Lo stress

Lo stress

Lo stato di stress è soggettivo ed individuale, e fattori che possono essere stressanti per una persona, possono non esserlo per un’altra, si arriva al paradosso che ciò che una persona trova divertente per un altra potrebbe essere fortemente stressante, potremmo dire che lo stress è personalizzato e dipende sia dal carattere di una persona, che dalla personalità della persona stessa, ovviamente questa descrizione è una semplificazione, vediamo da chi per primo è stato studiato ed individuato lo stato di stress ed in cosa consiste tecnicamente lo stress.

Hans Selye , era un endocrinologo  austriaco. Figlio di madre austriaca e padre ungherese, cresciuto a Komárno, nato a Vienna il  26 gennaio 1907, dopo gli studi in medicina e la specializzazione, nel 1936 si trasferisce  a Montréal alla McGill University, come ricercatore, i suoi studi maggiori furono lo stress e sue definizioni e lo stato di adattamento  rimane a Montrèal fino alla morte avvenuta il 16 ottobre 1982.

Proprio nel 1936 contribuì in modo significativo alle ricerche sullo stress. In quell’anno infatti era a Montreal alla McGill University dove compiva delle ricerche. Infatti Selye aveva iniettato quotidianamente una sostanza a dei ratti per testarne gli effetti, a questi topi aveva poi riscontrato ulcere peptiche,atrofia dei tessuti del sistema immunitario e un notevole ingrossamento delle ghiandole surrenali. Il fatto era che gli stessi sintomi si potevano riscontrare anche in quei ratti in cui era stata iniettata quotidianamente una soluzione fisiologica!Questi animali avevano in comune solamente il fatto che ogni giorno avevano subito delle iniezioni,quindi i sintomi che presentavano avrebbero potuto essere una risposta a una situazione poco felice.Selye cercò di provare la sua tesi sottoponendo gruppi di topi all’esposizione a troppo caldo o troppo freddo, di tossine, forti rumori e agenti patogeni.Inevitabilmente si riscontrarono gli stessi effetti.

Il termine usato per descrivere questa patologia venne preso dal lessico fisico(indicava lo sforzo o la tensione a cui era sottoposto un materiale), Selye lo utilizzò per indicare la “risposta non specifica dell’organismo a uno stimolo negativo” noto anche come “Stress”. Nacque cosi la disciplina fisiologica dello stress.

COSA E’ LO STRESS

STRESS, nel linguaggio comune assume il senso di tensione, ansia, preoccupazione, senso di malessere diffuso associato a conseguenze negative per l’organismo e per lo stato emotivo e mentale dell’individuo.
Hans Selye, il padre dello stress, fu uno dei primi ricercatori a studiarlo, all’inizio degli anni quaranta. Nel 1936 da la prima definizione scientifica dello stress: “lo stress è la risposta strategica dell’organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, cui venga a esso sottoposto. In altre parole, è la risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso”.
La risposta di stress, definita dal Dr. Selye “General Adaptation Syndrome” (G.A.S.) ovvero “sindrome generale di adattamento” è un insieme di reazioni che, scatenate dallo stimolo esterno o stressor cognitivo, hanno un’origine nelle facoltà intellettuali (si percepisce, più o meno consapevolmente, un pericolo, una situazione sconosciuta o semplicemente un fastidio), e da lì la reazione a catena passa a coinvolgere le funzioni dal sistema nervoso autonomo e poi il sistema endocrino coinvolgendo una serie di ormoni che, a loro volta, agiscono su tutta la periferia dell’organismo, per esempio, favorendo la coagulazione del sangue e contraendo i vasi periferici. Gli elementi che consentono la risposta da stress sono il sistema nervoso, endocrino e immunitario; allo scopo di mettere l’individuo nella migliore “condizione di combattimento o fuga”.
Lo sindrome generale di adattamento , si compone di tre fasi.

1) REAZIONE DI ALLARME: In una prima fase preliminare o do choc si mobilitano le energie difensive (innalzamento della frequenza, della pressione cardiaca, della tensione muscolare, diminuzione delle secrezione salivare, aumentata liberazione di cortisolo, ecc.), l’organismo rimane passivo, calando le funzioni vitali.

2) FASE DI RESISTENZA: Nella fase di resistenza invece, l’organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo per raggiungere l’equilibrio è intenso. Ha una durata maggiore della precedente ed è accompagnata da fenomeni endocrini.

3) FASE DI ESAURIMENTO O DI COLLASSO: Se la condizione stressante continua, oppure risulta troppo intensa, si entra in una fase di esaurimento in cui l’organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare; si ha il cedimento delle difese immunitarie e l’organismo, incapace di reagire, si indebolisce favorendo la comparsa della malattia; rappresentate per esempio, dal diabete o dell’ipertensione arteriosa (malattie psicosomatiche).
Se invece lo stress ha un’intensità sopportabile per un periodo limitato è più facile ritornare ai livelli di norma.

EUSTRESS

Eustress, stress positivo, significa letteralmente, “giusto” (eu-) stress.. Stimolo che induce l’organismo a reagire al meglio a un evento esterno.

Manuela Pompas scrive nel suo libro “Stress Malattia del Anima”: “Tuttavia, anche se siamo abituati a pensare allo stress in termini negativi, in realtà esso non è sempre nocivo, anzi a volte è addirittura necessario: infatti, per realizzare qualunque obiettivo occorre mettere in moto un meccanismo di azione. Questo sarà tanto più potente quanto maggiore è lo sforzo che dobbiamo fare, il quale attiva il nostro sistema biochimico e nello stesso tempo brucia l’energia che ci serve per quella situazione. In questo caso lo stress positivo (chiamato eustress o stress acuto) produce una modificazione momentanea dell’organismo, che viene ristabilizzato senza danni con il riposo o semplicemente ritornando a un comportamento normale. Da questo punto di vista possiamo paragonarci agli atleti che, per ottenere un buon risultato e raggiungere il traguardo prefissato, qualunque esso sia, devono applicarsi al massimo, sottoponendosi con disciplina e costanza a uno sforzo continuo nel tempo”.

DISTRESS

Distress, o stress negativo, spesso in forma cronica, che produce effetti negativi sulla psiche e sull’organismo. In italiano si utilizza solo in medicina per una particolare malattia polmonare.

