gran parte frutto solo di teorie niente di comprovato, ed usando solo la logica e la conoscenza tecnica moderna è palese che è fisicamente impossibile che abbiano trasportato sulla sabbia enormi blocchi con il solo utilizzo di pali di legno e di funi di canapa, inoltre nessuna traccia delle migliaia di uomini di cui ci sarebbe stato bisogno per il trascinamento, dove vivevano nel frattempo? Che attrezzature e macchinari usavano? Dove venivano sepolti i morti? Perchè non si trova nulla?

Avranno fatto tutto con i soli strumenti in rame come quelli trovati nei più recenti scavi?

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Anche con attrezzi più recenti in ottone, la lavorazione dei grossi blocchi sarebbe stata ardua e comunque ci sarebbe voluto almeno un secolo e forse più per una singola piramide. Altro problema è che durante l’edificazione a mano a mano che si andava verso l’alto gli spazi di lavorazione si assottigliavano e quindi sarebbero servite funi di almeno 200 metri con paranchi e non ci sarebbe stato spazio per la forza lavoro umana.

Nelle prossime immagini , alcune delle ipotesi di costruzione formulate.

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ascensore

Riassumendo, in che modo tagliavano quegli enormi blocchi nelle cave? Nessuna tecnologia dell’epoca era efficace in tempi  efficaci per la costruzione , nel senso che con scalpelli e picconi di rame e molto tempo a disposizione, un blocco per una statua lo si poteva estrarre, ma migliaia di blocchi in tempi relativamente brevi è un’altra cosa, inoltre i tagli erano perfetti, come riuscivano a posizionare massi così pesanti con precisione millimetrica? Come mai niente è stato scritto o raffigurato sulla costruzione delle piramidi? E non solo anche per quanto riguarda le piramidi Azteche e per costruzioni come Machu Pichu non si sono trovate spiegazioni, ed anche qui i blocchi di pietra sono stati posizionati millimetricamente e trasportate per viottoli a strapiombo su aspre montagne, il tutto poco compatibile con le tecnologie di quei popoli e di quelle epoche, ed anche qui l’uso teorico di corde di liana o tessuto e di pulegge come spiegato dalla scienza ufficiale è poco plausibile, inoltre non sono stati trovati resti delle eventuali migliaia di costruttori.

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Nelle foto sopra si può apprezzare la precisione con la quale le varie costruzioni furono eseguite nelle diverse culture, precisione difficilmente raggiungibile anche con le tecnologie attuali, considerando che si sarebbero dovuto posizionare blocchi pesanti con difficoltà di manovra, posizionamenti impossibili da fare con corde di canapa e qualche carrucola.

Per oggi ci fermiamo qui, spero di aver stimolato un ragionamento che vi porti ad apprezzare sicuramente la scienza e la storia ma non a credere pedissequamente alle teorie proposte senza prove a suffragio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Entrare nel Deep Web…..in modo sicuro

Entrare nel Deep Web…..in modo sicuro

Ultimamente si fa un gran parlare di deep web e di dark web, con l’ascesa terroristica inoltre pure i media nazionali ed i telegiornali ne parlano, ascoltandoli però si capisce come le informazioni che danno sono spesso di seconda o terza mano e confuse, innanzi tutto deep web e dark web possono essere interconnessi ma non sono la stessa cosa, nel deep web si possono anche trovare cose legali ed innocue, nel dark web direi che la totalità di cose sono illegali, anche se alcuni forum e siti non sono di per se illegali, sono le cose che vi troviamo scritte che se usate possono trasformarci in delinquenti , anche se solo virtuali o informatici. Quindi continuerò con il chiarire che entrare nel deep web di per se non è illegale , e neanche visitare i siti che vi si trovano, per la legge italiana è illegale, ma è illegale acquistare cose o sostanze proibite, è illegale frequentare siti di pedo-pornografia, insomma come nella vita civile vale la legge, nella vita reale potete osservare le armi in una armeria, ma non comprarle e detenerle se non siete provvisti delle adeguate licenze e permessi, lo stesso dovrebbe valere per le vostre navigazioni del deep web……..e non aggiungo altro, in questo articolo spiegherò a scopo didattico come si può entrare nel deep web in modo sicuro sia dal computer di casa che dallo smartphone o tablet, cosa fare una volta dentro lo dovrete decidere voi, usate sempre il buon senso e come ci veniva detto da piccoli, guardare e non toccare è una regola da imparare.

Cominciamo, ci sono vari modi di entrare nel deep web, quello sicuro alla portata di tutti che potete usare che abbiate windows, mac osx o linux installati sul vostro computer, è quello di utilizzare TOR (The Onion Router),  che altro non è che un web browser modificato, e per dirla in termine tecnico un fork di firefox con delle aggiunte, tra cui la facoltà in automatico di collegarsi ad un proxy onion e collegarsi direttamente al deep web.

Procediamo passo a passo così che anche i più neofiti possano eseguire le semplici operazioni, prima cosa scaricare la versione di TOR per il vostro sistema operativo, andando qui .

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Selezionate ovviamente l’installazione per il vostro sistema operativo (OS) e procedere al download ed alla relativa installazione.

Se arrivate al sito di TOR attraverso i motori di ricerca potreste trovarvi innanzi alla seguente schermata:

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in tutti i casi andate alla sezione download e selezionate il file per il vostro os, e via con il download.

Se avete windows o linux Adesso, vai nella cartella in cui hai estratto Tor Browser, avvia il collegamento Start Tor Browser e clicca sul pulsante Connetti. Tempo qualche secondo e si aprirà la versione modificata di Firefox configurata per navigare nel Deep Web, senza null’altro fare potrete navigare nel deep web.

Se avete mac osx, vi sarà chiesto una volta aperto il file di spostare TOR nella cartella delle apps, fatelo e quindi cliccando sull’icona siete pronti per navigare nel deep web.

Ora aprine una nuova scheda del browser e…….potrete navigare in modo anonimo nel web…..battendo la ricerca nell’apposito form:

ricercator

ma state navigando nel web, come con qualsiasi altro browser, se volete navigare nel deep web, avete due possibilità, uno aprire una nuova scheda all’indirizzo di Torch , il motore di ricerca di TOR e all’interno del form digitate l’oggetto della vostra ricerca.

torch

Due andate all’indirizzo di Hidden Wiki , dove utenti venditori, offertori di servizi del deep web inseriscono gli url (indirizzi) dei propri siti, attenzione i due suddetti indirizzi non funzionano dai normali browser ma solo all’interno di TOR, quindi tasto desto e copi link se li leggete da un browser normale e poi incollate nella barra degli indirizzi di TOR, altrimenti aprite questo articolo da TOR e cliccate sui links.

hidden wiki

C’è anche una terza opzione, la Onion Url repository al seguente indirizzo

onion reposity

Quindi ora siete in grado di navigare nel deep web, preciso che per i più esperti TOR mette a disposizione delle opzioni per aumentare la sicurezza, l’utilizzo di altri proxy e varie altre opzioni, per i meno esperti è sufficiente usarlo come è impostato di default, potrete trovare, siti per comprare con bit coin :

kamagra

apple bit coin

Siti per……avere una nuova vita, o per cambiare vita :

newlife

Per chi va al poligono siti dove far acquisti :

vendita armi esempio

Ricordatevi che molti siti offrono merce illegale o ricettata, quindi se acquisterete sarete civilmente e penalmente responsabili !

Il Deep Web è accessibile anche dai dispositivi portatili, come smartphone e tablet. Basta utilizzare le applicazioni giuste e configurarle in modo che stabiliscano una connessione alle rete Tor.

Su iPhone e iPad è disponibile il browser Onion Browser che è open source e non richiede alcuna configurazione particolare, difatti una volta avviato stabilisce automaticamente la connessione alla rete Tor. si paga e non richiede il jailbreak. Non è sempre velocissimo nell’aprire le pagine Web, qualche volta si può bloccare, ma attualmente è difficile trovare di meglio su iOS senza sbloccare il sistema.

Su Android invece ci si può affidare all’accoppiata Orbot e OrBrowser. Il primo è il client ufficiale di Tor per Android mentre il secondo è un browser Web pre-configurato per la navigazione anonima (quindi anche al Deep Web). Per utilizzarli, devi innanzitutto scaricare Orbot e seguire la procedura di configurazione iniziale pigiando su Ho capito e desidero continuare senza il root se hai un telefono/tablet non sbloccato oppure su Richiedi accesso superuser se hai un terminale sottoposto alla procedura di root. Dopodiché devi tenere il dito sul pulsante Power per un paio di secondi, attendere che venga stabilita la connessione alla rete TOR, selezionare l’icona del mondo in alto a destra e pigiare su Check browser per avviare OrBrowser e cominciare a navigare online.

orbot

Ovviamente ribadisco attenzione ai siti che visitate, siate dotati di un buon antivirus, e sopratutto non fate cose illegali.

Per chi volesse dedicarsi a sperimentare il mettersi on line nel deep web ecco una veloce soluzione, ovviamente per i più esperti , visto che serve un minimo di pratica e conoscenza:

L’host è gratuito su domini onion
Sapete che i siti .onion  in alcuni casi possono avere l’hosting gratuito o potete utilizzare un hosting del deep web o più artigianalmente rendere il vostro pc un host.

Io posso limitarmi solo a dirvi ciò che ho  sperimentato personalmente per cui preparate questi software e proseguite nella lettura :

Ingredienti : 

  • TOR Browser, scaricabile dal sito ufficiale del TOR Project,
  • un software per web server ( solitamente Apache è il più “comodo“, “conosciuto” e “semplice” oltre che gratis ).

Sappiate  che si tratta di un lavoro che può sembrare facile ma è tecnico e necessita di avere delle minime conoscenze per cui, se non ne siete pronti lasciate perdere o di istruitevi bene al riguardo ,prima di avventurarvi nel Deep Web che non è nulla di spaventoso ma necessita di possedere determinate conoscenze di fondo per poterlo utilizzare “correttamente“.

Esecuzione : 

1) Installa Apache e verifica che il servizio sia attivo ( attivando Apache Service Monitor o digitando 127.0.0.1 o “localhost” sulla barra degli indirizzi del browser ).

Se vedrai la pagina di default di Apache hai fatto il tuo primo passo.

 

2) Adesso devi inserire e quindi costruire le pagine che comporranno il tuo sito che dovranno essere posizionate all’interno della cartella di Apache HTDOCS che è a tutti gli effetti la “root” del server che è, in questo caso, il tuo pc.

Devi aggiungere il file index.html che sarà a tutti gli effetti la home page  del tuo nuovo sito.

3) Apache, non nasce per essere usato su TOR ma essendo un progetto “aperto” prevede la possibilità di venir configurato in base alle proprie necessità per cui dovrai provvedere a modificare il file di configurazione HTTPD.CONF ( lo trovi dentro alla  cartella Conf ), e dovrai modificare dei valori per fare in modo che il sito possa essere funzionante sulla rete TOR funzioni.

Raggiungi la riga #Listen e cambia il valore di default con :

#Listen 127.0.0.1:80

la stessa cosa anche per la riga successiva Listen 80 ed anche per il valore di ServerName che dovrà divenire :

localhost:80

Salva le modifiche ed esci.

4) Adesso devi trovare il file  TORRC, ( lo trovi dentro la directory Data\Tor nella cartella del browser che hai scaricato ed installato )

Aggiungi queste istruzioni :

HiddenServiceDir C:\[tuopercorso]\tor\hidden_service
HiddenServicePort 80 127.0.0.1:80

Ovviamente la voce tuopercorso, che ho indicato in grassetto è la cartella in cui intendi ospitare hli Hidden service di TOR. ( no ti spiego cosa siano gli hidden service poichè rientra nelle minime conoscenze che ti ho indicato prima, la cui mancanza decreta il mio non consiglio a proseguire in tale attività )

5) Dopo aver salvato il file modificato ( TORRC )  ed aver ricaricato il tuo Browser ( TOR ) vedrai che nella cartella hidden_service sono comparsi due file :

  • hostname,
  • private_key.

