La digitopressione

La digitopressione

Di tutte le tecniche che si possono utilizzare,senza dubbio questa è la mia preferita, sia per funzionalità che per flessibilità di utilizzo e cosa non da poco perchè le persone possono almeno in parte auto-eseguirla su se stessi a casa.

Proprio questa ultima cosa è quella meno insegnata ai propri utenti/clienti , ma a mio parere è invece basilare per una corretta eseguzione della tecnica, o meglio una tecnica ben eseguita in studio e ben auto eseguita a casa raddoppia la sua efficacia.

Non vi faccio il solito escursus storico della tecnica, basti sapere che la digitopressione utilizza più o meno gli stessi punti “antalgici” dell’agopuntura, ha un’efficacia immediata minore dell’agopuntura, ma è meno invasiva ed appunto all’occorrenza può essere auto-eseguita . Inoltre non porta, a differenza dell’agopuntura, alcun rischio o controindicazione, non vengono usati aghi, non si rischiano infezioni o altre contaminazioni, insieme alla riflessologia o meglio in abbinata con la riflessologia plantare e palmare costituisce un ottimo supporto per la guarigione e il superamento di fasi di stress e di dolore.

La tecnica di base ha a secondo dell’autore alcune differenze, sostanzialmente si tratta di premere con una leggera forza i cosi detti punti antalgici, chiamati così perchè se la tecnica è ben eseguita il dolore o il disagio avvertiti dal cliente tendono a diminuire ed o a sparire, ovviamente tecnicamente i punti a secondo della scuola sono chiamati in modo diverso, e sono percorsi dai meridiani, ove secondo la medicina tradizionale cinese, scorre l’energia “vitale” Qi.

Molto più banalmente,si va ad operare su nervi e tendini , in cui la giusta pressione interrompe il flusso di dolore e/o rilassa la  errata tensione, coinvolgendo organi e tessuti a quel punto correlati o in comunicazione.

Scrivevo appunto delle differenze nella tecnica di base, sono essenzialmente tre:

prima variante: premere sul punto antalgico con forza costante per uno o due minuti a seconda

seconda variante: premere sul punto antalgico picchiettando ad intermittenza per due o più minuti a seconda

terza variante: premere sul punto antalgico partendo da una leggera pressione e gradatamente aumentando la forza per due o più minuti a seconda si possono fare roteazioni sul punto.

Tenete presente che per rendere il concetto fruibile da tutti, sto un pò semplificando , ma direi che possiamo egregiamente riassumere le tecniche in questi tre punti appena esplicati.

Altro parametro che si discosta da autore ad autore e da tecnica a tecnica(da scuola a scuola) è il tempo in cui va applicato il punto di pressione, anche qui varia dal minuto ai cinque minuti solitamente, e poi può essere ripreso più volte nel corso della seduta, dal mio punto di vista dipende molto dall’esperienza dell’operatore, anche determinare il numero di sedute che occorreranno, ecco perchè a mio parere è essenziale che almeno in parte la persona sottoposta a digitopressione possa poi a casa sua almeno in parte applicarsi dei punti di pressione, manualmente o con appositi atrezzi.

In aiuto infatti per i più tecnologici vi è un apposito manipolo, un piccolo attrezzo che produce piccole scosse di bassissima intensità che va premuto nel punto di pressione prestabilito, ha una punta a sfera o tondeggiante .

Invece per i più tradizionalisti, il tipico bastoncino che può essere utilizzato sia per la digitopressione che per la riflessologia plantare e palmare.

Attenzione però che gli attrezzi, possono essere si un valido supporto ma in alcuni punti non possono essere utilizzati e ovviamente dove serve la doppia pressione niente può sostituire indice e pollice.