Continua Manuela Pompas: “…nel caso in cui una persona si trovi in reale pericolo, per esempio in un ambiente a rischio…qui lo stato di allerta non solo è necessario, ma è addirittura indispensabile per la sopravvivenza. Tuttavia uno stato di allarme continuo abbassa le capacità di reazione e di difesa, per cui occorre modulare la nostra attenzione con le situazioni in cui ci troviamo. In caso di emergenza, è proprio lo stress che mobilita in pochi secondi le nostre difese, l’energia che serve ai nostri muscoli in una circostanza rischiosa, per affrontare il nemico o per scappare.
Tuttavia lo stato di allerta va abbandonato quando si ritorna alla norma, in un contesto pacifico, non più pericoloso. Ma non tutti sono capaci di rilassarsi quando dovrebbero… Ed ecco allora che insorge il problema. Lo stress deteriora le capacità di adattamento dell’individuo e da acuto diventa cronico (in questo caso viene chiamato distress), permanendo al di là delle condizioni di necessità, della situazione oggettiva, con un conseguente collasso delle difese.

 

 

Le 5 fasi del distress cronico.

Gli studiosi del “Canadian Institute of Stress”, dopo aver eseguito un’analisi statistica su persone con sintomi tipici del distress a cui furono poste delle domande tratte da un questionario chiamato “Stress Inventory System” (inventario sistematico dello stress), hanno definito cinque fasi del distress cronico (stanchezza cronica, problemi interpersonali, turbe emotive, dolori cronici, patologie da stress), vediamo quali sono:
A) Stanchezza cronica (fisica o mentale). Questa fase può cominciare con la necessità quotidiana di un forte sforzo ad alzarsi dal letto oltre che di una bevanda eccitante (caffè o tè) per svegliarsi. Poi si continua a cercare aiuto nella caffeina durante la giornata. Nel pomeriggio o verso sera comincia a prevalere una certa stanchezza e quando si rientra a casa, non si desidera altro che sdraiarsi.

A questo punto si può cedere all’abitudine serale di bere alcolici per rilassarsi, riuscendo solo a stordirsi. Infatti, di notte si dorme poco o si dorme ma non si riposa.

Di giorno in giorno, le crisi di stanchezza diventano più lunghe ed estenuanti, finchè una mattina ci si accorge di non avere neppure la forza di alzarsi dal letto.

B) Problemi interpersonali, auto-isolamento. Con la seconda fase del distress hanno inizio i problemi nei rapporti con gli altri: si diventa sospettosi e ostili verso tutti, pronti alla lite. La capacità di autocontrollo diminuisce ogni giorno, mentre aumenta la facilità di adirarsi per motivi trascurabili o immaginari. Peggiorando le relazioni interpersonali, si perdono le possibilità di gratificazione e conforto legate ai buoni rapporti col prossimo. Si tende così a ridurre gradualmente gli incontri con le altre persone trascurando sia le amicizie più care sia i familiari; può succedere così che moglie e marito diventino due estranei pur continuando a vivere, loro malgrado, nella stessa abitazione. La tendenza a rinchiudersi in se stessi e all’isolamento dalla vita sociale cresce rapidamente, insieme con la stanchezza, che lascia appena le forze sufficienti per sopportare le giornate di lavoro; e ogni minima difficoltà diventa un problema insolubile.

C) Turbe emotive. Nella terza fase del distress diventa quasi costante l’irritabilità della fase precedente, ma l’aggressività è meno rivolta verso gli altri perché viene interiorizzata, coinvolgendo l’intero organismo. Si è quindi insicuri, confusi, incapaci di attuare scelte o prendere decisioni. I rapporti sociali continuano a deteriorare finchè l’incapacità di controllare le proprie emozioni diventa un problema grave e preoccupante. Si soffre per la mancanza di un equilibrio emotivo stabile, capendone ora l’importanza ma essendo costretti a subire un’alternanza di depressioni ed esaltazioni ingiustificate. L’instabilità emotiva condiziona fortemente l’efficienza nel lavoro provocando, secondo le variazioni d’umore, risultati alterni di ottima o pessima qualità. A causa del logoramento psicologico derivante, si finisce col perdere del tutto il controllo della propria vita, che sembra ora senza scopi precisi e governata dal caso. Anche i pochi affetti rimasti si esauriscono pian piano aggravando il senso di insoddisfazione.

D) Dolori cronici. La quarta fase è quella dei dolori fisici tramite i quali l’organismo suona il campanello d’allarme, denunciando con forza la necessità di uscire da una lunga fase di resistenza da stress e dal conseguente stato di ansietà cronica. Il primo sintomo fisico è la rigidità muscolare, specialmente nelle aree del collo, delle spalle, della parte inferiore della schiena e di tutto il viso. Non di rado di notte si tende a serrare le mascelle e talvolta a digrignare i denti nel sonno (bruxismo) quasi a voler scaricare la tensione interiore, col rischio di provocare o peggiorare le anomalie di posizione delle arcate dentali (malocclusioni) o di difetti nell’articolazione temporo-mandibolare (sindrome dell’articolazione temporo-mandibolare) con conseguente risentimento a livello posturale e quindi su tutto l’apparato muscolo-scheletrico. I tentativi di riposo prolungato, per esempio il sabato o la domenica mattina, nel tentativo di recuperare dopo una lunga e pesante settimana, sfociano spesso in emicranie o cefalee “da weekend”, tipiche del rilassamento muscolare troppo intenso e rapido, per l’improvviso ritorno del flusso normale nei vasi sanguinei della testa, dopo giorni di compressione forzata.

E) Patologie da stress. In questa ultima fase del distress si esce dal lungo periodo di resistenza per entrare nella variante cronica dell’esaurimento (si parla infatti di persone “esaurite”). I danni invisibili accumulati per lungo tempo nell’organismo si manifestano con malattie specifiche, in gran parte favorite dal progressivo indebolimento del sistema immunitario: raffreddori, influenze, ulcere, coliti, asma, ipertensione, vari difetti cardiovascolari ecc. Quando poi ci si rilassa, per una breve vacanza, avvengono nell’organismo rapidi cambiamenti, in particolare ormonali, in grado di causare effetti potenzialmente catastrofici.

Tipi di stressori

E’ stato anche fatto uno studio per cercare di catalogare i principali stressori, o cause di stress, anche se con il mondo in continua evoluzione anche gli stressori cambiano e aumentano, tenendo poi sempre presente che come abbiamo detto inizialmente ciò che può essere uno stressore per una persona può non esserlo per un’altra o può esserlo in modo diverso.

