15 Agosto l’Assunzione di Maria Santissima Madre di Dio

15 Agosto l’Assunzione di Maria Santissima Madre di Dio

Questo post lo voglio dedicare alla Mamma Celeste, che in questa giornata viene ricordata, viene ricordata la sua assunzione in cielo, di assunzione si parla, perchè Maria non conobbe corruzione della carne, ma una volta morta fisicamente, il suo corpo fu portato dagli angeli in cielo, aprendo un varco nel tetto della casa in cui giaceva, ormai il 15 Agosto è dai più vissuto solo come il giorno clou delle vacanze estive, dimenticandosi del perchè è festa, se tutti ci ricordassimo del perchè è festa penseremmo anche che questo è un ulteriore messaggio , un’ulteriore prova della potenza e soprannaturalità di Dio.

Di seguito vi riporto i fatti che accaddero come c’è li ha raccontati Maria Vatorta, l’autrice del Quinto evangelo, del Poema dell’uomo Dio, una mistica di cui in Italia si parla ancora poco fuori dai circuiti canonici, ma ciò che si sa ancora meno è che il suo scritto (sono 10 volumi) che racconta la vita di Gesù e della Madonna, come gli sono apparse in visioni successive per anni, è il secondo libro più venduto al mondo dopo la bibbia, e inoltre che porta migliaia di conversioni all’anno.

Ecco i fatti come li ha visti e raccontati la Valtorta:

 

Quanti giorni son passati ? E ‘ difficile stabilirlo con sicurezza . Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo esanime  si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d’ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati, come tante reliquie, sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai.

Ma il corpo di Maria è quale era appena spirata  . Nessun segno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo indefinibile che sa d’incenso, di gigli, di rose, di mughetti, e di erbe montane, insieme mescolati.

Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è  addormentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere.

L’alba deve essere ormai incominciata perché il suo debole chiarore rende visibili all’occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena .

Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argentea , sfumata d’azzurro, quasi fosforica , e sempre più cresce, annullando quella dell’ alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che innondò la grotta di Betlemme al momento della Natività divina . Poi in questa luce paradisiaca si palesano delle creature angeliche  , luce ancor più splendida nella luce già tanto potente  apparsa per prima. Come già avvenne quando gli angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d’ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo.

Le creature angeliche si dispongono a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo immobile e , con un più  forte agitar d’ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come prodigiosamente s’aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco loro il corpo della loro Regina, Santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte

Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente come un suono d’organo. Giovanni, che s’era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per quel suono potente e per una forte corrente d’aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e spegnendo, con un forte picchio, la porta aperta.

L’apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale, o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare, senza avere l’ostacolo del nascente sole negli occhi.

E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di vita, ed in tutto uguale a quello di persona dormente  , che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Getsemani  , mentre l’osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve.

Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall’estasi che le ha separata l’anima dal corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati

Giovanni guarda, guarda, il miracolo che Dio gli concede e gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d’uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile.

Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio  -perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che la volle immacolata, perché fosse forma al Verbo Incarnato-  che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede Iddio-Amore  a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l’incontro della Madre Santissima col suo Santissimo Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una bellezza indescrivibile, scende ratto dal Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul cuore, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto . Il vedere di Giovanni è finito.