Un esempio di altri attrezzi che possono aiutare le persone a casa e l’operatore in certe circostanze:

Che la digitopressione funzioni è un dato di fatto, ci possono essere differenze di risultato, questo ovviamente dipende molto dall’esperienza dell’operatore e dalla sua capacità non solo di individuare correttamente i punti anatomici, ma anche di manipolarli, e insisto sul manipolarli, perchè è mio modesto parere che l’attrezzo migliore per la digitopressione siano le nostre dita, certo in taluni punti può essere stancante mantenere l’adeguata pressione, ma con l’esperienza si acquisisce non solo capacità ma anche resistenza nelle dita e nelle mani.

Non ultimo la digitopressione oltre ad avere un ottimo funzionamento antalgico (antidolorifico)può aiutare nel dimagrimento(diete) e nel superamento di stress e blocchi psicologici.

Come sempre resto a disposizione di chi vuole saperne di più, scrivete nella pagina contatti e vi risponderò appena possibile , buona vita a tutti, Ermanno.

 

 

Gatorade fatto in casa, integratore naturale.

Gatorade fatto in casa, integratore naturale.

Il periodo estivo è quello in cui disperdiamo maggiormente sali minerali, anche solo stando fermi, è vero che sudare fa bene ed aiuta ad espellere tossine ed impurità, ma anche ci disidrata e ci fa perdere sali preziosi. Se inoltre facciamo sport o attività fisica che sia lavorativa o per diletto, questa perdita di sali sale in misura esponenziale, quindi è buona cosa integrarli.

In questi anni si è visto l’aumento dell’uso e dell’abuso devi vari integratori salini tipo “gatorade” dico abuso perchè vedo gente che fa passeggiatine e si ingolla bottiglie di integratori come fosse acqua di sorgente, non tenendo conto che invece, satura eccessivamente l’organismo ed affatica i reni , che devono filtrare i sali in eccesso e sopratutto si intossicano con coloranti conservanti coloranti ecc. contenuti in generose quantità in questi integratori salini commerciali.

Allora che fare?

Con pochi e semplici ingredienti, possiamo farci il nostro integratore salino, naturale sano ed economico.

Vi suggerisco due ricette qui di seguito:

Ricetta numero uno, due litri di acqua, il succo di due limoni, un cucchiaio da cucina di sale integrale, due cucchiaini di miele grezzo.

Mettete l’acqua in una caraffa capiente, quindi spremete il succo dei due limoni e aggiungetelo all’acqua.

Aggiungete ora all’acqua, un cucchiaio da cucina di sale integrale, ne potrete trovare di molte varietà, da quello marino a quello dell’Hymalaya.

Aggiungete ora due cucchiani od un cucchiaio da cucina di miele grezzo non filtrato.

Mescolate per un paio di minuti, ed il vostro integratore è pronto per essere utilizzato, conservare in frigorifero, dura qualche giorno, poi fa necessariamente rifatto, la ricetta è facile e veloce che lo si può fare fresco al momento del bisogno.

Il contenuto non avrà nulla da invidiare ai prodotti commerciali e sarà di calcio,  potassio,  fosforo, magnesio,  manganese, ferro,  rame,  zinco e gli altri minerali contenuti nel limone,il sodio contenuto nel sale integrale,gli zuccheri semplici e le vitamine del miele.

Ricetta numero due, questa se vogliamo è una ricetta ancora più veloce e completa, ma qualcosa più costosa, come base utilizziamo del buon succo di mela biologico, il quale già di per se è un integratore salino migliore di molti  in commercio , qui trovate un mio articolo che spiega le caratteristiche del frutto e del succo di mela.

Prendete un litro di succo di mela biologico meglio se non filtrato, mettetelo in una caraffa,

Quindi aggiungetegli due cucchiaini di sale integrale e due cucchiaini di miele grezzo non filtrato, mescolate, potrete diluirlo ulteriormente con mezzo litro d’acqua minerale. Il vostro integratore di sali e vitamine è pronto, naturale, senza coloranti conservanti ed adittivi vari.

Ora potrete affrontare sia la calura estiva, che lo sport od il lavoro fisico sapendo di poter reintegrare quanto disperso con due sistemi semplici e naturali, senza conservanti, coloranti, e sostanze chimiche che intossichino il nostro organismo.

