Migranti ed Europa Unita le bugie del secolo

Migranti ed Europa Unita le bugie del secolo

Non ho mai scritto in queste pagine di politica o di sociale essendo il mio blog indirizzato ad altre cose di vario interesse ed al counseling, ma molti mi scrivono e mi richiedono di scrivere di questi argomenti, rispondo quasi sempre sui social, ma vista la mole di richieste, in via eccezionale scrivo questo post. Chiariamo subito che al di là di ogni ideologia e colore politico, esistono i punti di vista personali  ed i propri preconcetti, condivisibili o meno, e che questi sono comunque argomenti complessi non risolvibili con slogan od assolutismi, ma semplicemente usando il buon senso si può arrivare ad una comprensione del problema ed ad un abbozzo di soluzione.

I due argomenti che infiammano i nostri media in questo periodo sono i migranti e l’Unità di Europa, tanto che tutti gli altri problemi e notizie non sono degnate di uno sguardo se non lo sport calcistico od automobilistico che in Italia ancor più della religione sono la panacea di ogni male, l’arma di distrazione di massa per eccellenza, davanti ad una sfida calcistica l’italiano medio (diciamocelo , parafrasando l’On. La Russa)  perde cognizione di ogni causa ancor più che di fronte ad una bella donna , fino a dimenticare od assuefarsi ad ogni italico scandalo perpetrato ai nostri danni.  Più difficile mi resta comprensibile il silenzio femminile, al quale do giustificazione con il fatto che le donne più pragmatiche e realiste, impegnate nel fare funzionare le cose sia sul lavoro che in famiglia o nella propria relazione non abbiano il tempo di dare voce alla loro visione delle cose.

Prima cosa facciamo il punto della situazione sulle masse migratorie, tutti i media a dire che è una cosa epocale, mai successa prima, cosa non vera in realtà sono decenni che esiste solo che prima gli stati sovrani africani e medio-orientali , bloccavano il fenomeno sul nascere e mafie di scafisti e finte agenzie viaggio non proliferavano, poi noi occidentali per approfittare delle risorse energetiche di alcuni stati, (Iraq, Libia ecc.) abbiamo deposto i vari tiranni , anzi improvvisamente scoperti tiranni dopo 30 anni in cui li si era considerati capi di stato con cui commerciare, ricordo a chi ha la memoria corta , che Gheddafi era stato da poco nominato nella commissione dell’ONU per la pace come rappresentante……per poi invece improvvisamente trasformarlo in un sanguinario dittatore, il quale provvedeva ai suoi cittadini, comprandogli casa ed auto, fornendo servizi sanitari e sociali di primo ordine, certo non voleva oppositori politici al suo regime, ma manteneva sotto controllo le varie tribù che altrimenti, come poi è successo si scannano  le une con le altre.

Rome 30/08/2010 - Second anniversary of the Friendship Treaty between Italy and Libia celebrated in Italy. In the photo Libyan leader Muammar Gaddafi.

Rome 30/08/2010 – Second anniversary of the Friendship Treaty between Italy and Libia celebrated in Italy. In the photo Libyan leader Muammar Gaddafi.

Tornando al “Colonnello” a quanto pare il vero e fondamentale motivo per cui è stato deciso dai potentati economici di farlo fuori è perchè stava immettendo sul mercato nord africano una nuova (antica) moneta corrente , il dinaro d’oro ed infatti non voleva essere pagato in dollari per il petrolio ma in oro, è comprensibile che tutto questo avrebbe destabilizzato il mercato del petrol-dollaro invogliando altri a seguirlo e quindi togliendo potere ai suddetti potentati economici, i veri governanti del mondo.

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Dinaro Keiarano d’oro

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Dinaro stampato dall’ISIS

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Esempio di Dinaro Libico

Sullo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas non ci dilunghiamo visto che è palese e di dominio pubblico , come pure quello dei giacimenti dell’Iraq, motivo per cui venne definitivamente fatto fuori Saddam Ussein, infatti le armi chimiche e biologiche per la distruzione di massa non sono ancora state trovate.

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Quindi , il così-detto fenomeno improvviso non esiste, solo che prima  era tenuto sotto controllo come scrivevo poc’anzi e sopratutto non potevano proliferare i vari mercanti di uomini e scafisti vari, mentre ora essendo che in quei territori non vi è stabilità ne un controllo univoco del territorio, ogni uno fa quello che gli pare……..questo mi ricorda l’Italia sotto molti aspetti…….., addirittura, scafisti e commercianti di uomini pubblicizzano le traversate ed il falso benessere che i migranti troverebbero una volta giunti in Europa.

Sistema a se fa la Siria che è veramente coinvolta da una guerra, anche se è sempre colpa occidentale, ed anche qui si vuole dopo averlo destabilizzato fare fuori il regime, anche se è un regime aperto, eletto e permissivo dal punto di vista religioso, cosa più unica che rara in quei territori.

Ad esempio vediamo nelle immagini successive lo stato delle donne in Iran prima e dopo la rivoluzione che cacciò il “despota” scià di Persia ed in Afganistan prima delle venuta dei Talebani e del fondamentalismo:

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Ed a seguire come erano Iraq e la libia prima degli interventi occidentali ed ora dopo che i così detti tiranni sono stati scacciati :

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Le immagini sono più esplicative di ogni altra parola, sebbene per i nostri parametri occidentali e liberisti, quelle nazioni erano governate da regimi di stato, erano, laiche e prospere, ed ad esclusione del potere politico tutti i cittadini potevano fare ciò che più gli piaceva, studiare in università libere, e professare la religione che volevano, ora le religioni che non siano la visione estremistica dell’islam vengono perseguitate, centinaia di migliaia i cristiani uccisi ma anche gli islamici non ortodossi o non professanti, c’è poi da considerare che questi regimi mantenevano uno stato di pace e di quiete in nazioni dove le divisioni religiose (tra l’islam sunniti contro sciiti)  e di tribù avrebbero portato uno stato di guerra civile continuo, ed è quello che è successo e succede dopo gli interventi dei “liberatori” occidentali.

Questi i motivi dell’improvvisa emergenza migratoria, ma non solo, negli stati africani boko aram ed altri gruppi la fanno da padroni, in altri la corruzione fomentata da noi occidentali per appropriarci delle loro risorse prime , impedisce ai cittadini di vivere oltre il limite di povertà, nonostante le regioni sia ricche di acque, foreste e materie prime, quali minerali, metalli preziosi, diamanti ecc.

Tutti questi elementi ed altri corresponsabili, hanno in questi ultimi due anni creato l’emergenza migratoria, ma ci sono altri due aspetti di cui non ho trovato prova certa, ma che sono a rigor di logica ed intelligenza facilmente intuibili, se sono profughi e fuggono dalla guerra, vedremo interi nuclei familiari, composti da nonni e nonne, zii e zie, papà e mamme e figlioli di tutte le età, ciò che avveniva con i profughi albanesi, e a dimostrazione vediamo due foto dell’epoca:

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Nella foto si notano esplicitamente, uomini donne e bambini e se guardate bene anche qualche anziano, stessa cosa vediamo tra i profughi siriani, come quelli che abbiamo potuto vedere in questi giorni tra Turchia , Ungheria ed Austria :

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Anche qui notiamo intere famiglie, e questi profughi fuggono da una guerra vera, in atto ancora adesso nel momento in cui scrivo, e fino qui tutto normale, vediamo ora invece le foto dei migranti che sbarcano prevalentemente in Italia, foto che i nostri media nazionali faticano a pubblicare, vediamo se notate le differenze:

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Viste le differenze? No? Dove sono le donne, i bambini, gli anziani? Salvo qualche donna intrusa occasionale e qualche bambino, meno dell’uno per cento, sono tutti giovani maschi in età tra i 18 ed i 25 anni, e per lo più con provenienza non da zone di guerra, e qui casca l’asino, come mai si fanno entrare tutti questi ragazzi? Sono tutti pasciuti, ben vestiti e dotati di smart phone di ultima generazione, tutti hanno potuto pagare la tratta agli scafisti tra i 6000 dollari ed i 12000, cifra con la quale nei loro paesi di origine avrebbero vissuto da signori per qualche anno o che avrebbero potuto utilizzare per creare attività fiorenti, quindi sorgono alcune domande, chi ha dato a tutti loro questi soldi? Se sono di loro proprietà significa che stavano bene, allora perchè venire via? Come mai non hanno mogli figli, madri e padri con loro? Se non fuggono dalle guerre perchè li facciamo entrare a migliaia?