In Hostname troverai il nome di dominio assegnato al tuo sito  ( solitamente è una lunga serie di caratteri che hanno come costante il suffisso .onion )

Questo testo apparentemente incomprensibile sarà l’indirizzo web del tuo sito che potrà essere visibile solo tramite TOR.

Il file  Private_key è invece un pochino più delicato e non dovrà mai essere dato a nessuno ed ancor meno inviato via mail dato che è fondamentalmente la tua carta d’identità crittografata che permetterebbe a chiunque ne entri in possesso non solo di smascherarti ma anche di appropriarsi della tua identità

A questo punto sei pronto per diffondere l’indirizzo web del tuo sito che, in questo caso, risiede sul tuo pc per cui è ovvio e naturale che se spegni il tuo pc il tuo sito non sarà visibile a nessuno.

Se vuoi che il tuo sito sia invece sempre raggiungibile bisogna addentrarsi nel mondo dedicato all’hosting anonimo, buon lavoro e sempre non fatevi coinvolgere in operazioni illegali, mai neanche a scopo “didattico”.

 

 

 

Il cronovisore- la vera macchina del tempo

Il cronovisore- la vera macchina del tempo

Quando pensiamo alla macchina del tempo, pensiamo ad una cabina telefonica, ad una capsula, od a una specie di mezzo con cui viaggiare attraverso il tempo, ma molti non sanno che è stata realizzata una macchina del tempo vera e funzionante, solo che non è un mezzo per viaggiare attraverso il tempo , ma una specie di televisore che ci permette di vedere gli accadimenti ed i personaggi del passato.

Il nome di questo strumento è “Cronovisore” visore del tempo, ed è una invenzione tutta italiana.

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                                            Foto di uno del prototipo di cronovisore o di una riproduzione

Prima di entrare nei particolari di questa invenzione e dei protagonisti della sua storia, è doveroso chiarire alcune cose, la storia ed il cronovisore sono reali e verificati nonchè verificabili, attraverso articoli ed interviste dell’epoca, la storia risale dagli anni ’50 agli anni ’70, i personaggi coinvolti sono molti, tra loro spiccano i nomi del Presidente della Repubblica italiana Giovanni Gronchi e di Papa Pio XII, anche qui il loro coinvolgimento è verificabile dai verbali secretati e dalle cronache dell’epoca, l’effettivo funzionamento del cronovisore ha moltti testimoni eccellenti tra cui i due personaggi appena citati, nonostante ciò, molto fu fatto per screditarne il funzionamento e poi rendendo addirittura fantasiosa la sua invenzione, se fatte una ricerca in rete troverete molte informazioni contrastanti sul cronovisore, buona parte nati da una contro informazione voluta in quegli anni, questo perchè una volta appurate le potenzialità di questo apparecchio si decise di smontarlo , archiviarlo, denigrarlo e negarlo , e questo stato delle cose resterà fintanto che l’umanità non sarà pronta a tecnologie come questa, che possono sconvolgere il concetto di mondo e società come noi li conosciamo.

Ma veniamo ai fatti e per quanto possibile anche alle prove, le uniche che possiamo pubblicare sono le fonti giornalistiche e le testimonianze pubbliche, quindi saremo limitati dall’impossibilità di pubblicare documenti (che potrete trovare , cercando con cura) riservati ed ufficiali, ma di cui si potrà intuire la presenza e l’esistenza.

Al progetto del cronovisore collaborarono, direttamente o indirettamente almeno 15 scienziati, tra cui Enrico Fermi, Padre Gemelli e parrebbe un coinvolgimento anche di Ettore Majorana, ma lo scienziato che che lo ha ideato ed ha posto le basi della teoria alla base del suo funzionamento è, anzi era, visto che è deceduto nel 1994, Padre Pellegrino Ernetti.

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Ma chi era Padre Ernetti?  Nato a Rocca Santo Stefano, il 13 ottobre 1925 e morto a Isola di San Giorgio Maggiore,l’ 8 aprile 1994, possiamo riassumerlo professionalmente  così: nominato dal Ministero della Pubblica Istruzione, era insegnante di Prepolifonia (particolare musica e canti che vanno dal 2000 a.C. fino al 1200 d.C., riguarda la formazione dei repertori liturgici nella Chiesa latina, fino al Canto gregoriano, cioè di musica antica anteriore a qualsiasi notazione),nell’unica cattedra italiana istituita nel 1955 presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia; era inoltre laureato in fisica quantistica e subatomica, filosofo, nonché esorcista della diocesi di Venezia, fu anche collaboratore di Padre Agostino Gemelli presso il Laboratorio di Fisica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Uno scienziato tra le menti più brillanti dell’epoca,  che ha a sua volta collaborato con le menti più brillanti del mondo, eppure, fortemente ostracizzato, fortemente diffamato, tanto che su Wikipedia a torto viene definito pseudoscienziato, ma come si può definire pseudo un fisico quantistico? Laureato in fisica, e titolato in  filosofia e musica? Questo è uno dei segni di quanto si sia cercato di sminuire il ruolo e l’invenzione di Padre Ernetti, reo di essere innanzi tutto un ubbidiente uomo di chiesa ed un ingenuo e fiducioso studioso, messo a tacere per tutelare uno dei segreti più importanti della scienza moderna.

Molti misteri si intrecciano nella vicenda che riguarda Padre Ernetti ed il cronovisore, addirittura un mistero nel mistero due allievi di Enrico Fermi coinvolti nello studio del cronovisore un certo De Matos ed Ettore Majorana.

Cominciamo con il dire che sia Enrico Fermi che Von Braun, diedero solo alcune consulenze e pareri sul progetto di Padre Ernetti più di natura pratica sulla sua costruzione che sulla teoria di base, invece Ettore Majorana contribuì attivamente alla teoria ed alle formule che permisero l’esperimento e la costruzione dell’apparecchio.

Il coinvolgimento di Ettore Majorana, fu tenuto altrettanto segreto che il cronovisore stesso, tanto che il suo nome non venne mai menzionato a differenza di quello degli altri scienziati, ma le testimonianze oculari e alcuni fatti lo collocano al centro della scena come vedremo poi qui di seguito.

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Ettore Majorana in una delle rare foto

Ma quando l’invenzione del cronovisore venne fatta conoscere al pubblico mondiale, se ne parlò per la prima volta in una intervista rilasciata alla Domenica del Corriere il 2 Maggio del 1972. Vediamo cosa viene riportato nel giornale:

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Per quanto incredibili fossero le affermazioni di Padre Ernetti, questi non era una persona qualunque, bensì uno dei più stretti collaboratori di Padre Gemelli, il fondatore dell’Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Milano.
Comunque una persona modesta, che non aveva alcun interesse a portare l’attenzione su se stessa. Inoltre, come spiegherò più avanti, il monaco portò delle prove concretea sostegno delle sue affermazioni.
 Nell’intervista a “La Domenica del Corriere” Padre Ernetti affermò ad esempio:
«L’intera elaborazione si basa su un principio di fisica accettato da tutti, secondo il quale le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono ma si trasformano e restano eterne e onnipresenti, quindi possono essere ricostruite come ogni energia, in quanto esse stesse energia».
Il principio fisico che sovrintende al funzionamento di questo dispositivo si può riassumere nel concetto secondo cui ogni essere vivente lascia dietro di sé, nel tempo, una scia costituita da una registrazione energetica.
 Queste tracce, di tipo visivo e sonoro, non subiscono col tempo una cancellazione, bensì rimangono “impresse” nell’etere (Cronache dell’Akasha, ndr), confinate in questa particolare “sfera astrale”, dalla quale è possibile in ogni tempo visualizzarle.
 Attorno alla Terra esiste, quindi, una sorta di fascia frequenziale in cui si accumulano tutte le esperienze emesse dal pianeta Terra e dai suoi abitanti (ma esistono anche gli Annali Akashici che riguardano la memoria cosmica, ndr.). Informazioni accessibili per chi riesce a “sintonizzarsi” sulla stessa lunghezza d’onda.
 Per questo il Cronovisore può captare qualsiasi avvenimento passato. Una realtà che richiama fortemente le ricerche di Jung sulla “mente universale”, una specie di serbatoio di tutti i pensieri dell’umanità (presente e passata) a cui tutti noi possiamo attingere durante il sonno.
 Questo macchinario, secondo la descrizione dell’autore, è costituito da tre distinti componenti:
1. Una serie di trasduttori ed antenne, in una lega composta da tre misteriosi metalli (non specificati), che assicura la rilevazione di tutte le lunghezze d’onda del suono e della radiazione elettromagnetica.
2. Un modulo in grado di auto-orientarsi sotto la guida delle onde sonore ed elettromagnetiche captate.
3. Una serie assai complessa di dispositivi mirati alla registrazione delle immagini e dei suoni, del loro filtraggio e chiarificazione, al fine di selezionare solo quello dell’elemento ricercato.
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Padre Ernetti rivelò inoltre alcuni viaggi temporali che avrebbe compiuto con l’apparecchiatura.
Raccontò di aver voluto «[…] per prima cosa verificare che quello che vedevamo fosse autentico. Così iniziammo con una scena abbastanza recente, della quale avevamo buoni documenti visivi e sonori. Regolammo l’apparecchio su Mussolini che pronunciava uno dei suoi discorsi.»
Presa dimestichezza con il meccanismo: «[…] risalimmo nel tempo, captando Napoleone. Se ho ben compreso quello che diceva, era il discorso con il quale annunciava l’abolizione della Serenissima Repubblica di Venezia per proclamare una Repubblica Italiana.»
«Successivamente andammo nell’antichità romana. Una scena del mercato ortofrutticolo di Traiano, un discorso di Cicerone, uno dei più celebri, la prima Catilinaria. Abbiamo visto e ascoltato il famoso: “Quousque tandem Catilina”».
Assistere alla foga declamatoria di Cicerone di fronte al Senato romano, nel 63 a.C., deve essere stata un’esperienza davvero emozionante. Ecco infatti come padre Ernetti la commentava: «I suoi gesti, la sua intonazione… com’erano potenti! E che fantastica oratoria!»
Egli sosteneva inoltre di aver assistito – attraverso il Cronovisore nel 169 a.C. – ad una rappresentazione del Thieste, una tragedia del poeta latino Quinto Ennio, che si riteneva definitivamente perduta ma da lui prontamente trascritta proprio in quell’occasione.
Ma come è nata a Padre Ernetti l’idea di creare un apparato di questo tipo? È lui stesso che ce lo spiega.
Egli era il principale collaboratore di Padre Agostino Gemelli (fondatore, come già accennato, dell’Università Cattolica del Sacro cuore). I due condividevano gli studi di prepolifonia sui canti Gregoriani (Nota 2).
Ha narrato che, nel 1951, mentre erano impegnati con la registrazione di un canto gregoriano nello studio del laboratorio di fisica dell’università Cattolica, si spezzò un filo al magnetofono che stavano utilizzando.
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 Padre Agostino Gemelli – Padre Agostino Gemelli dal Papa
Quest’incidente rischiò di compromettere definitivamente tutto il lavoro sinora fatto dai due ricercatori. Per evitare la perdita dei dati, Padre Gemelli riannodò in qualche modo il filo rotto, sperando di riuscire nell’impresa ed esclamando al momento della riaccensione della macchina:
“Ah! Papà, aiutami tu”. Con vivo stupore degli astanti, a quella richiesta d’aiuto,rispose la voce del suo defunto papà, proveniente dall’altoparlante, che si palesò così:“Ma certo che ti aiuto. Io sono sempre con te”.
Padre Gemelli fermò subito lo strumento, ma Padre Ernetti insistette per ascoltare ancora. La voce proseguì utilizzando dei termini familiari molto noti al figlio: “Ma sì, “zuccone” non senti che sono proprio io?”.
Si trattava di Metafonìa, ovvero la possibilità di comunicare con i trapassati a mezzo di microfoni e registratori, ma quello fu pure lo spunto da cui partì Padre Ernetti per ideare il suo Cronovisore. Cioè un dispositivo che fosse in grado, anche, di visualizzare le “voci del passato”.
La collaborazioni con le migliori menti servirono per passare dal catturare la traccia audio anche a quella visiva, e da quella visiva a quella 3D in quanto pare proprio che il cronovisore proiettasse immagini in movimento simil olografiche.
Gli esperimenti durarono quasi 20 anni e dopo questo lasso di tempo, nel maggio 1972, Ernetti, preso dall’euforia della scoperta, rilasciò l’intervista ad uno dei quotidiani più noti allora in Italia “La Domenica del Corriere”.
Lo scalpore che suscitò quell’articolo giunse fino alle orecchie dei suoi “superiori” che lo convocarono in una riunione segreta dal Santo Padre.
Si ignora quello che si dissero in quell’occasione, ma di sicuro, qualche giorno dopo quell’incontro il dispositivo fu smantellato.
Prima, però, fu portato al Viminale per una dimostrazione alle “alte sfere” politiche di quel periodo.
A questo punto si innesta un’altro mistero, quello della foto di Cristo, che a quanto dicono testimoni vicini all’inventore sarebbe stato un’escamotage per fare cadere nel ridicolo e nell’oblio il cronovisore, come ordinato dalle autorità ecclesiastiche.
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Padre Ernetti portò come prova dell’esistenza del meccanismo un’immagine del volto di Cristo che dichiarò avere scattato col “Cronovisore”.
Questa foto dopo un mese fu tacciata di falso in quanto aveva una fortissima somiglianza col volto di una scultura lignea di Cullot Valera, che si trova in un santuario vicino a Todi (Perugia), di cui circolavano cartoline riproducenti quel volto nelle bancarelle della chiesa.
 Di fronte al clamore che ne seguì, Padre Ernetti si chiuse in uno strano ed enigmatico silenzio. Da allora non fece più alcuna dichiarazione e rifiutò di partecipare alle numerose conferenze a cui fu invitato… ma questo in pubblico.
 In privato parlò lungamente con un suo carissimo amico, Padre Francois Brune, che  scrisse  nel  2000 un  libro sull’argomento  intitolato:  “Le  nouveau  mystere du Vatican”, edito dalla Albin Michel di Parigi (oggi esistente in italiano, “Cronovisore” edizioni  Mediterranee,  ndr).
 In quest’opera si narrano molte vicende segrete che Padre Ernetti esternò al suo amico con la promessa di non rivelarle se non dopo la sua morte che avvenne nel 1994. Riferisce Padre Brune nel suo testo:
“A Padre Ernetti era stato imposto di non fare più pubbliche dichiarazioni su quell’argomento, ma non gli era stato proibito di parlarne con gli amici in privato e così mi confidò tutto. Mi ha detto che tutto quello che videro venne anche filmato. Nella ripresa si è perduta la tridimensionalità, ma resta pur sempre un documento straordinario.
Questi film furono poi mostrati a Papa Pio XII, ed erano presenti anche il presidente della Repubblica Italiana del tempo, il ministro dell’istruzione e vari membri dell’Accademia pontificia. Quindi molte persone hanno visto e constatato”.
 