Ermanno Azzolini, Counselor e Naturopata.

Cosa è lo Shiatsu

Cosa è lo Shiatsu

Lo Shiatsu (in lingua giapponese 指圧: Shi = dito e atsu = pressione) è una tecnica olistica nata in Giappone ed influenzata dalla conoscenza cinese ed occidentale. È basata su principi simili a quelli dell’agopuntura, ma i professionisti shiatsu utilizzano le mani anziché gli aghi. Lo shiatsu agisce in modo da riequilibrare i canali di energia vitale del corpo, per favorire il vostro benessere, per essere d’aiuto alla vostra salute.

Cos’è lo Shiatsu

Lo Shiatsu è una pratica manuale che, tramite precise modalità di pressione, agisce sul flusso energetico dell’essere umano; e’ rivolta sia a comprenderne i principi di funzionamento sia a favorirne la circolazione nel corpo. Se in questo senso ha radici nel patrimonio comune alla cultura estremo-orientale, ha ricevuto tuttavia in Giappone i principi operativi su cui si fonda. Dal Giappone si e’ affermato prepotentemente nel mondo, Italia compresa, a partire dagli anni Settanta.

Caratteristiche dello Shiatsu

La pressione Shiatsu (dal giapponese Shi = dito e atsu = pressione) si effettua con il dito e precisamente con il pollice, nel quale si trova il maggior numero di recettori sensoriali della mano ed al quale corrisponde sulla corteccia cerebrale un’area maggiore non solo rispetto alle altre dita, ma anche a tutti gli altri elementi del fisico umano. E’ possibile però usare anche altre parti del corpo per effettuare la manipolazine : il palmo, quando la zona da trattare è più ampia e richiede un contatto più ampio e avvolgente; oppure il gomito, quando occorre utilizzare una stimolazione più forte per sbloccare un significativo accumulo di energia. La pressione Shiatsu deve essere sempre costante nella quantità di peso, ferma, e statica. E’ proprio questa staticità, unita alla lentezza di esecuzione, che permette di agire non solo sul corpo fisico ma anche sulla psiche del ricevente, contattando il suo livello energetico più profondo e quindi tutti gli aspetti della sua realtà. Un’altra caratteristica della manipolazione Shiatsu é quella di essere eseguita senza sforzo muscolare, impiegando unicamente il peso del corpo di chi opera e sempre perpendicolarmente rispetto alla zona o al punto che viene trattato. La forza e la potenza di questa pressione deriva dalla centratura dell’operatore in Hara, quell’importante zona sottombelicale tenuta in grande considerazione dagli Orientali e che costituisce il vero baricentro fisico ed energetico del corpo e dei suoi movimenti.
Il trattamento Shiatsu deve essere inoltre effettuato in una condizione di calma e di silenzio: l’operatore intraprende con il ricevente un dialogo non verbale, affidato unicamente alle mani ma tuttavia intenso ed efficace, che si esplica a livelli profondi e che parla il linguaggio del corpo con una attenzione tutta particolare ai suoi messaggi e ai suoi bisogni.

La realtà dello Shiatsu

Il mondo dello Shiatsu e’ molto più ricco e sfaccettato di quanto pubblicamente si conosca e presenta delle caratteristiche che meritano attenzione. Innanzitutto l’ampiezza sociale della sua diffusione: molte migliaia di persone di diversa età’, sesso e condizione sociale, si accostano oggi allo Shiatsu, per apprenderlo o riceverlo.
In secondo luogo l’orientamento culturale che vi si esprime. Lo sviluppo dello Shiatsu si e’ infatti intrecciato in questi anni ad una vasta e seria attività di esplorazione e interpretazione del pensiero e delle pratiche tradizionali della cultura orientale producendo ovunque, anche in Italia, una ricca ed interessante bibliografia. Significato culturale ha anche la fondamentale importanza metodologica che in tutto il percorso formativo viene data all’esperienza: il suo valore riconosciuto e’ quello di fondamento e compagno necessario di una conoscenza flessibile, capace di un approccio non preordinato con la realtà.