Qui ovviamente fatte salve le giuste domande, le teorie si sprecano, la più accreditata è che servano per fare crollare il mercato del lavoro (il costo essenzialmente) e togliere diritto agli europei, anche chi ci racconta che sono una risorsa per la nostra anziana società, ma si può facilmente rispondere che basterebbe dare il lavoro ai nostri giovani, i quali invece che andare in altri paesi  resterebbero in Italia e/in Europa, ci dicono che facciamo pochi figli, ma se dessero a me 35 euro al giorno, uno o due figli in più li avrei fatti volentieri( mi piacciono le famiglie numerose), invece a due o anche ad uno ci si ferma, perchè i figli costano nella nostra società più che nel secolo scorso, dove serviva prettamente del cibo in più, ora hanno esigenze più costose, sia scolastiche che di vestiario e accessori, più assicurazione, motorini, università, inoltre non trovano facilmente lavoro e restano a carico dei genitori anche da uomini e donne ormai adulti. Quindi se le risorse utilizzate per fare entrare chi non è profugo e quindi non ha diritto fossero usate a sostegno delle famiglie, anche il problema della filiazione sarebbe risolto e si avrebbe un boom demografico.

Invece per almeno due anni manteniamo giovani ragazzoni, che avrebbero potuto lavorare con profitto anche nei loro territori, i quali si lamentano pure di non avere la massima dotazione di confort e tecnologia che la società moderna può offrire, vediamo alcune foto di questi giovinotti nel loro tempo libero ossia tutto il giorno:

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Migrants queue for food handouts at the Jungle 2 migrant camp in Calais, France, as the migrant crisis across Europe continues to escalate. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Thursday June 18, 2015. See PA Story POLITICS Migrants Photo credit should read: Gareth Fuller/PA Wire

Migrants queue for food handouts at the Jungle 2 migrant camp in Calais, France, as the migrant crisis across Europe continues to escalate. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Thursday June 18, 2015. See PA Story POLITICS Migrants Photo credit should read: Gareth Fuller/PA Wire

 

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Ora senza esagerare , perchè potrete trovare in rete foto di città e paesi italiani ed europei dove cuffiette in testa e t-shirt ultimo grido molti di essi bighellonano per le vie ed altro ancora, ovviamente non è “colpa” loro, devono attendere almeno un anno e con ricorso due anni circa il permesso di soggiorno e quindi, vestiti e nutriti, pagato anche la ricarica del cellulare, scorazzano per le nostre strade, creando malumori tra chi nato in Italia/Europa, stenta ad arrivare a fine mese con grossi sacrifici ed a cui lo stato nazionale non porge lo stesso aiuto. (notare che anche in queste foto di cui quella in mezzo proviene dalla Francia, e sono migranti passati dall’Italia, sono tutti uomini giovani).

Veniamo all’Italia, in Italia dati ufficiali, sottostimati perchè di qualche anno fa, abbiamo 48000 italiani senza tetto, perchè lo stato non li ospita assiema ai 170000 migranti attualmente ospitati a carico nostro con contributo UE che comunque sono nostri soldi? Sono inferiori perchè non migranti? Non fa Odiens ospitare ed aiutare gli tialiani e gli europei?

Altra polemica che faccio è quella nei confronti del Papa, siccome è mediatico allora chiede alle parrocchie di ospitare una famiglia o un ‘immigrato o due , ma i poveri e senza tetto preesistenti sui territori europei e mondiali? Fanno schifo al Papa?

Chi è che guadagna e “ciurla” nel manico ? Cooperative, associazioni della chiesa e mafiosi di stato? Non lo so anche se molte cose si stanno scoprendo, la realtà è che si stanno creando discriminazioni verso i meno fortunati autoctoni e si provocheranno guerre sociali a volere insistere in questa direzione.

Inoltre non c’è un piano ufficiale sull’accoglienza, quanti ne potremo accogliere? Chi paga e da dove vengono i fondi? A chi vengono tolti e perchè? Ad un certo punto sarà obbligatorio fermarsi o sarà la guerra civile, perchè tutti buonisti e bestie abbiamo in comune lo spirito di sopravvivenza e quello che ci siamo guadagnati da generazioni, perderlo non lo si vuole. Sta già succedendo in Germani, che appena appena hanno raggiunto i siriani un discreto numero la gente sta correndo ai ripari e sono tornati i controlli di frontiera come in Olanda, Francia, Spagna già da un pò, però tutti i media a dire di buttare giù i muri e che ci vuole più Europa unita.

Ma la vera soluzione e chi lavora nelle grosse associazioni oggi dette cooperanti internazionali, lo sa, è quella di intervenire nei loro territori, pacificandoli ed aiutandoli a stare bene a casa loro, anche solo per meri motivi matematici sono molti più di noi e tutti in Europa non potrebbero starci anche se noi sparissimo tutti (cosa per altro probabile se si continuasse a gestire questi flussi in modo scellerato).

Quindi recarsi sui loro territori, pacificarli, donare a loro tecnologie e conoscenze, aiutarli a costruirsi un futuro pacifico e prospero, anche utilizzando la coercizione se serve, perchè ricordiamoci che lasciati soli riprenderebbero a combattersi, quindi devono passare almeno una o due generazioni di benessere e pancia piena per fermare questo desiderio di guerreggiare tra tribù religioni ed etnie.

Veniamo al discorso Europa unita, altra bugia mediatica sensazionale, perchè fatta salva una guerra civile pesante ed azzerante , oggi come oggi l’Europa non può essere ne unita ne federata come gli USA, e siccome anche qui ci sono molti punti da discutere ho letto pochi giorni fa un articolo che ben riassume i motivi per cui non è ne possibile ne probabile fare un’Europa unita oggi a meno di pesanti rinunce che non credo molti stati siano disposti a fare:

Cominciamo ad esaminare alcuni aspetti operativi:

  1. In Europa esistono 7 monarchie costituzionali e 21 repubbliche, divise fra parlamentari e presidenziali. La costruzione degli USE presuppone la cessione di sovranità nazionale ad un nuovo Stato federale, quindi la scomparsa dei singoli Capi di Stato, questione già delicata per le funzioni che essi svolgono nelle democrazie presidenziali. Quello che è certo però è che le sette monarchie dovrebbero cambiare assetto costituzionale, poiché non si è mai visto una monarchia far parte di una federazione democratica, evidentemente su base repubblicana (sennò faremmo il Regno d’Europa…). Siamo sicuri che Spagna, Inghilterra, Belgio, Olanda, ecc. sarebbero d’accordo?
  2. Non si è mai visto uno Stato federale che all’interno abbia 25 lingue parlate, più vari dialetti riconosciuti. Il problema si pone non solo per la omogeneità interna e la possibilità di interscambio fra persone che, formalmente, farebbero parte di un unico Stato, ma soprattutto per la legislazione: sulla base di quale lingua verrebbero adottati i provvedimenti legislativi? Il sistema attuale di promulgazione multilingua è farragginoso e non funziona, poiché ogni lingua ha dei termini che hanno valenza diversa e sfumature diverse, pur se indicano lo stesso oggetto (lo sanno bene i traduttori di libri e saggi), ed i problemi degli ambiti interpretativi, alla luce della legislazione locale, sono una delle più grandi fonti di discussione nell’applicazione su base nazionale delle direttive. Poi c’è il piccolo problema che le regole devono essere comprensibili per tutti, altrimenti si creano cittadini di serie A e di serie B. Usiamo allora tutti l’inglese? Per quanto sia una lingua conosciuta è parlata correntemente solo dal 10% della popolazione europea. E gli altri? Ce li vedete poi i francesi od i tedeschi ad abbandonare la loro lingua? E tutta la produzione culturale nelle varie lingue, che formano il patrimonio artistico europeo, la abbandoniamo anch’essa?
  3. Per aversi uno Stato, anche federale, ci deve essere un substrato comune fatto di costumi sociali simili, una cultura condivisa ed un insieme di fattori comuni  (interessi, alimentazione, abitudini, ecc.) che fanno sentire un popolo tale, che danno un appartenenza. Se un americano passa dalla California al Montana, che sono la bellezza di 11.479 km, quando scende dall’aereo, magari sentirà freddo, ma troverà lo stesso hamburger, lo stesso sport in TV, la stessa struttura sociale e non da ultimo la stessa lingua. Se un greco va ad Helsinki, che sono solo 3.447 km, quando scende dall’aereo, oltre a morire dal freddo, si trova in un mondo per lui alieno. Su queste basi vogliamo costruire uno Stato federale europeo? Magari prima bisognerebbe costruire un popolo europeo…
  4. Quale sistema elettorale implementiamo? Abbiamo di tutto in Europa: uninominali secchi, con ballottaggio, proporzionali, con resti e senza, con premi di maggioranza e senza, con sbarramenti diversi, con elezione diretta del Capo dello Stato, parlamentari, ecc.: chi sceglie? Ognuno ovviamente difenderà il proprio sistema e se pensate che in fondo esiste già una legge elettorale europea per il Parlamento, vi rammento che una cosa è nominare un organo praticamente senza poteri come quello attuale (rileggete qui per rinfrescarsi la memoria), per cui nessuno si fa troppi problemi, una cosa dover nominare quelli che ci dovrebbero governare tutti. Vedrete che allora i problemi salteranno fuori (e giustamente).
  5. Abbiamo sistemi fiscali molto diversi e sistemi giudiziari ancora più diversi. Che facciamo, costringiamo i Paesi con Common Law e Tribunali basati sulla vincolatività del precedente giurisprudenziale ad adottare un sistema basato sulla codificazione formale? Non si è mai visto uno Stato federale con un sistema giudiziario non omogeneo al suo interno. Idem per il fisco: uniamo Paesi che hanno aliquote diverse, basi di calcolo diverse e diverse basi imponibili? Non è possibile, perché all’interno si creerebbero situazioni di dumping fiscale fra uno Stato e l’altro, o inaccettabili differenze di carico fiscale, a seconda del Paese dove si vive. Se è uno Stato unico, ancorché federale, ci deve essere un fisco unico. Auguri…

Queste sono solo alcune questioni che sorgono se, al di là degli slogan propagandistici, si va a vedere in concreto come in queste condizioni si può costruire uno Stato federale: volete proprio gli USE? Io no, ma se li volete cominciate a lavorare sulle differenze sociali, economiche e giuridiche e forse tra 5/6 generazioni se ne può parlare. Adesso è solo un’idiozia, figlia dell’ignoranza e soprattutto della malafede, perché in nome di questi fantomatici futuri Stati Uniti d’Europa intanto vi vogliono togliere ADESSO i vostri diritti come singoli cittadini e come popolo sovrano!

Un’ultima notazione: per chi si chiedesse come hanno fatto gli USA a diventare rapidamente uno Stato federale funzionante la risposta è semplice: avevano solo 100 anni di storia alle spalle e comunque per coprire celermente le differenze culturali e sociali dei Paesi di origine c’è voluta una guerra civile… fonte dell’articolo, scenarieconomici.it.

Alla luce di questi fatti incontrovertibili, molte domande restano non risposte e molte cose si dimostrano panzane per abbeverare il popolo bue, resta da porsi la domanda suprema, a quale scopo??? Potere, economia, entrambe? La dominazione del mondo?

Non so dare una risposta, so che si stanno sfruttando l’empatia e la bontà delle genti , invece che procedere concretamente per risolvere il problema immigrazione e rendere buona la vita di quelle genti e delle nostre genti, so solo che l’Europa unita si basa sul nulla e tutti i motivi che abbiamo posto non vengono discussi dai media e dai giornali, come voler coprire un’utopia e renderla vera contro ogni realtà, io ho dei figli ed il mio timore è che abbiano prima o poi un brusco risveglio e che il mondo occidentale conosca un nuovo medio evo. Nell’augurio che ciò non accada spero di aver risposto ai più ed aver esposto per chi vuole un punto di vista di quello che sta succedendo, senza condirlo di falso buonismo ne razzismo dell’ultima ora ma cercando di essere pragmatico e realista, poi ogni uno la pensi come vuole ma questi sono fatti ai quali va risposto altrimenti si rimanda fino all’inevitabile conclusione.

 

Buddha, e buddithà

Buddha, e buddithà

Nel pensare al Buddha , molti pensano alla meditazione, pensano ai mantra e alcuni allo yoga, ed allo stato del Buddha come ad uno stato di illuminazione permanente magari in stato di trance yoga, ma pochi sanno che al di là del folclore, e di tutto quello che gli è stato cucito addosso, Siddhārtha Gautama detto il Buddha, è stato forse il primo psicoterapeuta della storia, avendo più a che fare con il benessere in questo mondo e questa realtà che in quello trascendente.

Senza sembrare quello che scopre l’acqua calda, e nemmeno una cosa originale, infatti ne parla da anni il noto Psicoterapeuta Giulio Cesare Giacobbe, certo forse semplificando un pò tutta la tradizione costruita sul Buddha, ma traendone il giusto spirito ed insegnamento, allora vediamo cosa fece e perchè lo fece.

La leggenda e la storia ufficiali, dicono che Siddhārtha Gautama, ad un certo punto della sua vita lasciò la famiglia ed i suoi titoli regali, per mettersi alla ricerca, alla ricerca di una soluzione per lo stato sofferente degli uomini. Aveva capito infatti che gli uomini passano da uno stato di sofferenza all’altro, e parliamo di sofferenza mentale,  cioè noi passiamo la vita a soffrire mentalmente di una cosa o dell’altra, siamo tutti nevrotici, e vediamo più avanti perchè ed in cosa consiste. Anche i più ricchi e potenti soffrono continuamente di queste nevrosi, quindi Gautama si mise in viaggio , rinunciando a tutto, per cercare una soluzione a questo, provò varie forme di meditazione, passando da un monastero all’altro, da un tempio all’altro, provò lo yoga e con la meditazione scoprì che si poteva raggiungere uno stato di trance che ci liberava da questa sofferenza mentale, da ogni nevrosi, poi però una volta usciti dallo stato di trance tutto era come prima e la situazione non era mutata, in pratica vivere uno stato di serenità permanente indipendentemente dagli avvenimenti esterni era impossibile, quindi riprese il suo cammino, e un giorno si sedette sotto un “ficus religiosa” e cominciò a riflettere ed osservare il mondo e le cose che gli erano intorno.