George Kohlrieser psicologo clinico e organizzativo di fama mondiale e docente presso prestigiose scuole internazionali, tra cui l’ IMD (Institute for Management Developement) di Losanna dove insegna comportamento organizzativo ha individuato o se volete catalogato 7 tipi di stressori principali , vediamoli:

1.- La perdita, di una persona cara, animale, posto, oggetto. Per tutti, è molto importante essere attaccati a cose diverse da noi. E quando c’è una perdita, quando si rompe un legame o c’è una separazione, l’individuo reagisce rispondendo con il dolore. Qualunque perdita, e la più significativa è senza dubbio la morte, produce una reazione di dolore. Ma nella vita di ognuno ci sono tante piccole morti, più distruttive di quelle grandi: per esempio il divorzio, soprattutto se l’altro per un qualunque motivo è sempre presente. Quando un figlio se ne va di casa i genitori possono anche festeggiarlo, ma si dentro di loro vivono questo evento come un abbandono, una perdita, prima o poi entreranno in depressione: la soluzione è rendersi conto che hanno nostalgia del figlio, esprimere questa loro emozione e poi muoversi in una nuova direzione.

2.- Il secondo stressore è la perdita di uno scopo, che significa anche la perdita di direzione: ogni cosa che facciamo deve avere un significato, uno scopo, altrimenti ci sarà una reazione di stress.

3.- Il terzo stressore è l’isolamento e la solitudine che agiscono sull’organismo influenzando il sistema cardio-vascolare.

4.- Quindi c’è la sindrome della fretta, della corsa: se si cerca di vivere venticinque ore in una giornata, si vive a un ritmo superiore a quello che il proprio corpo possa sopportare.

5.- Poi ci sono le relazioni negative, che chiaramente hanno conseguenze nefaste. Frequentare una persona per noi negativa significa perdere energia e salute.

6.- Il sesto stressore è dato dal fatto di lasciarsi coinvolgere dalle piccole cose: c’è chi non si impressiona per i grandi avvenimenti, i grandi problemi, ma poi diventa irritabile quando arriva a casa e i bambini lo disturbano, o per un ritardo, per ogni minima controversia.

7.- L’ultimo stressore è dato da fattori ambientali, come la sovrappopolazione, l’inquinamento, il traffico, tutto ciò che accade all’esterno.

 

Vediamo ora come lo stress agisce sul nostro fisico, o meglio i principali sintomi fisici dello stato di stress:

A livello cardiaco: tachicardia, irregolarità del battito cardiaco, dolore al centro del petto, ipertensione,infarto.A livello polmonare: asma bronchiale (crisi asmatica innescata e mantenuta dall’ansia), iperventilazione (respiro rapido e superficiale).A livello endocrino: lo stress influenza l’attività delle ghiandole endocrine periferiche, quindi ghiandole surrenali, pancres, reni, tiroide. A livello uro-genitale: eiaculazione precoce(nell’ansia cronica), diminuzione del desiderio (nella depressione).A livello della pelle: iperidrosi (eccessiva sudorazione, di solito al palmo della mano o alla pianta del piede), prurito,tricotillomania (la persona si strappa i capelli,spesso le ciglia).

Vediamo ora i principali sintomi psicologici e dello stato emotivo:

Frequente sensazione di stanchezza generale, difficoltà di concentrazione, attacchi di panico, crisi di pianto, depressione, attacchi di ansia, confusione mentale.

Infine come lo stress influisce sul nostro comportamento, ecco alcuni sintomi comportamentali :

Difficoltà ad esprimersi ed a trovare un vocabolo conosciutissimo, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, disturbi del sonno, cambio della voce, iperattività, irritabilità.Fame eccessiva e nevrotica o inappetenza.Respirazione superficiale e accelerata.

Spero di avere almeno in parte chiarito cosa è lo stress, e come potete individuarlo e capire se siete in stato di stress, lo stress è uno dei”mali” che ci impedisce di vivere appieno e di goderci anche le cose piacevoli della vita, ed è il malessere più diffuso al giorno d’oggi.

 

 

 

Counseling e pet terapy possibile orrizzonte

Counseling e pet terapy possibile orrizzonte

Il mondo del counseling è il più aperto, libero e variegato possibile, sempre pronto ad accogliere nuove sfide e proposte, una di queste potrebbe essere il counseling pet terapy, spiegato in soldoni affiancare il proprio aiuto empatico con l’aiuto empatico di un animale. La pet terapy infatti si basa sia sul contatto con un animale appositamente addomesticato ed addestrato che sul naturale aiuto empatico che questi animali possono trasmettere, solitamente cani e cavalli, mentre i cavalli stanno acquisendo un naturale andamento verso le disabilità motorie ed autistiche, i cani anche per le dimensioni e maggiore gestibilità sono dei perfetti tutto fare, non di meno gioca a loro favore una maggiore addestrabilità, quindi non più solo cani da lavoro, guide per ciechi o da compagnia, ma cani terapeuti.

La pet terapy sta prendendo piede non solo negli ospedali, ma nelle case per anziani e nelle scuole per l’infanzia con risultati ottimi, quindi perchè non affiancare il counseling con la pet terapy, l’esperienza è già stata praticata anche in psicanalisi ed in psichiatria , avvicinando a soggetti ansiosi e depressi piccoli cani o cani di taglia media, che con il loro affetto e la loro empatia riescono a trasmettere tranquillità ed equilibrio a queste persone. Ci sono situazioni analoghe anche per il counseling, ne cito alcune, dei ragazzini che stentano ad assumersi responsabilità ed ad organizzarsi a scuola, con l’avvicinamento di un cane hanno piano piano trovato questa strada di responsabilizzazione, dovendo dare da mangiare ad orari prefissati al loro beniamino,ed accudendolo per le altre necessità, in altre situazioni di affronto del lutto o di momenti di disagio sociale, oltre al consulto con il counselor , tecniche di rilassamento e respirazione è stato consigliato l’adozione , dove ovviamente il soggetto avesse disponibilità e mostrasse entusiasmo nell’idea, di un cucciolo di cane a scelta tra le razze più docili, in tutti questi casi l’equilibrio e l’empatia del cane hanno contribuito al lavoro del counselor o del terapeuta.

E’ ovviamente una strada come un’altra da poter percorrere e in certe situazioni può essere la chiave di volta , ma non è certo d autilizzarsi sempre, ma resta un’orrizzonte possibile.

Ermanno Azzolini.

Acqua Diamante (diamantina) e memoria dell’acqua

Acqua Diamante (diamantina) e memoria dell’acqua

Facciamo chiarezza già dall’inizio, la teoria dell’acqua diamante e quella della memoria dell’acqua, sono due cose diverse, sebbene l’acqua diamante abbia nel suo potere più specifico quello della memoria, si differenzia in quanto la memoria dell’acqua è intrinseca in tutta l’acqua del mondo, cioè la capacità di mantenere memoria di una sostanza con cui è venuta a contatto o di un dna ecc. mentre l’acqua diamantina o diamante sfrutta questa capacità per essere riprodotta mantenendo le sue proprietà energetiche e spirituali.