Un ringraziamento alla Federazione Italiana Shiatsu.

Un video di esempio di come viene eseguito lo shiatsu:

Rientro”dolce”dalle vacanze

Rientro”dolce”dalle vacanze

Siamo giunti al periodo dell’anno in cui si è appena rientrati dalle vacanze estive, dalla spiaggia alla scrivania, dal bosco alla fabbrica, dalla campagna alla bottega e così via.
L’umore cala drasticamente, le tensioni si fanno sentire in famiglia, lo stress si impadronisce subito di noi ed addio beneficio delle vacanze.

Che fare allora?
Non si può certo mollare tutto e tornare in vacanza, il lavoro ci è utile ed è importante lavorare bene, con passione qualunque lavoro si faccia, quindi che fare? Possiamo adottare qualche piccolo trucco che sicuramente ci aiuterà ad effettuare un rientro dolce e comunque a vedere il rientro con maggiore ottimismo.
Prima cosa, programmare per il primo giorno libero utile o week end, una gita fuori porta, non importa se vicino a casa, se solo per un’escursione pomeridiana, questo ci permette di avere dal primo giorno di lavoro un’obbiettivo piacevole a breve termine.
Seconda cosa, visto che le giornate, sono ancora abbastanza lunghe, se non siete troppo stanchi a fine giornata lavorativa, fate un’uscita prima o dopo cena, una passeggiata, un aperitivo, un’oretta di svago rigorosamente all’aria aperta, ridarà serenità e il messaggio al nostro corpo che si può ancora godere della bella stagione, aiuta l’umore.
Rompere la routine a casa, mangiare sul balcone di casa, pranzare con cose estive stuzzicanti e veloci da preparare, variare l’orario della cena, ad esempio se prima fate un’uscita e vi soffermate fuori, non è un problema se si cena alle 21,00 od alle 22,00 la sera, basta attendere un po’ prima di coricarsi per aiutare la digestione.
Vestirsi come in vacanza, solitamente quando si rientra a casa, si torna anche a vestirsi in modo più serio ed ordinario, perché almeno finche tiene la bella stagione, non continuare a vestirsi un po’ più sbarazzini come in vacanza?

Sembra una piccola cosa, ma assieme alle altre vedrete fa miracoli.
Un’altra cosa, solitamente in vacanza , essendo meno presi dal quotidiano, si torna ad affiatarsi maggiormente con il partner, si gioca, si fanno uscite ecc., cercate di mantenere questo gioco e questo feeling , anche al rientro, ci vorrà un po’ di impegno, ma impedite alla quotidianità di farla da padrone.
Altra cosa che si fa in vacanza è fare giochi di società, giochi da tavolo, carte, scacchi, dama e quant’altro, bene organizzate con gli amici delle serate in cui ritrovarsi a giocare, ritroverete in buona parte il clima delle vacanze estive.
La prima settimana dopo il rientro dalle vacanze è un buon momento per cambiare abitudini e guardare le cose sotto una nuova prospettiva.
“Una buona vacanza vi consente di chiedervi: ‘Sto vivendo in base ai miei valori? Sto dedicando abbastanza tempo ai miei figli? Sto facendo abbastanza ginnastica? Sto dormendo abbastanza?’. Vi offre lo spazio per progettare di fare qualcosa in modo diverso”.

Prendete l’occasione per prendervi tutti i giorni i vostri 5 minuti di gratificazione personale, impostate la sveglia ed in quei 5 minuti fate quello che più vi aggrada, non rispondete al telefono se è il Papa vi richiamerà o lo richiamerete, sono 5 minuti solo per voi, leggete una poesia, sorseggiate una tisana o un caffè, mangiate un cioccolatino, seduti, sdraiati, in piedi a casa o all’aria aperta, nudi o vestiti i 5 minuti sono tutti per voi e solo per voi.