A quel punto sarebbe scattata una congiura del silenzio. 
Il Papa, membri del Vaticano e della politica, scienziati avrebbero messo tutto a tacere, preoccupati delle ripercussioni storiche e le ricadute sulla vita privata che l’invenzione avrebbe ottenuto.
 
Tendenziosamente, viene mostrata la foto del volto di Cristo somigliante e ripreso dalla sopracitata scultura lignea che discredita tutte le affermazioni di Padre Ernetti il quale, non difendendosi (per ovvi motivi di “obbedienza”, ndr) in definitiva dà ampio credito alla tesi del falso e poco dopo tutto finisce nell’oblio.
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  Padre Francoise Brune
Su questo argomento Padre Brune è stato lapidario:
“Nessun dubbio sull’autenticità del Cronovisore! Per avere perplessità in questo senso dovrei “calpestare” la serietà morale di un sacerdote straordinario, di uno scienziato eccezionale e di un grande amico. Ed io non ho nessunissimo appiglio per poter fare questo”.
E della famosa foto considerata un falso? Anche di questo Padre Ernetti parlò col suo amico confermandogli che nessuno allora capì, e lui non fece nulla per farlo comprendere, che la foto originale era stata scattata durante i primi esperimenti degli anni 50, quasi 15 anni prima di quella del santuario.
Ma allora perchè si è voluto impedire che l’umanità potesse utilizzare questa meravigliosa invenzione? La risposta ci viene dallo stesso ideatore nella famosa intervista del 1972 alla Domenica del Corriere.
Padre Ernetti era ben conscio delle possibilità della sua macchina, sia positive che negative. Quelle positive sono facilmente immaginabili.
Poter rivedere tutti i nodi cruciali della nostra storia, poter assistere praticamente dal vivo agli eventi che ci raccontano sui banchi di scuola, oltre ad avere un riscontro sui fatti una volta per tutte, sarebbe uno strumento utilissimo per capire nel profondo l’evoluzione della nostra società e poter evitare di commettere gli stessi errori.
Ma questa possibilità ha anche una faccia oscura.
Padre Ernetti nell’intervista del 1972 disse: 

”Questo meccanismo può provocare una tragedia universale!”
Giornalista: “Perché?”

Ernetti: “Perché toglie la libertà di parola, di azione e di pensiero, infatti, anche il pensiero è una emissione di energia, quindi è captabile. 
Si sarebbe potuto, per mezzo di questo congegno, sapere quello che il vicino o l’avversario pensa.
Le conseguenze sarebbero due: o un eccidio dell’umanità oppure, cosa difficile, la nascita di una nuova morale. 
Ecco perché è necessario che questi apparecchi non giungano alla portata di tutti ma restino sotto il controllo diretto delle autorità.”
  Ecco la copia originale dell’articolo alla Domenica del Corriere del 2 maggio1972:
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Ecco quanto scritto nell’articolo da Badaloni :

”Un mese fa, una persona della quale non posso fare il nome, e che chiamerò signor X, mi disse che padre Pellegrino Emetti, un monaco dell’ordine dei benedettini, assieme a un gruppo di dodici fisici è riuscito a costruire un complesso di apparecchiature di altissima precisione che consentono di ricostruire immagini, suoni, avvenimenti accaduti centinaia e centinaia di anni or sono……

Lo dico al signor X e gli dico anche che il suo racconto mi sembra addirittura pazzesco.

Ma il signor X non disarma, mi mostra una foto che ritrae un Cristo morente sulla croce:

non mi spiega come se l’è procurata, ma dice che è una delle tante immagini del Cristo “captate”.

A questo punto al giornalista non resta che intervistare Padre Pellegrino Maria Ernetti.

Ma chi è questo monaco benedettino che sembra volere sconvolgere la storia dell’ Umanita’ con le sue scoperte?

Padre Ernetti, vive in un convento dell’ Isola di S.Giorgio,a Venezia,47 anni,docente di prepolifonia, (la musica prima dell’ anno mille) al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, laureato in fisica, esorcista ordinato dal Vescovo della diocesi di Venezia, nominato dall’ AISC (Associazione Italiana Santa Cecilia) direttore del segretariato per gli studi maschili di musica sacra.

Maddaloni dichiara di incontrare il monaco a Roma, nel suo studio dell’ Accademia S.Cecilia, e questi è disposto a parlare con il giornalista, a patto che non gli vengano chiesti i nomi degli altri collaboratori e nemmeno di rivelare dove si trova la macchina.

L’ incontro dura un paio di ore, durante questo tempo Padre Ernetti rivela che la sua invenzione si basa su un principio di fisica riconosciuto da tutti, “secondo il quale le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono, ma si trasformano e restano eterne ed onnipresenti, quindi possono essere ricostruite come ogni energia, in quanto esse sono energia.”

…Captare,ma come? Chiede Maddaloni,

“Con l’uso di apparecchiature adatte.

La nostra équipe è stata la prima nel mondo a costruirle.

L’attrezzatura è formata da una serie di antenne per permettere la sintonizzazione delle singole voci ed immagini.

Si sa che ciascun essere umano da quando nasce a quando muore lascia dietro di sé come una doppia scia, una sonora e una visiva, una specie di carta di identità diversa per ogni persona.

È in base a questa carta d’identità che si può ricostruire la singola persona in tutti i suoi fatti e i suoi detti, per questo motivo si è in grado oggi di risentire e di rivedere i personaggi più grandi della storia.”

Padre Ernetti spiega al giornalista alcuni esperimenti effettuati per testare la macchina,considerando,all’inizio,degli avvenimenti relativamente vicini nel tempo e di cui esisteva una documentazione certa,per potere controllare la veridicita’ delle captazioni.

Pio XII, Benito Mussolini, vengono ripresi, con questa macchina, battezzata in seguito come “cronovisore”.

Confortati dai risultati, estendono la ricerca nel tempo,cogliendo un discorso di Napoleone,sino ad arrivare in seguito a captare immagini degli antichi mercati di Traiano.

Maddaloni chiede a Padre Ernetti di confermare che la macchina ha localizzato e quindi poi ricostruito il “Thyestes”, una tragedia teatrale rappresentata a Roma nel 169 A.C.,nel tempio di Apollo.

Composta da Quintus Ennius, quest’ opera , di cui a noi erano giunti solo dei piccoli frammenti, che ne facevano solo intuire la bellezza, era scritta in una latino difficile ed irregolare per l’ epoca, forse per questo era andata distrutta.

Alla richiesta pero’ il monaco risponde :”Non mi trascini in un campo in cui non posso parlare “

A questo punto il giornalista mostra a padre Ernetti la foto ricevuta dal signor X e chiede:

“Padre Ernetti, questa è una fotografia del Cristo ripresa dalla vostra“macchina”. Lei cosa può aggiungere, che commento può fare?

Padre Ernetti guarda la foto, sorride compiaciuto e dice:

“Verrà il tempo in cui potrò parlare.”

Maddaloni insiste:

“Ma quando potrà parlare,Padre Ernetti?

Quando ci sarà una controprova ai nostri esperimenti.

Gli americani stanno tentando anche loro di scoprire quello che noi abbiamo già scoperto.

Soltanto allora, quando noi potremo confrontare i risultati delle nostre esperienze con le loro, potremo dare notizia ufficiale della scoperta.”

Dopo qualche settimana, alla redazione del Giornale dei Misteri arriva una missiva poi pubblicata nel n° 17,il signor Alfonso De Silva,da Roma scrive alla rubrica curata da Sergio Conti una lettera aperta a Padre Ernetti dove sostanzialmente dice

“Trattasi di una mistificazione alle spese dei lettori che non hanno avuto l’occasione di visitare il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza (Todi).

Il volto, bellissimo, è infatti, quello del Crocifisso ligneo, opera dell’artista Cullot Valera, venerato in quel Santuario.