Posto questo articolo sul mio blog, e non sul mio sito di counseling, per un semplice motivo, pure essendo un argomento che fa parte delle scienze olistiche ed addirittura omeopatiche, c’è bisogno di fare chiarezza, e di raggiungere più persone possibili affinche non caschino in tranelli, finte terapie e richieste di soldi, infatti sebbene l’acqua diamante sia fornita gratuitamente escluse le spese di spedizione, una marea di finte terapie sono proposte, oppure l’energizzazione dell’acqua prima di spedirla oppure terapie con l’acqua diamante come la “Trasmutazione piramidale memoriale” e la “Attivazione dell’asse di fuoco” , due cose che posso garantirvi false ed inesistenti, e sono quelle cose che portano discredito anche su professionisti seri che praticano la naturopatia, l’omeopatia,la pranoterapia e tutte le pratiche di medicina alternativa, serie e che portano ad un miglioramento della vita fisica e spirituale e che possono incrociare ed integrare anche la medicina allopatica (medicina moderna odierna).

L’origine delle due terapie è diversa, una completamente inventata, l’altra in fase di studio con dei primi risultati scientifici, non comprovati con il doppio esperimento cieco, prova assoluta per entrare nei testi scientifici ufficiali.

Parliamo quindi per prima della teoria della memoria dell’acqua, teoria che come ho appena scritto, ha passato una prima sperimentazione scientifica, ma non una seconda, è comunque la base teorica su cui si basa l’omeopatia, le cui soluzioni sono così diluite o modificate che spesso nell’acqua utilizzata non resta che il “ricordo” delle sostanze a cui è stata a contatto ma nessuna percentuale del principio attivo o della sostanza in questione.

Per memoria dell’acqua si intende la possibilità dell’acqua, in forma liquida, di mantenere una “impronta” delle sostanze con cui è venuta in contatto.
Fu l’immunologo francese Jacques Benveniste a pubblicare nel 1988, sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature”, i risultati di rivoluzionari esperimenti che dimostravano come l’acqua fosse capace di mantenere una memoria/informazione di sostanze in essa disciolte o diluite; tali risultati non solo avrebbero potuto fornire una base scientifica ai principi della medicina omeopatica, ma, soprattutto, avrebbero scardinato consolidate conoscenze di fisica, chimica e medicina, costringendo ad una revisione e riscrittura di più nozioni.

Le ricerche pubblicate da Benveniste risultarono tuttavia probabilmente manipolate o non ben eseguite; la rivista scientifica Nature illustrò la scoperta dell’errore di sperimentazione pubblicando una relazione sulle proprie pagine, e smentendo quindi i risultati del medico francese.

Nessuno studio successivo condotto in doppio cieco riuscì mai a riprodurre risultati apprezzabili. Il concetto di memoria dell’acqua è quindi oggi considerato pseudoscientifico e privo di fondamento.Anche da un punto di vista chimico-fisico, l’acqua non mantiene alcuna relazione con altre molecole se non per qualche decina di femtosecondi.
Nonostante la bocciatura della comunità scientifica, le ricerche iniziate da Benveniste e dai gruppi da lui capitanati proseguirono, incoraggiate dalla curiosità e la voglia di approfondire sia di scienziati italiani che di personalità illustri del mondo della scienza (quali il premio Nobel Luc Montagnier).Nel 2011 una sezione della rivista scientifica Journal of Physics (la Conference Series, che gode di una blanda peer review) ha pubblicato uno studio di Luc Montagnier et al., intitolato DNA waves and water, nel quale viene illustrato come soluzioni acquose altamente diluite di sequenze di DNA del virus HIV, di altri virus e di batteri produrrebbero segnali elettromagnetici di bassa frequenza caratteristici del DNA in soluzione. Secondo i sostenitori dell’omeopatia, tale studio, pur non essendo finalizzato alla ricerca sull’omeopatia, avrebbe potuto aprire nuove prospettive di approfondimento sul tema. Tuttavia, in seguito il lavoro , a livello internazionale, non ha ottenuto  alcuna validità scientifica, poiché non è secondo alcuni, stato utilizzato un protocollo sperimentale coerente alle metodiche standard, le stesse apparecchiature usate erano sperimentali e non adeguatamente supportate da basi teoriche certificate e comprovate.

Il funzionamento dei rimedi omeopatici, la cui reale efficacia è, a sua volta, non comprovata scientificamente si basa chimicamente su composti di acqua e zucchero, vengono infatti preparati miscelando più volte il principio attivo in acqua a diluizioni così spinte da perdere ogni presenza di molecole del principio attivo originario con cui vengono messi a contatto, ciò detto milioni di persone traggono giovamento e salute da cure omeopatiche. Molti medici chirurghi, laureati ed iscritti agli albi professionali, praticano le cure omeopatiche con buoni risultati tanto che ad uno pseudo studio di una società scientifica australiana il dott.Paolo Roberti di Sarsina, dell’Osservatorio Metodi per la Salute dell’Università di Milano – Bicocca, Medico ed esperto di fama internazionale nell’ambito delle Medicine Non Convenzionali – confermando peraltro i dubbi di Milani: “Gli studi negativi presi ad esempio da questo documento Australiano utilizzano sempre l’omeopatia in modo difforme dal protocollo della corretta pratica omeopatica, pertanto i risultati non potranno che essere che scarsi. Ma le prove di efficacia della medicina complementare e non convenzionale sono ormai così numerose e solide che solo chi è in mala fede può ignorarle.Così facendo, non si aiuta certamente il progresso della scienza e della ricerca, e si ostacola la libertà di scelta terapeutica degli stessi medici e pazienti”.

Ciò detto, devo aggiungere ad onor del vero che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) stabilisce che nessuna prova scientifica ad oggi ha dimostrato la reale efficacia dell’omeopatia e come essa funzioni ma contemporaneamente smentendo se stessa, ha pronunciato parere favorevole alle medicine alternative compresa l’omeopatia ed alla loro integrazione con le cure allopatiche.