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the head of the sandstone buddha image in roots of bodhi tree, Ayutthaya,Thailand

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Inizio quindi un percorso di osservazione del mondo esteriore e del mondo interiore, cercando la soluzione dentro di se, e osservando come funziona il mondo, due ragazzini, la figlia del capo villaggio li vicino, ed il figlioletto di un guardiano di bufali, vedendo questo povero li sotto questa pianta, gli portavano ogni giorno del latte e delle erbe perchè si nutrisse.

Un giorno mentre gli portavano il latte, lo videro radioso contento, e quando gli si avvicinarono lui gli dice che ha trovato la via, la via che porta alla liberazione, alla felicità alla gioia, alla “serenità” , una cosa così semplice che tutti possono capire anche i bambini , quindi glie la spiega, una volta compreso i due bambini e sentendo le parole che lui disse , cioè che era come se si fosse risvegliato dopo un lungo sonno ed aveva visto la realtà come effettivamente era, lo chiamarono Buddha che nella loro lingua (magali)  significa appunto risvegliato, quindi Siddhārtha Gautama, fu poi storicamente conosciuto dai più appunto come il Buddha.

Quindi Siddhārtha Gautama, scrisse le 4 nobili verità ,e gli otto nobili sentieri, che sono i passi da fare per raggiungere questo stato di serenità, che possiamo definire budditha’.

Qui sotto vi propongo alcuni specchietti riassuntivi degli otto nobili sentieri:

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Ne ho messi due diversi perchè ogni uno riesca a capire da quello che più gli permette di cogliere il significato che comunque così descritto può apparire un pò astruso ad un primo approccio, ma possiamo semplificare i termini dell’ottuplice sentiero spiegandolo con parole e significati correnti, la retta visione o retta comprensione che dire si voglia, è una visione cosciente della realtà, di come è essa realmente, non di come noi la percepiamo , cioè osservare la realtà esteriore ed interiore scevri da ogni condizionamento e preconcetto dicendosi la verità della realtà, capire che il mondo e noi non siamo mai gli stessi, quindi la legge della impermanenza, niente resta simile a se stesso per più di un secondo, noi stessi continiamo a cambiare, ogni cosa, pianta, animale, persona, stella, pianeta ecc. è interdipendente dall’universo e da tutto quello che ci circonda, l’universo esiste così come è perchè tutto è interconnesso, e perchè noi ne facciamo parte, il nostro vicino di casa ne fa parte, il nostro amico ed il nostro nemico ne fanno parte e così via, quindi il mondo è impermanente ed interdipendente, capita questa cosa si ha la retta visione, ovviamente bisogna poi fare il passo di accettare questa cosa ed esserne costantemente coscienti. Perchè allora noi soffriamo mentalmente, perchè pure vivendo in una realtà impermanente ed interdipendente, vogliamo che le cose restino tali, vogliamo delle sicurezze, come essere sempre in salute, sempre benestanti, sempre amati, sempre tranquilli, che tutto resti uguale, ma essendo il mondo la realtà in continuo cambiamento questo non è possibile, quindi soffriamo, abbiamo le nevrosi, questa è sostanzialmente l’illuminazione avuta da Gautama detto il Buddha.

Certo che per raggiungere la Buddithà e quindi essere sempre sereni bisogna fare un ulteriore passo di comprensione, una volta raggiunta la retta visione, bisogna accettarla, bisogna farla nostra, e chi è che accetta di vivere in un mondo in continuo cambiamento senza nessuna sicurezza, senza nessun punto fermo?

Ovviamente ho un pò semplificato le cose, ma la sostanza è questa, quindi tutti possiamo diventare dei buddha? Probabilmente no, ma possiamo avere la buddithà.

Anche se personalmente ritengo oltre che difficile, impossibile mantenere la buddithà da parte di chi che sia,(chiunque) in quanto è intrinsecamente umano e atavico, cercare delle sicurezze, altro è capire che difficilmente esse saranno durature o comunque sempre con la stessa valenza, in caso però vogliate provare potete leggere i libri di Giulio Cesare Giacobbe come ad esempio, diventare un buddha in cinque settimane qui potete trovare il sito dell’autore, oltre a rilassarvi se non raggiungerete la buddithà almeno qualche passo lo avrete fatto e forse qualche nevrosi ve la siete tolta, dal mio canto sono sempre disponibile a rispondere a dubbi e domande, vi propongo in chiusura una parte del workshop di Giulio Cesare Giacobbo, che con la sua capacità oratoria e la sua schiettezza spiega quanto detto sul Buddha e sulla buddithà.

 

 

La storia di Vicki Noratuk

La storia di Vicki Noratuk

Con questa storia, inizierò a riportare se non tutte almeno alcune delle storie e dei documenti che sto studiando e ricercando sul fenomeno dell’NDE, la così detta premorte, vorrei condividere con i lettori i visitatori del mio blog, i casi che più degli altri sono scientificamente inspiegabili, che più mi hanno colpito per l’eccezionalità dell’evento e delle sue conseguenze, e sopratutto del fatto che a mio parere questi eventi non si spiegano se non con il fatto che dopo la morte si continua a vivere , la nostra coscienza, il nostro spirito o anima che dir si voglia continua il cammino intrapreso sulla terra, e ormai i dati odierni hanno stabilito con certezza che non si tratta di allucinazioni, da farmaci, da carenza di ossigeno o da scatenamento di ormoni ed endorfine nel nostro cervello, per scappare dalla morte imminente , ma di fatti ed esperienze reali, il caso di Vicki è emblematico di chi, cieco dalla nascita , meccanicamente, fisiologicamente impedito nel vedere, ne ombre ne luci niente in assoluto, dopo l’esperienza di NDE , può raccontare cosa ha visto, persone e cose, nomi e colori , oggetti e macchinari tutto verificato e verificabile con sgomento e sorpresa da parte dei sanitari e delle persone che assistettero all’incidente ed alle fasi di rianimazione.

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La storia di Vicki. Nasce prematura nel 1951, con bulbi oculari e nervo ottico atrofizzati e incompleto sviluppo della corteccia cerebrale visiva. Totalmente cieca. Nel 1973, a 22 anni, è coinvolta in un incidente d’auto. Tentano inutilmente di rianimarla. “Esce” da sé stessa. Non avendone esperienza, subito non distingue il suo corpo steso in barella. Poi lo identifica dall’anello che aveva conosciuto con il tatto. Al suo risveglio descrive con precisione il furgone Volkswagen contro cui s’è schiantata l’auto su cui viaggiava e i volti di persone defunte, “fatte di luce”, che non aveva mai visto in vita sua: la nonna, due amichette del collegio per non vedenti, due anziani. In pratica una prova scientifica dell’esistenza dell’anima contro coloro che liquidano le Nde come allucinazioni prodotte dall’encefalo. Nel cervello di Vicki non poteva esservi memoria delle immagini che invece ha saputo dettagliare.