Invio l’immagine ricordo acquistata presso il Santuario, affinché possiate rendervi conto della mistificazione e pubblicarla sulla vostra Rivista”

L’ immagine di cui De Silva parla,è effettivamente molto somigliante, corrisponde perfettamente anche nelle ombre.

Scoppia la polemica.

Padre Ernetti viene accusato di mistificazione,e come succede spesso per gli uomini di chiesa,per difendersi si trincera dietro il silenzio. Anche la veridicità della traduzione completa del “Thyeste “ viene messa in discussione,ed in totale, visto che il monaco benedettino non risponde alle accuse,piano piano la polemica si spegne e l’ opinione pubblica si convince che la faccenda fosse tutto frutto della fantasia del religioso, che sembra non chiedere altro che essere dimenticato.

Questo sino al 1990, quando improvvisamente decide di rompere il silenzio e rispondere a Don Borello, che tiene una rubrica sulla rivista Arcani.

Anche Don Borello e’ un fisico, ed anche lui studia la possibilita’ di rileggere le tracce del passato,ma polemizza sul metodo di Padre Ernetti,che, come vedremo in un prossimo post,non gradirà affatto la cosa,enunciando la sua “sacrosanta verita’”.

 Le notizie raccolte sono state in parte concesse da Alberto Roccatano, fra l’ altro autore del libro uscito a luglio 2008“Un benedetto benedettino e l’audiovisore temporale (distrutto) “edizioni Andromeda. Le parti scritte in verde rappresentano spezzoni dell’ intervista pubblicata sulla Domenica del Corriere del 2 maggio 1972.

Erano molti anni che non si sentiva piu’ parlare del monaco benedettino Padre Pellegrino Maria Ernetti (1925-1994) e del cronovisore,una macchina che gli avrebbe permesso di captare,a ritroso nel tempo, la passione di Gesu’ sulla croce.

Questi ormai da tempo aveva sospeso gli esperimenti e non rilasciava dichiarazioni sull’ argomento,avendo ricevuto ordini superiori in questo senso.

Non gli era stato vietato pero’ di parlarne con amici e vedremo piu’ avanti che proprio un suo amico raccogliera’ importanti confidenze sull’ argomento.

Eravamo rimasti al punto in cui Padre Borello, un altro fisico studioso della stessa materia di Padre Ernetti,dopo anni di ricerche pubblica il suo libro intitolato “Come le pietre raccontano”.

Nella prefazione del libro di Don Borello,si illustra la sua teoria,si attacca Padre Ernetti e si screditano ulteriormente le sue ricerche. Secondo Don Borello,le dichiarazioni fatte da Padre Ernetti nel 1972 non possono corrispondere a realta’ scientifica,a conferma di cio’ racconta di avere incontrato appositamente il monaco benedettino a Roma,e che questi in quella occasione non gli abbia dato alcuna spiegazione scientifica sul funzionamento della macchina.

Questa volta Padre Ernetti,provocato da un altro religioso come lui, reagisce e nel novembre 1990,quattro anni prima della sua morte,scrive una amareggiata lettera a Don Borello dove, oltre a minacciare una querela fra l’altro dice:

«L’esistenza dell’apparecchio (la macchina del tempo) è una sacrosanta verità», afferma Ernetti

«Che si abbia captato (con quella macchina) tante cose del passato è pure una verità;

che tra queste cose captate ci sia anche l’immagine di Gesù e il Thieste di Ennio è una verità».

Ora bisogna dire che anche le teorie e gli studi di Don Borello sono seri,e piuttosto interessanti.

In pratica la sua critica a Padre Ernetti nella prefazione del libro aveva centrato lo scopo di scatenare la reazione del monaco benedettino,e produrre questa lettera che ribadisce

l’esistenza di una macchina per viaggiare a ritroso nel tempo.

Di seguito,lo stralcio di un intervista a Don Borello da parte di Renzo Allegri del giornale Chi n° 45 del 10 novembre 1999 che rimette in discussione anche l’ immagine captata del Cristo: La foto di Cristo, che lui diceva di aver “captato” dallo spazio, venne da lei contestata.

R «Non fui io a contestarla, ma altri.

Scoprirono che si trattava di una immagine di Cristo raffigurata nel santuario di Collevalenza, dipinta con indicazioni dettate da madre Speranza, una religiosa stigmatizzata e con fenomeni mistici.

Ma Padre Ernetti sostenne che le critiche erano infondate, anzi deponevano a suo favore.

Lo afferma proprio anche nella lettera che mi inviò nel 1990.

Dice: “Il nostro Cristo fu captato nel 1953, mentre quello di Collevalenza venne realizzato circa sei anni dopo; e quando madre Speranza lo vide nella nostra foto, fece salti di gioia, perché corrispondeva a quello della sua visione: questi sono fatti storici».

D. Ammesso che la “macchina del tempo” di Padre Ernetti sia esistita, dove potrebbe essere finita?

R «Ernetti mi spiegò che le autorità civili e religiose, preoccupate per le conseguenze che simili invenzioni avrebbero potuto portare, gli avevano proibito di continuare le ricerche. E lui obbedì. Lo afferma anche nella lettera del 1990».

D. Esistevano veramente quei pericoli?

R. «È chiaro che una invenzione del genere “sconvolge” il mondo. Se si riesce a ricostruire quanto è accaduto, è possibile risolvere tutti i dubbi, tutti i delitti, tutte le congiure. Non ci sarebbero segreti, vita privata. Ogni azione, per il fatto che diventa energia, vagherebbe nello spazio e potrebbe essere captata da chiunque abbia il “cronovisore”».

Quindi, anche Don Borello, dopo questa lettera, sembra aver cambiato idea nei confronti di Padre Ernetti,perlomeno sulla buona fede di questi,ora egli non ha alcun dubbio.

Molto avrebbero potuto ottenere insieme questi due studiosi ,se fossero stati favoriti a collaborare, visto che la teoria di base era la stessa.

La differenza consisteva nel “dove” andare a recuperare le tracce energetiche lasciate da ogni persona,e se per Don Borello queste erano recuberabili nella materia ,per Padre Ernetti si potevano captare nello spazio dove rimanevano,perpetue ed onnipresenti.

Nell’ aprile 1994 Padre Ernetti muore,apparentemente portandosi il segreto del cronovisore nella tomba.

Imprevisto arriva l’ennesimo cambio di fronte.

Una lettera anonima arriva ad una rivista,l’ autore si presenta come il figlio di un caro amico di Padre Ernetti, dice di conoscerlo sin da bambino,e che questi, in punto di morte, lo abbia chiamato al suo capezzale.

L’anonimo dichiara che Padre Ernetti gli confessò tutta la storia del cronovisore come falsa.

Nessuno sapra’ mai il nome di questa persona.

Di nuovo,quindi,il monaco benedettino viene rimesso in discussione. Padre Brune, grande amico di Padre Ernetti,per rispetto della memoria dello stesso,nel 2002 pubblica un libro sull’ argomento,forte del fatto di aver raccolto molte confidenze di Padre Ernetti , avendolo frequentato in maniera continuativa per 30 anni e disposto a difenderlo a spada tratta.

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Il titolo del libro è “Il nuovo mistero del Vaticano”, viene ritenuto come un libro bomba,essendo scritto da un noto teologo francese ,che non si sofferma a criticare lo stato Vaticano o parlare di faccende papali, ma tratta unicamente della macchina che sarebbe servita per i viaggi nel tempo.

E Padre Brune, in un intervista rilasciata al settimanale Chi n°29 del luglio 2002,conferma e rafforza la sua opinione,ben descritta nel volume correlato di informazioni inedite,frutto delle conversazioni con Padre Ernetti,circostanze precise,dettagli sconcertanti,nomi di scienziati che avrebbero partecipato al progetto, fra i quali alcuni Premi Nobel.

Fra le molte cose rivelate nel suo libro Padre Brune riferisce di aver conosciuto Padre Ernetti nel 1964 e gia’ in quel tempo il cronovisore era stato sequestrato dal Vaticano.

C’era stata una riunione con il Papa e poi, di comune accordo,la macchina era stata smontata e nascosta in una sala dello Stato Pontificio .

Di seguito uno stralcio dell’ intervista del settimanale Chi a Padre Brune:

D. Le fece i nomi degli scienziati che collaborarono con lui?

R. «Mi parlò di Enrico Fermi, di un allievo di Fermi, di uno scienziato portoghese, mi sembra si chiamasse De Matos, di un premio Nobel giapponese e di Werner von Braun, lo scienziato tedesco, inventore della V2, direttore della NASA e progettista del missile che ha portato l’uomo sulla luna. Secondo Padre Ernetti, von Braun fu il più importante suo collaboratore in questa scoperta. Complessivamente furono dodici gli scienziati che lo aiutarono a realizzare il cronovisore».

D. Esistono documentazioni di qualche tipo di questi esperimenti?

R. «Padre Emetti mi ha detto che tutto quello che videro venne anche filmato. Nel filmato si è perduta la tridimensionalità, ma resta pur sempre un documento straordinario. Questi filmati furono poi mostrati a Papa Pio XII, ed erano presenti anche il presidente della Repubblica Italiana del tempo, il ministro dell’istruzione e vari membri dell’Accademia pontificia. Quindi molte persone hanno visto e constatato».
D. Perché il Vaticano avrebbe “sequestrato” la macchina?

R. «Il Papa, i cardinali, gli scienziati, gli uomini politici che videro il cronovisore in funzione si resero subito conto della grande pericolosità di quello strumento. Se quella macchina fosse stata divulgata avrebbe sconvolto l’esistenza dell’intera umanità. Il cronovisore capta tutto ciò che è avvenuto, senza distinzione. senza poter selezionare. Non ci potrebbero più essere quindi segreti di Stato, segreti scientifici, industriali, commerciali, diplomatici, segreti personali. Non ci potrebbe più essere vita privata. Quella macchina in mano a governanti senza scrupoli avrebbe potuto instaurare la più feroce delle dittature. Furono perciò tutti concordi, compreso Padre Ernetti, a non divulgarla. Venne smontata e consegnata alle autorità ecclesiastiche».
D. Quindi la macchina ora si trova in Vaticano?

R. «Sì. Ma Padre Ernetti mi ha detto che i disegni del progetto si trovano depositati anche presso un notaio in Svizzera e presso un notaio in Giappone».

D. Per concludere questa nostra conversazione, lei quindi non ha alcun dubbio sulla reale esistenza della “macchina del tempo” inventata da Padre Ernetti?

R. «Nessun dubbio. Per avere dei dubbi in questo senso dovrei “calpestare” la serietà morale di un sacerdote straordinario, di uno scienziato eccezionale e di un grande amico. E io non ho nessunissimo appiglio per poter fare questo». mimmuccio I testi scritti in verde sono riproduzioni parziali delle interviste originali e descritte. Ringrazio Alberto Roccatano per i documenti relativi ai fatti forniti.A. Roccatano fra l’altro è l’autore del libro uscito a luglio 2008 “Un benedetto benedettino e l’audiovisore temporale (distrutto)” edizioni Andromeda.

Alcuni video trovati in rete, due di Eclissia in cui si spiega la storia ed una ricostruzione scenica di pregio.

 

 

 

Ma in tutto questo cosa centra Ettore Majorana, il grande scienziato scomparso misteriosamente, allievo di Enrico Fermi, che a sua volta fece da consulente per il cronovisore?