“Ormai – aggiunge Roberti di Sarsina – sono numerosi, nonostante i pregiudizi e l’assenza di finanziamenti per la ricerca, gli studi scientifici pubblicati che confermano la superiorità delle Medicine Non Convenzionali rispetto al placebo, prova ne sia che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha emanato di recente il nuovo piano strategico mondiale pluriennale per la valorizzazione della Medicina Non Convenzionale”. Anche Simonetta Bernardini, Medico e responsabile dell’Ospedale pubblico di Pitigliano, il primo Centro in Italia di Medicina Integrata che prevede l’uso di medicine complementari in corsia, conferma le critiche al documento Australiano: “Il peggiore ‘bias’ scientifico è il pregiudizio, ovvero il giudizio confezionato a prescindere, basato su informazioni parziali: è incredibile che per l’analisi australiana siano stati presi in esame, non si capisce in base a quale criterio, 225 studi – guarda caso tutti critici verso l’omeopatia! – a fronte di migliaia di lavori scientifici che documentano al contrario quanto siano efficaci i medicinali omeopatici per diverse patologie”. In Italia i farmaci omeopatici sono parte della categoria dei farmaci non convenzionali per la cura delle malattie – si tratta di farmaci, così classificati dalla Direttiva Europea sul farmaco, non di “rimedi” – che vengono impiegati con successo da 11 milioni di italiani e prescritti da 20.000 medici iscritti all’Albo, segno di una vera e propria apertura alla medicina complementare per la cura e per la prevenzione delle malattie e per il mantenimento in buon equilibrio dell’organismo.

ACQUA_

Sono un pò andato oltre parlando di omeopatia , per dare più dati possibili di valutazione a chi legge, visto che l’omeopatia basa il suo funzionamento su principi attivi naturali ma anche sulla memoria dell’acqua, potremmo dire che pure non avendo una prova scientificamente valida secondo i protocolli standard, visto che abbiamo un dato positivo parziale ma non il doppio esperimento cieco, la teoria della memoria dell’acqua anche se non comprovata, funziona ben oltre l’effetto placebo come confermano migliaia di articoli scientifici sull’omeopatia, di certo è che non tutte le cose sono misurabili con tecniche standard o sempre perfettamente riproducibili in laboratorio o per lo meno non lo sono allo stato tecnologico attuale, però la casistica dei benefici e delle guarigioni omeopatiche è sotto gli occhi “scientifici” o meno di tutti e quindi anche il suo funzionamento che si basa in parte sui principi attivi ed in parte sulla peculiarità dell’acqua e della sua “memoria”.

Parliamo ora della seconda teoria, l’acqua diamante o diamantina, innanzitutto cosa è questa acqua di diamante?

L’eau diamant, è un tipo di acqua “scoperto” dal francese Joël Ducatillon. Sarebbe in grado di purificarvi e di aiutarvi nell’illuminazione spirituale.
La definizione ufficiale è la seguente: “Si tratta di un’acqua di sorgente elevata a un tasso vibratorio accelerato che la rende vivente, intelligente e disponibile per rispondere alle intenzioni di chi la utilizza, la cui coscienza è quella della quinta dimensione migliorata da alcuni codici della sesta dimensione.”

Lo scopritore dice di avere avuto in sogno le indicazioni per creare questo tipo di acqua: La ricerca ebbe inizio nel 1994, in seguito a delle informazioni ricevute tramite tre sogni successivi. Dopo 18 mesi di ricerca interiore, di meditazioni, ma anche di letture sulla fisica quantica, fu creato un apparecchio chiamato DNA 850. Quest’ultimo gioca un ruolo di programmatore dell’acqua elevando nel frattempo il suo tasso vibratorio. Devo segnalare inoltre che, durante questo periodo, io vivevo delle trasformazioni interiori che mi permisero di canalizzare delle frequenze energetiche più elevate.

Il DNA 850 è un tubo di vetro soffiato, a tenuta stagna, nel quale parecchie spirali luminose servono da ricettacolo agli 850 codici trasmessi in seguito in un’acqua minerale acquistata in un negozio di prodotti naturali, allo scopo di trasmutarla in Acqua Diamante. Questi codici matematici e geometrici sono tradotti in diverse combinazioni sonore con l’aiuto di un sintetizzatore.

Il risultato finale è un apparato codificato che permette la registrazione di codici multidimensionali, che trasformano l’acqua di sorgente in uno strumento ricettivo che attinge dalle energie più alte.
Quando si verbalizza l’intenzione di ottenere alleviamento, benessere o la risoluzione di sfide, si ha l’opportunità di registrare queste intenzioni nell’acqua diamantina.
Quando la si beve, l’acqua diamantina associa la verbalizzazione dell’intenzione direttamente con la corrispondente memoria della polarità opposta che e’ presente nel subcosciente (nelle cellule del corpo).
L’attività dell’acqua diamantina eleva simultaneamente i due poli opposti finché questi non vibrano ad una frequenza più alta.

L’autore stesso però non sa spiegare ne il funzionamento della sua invenzione ne la meccanica scientifica dell’acqua di diamante, si sono poi diffusi vari scopritori di questa acqua e vari siti web, ve ne propongono, versioni diverse, tutte gratuite o quasi, il fatto sta che ci sono poi le cose accessorie da fare o da utilizzare e quelle costano, un’altro scopritore dell’acqua di diamante è Danilo Diinabandhu Perolio, che ce ne parla in un suo libro dove cito testualmente:”

Era il febbraio 2003 quando “casualmente” venni a sapere che una cara amica, Lidia, era in possesso di una certa “Acqua Diamante”. Senza saperne nulla, un impulso interiore mi spinse a comporre il suo numero: qualche giorno dopo Lidia si presentò a casa mia. con una bottiglietta del prezioso liquido… »

Chiama spesso poi l’acqua diamante dono celeste e la pubblicità del libro e del dvd video allegato dice:

Inizia così, apparentemente per “caso”, il percorso di Danilo Perolio Diinabandhu con l’Acqua Diamante. Un incontro che si rivelerà fondamentale, e di cui questo splendido libro (corredato da un video di un’ora) costituisce il frutto.