Vicki è una giovane donna cieca da sempre per una serie dl traversie. Nasce prematura, sl ritrova con  bulbi oculari e nervo ottico atrofizzati a cui si aggiunge t’incompleto sviluppo della corteccia cerebrale  visiva questa parte del cervello che trasforma bulbi oculari e nervo ottico atrofizzati a cui si aggiunge t’incompleto sviluppo della corteccia cerebrale visiva questa parte del cervello che trasforma gli stimoli ricevuti in immagini Una situazione in cui à del tutto impossibile vedere qualcosa. Infatti Vicki trascorre la sua vita senza mai vedere nulla. Nel modo più assoluto. Nemmeno nei suoi sogni nessuna immagine e nessun colore. Niente finchè un giorno del 1973  quando ha 22 anni ,Ie capita un disastroso incidente automobllistlco. Lei viene sbalzata fuori dall’auto in cui sl trovava e riporta danni pesantissimi : la frattura della base cranica, una grave commozione cerebrale, la frattura del collo e di una gamba, entra in coma. In questa situazione sperimenta una NDE (Near Death Experience). Come riferirà in seguito, è proprio In questa circostanza che coglie la prima immagine visiva della sua vita. Ma non con i sensi corporei, dato che è in coma anzi morta da rianimare.Vede dall’alto l’incidente. L’ auto distrutta contro un furgone Volkswagen, in seguito, arrivata al pronto soccorso e vede ancora dall’alto e per la prima volta, il proprio corpo. È una vicenda stupefacente. Vicki non riconosce subito il suo corpo che non aveva mai visto prima. All’inizio vede una ragazza distesa su una barella, vede delle persone che si accalcano attorno a lei e sente le loro parole di gravissima preoccupazione. Tutti gridano “non passiamo riportarla indietro”. Mentre proseguono concitati nei loro tentativi di rianimazione. A un certo punto la sua attenzione sl focalizza su un dettaglio , quella donna che vede laggiù distesa su una barella ha un anello e osservandolo bene capisce che è identico al suo anello nuziale. Vicki non Io ha mal visto, ma Io conosce benissimo grazie al tatto ed è in grado di riconoscerlo alla mano di quella donna che a questo punto capisce con sgomento dl essere proprio lei. Realizza che quelle è il suo corpo e che lo sta osservando dall’alto. Comincia a rendersi conto dl essere morta. Ma non riesce a capacitarsi della situazione, perchè vede , capisce e sente di essere staccato dal proprio corpo. Vedere per Ia prima volta la Impressiona, è tutto sconosciuto e inquietante, tutte quelle persone spaventate che si agitano sono un enigma. Non riesce a comunicare con nessuno, pensa quindi di essere ormai svincolata dal mondo, a questo punto sale attraversa il soffitto dell’ospedale, e vede l’ospedale, dall’alto gli alberi intorno, le strade le case, tutte cose che poi descriverà con dovizia di particolari, impossibili per una persona che non vede dalla nascita, proprio perchè non potrebbe averne idea neanche se glie li avessero raccontati.

A questo punto Vicki sale in un vortice e arriva in un posto dove tutti sono belli esseri di luce, tra cui riconosce due ragazzine cieche come lei compagne di istituto scolastico Debby e Diana ,morte anni prima e poi la sua nonna morta due anni prima , la nonna che l’aveva allevata, Debby e Diana che in vita erano piccole e ritardate mentalmente, qui erano vispe e allegre,e già ragazzine, riconobbe poi degli anziani vicini di casa da alcuni particolari che lei non aveva mai visto ma toccato e che le erano stati descritti all’epoca che li conobbe da ragazzina.

Poi Vicki , fu spinta a tornare nel mondo e nel corpo, la sensazione fu sgradevole e dolorosa, così racconta appena ripresasi , raccontando poi tutto quello che aveva visto con dovizia di particolari, colori, nomi, attrezzature, automezzi e quant’altro.

Questo è uno dei casi non contestati non contestabili anche dai più scettici, in quanto questa non vedente, mentre giaceva”morta” sul lettino del pronto soccorso, staccata dal proprio corpo viveva un’esperienza visiva, riscontrata e riscontrabile, raccontando di posti, mezzi, piante, persone e quant’altro che mai aveva incontrato prima e che mai in vita  sua avrebbe potuto vedere, ma che in quell’esperienza aveva visto, e che ora tornata alla vita quotidiana, non può vedere in quanto fisicamente cieca come prima.

Capisco che questo caso apra una serie di interrogativi, sul come, abbia potuto vedere, su come la nostra coscienza,come noi si possa esistere e vivere staccati dal corpo terreno, ma è altrettanto ineluttabile che possiamo vivere oltre il nostro corpo terreno in una realtà che trascende le leggi fisiche che conosciamo e che trascende dallo spazio e dal tempo, ho voluto partire con il descrivere questo caso , proprio perchè come dicevo in apertura è uno dei casi che più fa discutere il mondo scientifico portando al dubbio anche i più scettici.

 

 

Apparizione di “Nostra Signora delle Vigne” anno 560

Apparizione di “Nostra Signora delle Vigne” anno 560

Anticamente fuori dalle mura cittadine di Genova, il maestoso “Santuario di Santa Maria delle Vigne” prende nome dai vigneti in mezzo ai quali fu innalzata una prima Cappella alla Vergine Assunta, in seguito all’apparizione della Madonna ad una certa Argenta, ancora nel VI secolo. La veggente fece erigere una piccola cappella, primo passo verso l’attuale santuario.

Soltanto nella seconda metà del sec. X iniziò la costruzione della Collegiata-Santuario che, con vari rifacimenti e ampliamenti successivi, fu completata ai primi anni del sec. XVII; tanto che il primitivo quadro della Vergine ‘delle Vigne’ fu riportato in luce e restaurato nel 1603 e la mistica effigie venne incoronata nel 1616.

Singolare il fatto che – nella monetazione di Genova, “Città di Maria” – si usasse nel XVII secolo riprodurre quest’effigie della Vergine con le scritte: “Sub tuum praesidium” e “et rege eos“; e da tenere presente che l’omaggio del Doge e dei dignitari della Repubblica di Genova alla “Madonna delle Vigne” in occasione della sua festa (21 Novembre) si protrasse per molti decenni, proprio per rimarcare la regalità della Vergine.

Lungo la vecchia via marenca si trova il santuario di Nostra Signora delle Vigne che risale alla fine del XVI secolo. Recentemente restaurato; ha la facciata abbellita da un piccolo portico e presenta all’interno notevoli stucchi settecenteschi di F. M. Marvaldi e affreschi di Francesco Carrega.

 

   www.basilicadellevigne.it

 

Il manoscritto Voynich

Il manoscritto Voynich

Il manoscritto Voynich, oggi anche conosciuto come il “libro più misterioso del mondo”, deve il suo nome a Wilfrid Voynich, il mercante di libri rari statunitense che nel 1912 lo acquistò, per circa 25.000 dollari americani, dai gesuiti di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, sulle alture dei colli Albani che si affacciano su Roma. Oggi il manoscritto Voynich è conservato nella Biblioteca Universitaria di Yale, a cui fu donato nel 1969 dall’antiquario newyorkese H.P. Kraus, che lo aveva acquistato dalla segretaria di Voynich nel 1961.

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                                                                         Wilfrid Voynich
Dove e quando questo codice  sia stato scritto (o copiato?) nessuno lo sa ,ciò che si conosce con certezza è solo ed in parte la sua storia e la storia dei suoi diversi spostamenti attraverso l’Europa fino agli Stati Uniti, donde a ragione gli è stato dato l’attributo di “ itinerante”.
Tra le pagine del manoscritto era conservata una lettera di accompagnamento, datata “Praga, 19 agosto 1665” (o 1666), a firma di Johannes Marcus Marci, medico reale e bibliotecario, con la quale chiedeva all’amico gesuita Athanasius Kircher di decifrare il “librum”che si accingeva ad inviargli. Marci aveva ricevuto il libro quando era subentrato nella carica di bibliotecario di corte a Georg Baresch che lo custodiva nella biblioteca imperiale, e che, sempre secondo Baresch, lo aveva acquistato per 600 ducati (equivalenti oggi a circa 50.000 € ma con un valore di acquisto presumibilmente maggiore), come opera del Dottor Mirabilis, al secolo Ruggero Bacone.