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Enrico Fermi

Quando si parla di “scomparso” non si intende dire che fosse morto, ma che si eran perse letteralmente le sue tracce proprio poco prima dell’inizio della suddetta guerra.
Del fisico Majorana la storia ci dice che nel 1938, all’età di 31 anni, effettuò un viaggio di riposo a Palermo. Qui trascorse all’albergo “Sole” appena mezza giornata, poi si imbarcò per Napoli. Ma l’ultima volta che fu visto fu la sera, all’altezza di Capri, sul ponte del piroscafo.
A Napoli, “ufficialmente” non arrivò mai, scomparendo misteriosamente e definitivamente. Subito vennero ipotizzate molte teorie complottiste; il mondo si trovava infatti sulla soglia del secondo conflitto e le superpotenze erano in cerca di “cervelli” di eminenti scienziati.
Ma chi era veramente Ettore Majorana? A questa domanda si può rispondere facilmente in base a quello che è riuscito a mostrare di sé nei suoi 31 anni di vita.
Studente di Enrico Fermi, le sue ricerche dettero un contributo fondamentale allo sviluppo della fisica moderna e affrontarono in modo originale molte questioni.
Nella sua prima fase pubblicò ricerche riguardanti problemi di spettroscopia atomica, la teoria del legame chimico (dove dimostrò la sua conoscenza approfondita del meccanismo di scambio degli elettroni di valenza), il calcolo della probabilità di ribaltamento dello spin (spin-flip) degli atomi di un raggio di vapore polarizzato allorché questo si muove in un campo magnetico rapidamente variabile.
Il suo maggior contributo scientifico però è rappresentato dalla seconda fase della sua produzione, che comprende tre lavori.
Lo studio sulle forze nucleari oggi dette alla Majorana, il lavoro sulle particelle con momento intrinseco arbitrario e quello sulla teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone nonché la famosa omonima “equazione Majorana”.
 Ettore è ricordato dalla comunità scientifica internazionale per avere dedotto l’equazione ad infinite componenti che formano la base teorica dei Sistemi Quantistici Aperti (Computazione Quantistica, Crittografia e Teletrasporto).
 Molti pensano che, viste le sue capacità matematiche, sia stato contattato da agenti segreti americani e gli fosse stato offerto di collaborare con Enrico Fermi a quegli studi che portarono alla realizzazione prima, e al lancio dopo, della bomba nucleare.
Si suppone altresì che Majorana, intuitolo, per impedire che il suo nome fosse legato alla prima arma di distruzione di massa, abbia fatto sparire le sue tracce volontariamente. Ma dove?
La descrizione fisica al momento della scomparsa dello scienziato è la seguente: anni 31, alto 1,70 m, snello, con capelli neri, occhi scuri, una lunga cicatrice sul dorso della mano destra.
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Alla sua educazione sopraintese (sino a circa nove anni) il padre. Successivamente, quando la famiglia si trasferì a Roma, dal 1921, Ettore frequentò il collegio “Massimiliano Massimo” dei Gesuiti in Roma. Per quanto concerne il suo carattere,ecco cosa riferisce la moglie di Enrico Fermi:
“Ettore Majorana aveva uno carattere strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell’andare in tram all’Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata.
Gli veniva in mente un’idea nuova, la soluzione di un problema difficile o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili, allora si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate.
Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e i capelli scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all’Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea.
Ma appena gli altri l’approvavano, se ne entusiasmavano, lo esortavano a pubblicare, Majorana si rinchiudeva, farfugliava che era roba da bambini e che non valeva la pena di discorrerne e, appena fumata l’ultima sigaretta (e non ci voleva molto), buttava il pacchetto, i calcoli e le teorie nel cestino”.
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Ma che fine fece allora Majorana?
Ecco una delle più probabili storie su dove fini Ettore Mjorana:
“Una leggenda popolare parla di uno strano monaco che si era ritirato in un piccolo paese nelle mie vicinanze (Visciano, NA) e pare che scrivesse cose strane su tutto fuorché sulla carta, in particolare sui muri e sui pacchetti di sigarette.
I monaci della vecchia abbazia dei Camaldoli di Visciano gli avevano affidato un’abitazione isolata nel loro territorio. Ora, già da tempo i conventuali l’hanno abbandonata e, comunque, attualmente è  aperta al pubblico.
La casa dell’ospite solitario del monastero é un rudere, ed é divenuta una discarica abusiva… Lo sfollato, che diceva in giro di essersi ritirato lì per evitare di lavorare alla creazione della bomba atomica, veniva chiamato dagli abitanti locali con il soprannome: «il professore».”
Subito ho cercato altri riferimenti e mi sono imbattuto nel libro del Prof. Fioravante Meo, “L’ultimo rifugio di Majorana” che, benchè pubblicato, di fatto era introvabile ed è solo grazie ad una telefonata con l’autore e per il tramite del mio editore che sono riuscito ad averne una copia.
In esso è pubblicato un identikit che è di una verosimiglianza impressionante ai ritratti che possediamo di Majorana. Esso è stato realizzato sulla base di almeno una decina di testimonianze di persone, ancora viventi, che furono intervistate, peraltro, da una giornalista di Stampa sera.
Il “professore” che aiutava i ragazzi del paese a fare i compiti di matematica e dava ripetizioni di tale materia vi si era stabilito come altri sfollati dal 1943 al 1945 e aveva le seguenti caratteristiche:
1. Una cicatrice sulla mano destra.
2. Un forte accento siciliano.
3. Il padre del Convento Camandolese di Visciano lo chiamava Ettore.
4. Aveva l’abitudine di scrivere formule matematiche su pacchetti di sigarette, di cerini e sui muri.
5. Il professore si appoggiava su un bastone su cui figurava la sua data di nascita, 1906 (quella di Majorana).
Nella testimonianza l’uomo sarebbe morto ufficialmente nel 1952 e messo in una fossa comune, di cui però manca ogni dato identificativo. Un fatto comunque è certo.La famiglia di Majorana non ha mai portato il lutto per la sua morte.
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  Eremo di Visciano
Questa è una delle storie che si raccontano sulla scomparsa di Majorana, probabilmente per evitarne la cattura da parte degli americani per portarlo negli USA con Fermi e Von Braun allo studio sulla bomba atomica.
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Ultima lettera di Ettore Majorana al collega Prof. Carrelli 
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Un’altra delle ipotesi è che sia stato in sud america ed eccolo nella foto, ma sarà lui?
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TYP-251532-530692-majorana01gQui sotto Fermi negli anni maestro di Ettore Majorana ( di profilo qui sopra )
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Portrai

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Erbe aromatiche in casa a costo zero

Erbe aromatiche in casa a costo zero

Si be , il titolo andrebbe corretto in costo quasi a zero, nel senso che comunque le piantine aromatiche bisogna acquistarle oppure farsi regalare qualche piantina da chi ha l’orto. Il costo zero riguarda i contenitori, che sono bottiglie di plastica usate, che possiamo riciclare per aver un piccolo orto in casa, infatti io propongo le piantine aromatiche, ma in egual misura si possono piantare pomodori, fagiolini , zucchine ed altri ortaggi, ovviamente esponendole poi alla luce e su spazi adeguati, ecco come procedere:

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Una volta procurate le piantine da piantare, procuratevi delle bottiglie vuote dell’acqua in pvc ed un paio di forbici, quindi forate la bottiglia ad un terzo della lunghezza sotto il tappo e procedete a ritagliare seguendo l’equatore della bottiglia (la circonferenza, tagliate in tondo la bottiglia) ottenendo un contenitore a cono (o similcono)come nelle foto :

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Ottenuto questo contenitore a cono, togliamo il tappo, il foro servira da scolo per l’eccesso di acqua, oppure da provvigione nel caso si decidesse di riempire la seconda parte della bottiglia di acqua cosi da servire come serbatoio abbeverante.

A questo punto riempiamo di terra ed inseriamo la piantina come da foto:

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Ecco pronto il vostro piccolo orto in casa, potrete utilizzare le vostre piantine aromatiche per l’intero inverno, tenendole in casa vicino ad una finestra e ricordandovi di annaffiarle regolarmente, i vostri piatti avranno l’aggiunta di sapori freschi in tutti i sensi ! Ermanno.

Quale pentola usare……per non intossicarsi?

Quale pentola usare……per non intossicarsi?

Comincio con il ringraziare tutti voi, cari lettori, cari navigatori, cari amici del web ed amici reali, che mi scrivete, e sempre più sto scrivendo degli articoli su vostra richiesta, oggi parliamo di un argomento che mi sta a cuore da anni, grandi battaglie ho fatto in epoche non sospette, cercando di fare notare quello che oggi è sempre più evidente, ossia che la modernità unita al profitto, sta lentamente avvelenandoci e inficiando i progressi che la medicina e le comodità hanno portato alla nostra salute.

Tenendo conto che purtroppo sono allergico a parecchi prodotti, il cibo e come esso viene trattato e cucinato, sono parte delle mie maggiori attenzioni, e grazie a queste mie attenzioni, le mie allergie sono meno acute, meno presenti ed in generale vivo meglio, certo non si può pretendere di fermare il progresso o di vivere fuori dal nostro contesto storico e tecnologico, ma vivere meglio si può, basta scegliere e tenersi informati.

Purtroppo molte delle informazioni vengono date dai produttori di cibi , medicinali, bevande e prodotti che noi usiamo,tanto da pagare blogger, e mezzi di informazione al punto di invadere tutti i media compresa internet di false o tendenziose informazioni, disorientando quindi chi cerca informazioni, io posso solo darvi un suggerimento, usate la logica e chiedetevi il perchè, come funziona un materiale, di cosa è composto ecc. cercate insomma di farvi un’idea indipendente.

Veniamo al dunque di questo articolo, le pentole , sono tra gli strumenti che più usiamo, ne facciamo un uso quotidiano e continuativo, eppure per lo più dedichiamo a loro ed al loro acquisto pochissima attenzione, affidandoci agli ipermercati, ai mercatini ed a qualche negozio di casalinghi, oggi c’è anche internet e questa è una buona cosa perchè possiamo procurarci prodotti di qualità magari non reperibili nella nostra città, non accontentandoci della prima pentola che capita.

Teniamo sempre presente , che le pentole contengono e cuociono il nostro cibo, il nostro carburante, quel cibo che ci entrerà nel corpo e che entrerà nel nostro sangue, e farà parte di noi, e che ci porterà benefici ma anche problemi se non è sano, tralasciamo la scelta del cibo, che ne parleremo in un altro momento, e diamo per scontato che sia di buona qualità e sano, una parte di questo cibo andrà assunto dopo averlo cotto, quindi solo una cottura errata od eseguita con materiali inquinanti può adulteralo, certo generalmente non ce ne accorgeremmo, non subito almeno, salvo scoprire dopo qualche tempo di utilizzo di pentole sbagliate, di essere diventati allergici nel migliore dei casi o di avere malattie e gravi intossicazioni nel peggiore dei casi, dovuti al rilascio di particelle tossiche e metalli pesanti durante la cottura.