Insomma questa acqua, a mio modesto parere è una rivelazione, discutibile, una rielaborazione mistica della teoria della memoria dell’acqua, troviamo in rete siti web quanto meno discutibili come la teoria dell’acqua diamantina che ci spiegano anche come riprodurla a casa , vediamo come, nella speranza che prima di farvi imbrogliare possiate provare a costo zero a farvene in casa così da testarne la reale efficacia.

duplicazione 2

L’Acqua Diamante viene distribuita e condivisa gratuitamente, è facilmente riproducibile, senza limiti ed all’infinito. Disponendo di una base di Acqua Diamante è possibile riprodurla con facilità a casa propria attraverso un semplice procedimento. In base al quantitativo che si vuole ottenere di volta in volta, occorre circa il 10% di Acqua Diamante al quale verrà aggiunta acqua normale, quella utilizzata abitualmente per il consumo domestico, fino a riempire il contenitore o i contenitori di produzione. Per esempio se si vuole ottenere un litro di Acqua Diamante si prenderà una bottiglia vuota da 1 litro, si verseranno circa 100 ml. di Acqua Diamante, e si completerà il riempimento della bottiglia con altra acqua normalmente utilizzata. Dopo di circa 24 ore tutta l’acqua della bottiglia sarà diventata Diamante (ovvero avrà acquisito tutte le informazioni vibrazionali dell’Acqua Diamante). Con questo primo litro, sarà possibile produrne fino a 10, seguendo lo stesso procedimento… e così via… 100 litri, 1.000 litri. La si può produrre ogni giorno, oppure anche una volta alla settimana per tutta la settimana e per tutta la famiglia, purché sia consapevole e consenziente. La conservazione dovrà avvenire in contenitori di vetro, che possibilmente dovranno essere lasciati stappati. L’Acqua Diamante, oltre che per il lavoro attraverso le intenzioni, può essere utilizzata come acqua domestica per ogni uso, senza limiti o dosaggi… è un’acqua sempre viva, fresca, leggera… buonissima anche dopo mesi dalla sua produzione. Utilizzando il principio dell’esprimere l’intenzione, si potrà bere l’Acqua manifestando una semplice volontà o desiderio: es. “Io desidero risolvere il mio problema del malditesta, oppure: Esprimo l’intenzione di sciogliere i conflitti con …”. Si può aggiungere un’intenzione anche all’acqua che usiamo per cucinare: es.: “Io verbalizzo la mia intenzione affinché questo alimento mantenga il suo sapore naturale e riempia di valori nutritivi colui che lo mangia”. I risultati possono essere sorprendenti. Si può usare anche in vaporizzatori, con l’intenzione che si elevi il livello vibrazionale dell’abitazione, che si purifichi l’ambiente o che si riduca l’inquinamento elettromagnetico. Questo può essere fatto anche collocando una brocca di vetro con Acqua Diamante in qualunque abitazione. Anche se non le si imprime nessuna intenzione, l’Acqua Diamante produrrà benefici effetti sulla salute fisica e psichica. Per un utilizzo consapevole e coerente, è indispensabile la lettura del testo di Joel Ducatillon “Acqua Diamante, una Coscienza”.

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L’utilizzo dell’acqua diamante o diamantina, è poi a piacimento, a seconda di quello che vi sentite di bere, o anche delle sostanze che vi vogliate diluire, l’importante è l’intenzione che mettete nell’utilizzare quest’acqua, e cito dalle istruzione d’uso:” chiedete all’Acqua Diamante lucidità e discernimento. La risposta vi arriverà con un sogno, per bocca di un amico o con una certezza interiore incrollabile.

Mettere intenzioni per conoscere e concretizzare le competenze dell’inconscio, per armonizzare una relazione o semplicemente per trovare un impiego, un’abitazione.

Tenete sempre con voi un flacone contagocce. Quando siete fuori casa, potrete mettere qualche goccia nelle bevande, con discrezione e con l’intenzione di ben digerire e annullare gli effetti nocivi di alimenti e bevande chimiche. In effetti, ciò che non è vivente morirà sotto l’azione dell’Acqua Diamante.

Per il nostro pianeta malato, versare qualche litro di quest’Acqua negli stagni, nei fiumi, nei laghi, nelle sorgenti e nei pozzi, può avere degli effetti importanti. Quest’Acqua evaporerà allora negli strati delle nuvole ed innaffierà la Madre Terra per la sua più grande gioia”.

Spero di essere stato esaustivo sull’argomento, spiegando che la memoria dell’acqua ha un suo perchè parzialmente comprovato anche dal suo utilizzo in omeopatia, l’acqua diamantina è una vera e propria bufala, ma se volete provarla contattatemi sarò ben felice di mandarvene un flacone, al solo costo delle spese di spedizione 😉

 

 

 

 

 

 

Buddha, e buddithà

Buddha, e buddithà

Nel pensare al Buddha , molti pensano alla meditazione, pensano ai mantra e alcuni allo yoga, ed allo stato del Buddha come ad uno stato di illuminazione permanente magari in stato di trance yoga, ma pochi sanno che al di là del folclore, e di tutto quello che gli è stato cucito addosso, Siddhārtha Gautama detto il Buddha, è stato forse il primo psicoterapeuta della storia, avendo più a che fare con il benessere in questo mondo e questa realtà che in quello trascendente.

Senza sembrare quello che scopre l’acqua calda, e nemmeno una cosa originale, infatti ne parla da anni il noto Psicoterapeuta Giulio Cesare Giacobbe, certo forse semplificando un pò tutta la tradizione costruita sul Buddha, ma traendone il giusto spirito ed insegnamento, allora vediamo cosa fece e perchè lo fece.

La leggenda e la storia ufficiali, dicono che Siddhārtha Gautama, ad un certo punto della sua vita lasciò la famiglia ed i suoi titoli regali, per mettersi alla ricerca, alla ricerca di una soluzione per lo stato sofferente degli uomini. Aveva capito infatti che gli uomini passano da uno stato di sofferenza all’altro, e parliamo di sofferenza mentale,  cioè noi passiamo la vita a soffrire mentalmente di una cosa o dell’altra, siamo tutti nevrotici, e vediamo più avanti perchè ed in cosa consiste. Anche i più ricchi e potenti soffrono continuamente di queste nevrosi, quindi Gautama si mise in viaggio , rinunciando a tutto, per cercare una soluzione a questo, provò varie forme di meditazione, passando da un monastero all’altro, da un tempio all’altro, provò lo yoga e con la meditazione scoprì che si poteva raggiungere uno stato di trance che ci liberava da questa sofferenza mentale, da ogni nevrosi, poi però una volta usciti dallo stato di trance tutto era come prima e la situazione non era mutata, in pratica vivere uno stato di serenità permanente indipendentemente dagli avvenimenti esterni era impossibile, quindi riprese il suo cammino, e un giorno si sedette sotto un “ficus religiosa” e cominciò a riflettere ed osservare il mondo e le cose che gli erano intorno.

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the head of the sandstone buddha image in roots of bodhi tree, Ayutthaya,Thailand

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Inizio quindi un percorso di osservazione del mondo esteriore e del mondo interiore, cercando la soluzione dentro di se, e osservando come funziona il mondo, due ragazzini, la figlia del capo villaggio li vicino, ed il figlioletto di un guardiano di bufali, vedendo questo povero li sotto questa pianta, gli portavano ogni giorno del latte e delle erbe perchè si nutrisse.