(Roger Bacon : Ilchester,1214 circa – Oxford, 1294), è stato un filosofo, scienziato, teologo ed alchimista inglese.)

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                                                                   Ruggero Bacone

 

 

Ebbene questa lettera è l’unico documento di una certa attendibilità che fornisce dati sulla storia del testo più misterioso e finora indecifrato del mondo. Ma non abbiamo nessuna prova che Kircher abbia ricevuto il Voynich e che si sia cimentato, da vero esperto qual era, su quell’alfabeto ignoto per traslitterarlo e sui disegni di piante, stelle e simboli alchemici per spiegarli.

Il testo della lettera liberamente tradotto dal latino è:

“Reverendo ed esimio Padre in Cristo. Questo libro mi è stato lasciato per testamento da un caro amico. Subito ho pensato di destinarlo a te, Attanasio carissimo amico, essendo persuaso che nessun altro, all’infuori di te, avrebbe potuto leggerlo. In passato (27 aprile 1639) ti fu inviata una copia, parziale, di questo manoscritto dall’allora possessore (Baresch) per chiedertene un parere. Egli non ti inviò l’originale perché tentava lui stesso di decifrarlo, ma veloce la morte lo rapì pria che ne venisse a capo. In verità il lavoro fu frustrante, perché queste sfingi obbediscono soltanto a Kircher.

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                                                                            Athanasius Kircher

 

Accettalo dunque, a testimonianza di quanto secondo me tu lo meriti, e scardina le sue corazze , se esistono, con la tua consueta felice intuizione. Il dottor Raphael, precettore in lingua boema di Ferdinando III re di Boemia, mi riferisce che questo libro è stato pagato 600 ducati al suo latore. Raphael riteneva che l’autore stesso fosse l’inglese Roger Bacon, su questo punto io non esprimo ancora il mio parere. Invero definisci tu quello che noi dobbiamo ritenere. Mi affido totalmente alla vostra benevolenza”

Il manoscritto Voynich è storicamente presente per la prima volta nei primi anni del 1600 nella Biblioteca Imperiale di Praga all’epoca di Rodolfo II. Ne fanno fede: il nome “Tenepec” rivelato da un analisi all’infrarosso (vedi oltre), le lettere del bibliotecario Baresh e la lettera di Marcus Marci, la quale ci rivela che nel 1665-66 fu inviato a Roma al gesuita Kircher presso il Collegio Romano, nella cui Biblioteca rimarrà conservato. Circa due secoli dopo, onde preservarlo dalla situazione turbolenta dell’epoca, fu spostato, prima alla Casa Professa e poi a Mondragone, dove nel 1912 fu acquistato da Voynich che lo portò sempre con sé nei suoi spostamenti, giungendo così fino negli Stati Uniti. Alla morte dell’antiquario il codice fu ereditato dalla moglie Ethel, la quale ricevette dal marito il consiglio (o l’ordine) di venderlo non a collezionisti privati, ma eventualmente ad una istituzione e per non meno di 100.000 dollari. Alla sua morte Ethel lo lasciò alla segretaria del marito, Ann Nill, che lo vendette al mercante di libri di New York Hans Kraus per 25.500 dollari. Quest’ultimo, a sua volta, cercò di venderlo a caro prezzo, ma invano. Si decise infine a donarlo alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale, dove è conservato e catalogato sotto l’anonima sigla ms408.

 

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Il volume, scritto su pergamena di capretto, è di dimensioni piuttosto ridotte: 16 cm di larghezza, 22 di altezza e 4 di spessore. Consta di 102 fogli, per un totale di 204 pagine. La rilegatura porta tuttavia a ritenere che originariamente comprendesse 116 fogli e che 14 si siano smarriti.

Fanno da corredo al testo una notevole quantità di illustrazioni a colori, ritraenti i soggetti più svariati: proprio i disegni lasciano intravedere la natura del manoscritto, venendo di conseguenza scelti come punto di riferimento per la suddivisione dello stesso in diverse sezioni, a seconda del tema delle illustrazioni:

  • Sezione I (fogli 1-66): chiamata botanica, contiene 113 disegni di piante sconosciute.
  • Sezione II (fogli 67-73): chiamata astronomica o astrologica, presenta 25 diagrammi che sembrano richiamare delle stelle. Vi si riconoscono anche alcuni segni zodiacali. Anche in questo caso risulta alquanto arduo stabilire di cosa effettivamente tratti questa sezione.
  • Sezione III (fogli 75-86): chiamata biologica, nomenclatura dovuta esclusivamente alla presenza di numerose figure femminili nude, sovente immerse fino al ginocchio in strane vasche intercomunicanti contenenti un liquido scuro.

Subito dopo questa sezione vi è un foglio ripiegato sei volte, raffigurante nove medaglioni con immagini di stelle o figure vagamente simili a cellule, raggiere di petali e fasci di tubi.

  • Sezione IV (fogli 87-102): detta farmacologica, per via delle immagini di ampolle e fiale dalla forma analoga a quella dei contenitori presenti nelle antiche farmacie. In questa sezione vi sono anche disegni di piccole piante e radici, presumibilmente erbe medicinali.

L’ultima sezione del Manoscritto Voynich comincia dal foglio 103 e prosegue sino alla fine. Non vi figura alcuna immagine, fatte salve delle stelline a sinistra delle righe, ragion per cui si è portati a credere che si tratti di una sorta di indice.

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Fino agli inizi del 2011 si è ipotizzato che il manoscritto fosse stato creato ad arte come falso nel XVI secolo, per perpetrare una truffa ai danni di Rodolfo II. Secondo tale ipotesi, il truffatore sarebbe stato l’astrologo mago e falsario inglese Edward Kelley aiutato dal brillante filosofo John Dee.

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                                                                        John Dee

A confutare questa teoria è però sopravvenuta la datazione ottenuta mediante la tecnica del Carbonio-14 nel febbraio 2011. Un gruppo di ricerca presso l’Arizona University è stato autorizzato ad asportare quattro piccoli campioni (1 millimetro per 6) dai margini di differenti pagine. A seguito di una datazione al radiocarbonio le pergamene parrebbero risalire ad un periodo compreso fra il 1404 e il 1438. L’impossibilità di analizzare l’inchiostro col quale il manoscritto è stato redatto lascia però ancora spazio a qualche diatriba.[2]

Precedenti ipotesi collocavano la stesura del testo intorno agli inizi del XVII secolo poiché un’analisi all’infrarosso aveva rivelato la presenza di una firma, successivamente cancellata, di Jacobi a Tepenece, al secolo Jacobus Horcicki, morto nel 1622 e principale alchimista al servizio di Rodolfo II.

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Inoltre, poiché una delle piante raffigurate nella sezione “botanica” è quasi identica al comune girasole giunto in Europa all’indomani della scoperta dell’America e quindi successivamente al 1492, si è supposto che l’autore non potesse ancora conoscere tale pianta ergo il libro sarebbe stato scritto solo successivamente a tale data.

 

In molti, nel corso del tempo, e soprattutto ultimamente, hanno cercato di decifrare la lingua sconosciuta del Voynich. Il primo ad aver affermato di essere riuscito nell’impresa fu William Newbold, professore di filosofia medievale alla Università di Pennsylvania. Nel 1921 pubblicò un articolo in cui proponeva un elaborato ed arbitrario procedimento con cui tradurre il testo, che sarebbe stato scritto in un latino “camuffato” addirittura da Ruggero Bacone. La conclusione a cui Newbold arrivò con la sua traduzione fu che già nel tardo Medioevo sarebbero state conosciute nozioni di astrofisica e biologia molecolare. Newbold analizzando il manoscritto però si accorse che le minuscole annotazioni in realtà altro non erano che crepe nella pergamena invecchiata.