Antiaderenti in Teflon

Non è proprio una notizia di oggi, ma che le pentole antiaderenti con il teflon (quelle con l’interno nero per capirsi) stiano per essere messe fuori legge in molti stati occidentali è risaputo e dal 2016 così sarà anche nel nord Europa, in Italia non si sa ancora nulla,  il fatto che siano tossiche è stato comprovato, infatti le padelle antiaderenti con il tempo anche se usate dei lecca-pentola in silicone, che sono gli strumenti più morbidi tra quelli che possiamo usare per mescolare i cibi in una padella tendono a scrostarsi e quindi rilasciare micro particelle che il nostro corpo assimilerebbe. Nel teflon delle padelle vi è l’acido perfluoroattanico tossico per la salute umana e cancerogeno, ma come non bastasse alle elevate temperature il teflon delle antiaderenti produce tetrafluoroetilene anche esso cancerogeno,quindi il consiglio è quello di evitare di utilizzare padelle antiaderenti a base di teflon e simili.

padella teflon rigata

Notare in una padella antiaderente in teflon i graffi dopo pochi mesi di utilizzo pur avendo usato utensili in teflon o silicone

padella teflon scheggiata

 Vediamo come con il tempo il teflon come ogni altro materiale anti aderente applicato, tende a scheggiarsi ed a rilasciare microparticelle che saranno assorbite dal nostro organismo

Anti aderenti in ceramica

In un primo momento sembrava che sostituire lo strato antiaderente in teflon con un composto ceramico fosse la soluzione migliore e anche la più salutare, invece al lato pratico è difficile utilizzare la ceramica “naturale” per rivestire le pentole, infatti non vi aderisce bene, per poterlo fare deve creare un ossido che lega con l’ossido metallico della pentola, e quindi vengono aggiunti dei metalli che al momento in cui la pentola si graffia vengono rilasciati ed assorbiti dagli alimenti e quindi dal nostro organismo, si è allora pensato di usare non una ceramica “naturale” com componenti naturali ed atossici, ma una nanotecnologica composizione, che non è ceramica ma un multistrato di nanoceramiche, cioè nanoparticelle, di cui non sappiamo ancora abbastanza per stare tranquilli. Esistono infatti indizi di possibili rischi legati alla nanotecnologia come tossicità per i pesci: durante un esperimento condotto su persici trota, si è osservato che il cervello di questi pesci aveva subito danni già in presenza di basse concentrazioni di molecole di C60 (fullerene, una nanoparticella). Stando ad alcuni ricercatori  la ceramica per usi industriali viene ricoperta di uno strato di nanomolecole di argento, e nel campo della meccatronica molto spinta si sa che le nanomolecole sono tossiche per il modo con cui si combinano per cui funzionano da catalizzatore ad accumolo. Inoltre con il tempo anche le padelle rivestite di nano-ceramica si graffiano e si scheggiano permettendo a particelle nocive di inquinare il cibo ed essere assorbite dal nostro organismo, altra considerazione è che molte aziende straniere o costruite dove non ci sono controlli stanno mettendo in commercio a prezzi bassi e concorenziali, padelle con coperture ceramiche di dubbia fattura e provenienza, un analisi campione ha definito che alle alte temperature emettono sostanze tossiche più delle padelle al teflon e in caso di rilascio di particelle queste sono tossiche, se proprio non volete farne a meno assicuratevi che siano padelle di marche conosciute e controllate, ma ricordatevi che oltre che costose sono comunque  con il prolungato uso nocive.

padella ceramica rovinata

Una padella con rivestimento ceramico di qualità dopo pochi mesi di utilizzo, pure essendo utilizzata solo con utensili in teflon o silicone comincia a rilasciare particelle ed a rigarsi

Pentole in rame

Se si chiedesse a un grande chef che cosa preferisce, nella maggior parte dei casi, risponderebbe che il rame non ha paragoni: conducibilità termica molto elevata (392) e uniforme che garantisce una cottura perfetta a qualsiasi alimento. Per l’uso domestico, però, la questione è un po’ diversa: il rame, infatti, è molto costoso e, cosa più importante, necessita di una particolare manutenzione tutt’altro che agevole. Con l’utilizzo, sulla superficie della pentola si può formare un deposito di ossido di rame il cosiddetto “verderame” che è tossico; per evitare che questo succeda, le pentole in rame vanno fatte “stagnare” periodicamente da personale specializzato.

Ad alte temperature inoltre, attorno ai 250 gradi, lo stagno tende ad ammorbidirsi e a quel punto un banale colpo di cucchiaio può danneggiare il rivestimento, facendo sì che il cibo entri in contatto con il rame. Se il rame è normalmente presente nella nostra dieta, assumerne in quantità elevate può diventare tossico per il fegato e provocare gravi disturbi. Esistono in commercio pentole in rame con l’interno foderato in acciaio inox sicuramente più sicure delle stagnate il loro prezzo è elevato.

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Pentole in Terracotta

La terracotta è composta da argilla cotta a 900-1000 gradi che poi eventualmente viene smaltata con rivestimenti di tipo vetroso. La smaltatura di un pezzo in ceramica ha lo scopo di proteggere il pezzo dall’usura, di facilitarne la pulitura e la manutenzione e di decorarlo.

I nostri contadini un tempo la utilizzavano sempre per cuocere legumi e cereali: la terracotta assicurauniformità alla cottura, è perfetta per una cucina povera di grassi perché il cibo non si attacca sul fondo, per lo stesso motivo non si formano residui di precedenti cotture(potenzialmente molto dannosi per la salute, se non si rimuovono si lasciano carbonizzare) e al contempo il sapore naturale dell’alimento cucinato si mantiene intatto.

Mentre i metalli conducono rapidamente il calore, la terracotta lo assorbe lentamente, e altrettanto lentamente lo trasmette al cibo. Le stoviglie in terracotta sono perciò particolarmente indicate per quei piatti che necessitano di lunghe cotture a fuoco lento.

La porosità della terracotta fa sì che questa trattenga gli aromi degli alimenti che vengono cotti al suo interno. Questa peculiare caratteristica rende ottimi i tegami in terracotta per cucinarvi sempre lo stesso piatto, per esempio zuppe, fagioli stufati, crauti. Secondo i buongustai, le portate cucinate in questo modo possono acquistare un sapore estremamente ricercato.

I tegami in terracotta sono piuttosto facili da lavare: usare acqua calda e limone, evitando detergenti particolarmente aggressivi, e lasciarla asciugare rovesciata in modo che l’umidità possa evaporare dal fondo, questo per una migliore conservazione.

Quando si acquista una pentola in terracotta deve essere messa in ammollo in un secchio con acqua fredda per almeno 12 ore. Questa operazione reidrata la terracotta che si è seccata durante la cottura e le permette di sopportare la cottura senza rompersi. Alcuni produttori consigliano, inoltre, una volta passato il tempo di ammollo: togliere la pentola dall’acqua, asciugare bene e passare uno spicchio d’aglio tagliato su tutta la superficie, passando bene sul fondo anche più volte il passaggio dell’aglio aiuterà a sigillare tutti i pori della terracotta. Lasciamo con questa patina d’aglio per un paio d’ore, poi si possono lavare normalmente.Inoltre non va mai messa sulla fiamma diretta ma bisogna sempre utilizzare lo spargifiamma che permette al calore di diffondersi in modo uniforme evitando un contatto prolungato della fiamma su un unico punto del tegame, rischiando di bruciare il cibo in quel punto.

Purtroppo questo tipo di pentole sono in genere verniciate con smalti e colori tossici, soprattutto piombo, utilizzato per abbassare la temperatura di fusione dello smalto, per dare maggiore brillantezza ai colori e per diminuire i difetti che possono apparire sugli smalti dopo la cottura. Altre sostanze inquinanti utilizzate sono cadmio e selenio(utilizzate come coloranti spesso in combinazione con il piombo) e ancora antimonio, arsenico, floride e uranio.
Durante la cottura, lo smalto a contatto con gli alimenti acidi (frutta, aceto, formaggi e molti vegetali), cede residui piombici che inquinano il cibo.

Per tutti questi motivi è consigliabile utilizzare le pentole in terracotta ecologiche, dove il piombo e gli altri metalli pesanti sono sostituiti da sostanze alcaline naturali (sodio, potassio, boro, calcio, bario, ecc.) che però danno dei risultati meno brillanti e a volte qualche difetto.

Un buon produttore di pentole in argilla che non usa elementi dannosi e nocivi alla salute anche nella fase del rivestimento in vetro o vetrificazione, operata con prodotti a base di silicati di sodio e calcio, privi di piombo, cadmio e altri metalli pesanti, pare che sia  BioNatural,  di cui potete acquistare online un certo assortimento di pentole in argilla rossa e pietra refrattaria, non le ho mai provate personalmente quindi informatevi bene prima di acquistarle ed adoperarle, ma queste sono le informazioni che ho avuto da chi già le usa e garantisce che sono le uniche atossiche, al limite rivolgersi a qualche buon artigiano che le produce a mano utilizzando solo argilla naturale.

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                                                                                                                                    Nel caso di pentole in terracotta assicurarsi della non nocività del rivestimento vetroso e/o del pigmento solo poche sono atossiche, inoltre posso graffiarsi facilmente

Pentole in Alluminio

L’alluminio è un buon conduttore di calore (conducibilità termica 225) ed è piuttosto leggero ed economico. I cibi rischiano di attaccarsi sul fondo ed è necessario seguire la cottura con attenzione.
Le  teglie, padelle e pentole in alluminio anodizzato sono più resistenti e meno soggette a corrosione, poiché l’alluminio può facilmente deformarsi in seguito agli urti e tende a cedere residui di metallo che possono interagire con gli alimenti in cottura.
Ci sono studi che mostrano una correlazione tra intossicazione cronica da alluminio e insorgenza del morbo di Alzheimer. Evitare di lasciare cibi a lungo in contatto con le teglie, pentole e padelle in alluminio.

L’alluminio è un metallo tossico. Nel corso degli anni, l’alluminio si accumula nel cervello, nei tessuti e, in minore quantità, nelle ossa. Esso provoca degenerazione, disfunzione e danno al cervello – a causa della riduzione e del blocco del flusso sanguigno e dell’ossigenazione delle arterie cerebrali. Il cervello si restringe, così come le cellule cerebrali muoiono. Questo provoca demenza. Per approfondire leggi la pagina I danni dell’Alluminio: dove si trova, effetti e rimedi naturali

Sembra che tutte le controindicazioni suddette sono invece annullate nel caso di pentole di alluminio anodizzato, nel quale uno strato protettivo di ossido di alluminio e ioni di argento sigilla la superficie e impedisce il rilascio di molecole di alluminio. Ma in questo caso è da evitare l’uso di pagliette di ferro o spugne abrasive: metterebbero a nudo il metallo che poi, durante la cottura, verrebbe ceduto agli alimenti. Anche qui però i dubbi sono forti , non si sa ancora quanto l’anodizzazione sia resistente e renda atossico l’alluminio, non sono stati fatti studi approfonditi ed il loro uso è relativamente recente per poterne apprezzare gli effetti tossici e/o dannosi, a mio parere evitatele come la peste ad uguale misura di quelle con teflon e nanoceramica.

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                                                                                                                                            L’alluminio è tossico, anche se viene usato da anni nella costruzione di pentole anche professionali

Pentole in Ghisa

La ghisa è un materiale resistente e durevole, distribuisce il calore in modo uniforme rendendo omogenea la cottura. Inoltre mantiene la temperatura raggiunta permettendo di risparmiare energia. È quindi ideale per tutte le cotture lente.

Dall’altro lato va detto che è molto pesante e quindi non può essere manovrata a lungo.Si scalda molto lentamente. Può arrugginirsi e quindi è bene non usare mai acqua per pulirla ma solo passare con della carta e del sale per scrostare e poi ungerla con un po’ d’olio e riporla a posto.

Le pentole in ghisa porcellanata hanno invece un difetto: lo smalto che le ricopre, duro, ma poco resistente, si incrina con facilità. Ciò crea anche un certo rischio, in quanto i frammenti di smalto che si mescolano con il cibo possono, se ingeriti, produrre danni agli organi dell’apparato digerente, solitamente in un ambito domestico, la ghisa che utilizziamo è nelle così dette bistecchiere o nelle wok, quindi l’utilizzo è poco frequente, per chi cuocesse molto alla piastra consigliere la pietra ollare.