Egli abbassa il capo. Sul suo volto stanco sono presenti e il dolore per la perdita di Maria e il gaudio per la sua gloriosa sorte. Ma ormai il gaudio supera il dolore. Egli dice: « Grazie, mio Dio! Grazie! lo presentivo che questo sarebbe accaduto. E volevo vegliare, per non perdere nessun episodio della sua Assunzione. Ma erano ormai tre giorni che non dormivo! Il sonno, la stanchezza, congiunti alla pena, mi hanno abbattuto e vinto proprio quando era imminente l’Assunzione .  … Ma forse Tu stesso l’ hai voluto, o Dio, perché io non turbassi quel momento e non soffrissi troppo… . Sì, Certo Tu lo hai voluto, come ora volesti che io vedessi ciò che senza un tuo miracolo non avrei potuto vedere. Mi hai concesso di vederla ancora, benché già tanto lontana, già glorificata e gloriosa, come mi fosse vicina. E rivedere Gesù! Oh! visione beatissima, insperata, insperabile! O dono dei doni di Gesù-Dio al suo Giovanni! Grazia suprema! Rivedere il mio Maestro e Signore! Vedere Lui presso la Madre! Lui simile a sole e Lei a luna  , splendidissimi entrambi, e per esser gloriosi e per esser felici d’esser riuniti in eterno! Che sarà il Paradiso ora che Voi vi splendete, Voi, astri maggiori della Gerusalemme celeste  ? Quale il gaudio degli angelici cori e dei santi? È tale la gioia che m’ ha dato il vedere la Madre col Figlio, cosa che annulla ogni sua pena, ogni loro pena, anzi, che anche la mia cessa, e in me subentra la pace. Dei tre miracoli che avevo chiesti a Dio, due si sono compiuti. Ho visto tornare la vita in Maria  e la pace la sento tornare in me. Ogni mia angoscia cessa perché vi ho visto riuniti nella gloria. Grazie di ciò, o Dio. E grazie per avermi dato modo, anche per una creatura, santissima, ma sempre umana, di vedere quale è la sorte dei santi, quale sarà dopo l’ultimo giudizio, e la risurrezione delle carni, e la loro ricongiunzione, la loro fusione con lo spirito, salito al Cielo all’ora della morte  . Non avevo bisogno di vedere per credere. Perché io ho sempre creduto fermamente ad ogni parola del Maestro. Ma molti dubiteranno che, dopo secoli e millenni, la carne, fatta polvere, possa tornare corpo vivente. A costoro io potrò dire, giurandolo sulle cose più eccelse, che non solo il Cristo tornò vivo, per suo proprio potere divino, ma che anche la Madre sua, tre dì dopo la morte, se morte può dirsi tal morte, riprese vita, e con la carne riunita all’anima prese la sua eterna dimora in Cielo, al fianco del Figlio ) . Potrò dire: ” Credete, o cristiani tutti, nella risurrezione della carne  , alla fine dei secoli, e alla vita eterna e dell’anima e dei corpi, vita beata per i santi , orrenda per i colpevoli impenitenti >19), Credete e vivete da santi, come da santi vissero Gesù e Maria per avere la loro stessa sorte. Io ho visto i loro corpi salire al Cielo. Ve lo posso testimoniare. Vivete da giusti per potere un giorno essere nel nuovo mondo eterno, in anima e corpo, presso Gesù-Sole e presso Maria, Stella di tutte le stelle ” . Grazie ancora, o Dio! Ed ora raccogliamo quanto resta di Lei. I fiori caduti dalle sue vesti, le fronde degli ulivi rimaste sul letto, e conserviamoli . Serviranno… sì, serviranno a dare aiuto e consolazione ai miei fratelli, invano attesi. Prima o poi li ritroverò… » .
Raccoglie anche i petali dei fiori sfogliatisi nel cadere, rientra nella stanza, tenendoli in un lembo della veste. Nota allora più attentamente l’apertura del tetto, ed esclama: « Un altro prodigio! E un’altra mirabile proporzione nei prodigi della vita di Gesù e Maria! Egli, Dio, da se risorse, e col suo solo volere ribaltò la pietra del Sepolcro e col suo solo potere ascese al Cielo. Da solo .  Maria, Santissima, ma figlia dell’uomo, per aiuto angelico ebbe aperto il varco per la sua assunzione al Cielo, e, sempre per aiuto angelico, è stata assunta là . Nel Cristo lo spirito tornò ad  animare. il Corpo mentre esso era ancora sulla Terra, perché così doveva essere, per far tacere i suoi nemici, e per confermare nella fede i suoi seguaci tutti. In Maria lo spirito è tornato quando il corpo santissimo era già sulle soglie del Paradiso 21) , perché per Lei non era necessario più altro. Potenza perfetta dell’Infinita Sapienza di Dio!… » .

Giovanni ora raccoglie in un telo i fiori e le fronde rimasti sul lettuccio, vi unisce quelli raccolti fuori, e li depone tutti sul coperchio del cofano. Poi lo apre e vi colloca il guancialetto di Maria, la coperta del lettuccio, scende nella cucina, raccoglie altri oggetti usati da Lei: il fuso e la conocchia, le sue stoviglie, e le unisce alle altre cose. Chiude il cofano e si siede sullo sgabello esclamando :