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                                                                    William Newbold

Negli anni quaranta i crittografi Joseph Martin Feely e Leonell C. Strong applicarono al documento dei sistemi di decifratura sostitutiva, cercando di ottenere un testo con caratteri latini in chiaro: il tentativo produsse un risultato che però non aveva alcun significato. Il manoscritto fu l’unico a resistere alle analisi degli esperti di crittografia della marina statunitense, che alla fine della guerra studiarono ed analizzarono alcuni vecchi codici cifrati per mettere alla prova i nuovi sistemi di decodifica. J.M. Feely pubblicò le sue deduzioni nel libro “Roger Bacon’s Cipher: The Right Key Found” in cui, ancora una volta, attribuiva a Bacone la paternità del manoscritto.

Nel 1945 il professor William F. Friedman, costituì a Washington un gruppo di studiosi, il First Voynich Manuscript Study Group (FSG). Egli optò per un approccio più metodico e oggettivo, nell’ambito del quale emerse la cospicua ripetitività del linguaggio del Voynich. Tuttavia, a prescindere dall’opinione maturatagli nel corso degli anni in merito all’artificialità di tale linguaggio, all’atto pratico la ricerca si risolse in un nulla di fatto: a niente servì infatti la trasposizione dei caratteri in segni convenzionali, che doveva fungere da punto di partenza per qualsiasi analisi successiva.

Il professor Robert Brumbaugh, docente di filosofia medievale a Yale, e lo scienziato Gordon Rugg, in seguito a ricerche linguistiche, sposarono la teoria che vedrebbe il Voynich come un semplice espediente truffaldino, volto a sfruttare il successo che a quel tempo le opere esoteriche solevano riscuotere presso le corti europee.

Nel 1978 il filologo dilettante John Stojko credette di aver riconosciuto la lingua, e affermò che si trattasse di ucraino, con le vocali rimosse. La traduzione però pur avendo in alcuni passi un apparente senso (Il Vuoto è ciò per cui combatte l’Occhio del Piccolo Dio) non corrispondeva ai disegni.

Nel 1987 il fisico Leo Levitov attribuì il testo a degli eretici Catari, pensando di aver interpretato il testo come un misto di diverse lingue medievali centroeuropee. Il testo tuttavia non presentava corrispondenze con la cultura catara, e la traduzione aveva poco senso.

Lo studio più significativo in materia resta ad oggi quello compiuto nel 1976 da William Ralph Bennett, che ha applicato la casistica alle lettere ed alle parole del testo, mettendone in luce non solo la ripetitività, ma anche la semplicità lessicale e la bassissima entropia: il linguaggio del Voynich, in definitiva, non solo si avvarrebbe di un vocabolario limitato, ma anche di una basilarità linguistica riscontrabile, tra le lingue moderne, solo nell’hawaiano. Il fatto che le medesime “sillabe”, e perfino intere parole, vengano ripetute con una frequenza tale da rasentare il beffardo, è attinente più ad una concezione inconsciamente accomodante, che non volutamente criptica.

L’alfabeto che viene usato, oltre a non essere stato ancora decifrato, è unico. Sono però state riconosciute 19-28 probabili lettere, che non hanno nessun legame con gli alfabeti attualmente conosciuti. Si sospetta inoltre che siano stati usati due alfabeti complementari ma non uguali, e che il manoscritto sia stato redatto da più persone. Imprescindibile quanto significativa in tal senso è poi l’assoluta mancanza di errori ortografici, cancellature o esitazioni, elementi costanti invece in qualunque altro manoscritto.

In alcuni passi ci sono delle parole ripetute anche 4 o più volte consecutivamente.

 

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Le parole contenute nel manoscritto presentano frequenti ripetizioni di sillabe. Ciò spinse due studiosi (William Friedman e John Tiltman) ad ipotizzare che fosse scritto in una lingua filosofica, ossia in una lingua artificiale in cui ogni parola è composta da un insieme di lettere o sillabe che rimandano ad una divisione dell’essere in categorie. L’esempio più noto di lingua artificiale è l’idioma analitico di John Wilkins, anche grazie all’omonimo racconto di Borges. In questa lingua, tutti gli enti sono catalogati in 40 categorie, suddivise in sotto categorie, e ad ognuna è associata una sillaba o una lettera: in questo modo, se la classe generale dei colori è indicata con ‘robo-‘, allora il rosso si chiamerà ‘roboc’, il giallo ‘robof’, e così via. Questa ipotesi spiegherebbe la ripetizione di sillabe, ma fino ad oggi nessuno è riuscito a dare un senso razionale ai prefissi ed ai suffissi usati nel Voynich. Inoltre, le prime lingue filosofiche sembrano risalire a epoche successive alla probabile compilazione del manoscritto. A quest’ultimo proposito, è però facile obiettare che l’idea generale di lingua filosofica è tutto sommato semplice, e poteva preesistere.

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Un’ipotesi contraria, molto più azzardata, è che sia stata proprio la visione del manoscritto a suggerire la possibilità di una lingua artificiale. Certo è che Johannes Marcus Marci era in contatto con Juan Caramuel y Lobkowitz, il cui libro ‘Grammatica Audax’ costituì l’ispirazione per l’idioma analitico di Wilkins[3].

Recentemente è stata avanzata un’ipotesi che chiarirebbe il motivo dell’inspiegabilità del testo e della sua resistenza a qualsiasi tentativo di decifrazione:Gordon Rugg, nel luglio 2004, ha individuato un metodo che potrebbe essere stato seguito dagli ipotetici autori per produrre “rumore casuale” in forma di sillabe. Questo metodo, realizzabile anche con strumenti del 1600, spiegherebbe la ripetitività delle sillabe e delle parole, l’assenza delle strutture tipiche della scrittura casuale e renderebbe credibile l’ipotesi che il testo sia un falso rinascimentale creato ad arte per truffare qualche studioso o sovrano. Già in passato lo studioso Jorge Stolfi dell’Università di Campinas (Brasile) aveva proposto l’ipotesi che il testo fosse stato composto mischiando sillabe casuali da tabelle di caratteri. Questo avrebbe spiegato le regolarità e le ripetizioni, ma non l’assenza di altre strutture di ripetizione, ad esempio le lettere doppie ravvicinate. Rugg partì dall’idea che il testo fosse stato composto con metodi combinatori noti negli anni tra il 1400 e il 1600: uno di questi metodi, che attirò la sua attenzione, fu quello della cosiddetta griglia di Cardano creata da Girolamo Cardano nel 1550.

Il metodo consiste nel sovrapporre ad una tabella di caratteri o ad un testo una seconda griglia, con solo alcune caselle ritagliate in modo da permettere di leggere la tabella inferiore. La sovrapposizione oscura le parti superflue del testo, lasciando visibile il messaggio. Rugg ha ricondotto il metodo di creazione ad una griglia di 36×40 caselle, a cui viene sovrapposta una maschera con 3 fori, che compongono i tre elementi della parola (prefisso, centrale e suffisso). Il metodo, molto semplice da usare, avrebbe permesso all’anonimo di realizzare il testo molto rapidamente partendo da una singola griglia piazzata in diverse posizioni. Questo ha rimosso il principale dubbio correlato alla teoria del falso, cioè che un testo di tali proporzioni con caratteristiche sintattiche simili sarebbe stato molto difficile da realizzare senza un metodo di questo tipo. Rugg ha ottenuto alcune “regole base” del Voynichese, riconducibili a caratteristiche della tabella usata dall’autore: ad esempio la tabella originale aveva probabilmente le sillabe sul lato destro più lunghe, cosa che si riflette nella maggiore dimensione dei prefissi rispetto alle altre sillabe. Rugg ha tentato anche di capire se ci fosse un messaggio segreto codificato nel testo, ma l’analisi lo ha portato ad escludere questa ipotesi: per via della complessità di costruzione delle frasi e delle parole, è quasi certo che la griglia sia stata usata non per codificare, ma per comporre il testo.