Certamente non sarà come essere ancora in vacanza ma se farete queste cose , lo stress da rientro non vi coglierà e potrete almeno in parte godervi ancora per un po’ l’aria delle vacanze.Ermanno Azzolini.

Depressione autunnale rimedi

Depressione autunnale rimedi

Autunno, cadono le foglie, si torna a scuola ed al lavoro, i ritmi tornano intensi ed il tempo metereologico peggiora, e anche la depressione torna a colpire, ma non sola spesso accompagnata dall’ansia, non è così per tutti, anzi una metà delle persone che soffrono di depressione e di ansia, con l’avvento dell’autunno migliorano, tornano i loro punti di riferimento, il caldo afoso che amplifica i sintomi dell’ansia e della depressione se ne è andato, quindi ritrovano un certo equilibrio  e la loro serenità, ma per tutti quelli che invece adorano la bella stagione , perchè magari ritrovano la compagnia di amici, perchè staccano dallo stress quotidiano, perchè cambiano ambiente, e si ritrovano con le intemperie che avanzano, il rientro allo stress della routine, alle serata in casa e magari da soli ecco che depressione ed ansia si riacutizzano, cosa fare allora? Alcuni suggerimenti li ho già dati qui, e ovviamente valgono anche nei casi di depressione ed ansia , non solo da rientro, ma c’è anche altro che si può fare. Per sconfiggere la solitudine, ci si può iscrivere a uno o più corsi, quelli che in genere organizzano le biblioteche pubbliche o le varie associazioni, quindi corsi di cucina, di lettura, ma anche di giochi da tavolo, di conversazione ecc. Inizialmente sarà un pò ostico andarci, dover uscire di casa magari con il mal tempo, affrontare persone che ancora non si conoscono, ma poi sarà un appuntamento atteso, è assicurato. Altra cosa che si può fare è organizzarsi per ospitare gli amici almeno una sera alla settimana, con i quali vedere un film, discutere delle proprie passioni, giocare ai vari giochi da tavolo e di carte , cenare insieme ecc. Sarà diverso che vedersi al bar o al solito locale, e anche gli amici apprezzeranno. Fare una lista di progetti anche piccoli, che ci impediscano di trovarsi spiazzatamente abulici a bighellonare per casa ore su ore alimentando ansia e depressione, quindi sistemare casa, piccoli lavoretti, pulire l’auto, fare un giro in bicicletta o a piedi anche solo intorno all’isolato. Valgono ovviamente le iscrizioni in palestra, al corso di ballo o di musica. Insomma lanciarsi in piccole nuove avventure, ci permetteranno di stare in compagnia anche nella stagione autunnale ed invernale, coltivare i propri hobby o provare ad averne uno sopratutto hobby manuali, collezionismo, modellismo, fai date, giardinaggio casalingo ecc., ci permetteranno di  avere piccole soddisfazioni che aiutano a combattere ansia e depressione. Ovviamente chi è depresso faticherà a trovare la motivazione e l’input per cominciare un corso od un hobby, ma è proprio li che dovrete impegnarvi e provare se non vi piacerà potrete sempre passare ad altro ma non arrendetevi, troverete sicuramente qualche cosa che vi stimolerà e vi aiuterà a stare con altre persone ed a sconfiggere ansia e depressione.

Il paradigma del pastore

Il paradigma del pastore

Sempre più oggi soffriamo di stress e di una infinita serie di nevrosi e disagi psicologici, e sempre di più siamo testardi nel non voler capire, che il disagio diventa somatizzazione  e quindi attacco di panico, e a non voler capire che non è vero che va tutto bene, che facciamo la vita di sempre, una vita normale.

Mi spiego meglio, due sono i principali motivi per cui , nonostante tutti gli sforzi non riusciamo ad uscire dal disagio, a farci passare l’attacco di panico, il primo è non accettare che non si tratta di malattia fisica, ma di disagio psicologico, il secondo è ostinarsi a dire e pensare che stiamo facendo una vita normale, tranquilla e quindi che non dovremmo avere nessun disagio.