Un giorno mentre gli portavano il latte, lo videro radioso contento, e quando gli si avvicinarono lui gli dice che ha trovato la via, la via che porta alla liberazione, alla felicità alla gioia, alla “serenità” , una cosa così semplice che tutti possono capire anche i bambini , quindi glie la spiega, una volta compreso i due bambini e sentendo le parole che lui disse , cioè che era come se si fosse risvegliato dopo un lungo sonno ed aveva visto la realtà come effettivamente era, lo chiamarono Buddha che nella loro lingua (magali)  significa appunto risvegliato, quindi Siddhārtha Gautama, fu poi storicamente conosciuto dai più appunto come il Buddha.

Quindi Siddhārtha Gautama, scrisse le 4 nobili verità ,e gli otto nobili sentieri, che sono i passi da fare per raggiungere questo stato di serenità, che possiamo definire budditha’.

Qui sotto vi propongo alcuni specchietti riassuntivi degli otto nobili sentieri:

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Ne ho messi due diversi perchè ogni uno riesca a capire da quello che più gli permette di cogliere il significato che comunque così descritto può apparire un pò astruso ad un primo approccio, ma possiamo semplificare i termini dell’ottuplice sentiero spiegandolo con parole e significati correnti, la retta visione o retta comprensione che dire si voglia, è una visione cosciente della realtà, di come è essa realmente, non di come noi la percepiamo , cioè osservare la realtà esteriore ed interiore scevri da ogni condizionamento e preconcetto dicendosi la verità della realtà, capire che il mondo e noi non siamo mai gli stessi, quindi la legge della impermanenza, niente resta simile a se stesso per più di un secondo, noi stessi continiamo a cambiare, ogni cosa, pianta, animale, persona, stella, pianeta ecc. è interdipendente dall’universo e da tutto quello che ci circonda, l’universo esiste così come è perchè tutto è interconnesso, e perchè noi ne facciamo parte, il nostro vicino di casa ne fa parte, il nostro amico ed il nostro nemico ne fanno parte e così via, quindi il mondo è impermanente ed interdipendente, capita questa cosa si ha la retta visione, ovviamente bisogna poi fare il passo di accettare questa cosa ed esserne costantemente coscienti. Perchè allora noi soffriamo mentalmente, perchè pure vivendo in una realtà impermanente ed interdipendente, vogliamo che le cose restino tali, vogliamo delle sicurezze, come essere sempre in salute, sempre benestanti, sempre amati, sempre tranquilli, che tutto resti uguale, ma essendo il mondo la realtà in continuo cambiamento questo non è possibile, quindi soffriamo, abbiamo le nevrosi, questa è sostanzialmente l’illuminazione avuta da Gautama detto il Buddha.

Certo che per raggiungere la Buddithà e quindi essere sempre sereni bisogna fare un ulteriore passo di comprensione, una volta raggiunta la retta visione, bisogna accettarla, bisogna farla nostra, e chi è che accetta di vivere in un mondo in continuo cambiamento senza nessuna sicurezza, senza nessun punto fermo?

Ovviamente ho un pò semplificato le cose, ma la sostanza è questa, quindi tutti possiamo diventare dei buddha? Probabilmente no, ma possiamo avere la buddithà.

Anche se personalmente ritengo oltre che difficile, impossibile mantenere la buddithà da parte di chi che sia,(chiunque) in quanto è intrinsecamente umano e atavico, cercare delle sicurezze, altro è capire che difficilmente esse saranno durature o comunque sempre con la stessa valenza, in caso però vogliate provare potete leggere i libri di Giulio Cesare Giacobbe come ad esempio, diventare un buddha in cinque settimane qui potete trovare il sito dell’autore, oltre a rilassarvi se non raggiungerete la buddithà almeno qualche passo lo avrete fatto e forse qualche nevrosi ve la siete tolta, dal mio canto sono sempre disponibile a rispondere a dubbi e domande, vi propongo in chiusura una parte del workshop di Giulio Cesare Giacobbo, che con la sua capacità oratoria e la sua schiettezza spiega quanto detto sul Buddha e sulla buddithà.

 

 

Illuminazione o alienazione ?

Illuminazione o alienazione ?

Ecco una domanda che mi è sempre più spesso posta, più che una domanda, un dubbio, un’incertezza che chi si affaccia a fare un percorso di crescita, un percorso spirituale o semplicemente un percorso di ricerca personale  ,espone.

Il timore è quello che durante il percorso a mano a mano che la percezione della vita e della realtà cambia si sembri più degli alienati che degli illuminati, e che questi cambiamenti, queste nuove conoscenze portino ad una distanza troppo ampia dal nostro vivere quotidiano, da quello che oggi viene chiamato normalità, l’esperienza insegna che già davanti a fatti drammatici o di forte sofferenza o anche di ineluttabilità del momento porta poi a percepire le cose della vita in modo differente ed anche ad una certa alienazione.

Si parla di alienazione, ma spieghiamoci, una persona a cui viene diagnosticata una malattia terminale e che diciamo ha poco da tempo ancora per rimanere su questa terra, cambierà drasticamente il suo sentire e la sua percezione della realtà, il tempo scorrerà sempre veloce, i problemi quotidiani, come pagare una bolletta della luce, o il vicino di casa che annaffiando i fiori sul balcone ci sporca l’auto parcheggiata sotto, gli sembreranno delle sciocchezze delle stupidate senza senso, invece, un’espressione di disagio, il profumo di un fiore, il sapore di un panino con la soppressa (salame) gli appariranno le cose più importanti del mondo, e sopratutto si renderà conto che il tempo è prezioso e che quanto nel quotidiano ci facciamo distrarre da sciocchezze o ci arrabbiamo per inezie, quanto deleghiamo agli altri o con scuse ad eventi le nostre scelte. Ad esempio eeeee se non avessi quel lavoro li andrei, farei ecc. ma allora perchè non farlo? Succede che cambiando questo punto di vista, all’avventore, al visitatore, immerso nel suo vivere quotidiano, i discorsi od i temi che gli verranno proposti dal “fine vita” (il soggetto che ha poco tempo ancora da vivere su questa terra) gli appariranno un pò strani un pò fuori dalla sua realtà quotidiana, e quindi gli parrà che il soggetto sia un “alieno” uno che vede la vita o che sente le cose in modo differente dal sentire “comune” a cui si da il nome di normalità.

Quindi alienazione significa vivere e sentire in modo discordante da quello che comunemente viene definito “sentire comune” o normalità.

Chi fa un percorso di illuminazione, come abbiamo detto o di consapevolezza, ricerca ecc. ovviamente a mano a mano che prende conoscenza e consapevolezza, modifica il suo sentire, le cose ed i fatti cambiano di importanza, il rapporto con il mondo sposta il suo baricentro, quindi sicuramente almeno in parte ci si aliena.