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Padelle in Ferro

 

Sopporta temperature molto elevate ed è naturalmente antiaderente, ma è soggetto alla ruggine: per questo la padella in ferro va lavata il meno possibile con l’acqua, meglio ripassarla con un panno umido e poi conservarla dopo averla protetta con un sottile strato di olio d’oliva.

Il ferro si presta a quasi tutti i tipi di cottura, conserva il calore, ed è quasi inalterabile, a patto di pulirlo e asciugarlo con cura dopo l’uso. Ma attenzione, i tegami in ferro non vanno sfregati, per non danneggiare la patina protettiva che si forma col tempo e l’uso continuato inseguito della polimerizzazione dell’olio.

Consigliabile per le fritture, per le omelette e le crêpes.

Le pentole in ferro rilasciano ferro biodisponibile, utile nelle sideropenie (carenze di ferro, appunto). Anche le pentole di ghisa possono essere utilizzate tranquillamente, perché non rappresentano altro che una diversa condizione del ferro, ma sono anche pentole pesanti, difficili da manovrare e con una manutenzione impegnativa per mantenerne la atossicità.

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Wok ferro

 

Pentole in Pietra Ollare

 

La pietra ollare ovvero la Steatite, è è una roccia metamorfica composta di magnesio idrato silicato, magnesite e penninite formatasi grazie alle poderose spinte dei continenti in tempi lunghissimi.

La steatite è resistente al fuoco e non si deteriora alle alte temperature, il suo profilo termico è pertanto adatto alla costruzione di stufe e pentole.

Piastre, pentole e padelle in pietra ollare hanno una naturale capacità antiaderente e non rilasciano alcuna sostanza dannosa. Tuttavia essendo composta per la maggiorparte da talco è soggetta al pericolo di inquinamento da asbesto, ovvero amianto. Per questo motivo prima di acquistare la vostra pentola è necessario informarsi se sono state effettuate analisi di laboratorio che accertano l’assenza di fibre di amianto nella pietra ollare, come in questo caso e in quest’altro.

Va anche detto che sino ad oggi non sono state eseguite in Svizzera indagini sistematiche su prodotti di steatite. Ciononostante è probabile che l’amianto sia presente solo raramente nella steatite trattata. Questa opinione è suffragata da numerosi riscontri di misurazioni. Sia il Laboratorio federale di prova dei materiali di ricerca (EMPA, Dübendorf), sia l’Institut Universitaire Romand de Santé au Travail (IST) di Losanna non hanno trovato amianto nella steatite proveniente da Brasile, Finlandia, Norvegia e dalla regione del passo dell’Oberalp. Anche l’istituto finlandese per la medicina del lavoro che ha eseguito negli ultimi vent’anni numerose analisi sulla steatite, non ha trovato amianto.

La pietra ollare garantisce cotture uniformi e un basso pericolo di bruciatura del cibo senza l’uso di grassi. Avendo una bassa conducibilità la pietra ollare richiede molto tempo per riscaldarsi ma è altrettanto lenta a perdere calore, quindi si adatta allecotture lunghe a fiamma moderata, come zuppe, brasati, polenta.

Hanno uno spessore di almeno 2 cm, sono di colore verdastro e  nel tempo si possono incrinare lungo le venature naturali della pietra ma ciò non ne compromette l’utilizzo. Sono dotate di una intelaiatura metallica che ne mantiene la posizione e dei manici per poterla muovere.

Particolare cura va posta nel primissimo utilizzo di una pietra ollare nuova. Vanno previste e seguite le seguenti indicazioni:
– lavarla con acqua salata e asciugarla accuratamente;
– ungerla con olio vegetale o strutto da ambi i lati e lasciarla riposare per non meno di 24 ore;
– la prima volta che viene scaldata va fatto gradualmente, accertandosi che il fuoco sia uniforme su tutta la superficie per impedire che si dilati fino alla formazione di piccole fessure, che ne comprometterebbero il successivo utilizzo.

Dopo questo processo la pietra è pronta all’uso; si consiglia comunque di scaldarla sempre lentamente e in maniera omogenea per evitare spaccature e crepe superficiali. Pertanto anche dopo il primissimo utilizzo vanno seguite delle regole, le principali sono: scaldare lentamente e con gradualità la pietra iniziando con un calore minimo ed alzandolo a poco a poco fino al raggiungimento della massima temperatura (si può controllare il raggiungimento della temperatura massima facendoci cadere sopra una goccia di aceto verificando che questa evapori all’istante); cucinare i cibi senza aggiungere grassi ma soltanto le spezie e del vino, se può essere indicato dal tipo di alimento o ricetta.

E’ necessario, per l’uso su fornelli a gas, utilizzare una retina spargifiamma posta tra il fuoco e la pietra, in modo da rendere uniforme la distribuzione del calore sulla superficie della stessa. C’è da sapere poi che le pietre con telaio in ferro e nude superiori alla misura di 25×25 non sono costruite per la cottura su fornello a gas ma solo con brace e legna in apposito barbecue o caminetto.
Evitare insomma nel modo più assoluto sbalzi di temperatura (quindi mai versare sopra la pietra ancora calda acqua fredda) e di concentrare la fiamma in un solo punto della pietra.

Per una corretta manutenzione bisogna:
mai lavare la pietra con detersivi di qualsiasi tipo poiché, data la sua porosità e permeabilità, assorbirebbe le sostanze chimiche per quindi rilasciarle in fase di cottura;
mai toccare a mani nude la pietra e qualsiasi supporto in ferro, acciaio, rame, metallo, quando è in temperatura; per pulirla utilizzare un panno imbevuto di aceto quando è ancora tiepida e un raschietto;usare preferibilmente la pietra ollare solo per la carne o solo per il pesce, vista la sua porosità la steatite tende ad assorbire gli aromi in cottura e un uso combinato potrebbe danneggiare il sapore dei cibi;eventuali supporti in legno devono essere puliti solo con un panno umido e posti ad asciugare in un ambiente ventilato, evitare la lavastoviglie.

Prima dell’acquisto assicurarsi che la pentola sia stata costruita tornendo un pezzo di roccia, e quindi incavandone la pentola, e non che sia fatta di pasta composita a base di pietra ollare, nel quale caso conterebbe resine o composti tossici.

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Pentole in Pyrex (Vetro)

 

Il pyrex è un vetro composito ,(vetro borosilicato) trattato in modo tale da risultare assai resistente al calore. I punti di forza di questo materiale sono l’inattaccabilità degli alimenti e la grande facilità di pulizia. Il pyrex non è però un buon conduttore termico, tanto che i contenitori in pyrex devono essere utilizzati solo nel forno tradizionale oppure in quello a microonde.Forse uno dei pochi materiali che non rilascia sostanze nocive o tossiche è proprio il pyrex, almeno non ho mai avuto riscontri in proposito purtroppo non può essere usato sui fornelli o sulle piastre, anche se qualche mio conoscente utilizzando dei frangi fiamma lo fa quotidianamente, a suo rischio e pericolo, perchè al contatto con la fiamma viva anche il pyrex migliore può creparsi o esplodere in mille pezzi.

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Pentole in Acciaio 

 

L’acciaio inossidabile, o acciaio inox, è il materiale più usato nella produzione di pentolame e di attrezzi da cucina per via della sua solidità, dell’elevata resistenza alla corrosione e dellafacile lavabilità.
Il primo dei suoi punti deboli è rappresentato dalla bassa conducibilità termica (16), a causa della quale il calore non viene distribuito in modo uniforme: il ciboche si trova a contatto con il fondo riceve molto più calore rispetto a quello che si trova più in alto, quindi può attaccarsi e bruciarsi se la quantità di acqua e/o condimenti presente in pentola si riduce troppo durante la cottura.
Per questa ragione, i recipienti da fuoco per cucina in acciaio inox di migliore qualità sono dotati di un triplo fondo, ovvero di due dischi in acciaio con un disco di alluminio collocato tra l’uno e l’altro per favorire la diffusione uniforme del calore. In questo modo, padelle e pentole in acciaio possono essere utilizzate anche per quei cibi che necessitano una lunga cottura, come per esempio legumi e cereali. Lo spessore del fondo è dunque un indice di come il calore si irradia sul fondo della pentola, più è spessa e migliore è la cottura, anche se non bisogna esagerare perchè un fondo troppo alto necessità di maggiore calore per scaldarsi e quindi maggiore energia consumata.Un buon equilibrio per evitare di bruciare i cibi e allo stesso tempo sprecare energia è un fondo di circa 6 millimetri di spessore.

Padelle e pentole in acciaio inossidabile possono cedere particelle di metallo se vengono a contatto con composti acidi. È dunque opportuno evitare di conservarvi cibi acidi come pomodori e salse agrodolci, così come è consigliabile non lasciarvi il cibo per molto tempo dopo la cottura.
Anche il sale marino, che reagisce con l’acciaio inox quando si deposita sul fondo di pentole e padelle, può alterarne la superficie, generando erosioni che favoriscono il contatto tra metalli e cibo. Il sale va quindi aggiunto solo quando l’acqua è in ebollizione ed è buona norma continuare a mescolare fino a quando non si sia sciolto completamente.

L’acciaio 18/10 è più lucido e resistente alla corrosione, quello 18/c è migliore per la conducibilità del calore. L’inox si pulisce facilmente ed è resistente alla maggior parte dei detersivi e non assorbe gli odori.

Le sigle 18/10, 18/8 e 18/c presenti sulle pentole si spiegano col fatto che l’acciaio inossidabile è una lega composta da ferro, cromo, nichel e altri metalli. Il primo numero indica la percentuale di cromo presente nella lega, il secondo indica la percentuale di nichel. In caso di allergia a quest’ultimo materiale, occorre dunque scegliere pentole e padelle in acciaio inox 18/c, ovvero totalmente prive di nichel.

Attenzione però, io stesso mi sono convertito all’uso quasi esclusivo delle pentole in acciaio, che pure non essendo al 100/100 esenti da difetti, visto che al contatto di sostanze acide possono rilasciare particelle metalliche, anche se di quantità così bassa da essere trascurabile, ne respiriamo di più con l’inquinamento atmosferico dato dalle automobili, bisogna acquistare pentole di acciaio di qualità, che generalmente sono anche costose ma visto che poi ci dureranno parecchi anni ne vale la pena per la nostra salute lo dico perchè se acquisterete padelle di acciaio di scarsa qualità o della dubbia produzione industriale potrete incorre in acciai dal contenuto tossico come il cromo esavalente.

Il cromo esavalente (contenuto nell’acciaio) è tossico e l’esposizione a lungo termine può provocare problemi dermatologici, perforazione del setto nasale e tumore ai polmoni.Sulla base di evidenze sperimentali ed epidemiologiche è stato classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo. La forma trivalente è quella presente negli alimenti; non provoca questi disturbi e ha una tossicità molto bassa.

I composti del cromo +6 (cromo esavalente) sono potenti ossidanti, e gli effetti tossici e cancerogeni del cromo esavalente sono principalmente imputati a questa caratteristica, rendendolo fortemente aggressivo nei confronti dei sistemi biologici.

Il cromo e il nichel sono due metalli pesanti che il nostro corpo tollera in bassissime quantità (il cadmio contenuto nel sangue è circa 20 parti per miliardo e tutto il corpo ne contiene circa 6mg). Sono metalli essenziali nel senso che vengono usati dall’organismo per le sue funzioni e vengono assimilati dai cibi che naturalmente li contengono nella forma chimica idonea per essere digeriti ed espulsi se in eccesso. Il nichel e cadmio in forme diverse da quelle presenti nei cibi e in alte concentrazioni sono tossici per la nostra salute e come abbiamo visto in un modo o nell’altro se la qualità dell’acciaio è scarsa o ha alti contenuti dei predetti metalli pesanti  essi entrano nel nostro corpo attraverso i cibi che vengono cucinati nelle pentole in acciaio inox.

padella in acciaio da usare

paderno fondo spesso

Se decidete di utilizzare padelle in acciaio di buona qualità, assicuratevi che abbiano un buon fondo pesante

Paderno fondo

Io utilizzo padelle della professionali della Paderno e pentole della Kalderoni, ma ci sono buone pentole e padelle del Lagostina, Ballarini ecc.