Ricerche storiche seguenti a questo studio hanno portato ad attribuire a John Dee e ad Edward Kelley il testo. Il primo, studioso dell’età elisabettiana, avrebbe introdotto il secondo (noto falsario) alla corte di Rodolfo II intorno al 1580. Kelley era mago, oltre che truffatore, quindi ben conosceva i trucchi matematici di Cardano, e avrebbe realizzato il testo per ottenere una cospicua cifra o favori dal sovrano.

Secondo una più recente ed approfondita ricerca di National Geographic, il manoscritto sarebbe opera di Antonio Averlino, detto il Filarete, a scopo di spionaggio industriale ai danni della Serenissima ed a favore della Sublime Porta. Due ricercatori romani, Roberto Volterri e Bruno Ferrante, hanno recentemente sostenuto (“I Libri dell’Abisso”, ISBN 978-88-89713-47-1) che il Manoscritto Voynich contenga indicazioni per praticare cure idroterapiche (parte Medica) in determinate configurazioni astrali (parte Astronomica) e con l’impiego di determinate erbe (parte Botanica).

Nel febbraio del 2014 Stephen Bax, professore di linguistica all’Università del Bedfordshire, ha pubblicato i risultati della sua ricerca[5] in cui propone la decodifica provvisoria di circa dieci parole, nomi propri di piante e della costellazione del Toro, e quindi di quattordici dei simboli dell’alfabeto o alfasillabario del manoscritto. L’approccio è stato quello di partire dalle illustrazioni della parte erboristica ed astronomica. Sono così stati identificati i possibili nomi di piante come l’Elleboro, KA/ə/UR, (Kaur è il nome della pianta ancor oggi nel Kashmir), la centaura, KNT/ə/IR, e della costellazione del Toro, taərn. L’opinione di Bax è che il manoscritto non sia cifrato e nemmeno privo di senso come è stato ipotizzato, ma probabilmente un testo prodotto nell’area del Caucaso, Asia centrale o Medio Oriente cristiano, scritto in una lingua o dialetto estinto, con un proprio alfabeto, anch’esso scomparso. A sostegno della sua tesi, Bax cita l’esempio dell’alfabeto glagolitico, creato dai santi Cirillo e Metodio per le esigenze fonetiche dell’antico slavo, sostituito poi dal cirillico, e che è a noi intelligibile perché sopravvive nella liturgia della Chiesa della Croazia.

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Ma il manoscritto comincia a perdere parte del suo alone di mistero ora che Stephen Bax della University of Bedfordshire è riuscito a mettere insieme un minimo di alfabeto Voynich, abbinando alcuni dei simboli contenuti nel libro a dei suoni. E suggerendo che le origini del linguaggio usato per il codice rimandano all’Asia occidentale e non al Messico, come recentemente ipotizzato.

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                                                                          Stephen Bax

Gran parte del codice resta ancora oggi indecifrabile, visto che i simboli usati non sono riconducibili a nessun linguaggio noto, ma le analisi di Bax potrebbero essere la chiave di volta per portare alla luce quel che nasconde il manoscritto, denso di rappresentazioni botaniche, astronomiche e figure umane.

Per interpretarne il contenuto Bax ha analizzato alcune parole potenzialmente rappresentanti dei disegni, per via della loro collocazione, e le ha quindi confrontate con i nomi corrispondenti allo stesso disegno ma in altre lingue.

“Il manoscritto ha un sacco di illustrazioni di stelle e piante, ha dichiarato Bax, Sono stato in grado di identificare alcuni di questi, con i loro nomi, cercando in manoscritti medievali a base di erbe in arabo e in altre lingue, e poi ho cominciato a decodificarli, con alcuni risultati entusiasmanti.

Così, per esempio, racconta il New Scientist, una parola vicino  a una possibile rappresentazione di una pianta di ginepro è stata accostata alla parola “oror” scritta nell’alfabeto romano e quindi alla pronuncia “a’ra’r” del nome arabo usato per il ginepro. Alcuni simboli usati in questa parola sono quindi stati trovati anche in una rappresentazione di stelle nel libro, forse quella delle Pleiadi, nella costellazione del Toro, identificando un potenziale termine corrispondente alla parola Taurus.

Procedendo in questo modo Bax ha decodificato 14 simboli in tutto, riuscendo a leggere pochissime parole (come quelle per ginepro e Taurus, ma anche elleboro e coriandolo). Ancora pochi, ma lo scienziato spera di coinvolgere altri linguisti a lavorare sul suo metodo per mettere insieme un alfabeto Voynich completo. Per ora, conclude il ricercatore, le similitudini con il latino, il greco e l’arabo portano a credere che il manoscritto sia un trattato sulla natura originario delle regioni caucasiche dell’Asia occidentale.

Insomma il mistero del manoscritto, resta ancora tale, ma qualche cosa si comincia a sapere, vedremo in futuro cosa ci sveleranno le sue pagine e si riuscirà a sapere chi lo redasse e perchè.

https://youtu.be/910R8zdChw4?t=3421

Il manoscritto è stato utilizzato come elemento letterario sia da Colin Wilson nel suo racconto di ispirazione lovecraftiana Il ritorno dei Lloigor sia dallo scrittore fantastico Valerio Evangelisti che, nella sua Trilogia di Nostradamus, lo assimila all’Arbor Mirabilis e ne fa un testo esoterico al centro di una trama complessa che si dipana attraverso la storia francese del XVI secolo.

Il manoscritto è anche protagonista del romanzo Il manoscritto di Dio di Michael Cordy in cui viene in parte decifrato da una docente dell’università di Yale e risulta infine essere una mappa per ritrovare il Giardino dell’Eden. È presente anche nel romanzo La tomba di ghiaccio (The Charlemagne Pursuit, 2008) diSteve Berry. Nella striscia 593 del fumetto online Xkcd il testo viene citato, ipotizzando che si tratti di un antico manuale di un gioco di ruolo.

Nel 64º capitolo del romanzo Olympos di Dan Simmons si parla di un “manoscritto”, senza però nominarlo ma individuandolo con una descrizione precisa del contenuto. Pochi paragrafi più avanti viene citato il collezionista di libri rari Wilfrid Voynich, ma senza un collegamento esplicito con l’opera. Il codice in questione viene definito “una bufala”.

Il manoscritto è alla base di un’avventura in cui Martin Mystère, eroe della serie a fumetti omonima edito da Sergio Bonelli Editore, si trova alle prese con un fanatico telepredicatore, satelliti killer, monaci benedettini e francescani, un’intelligenza artificiale, gli Uomini in Nero, Atlantide e un’oscura minaccia che si appresta a distruggere l’intero pianeta.

Il manoscritto, infine, è parte anche della sotto trama del romanzo Pop.co dell’autrice britannica Scarlett Thomas, che ne dà una spiegazione di fantasia descrivendolo come un vero e proprio codice.

 

 

Body Painting Festival 2° giorno

Body Painting Festival 2° giorno

Il secondo giorno della manifestazione anno 2015, la giornata è dedicata agli artisti che utilizzano l’aerografo e gli effetti speciali, che sono protesi od accessori da applicare a modelle e modelli, come ad esempio coda, corna, copricapi ecc.

Buona visione !