Dal primo empasse, si esce, quando a forza di corse dal medico o al pronto soccorso, si capisce che non si ha nessuna mlattia, e li i tempi dipendono dalla cocciutaggine di ogni uno . ( In genere basta consigliare subito un bel check-up medico per scartare ogni ipotesi fisica)

Dal secondo empasse è più difficile uscire, allora per spiegare a chi soffre che in realtà non fa una vita tranquilla a misura d’uomo, mi sono ” inventato” il paradigma del pastore, più che una invenzione è una constatazione risultata dall’osservazione di due conoscenti pastori, che incontro ogni tanto nelle mie passeggiate fuori porta.

Il pastore è giocoforza obbligato a vivere secondo il ritmo della natura, il ritmo dettato dal suo gregge, quindi assieme al cane o cani da pastore, segue il gregge, che passa da campo a campo a pascolare. Ovviamente essendo un lavoro all’aperto ha tutte le difficoltà del caso, fatto salvo queste il pastore ha una serie di vantaggi, naturali, ad esempio se il pastore ha uno stimolo fisiologico di evacuazione( urinare o defecare) , si apparta un attimo e espleta il suo bisogno, un barista, un operaio, un medico, una segretaria, ecc. invece dovrà attendere una pausa, o prendersi una pausa appena possibile, questo determina in molti casi il doversi trattenere e crearsi stress, se me la faccio nei pantaloni? Se mi scappa un’arietta, non proprio profumata? Ecc. Il pastore, quando ha fame, manda il cane a controllare il gregge,e si siede dove è a mangiare, il tempo di aprire la bisaccia, il barista  l’operaio, il centralinista, l’infermiere ecc., devono attendere la pausa pranzo o cena, magari il lavoro si protrae, i succhi gastrici sono entrati comunque in azione, la salivazione, il famoso languorino, anche qui con fattori di stress psicofisici, piccole cose ma continuative, il pastore quando è stanco si riposa, si ferma il cane tiene il gregge in posizione, dove nel frattempo bruca e il pastore si riposa o dorme,  in tutti gli altri modi di vivere non è possibile, bisogna attendere la fine turno di lavoro, e gli impegni di famiglia e le uscite serali ecc. , il pastore se è seguito dalla compagna, ed entrambi hanno desiderio, si appartano e fanno l’amore quando lo desiderano, sono in mezzo ai campi dove generalmente non passa quasi nessuno, o in montagna, vicino ai boschi ecc., chi vive in città, nei paesi, lavora ha impegni, deve attendere e magari nel frattempo, ci si sente stanchi, si ha mal di testa, si hanno avuti grattacapi al lavoro , contrattempi di vita, ci hanno rigato l’auto, quindi al momento di poter fare sesso, non si è rilassati o non più dell’umore. Certo fare il pastore comporta delle rinunce ( secondo i nostri parametri moderni ovviamente) ed è un lavoro faticoso, ma porta a vivere a misura d’uomo, cosa che ai tempi di oggi non si fa più in nessun frangente, si pensi che nel secolo scorso, chi andava in ferie, cosa prescritta quasi sempre anche come terapia medica, andava a riposare, passeggiare, leggere, fare giochi di società, mangiare bene e a ritmi umani, oggi si va in vacanza ed in un tempo ristretto, si cerca di ” divertirsi” il più possibile, con il risultato di rientrare alla vita quotidiana più stanchi e stressati di quando si è partiti. Ma oggi tutto questo lo consideriamo normale e fatichiamo a capire che normale non è.

Ecco che se capiamo il paradigma del pastore, possiamo nei limiti del possibile cambiare le nostre abitudini, la nostra visione della vita, capire che si può e si deve vivere diversamente per essere sereni, in salute e senza o quasi ansie e nevrosi.