Ma questo non deve spaventare o preoccupare, in quanto comunque come esseri consapevoli ed intelligenti manterremo un termine di mediazione con il sentire comune e con l’educazione del quieto vivere.

Ovviamente uno dei “pericoli”  e delle paure è quello di cadere nell’eccesso o nella “follia” cosa che non succede quasi mai se il percorso che si fa è ben seguito e comunque lo si fa per gradi, c’è poi da dire che sebbene tutti possiamo fare dei percorsi di questo tipo non tutti sono in grado di farlo o arrivano solo ad un certo punto. L’alienazione avviene sempre anche nella vita quotidiana, quando si perde il contatto, la relazione con la vita fisica reale, si potrebbe dire quello che sta succedendo nel mondo politico ed istituzionale che non capisce la vera situazione di molti cittadini,  la soluzione sta in una parola, mediazione, mediare tra il nuovo modo di sentire e di vivere e il mondo che ci circonda, solo così si può trovare equilibrio, altrimenti una strada di illuminazione può diventare un percorso di alienazione, tutto dipende sempre da noi e da quello che vogliamo.

In conclusione potremmo dire che durante qualsiasi percorso di crescita personale , spirituale, di illuminazione si passa per l’alienazione, l’importante è il passo successivo, la mediazione con il mondo dei più, con la “società civile” che manterrà un modus operandi e vivendi tipico ed in cui si farà fatica a riconoscersi ma nel quale si deve vivere e interagire anche perchè altrimenti sarebbe inutile il percorso che si sta facendo!

Mi rendo conto che l’argomento è complesso e non facile  da affrontare in poche righe su un blog, molte però sono le richieste che mi arrivano e come sempre cerco di rispondere a queste, rimanendo disponibile per chi volesse approfondire, alla voce contatti potrete trovare le indicazioni per interagire con me quando volete, buona vita a tutti.

 

Post hoc, ergo propter hoc

Post hoc, ergo propter hoc

Post hoc, ergo propter hoc letteralmente significa dopo di questo, quindi a causa di questo, è un sofisma molto in uso presso gli antichi romani , per dirla in breve il significato è  :

 che se un avvenimento è seguito da un altro, allora il primo deve essere la causa del secondo, ovviamente senza contare tutte le altre variabili, rapporti , fortuità, occasionalità ecc.

Spesso la locuzione usata a mo di citazione veniva abbreviata in  post hoc.

 

E allora? Mi chiederete cari lettori, allora è che come al solito gli antichi coglievano l’essenza della vita , il punto centrale, il focus , cogli l’attimo ecc.

Per dirla in breve il bandolo della matassa sta che in questa semplice frase si racchiudono tutte le nostre ansie, le nostre paure, ma anche la via per uscirne, per vivere più sereni per essere felici.

Post hoc, ergo propter hoc, sembra quasi un formula magica detta così, ma provate a pensarci, cosa è che produce ansia, timore, perfino paura nel nostro quotidiano?

Il pensiero che accada qualche cosa e che a seguito di questo qualche cosa accadono poi altre cose più spiacevoli, o che appunto le conseguenze di un accadimento possibile siano spiacevoli, appunto dopo di questo quindi a causa di questo.

Se mentre vado al lavoro, trovo traffico, se quando incontro la persona amata non mi trova piacevole, se non riesco a pagare in tempo la bolletta, se verrò licenziato, se perdo il treno ecc. ecc.

Dopo di questo quindi a causa di questo, potrebbe perfino diventare un mantra, ma recitatevelo vi aiuterà a capire che dopo di un accadimento ce ne sarà sempre un altro, ma non è detto che sia spiacevole, ad esempio, perdo il treno e mentre cerco una soluzione conosco la persona che mi amerà per tutta la vita, oppure vengo licenziato e trovo un lavoro migliore o mi metto a fare un lavoro che più mi aggrada e mi realizza, non pago la bolletta in tempo? La pagherò con un leggero sovra-prezzo, ma non vale la pena angustiarsi per questo.

Certo guarire dall’ansia cronica o dagli attacchi di panico , non è così semplice o semplificabile, ma il nucleo di partenza sta sempre tutto in questo sofisma, la preoccupazione che a causa di un fatto ne succeda un’altro e sicuramente negativo, non tenendo conto poi delle risorse che potremmo mettere in gioco, del fatto che si può succedere qualche cosa di negativo, ma nel frattempo abbiamo giocato, che passando attraverso quel fatto potremmo anche liberarci delle nostre paure e delle nostre ansie.

L’ansia e la paura lavorano proprio sul pensiero anticipatorio , il quale ci dice che dopo un fatto ne succederà un’altro …….sempre spiacevole, quindi come possiamo difenderci? Come abbattere il pensiero nefasto?

Innanzi tutto c’è sempre il mantra “ci penso dopo” cioè se proprio succederà qualche cosa di spiacevole, vedrò nel momento in cui dovesse succedere come correre ai ripari, inutile fasciarsi la testa prima, poi come dicevo non è detto che a causa di questo o dopo questo succeda questo, per dirla in un sofisma più moderno.

Anzi ho scelto l’immagine degli apostoli con Gesù sul lago proprio perchè dopo quel fatto e proprio a causa di quel fatto , spaventoso e temutissimo dai pescatori di Galilea, invece furono salvati ed ebbero fede, quindi le cose invece che peggiorare volsero al meglio.

Per fare un esempio, una signora mi si rivolse molto in ansia perchè i tempi moderni gli scandali le guerre le facevano temere che la fine del mondo poteva essere vicina, a causa degli avvenimenti, dopo questi ci sarebbe stata la fine del mondo, le ho fatto notare che se fosse quella sera stessa scivolata sulle scale di casa, per lei la fine del mondo sarebbe sopraggiunta indipendentemente dei fatti avvenuti prima o ancora non avvenuti ma temuti, e che a quel punto che le sarebbe giovato , preoccuparsi tanto della possibile fine del mondo? E che spesso da momenti storici difficili e caotici, nonchè oscuri come il medio evo , sono poi scaturiti momenti storici di grandezza e benessere per tutta l’umanità.

Quindi quando vi prende l’ansia della vita, ricordatevi la massima Post hoc, ergo propter hoc, dopo di questo quindi a causa di questo , non sempre è vero  e che molto dipende da cosa faremo noi , quindi inutile preoccuparsene prima e che spesso passando attraverso un avvenimento il successivo ci porta solo belle cose.

Ermanno Azzolini.