Ricordatevi sempre che una buona pentola in acciaio di qualità, costa, quindi al momento in cui scrivo ultimo trimestre  anno 2015, il costo minimo è di 50 euro, per poi salire in Base al modello, al tipo di fondo ed al diametro, c’è anche l’acciaio a triplo strato che è anche più caro, molti acquistano prodotti spacciati per professionali in acciaio a 15/20 euro, ma salvo enormi stock ,ed anche in quel caso ponete massima attenzione alle contraffazioni, prezzi così bassi indicano padelle di scarsa qualità e quindi acciaio potenzialmente nocivo nell’uso prolungato e quotidiano.

Esistono poi le pentole in titanio, essendo un prodotto di nuova concezione al momento in cui scrivo i pareri e le notizie sono discordanti, ricordo che il titanio viene utilizzato anche negli impianti dentali, ma se di qualità carissimo, quindi se volete provarle ricordatevi che per essere di buona qualità e con una lega bassamente tossica , il costo sarà elevato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi naturali contro il raffreddore e l’influenza

Rimedi naturali contro il raffreddore e l’influenza

Autunno inverno e primavera, sono le stagioni in cui è più probabile prendersi un raffreddore o l’influenza. Il raffreddore lo si prende anche più volte l’anno, l’influenza generalmente una sola ma se si vive e lavora un pò isolati dal grande pubblico o da uffici molto frequentati possono passare anche alcuni anni tra un’influenza e l’altra, il raffreddore invece è più probabile anche in queste circostanze, basta prendersi un colpo d’aria fredda ed eccoci a starnutire.

Innazi tutto capiamo in cosa consistono raffreddore ed influenza, entrambe sono malattie causate da virus, che potremmo così sintetizzare: l raffreddore è una malattia delle prime vie respiratorie che insorge con prurito al naso poi con starnuti e con secrezione mucosa che talvolta può diventare purulenta se c’è contaminazione batterica. é molto fastidioso ma guarisce in poco tempo e quasi mai dà febbre se non qualche linea.
L’influenza è invece molto più impegnativa per l’organismo tanto che provoca febbre molto alta ( è una difesa del nostro organismo ), dolori muscolari, ossei e malessere generale e può complicarsi specie nei soggetti deboli, anziani e malati con bronchiti, broncopolmoniti, encefaliti ed altro.

Nel mezzo di queste due ci sono una varietà di mutazioni virali che portano sindromi influenzali più leggere, in tutti i casi nei confronti di queste malattie non c’è una vera e propria cura (anche se adesso si iniziano ad usare terapie antivirali), essendo generate da virus, l’unica difesa è il vaccino, che va consigliato ad anziani, bambini e/o soggetti debilitati, il problema è che basta una variazione atmosferica o ambientale ed il virus si modifica, modifica la membrana esterna, quindi il sistema immunitario attivato dal vaccino non riconosce come cattivo il virus così mutato e noi ci becchiamo comunque l’influenza od una sindrome virale para-influenzale od il raffreddore(il meno pericoloso di tutti ed il più blando), il vaccino funziona comunque nel senso che avendo rese le nostre difese più attive nei confronti di virus simili, ci permette di prendere l’influenza in maniera “più leggera”, allora perchè molti prendono gli antibiotici? Perchè sbagliano, gli antibiotici vanno presi se prescritti e solo se prescritti dal proprio medico, solo quando subentrano complicanze batteriche dovute all’indebolimento del corpo a causa dei virus influenzali, ma sono ininfluenti nei confronti dei virus di raffreddore ed influenza.

Che bisogna fare allora? Se i sintomi sono forti o avete complicanze, sempre e dico sempre consultate il vostro medico curante, sempre, con la salute non si scherza e non va presa sottogamba,se siete raffreddati o avete i soliti sintomi influenzali , ci sono varie cose che potete fare sia  che utilizziate farmaci o rimedi naturali, questi serviranno per lo più a calmierare i sintomi, a rendere più sopportabile la malattia per i pochi giorni che ci vogliono a superarla. La terapia migliore è stare a riposo assoluto, bere molto ed apportare vitamine e sali minerali per aiutare il corpo a guarire, se non volete usare farmaci ,che come abbiamo detto sono palliativi per rendere sopportabili i sintomi, ma che oltre che costosi non fanno sempre e solo bene, vi propongo una serie di rimedi naturali di sicuro effetto, come in tutte le cose anche i cibi assicuratevi di non essere allergici o intolleranti ai vari prodotti, erbe, tisane e quant’altro.

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Partiamo dai rimedi più semplici, il primo è quello di mangiare frutta che apporti vitamina C, vitamina che troviamo disponibile in tutta la frutta ed in maggiore concentrazione negli agrumi, arance e limoni, quindi potete berne il succo , meglio se spremute di frutta fresca, l’ananas è un altro frutto con grandi concentrazioni di vitamina c, il pompelmo va egualmente bene, i kiwi anche vanno molto bene.

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Latte e miele, è uno dei rimedi classici e più usati, ed è anche dei più efficaci per attenuare i sintomi ed apportare aiuto all’organismo, meglio se il miele è di eucalipto e se abbinato a della propoli, estratto di propoli disciolto nella bevanda è l’ideale, se non potete o volete bere il latte , potete sciogliere miele e propoli nel tè, oppure in una tisana a scelta.

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L’eucalipto come miele o estratto erboristico, se abbinato ai chiodi di garofano è un ottimo rimedio, sarà sufficiente lasciare macerare i chiodi di garofano nel miele per almeno 24 ore, quindi setacciare il miele per toglierli ed utilizzarlo.

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Se avete l’estratto o le foglie di eucalipto, potete metterle a bollire in uno o due litri di acqua assieme ad un cucchiaio di chiodi di garofano e quindi poi fare i suffimigi , respirandone i vapori si otterrà un effetto decongestionante delle vie respiratorie.

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Per sfiammare la gola potete scaldare un paio di cucchiai di aceto di mele, diluirlo con poca acqua e fare dei gargarismi, potrete anche aggiungere del timo, che aggiunge potere antisettico alla soluzione.

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Il timo può essere utilizzato anche tritato nel miele di eucalipto oppure bollito assiema d una tisana od al te, oppure nel latte assieme al miele di eucalipto ed alla propoli.

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L’aglio è uno dei migliori rimedi, lo so, lo so poi ci puzzerà l’alito, andrebbe preso tritato, crudo, se non riuscite a buttarne giù un cucchiaino, spalmatelo su una fetta di pane con olio di oliva e pomodoro, oltre ad aiutarvi a guarire gusterete un ottima bruschetta, il potere antibiotico dell’aglio è ufficialmente riconosciuto, e per i pigri che non vogliono sbucciarlo e tritarlo o mangiarlo intero , in erboristeria lo troverete in comode pasticche, c’è chi mette l’aglio tritato nel latte e miele per poterlo prendere senza storcere il naso, è importante che non sia cotto per mantenere al meglio le sue proprietà.

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La rosa canina è ricca di vitamina c e di sali minerali, è indicatissima, troverete tisane ed infusi di vario genere che potrete prendere a a scelta ottenendo un ottimo beneficio.

Ci sono una serie di tisane che potrete utilizzare, ve ne elenco alcune tra le più efficaci:

 Tisana allo zenzero, lo zenzero è la spezia anti-raffreddore per eccellenza. Grazie alle sueproprietà antisettiche ed antinfiammatorie, aiuta a combattere mal di gola e faringiti di lieve o grave identità. Inoltre decongestiona le vie respiratorie liberandoci dal fastidioso senso di naso chiuso.
Ingredienti:
2 o 3 fette di zenzero fresco
miele per dolcificare
Preparazione: porta ad ebollizione l’acqua e fai bollire lo zenzero 5min. Lascia riposare altri 5min. e servi con miele.

Tisana alla melissa, la melissa vanta ottime proprietà sedative e lenitive. In caso di febbre, stimola la sudorazione favorendo così l’abbassamento della temperatura corporea. Inoltre libera l’organismo da tossine e batteri accelerando la guarigione da raffreddore e influenza.
Ingredienti:
2 cucchiaini di melissa secca (facilmente reperibile in erboristeria)
miele per dolcificare
Preparazione: fai bollire la melissa in un colino da tè per 5min. Lascia riposare e servi con il miele.

Tisana alla salvia, la salvia è un ottimo rimedio naturale contro tosse e febbre, questo grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, balsamiche ed espettoranti. Inoltre calma la tosse e allevia i mal di gola.
Ingredienti:
10 foglie di salvia
1 scorza di limone
miele per dolcificare
Preparazione: fai bollire la salvia con la scorza di limone per circa 5min. Fai riposare e servi con il miele.

Tisana alla cannella, la cannella è il rimedio perfetto per chi è soggetto a disturbi legati alla gola e l’apparato respiratorio. Grazie alle sue proprietà antisettiche e disinfettanti, aiuta il sistema immunitario a combattere le infezioni virali.
Ingredienti:
1 bastoncino di cannella
scorza di arancia
2 chiodi di garofano
miele per dolcificare
Preparazione: porta tutto ad ebollizione per 5min. Lascia riposare e filtra la tisana in una tazza dolcificando con del miele.

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Un ultimo rimedio, un vero e proprio tocca sana, ecco gli ingredienti e come preparalo: 1 vasetto di vetro sterilizzato da 0,25l1 pezzetto di zenzero1 limone bio (si usa anche la buccia)4 frutti di anice stellatoMiele fino a riempire il barattolo. (Il miele deve essere liquido, se quello che avete in casa è cristallizzato scaldatelo a bagnomaria e in pochi minuti diventerà tale. Io ho usato un miele di castagno, ma qualunque tipo va bene. Quando lo trovo uso quello di timo, che contiene timolo, un altro principio attivo efficace per combattere tosse e batteri).Tagliate il limone a fette sottili ed eliminate i semi e le due estremità. Sbucciate e tagliate a fettine anche lo zenzero. Dopo aver versato uno strato di miele nel vasetto iniziate a disporre a strati limone, zenzero, anice stellato e di nuovo miele. Il miele deve riempire completamente gli spazi, fate uscire eventuali bolle d’aria  battendo leggermente il barattolo, vibrandolo e facendo pressione sulle fettine di limone. Una volta terminato di riempire il vasetto chiudetelo e tenetelo  in frigo, dove va conservato per tutto il tempo . Andrà utilizzato almeno 6 giorni dopo, si può prepararlo ad inizio autunno e conservarlo per l’inverno. La buccia del limone contiene pectina, che trasformerà il suo succo, insieme al miele, in una gelatina che a cucchiaini va sciolta direttamente nell’acqua calda  quando volete una tisana che vi dia sollievo.

Nella speranza che non dobbiate utilizzarli, che la vostra salute sia sempre ottima, spero che questi rimedi vi aiutino ad avere sollievo ed ad affrontare più serenamente i giorni di malessere causati da questi virus del raffreddore e dell’influenza, mi raccomando appurate sempre prima di non essere allergici od intolleranti a prodotti od essenze che utilizzerete, una raccomandazione da tenere presente anche quando acquistate in erboristeria tisane e rimedi.