« Ora tutto è compiuto anche per me! Ora posso andare,  liberamente, là dove lo Spirito di Dio mi condurrà. Andare! Seminare la Divina Parola che il Maestro mi ha data perché io la dia agli uomini. Insegnare l’Amore. Insegnarlo perché credano nell’Amore e nella sua potenza. Far loro conoscere cosa ha fatto Dio-Amore per gli uomini. Il suo Sacrificio e il suo Sacramento e Rito perpetui, per cui, sino alla fine dei secoli, noi potremo essere uniti a Gesù Cristo per 1′ Eucarestia e rinnovare il Rito e il Sacrificio come Egli comandò di fare. Tutti doni dell’Amore perfetto! Far amare l’Amore perché credano in Esso come noi vi abbiamo creduto e  crediamo  . Seminare l’Amore perché sia abbondante la messe e la pesca, per il Signore . L’amore tutto ottiene, mi ha detto Maria nel suo ultimo discorso, a me, da Lei giustamente definito, nel Collegio Apostolico, colui che ama, l’amante per eccellenza, l’antitesi dell’ Iscariota che fu l’odio, come Pietro l’irruenza, e Andrea la mitezza, i figli d’ Alfeo la santità e sapienza congiunta a nobiltà di modi, e così via . Io, l’amoroso, ora che non ho più 23) il Maestro e la Madre da amare in Terra, andrò a spargere l’amore tra le  genti 24). L’amore sarà la mia arma e dottrina. E con esso vincerò il Demonio, il paganesimo, e conquisterò molte anime. Continuerò così Gesù e Maria, che furono l’amore perfetto in Terra » .

Il 27 Novembre anniversario 2a apparizione

Il 27 Novembre anniversario 2a apparizione

Il 27 Novembre è l’anniversario dell’apparizione della Santissima Vergine Maria alla Santa Caterina Labourè, ricordo questo perchè una missione data alla Santa tra le altre per la gloria di Dio, c’è quella di fare coniare e distribuire la medaglia miracolosa, molti sono i miracoli, le grazie e le conversioni ottenute attraverso la certezza e fede che questa medaglia per intercessione della Madonna Santissima, avrebbe protetto e portato grazie, vi riporto la storia in breve: LA MEDAGLIA MIRACOLOSA La prima apparizione. Scrive Caterina Labouré: “Alle ore 23,30 del 18 luglio 1830, mentre ero a letto addormentata, mi sento chiamare per nome: “Suor Labouré!” Svegliatami, guardo dalla parte da cui veniva la voce, (…) e vedo un fanciullino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: “Venite in cappella, la Madonna vi aspetta”. Mi venne subito il pensiero: mi sentiranno! Ma quel fanciullino a rispondermi: “State tranquilla, sono le ventitré e trenta e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto”. Vestitami in fretta, mi diressi verso quel fanciullino (…), o meglio, io seguii lui. (…) Erano accesi i lumi dappertutto dove noi passavamo, e questo mi sorprendeva molto. Assai più meravigliata, però, rimasi all’ingresso della cappella, quando l’uscio si aprì, appena il fanciullino l’ebbe toccato con la punta di un dito. La meraviglia poi crebbe nel vedere tutte le candele e tutte le torce accese come alla Messa di mezzanotte. Il fanciullino mi condusse nel presbiterio, accanto alla poltrona del Padre Direttore, dove io mi misi in ginocchio, (…) giunse il sospirato momento. Il fanciullino mi avverte dicendo: “Ecco la Madonna, eccola!”. Sento il rumore come il fruscio di una veste di seta. (…) Fu quello il momento più dolce della mia vita. Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. “Figlia mia – mi disse la Madonna – Dio vuole affidarti una missione. Avrai molto da soffrire, ma soffrirai volentieri, pensando che si tratta della gloria di Dio. Avrai sempre la sua grazia: manifesta tutto quanto succede in te, con semplicità e confidenza. Vedrai certe cose, sarai ispirata nelle tue orazioni: rendine conto a che è incaricato della tua anima”. Seconda apparizione. “Il 27 novembre 1830 che era il sabato antecedente la prima domenica di Avvento, alle cinque e mezza del pomeriggio, facendo la meditazione in profondo silenzio, mi parve di sentire dal lato destro della cappella un rumore, come il fruscio di una veste di seta. Avendo volto lo sguardo a quel lato, vidi la Santissima Vergine all’altezza del quadro di San Giuseppe. La sua statura era media, e la sua bellezza tale che mi è impossibile descriverla. Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco-aurora, fatta, come si dice, “ a la vierge”, cioè accollata e con le maniche lisce. Dal capo le scendeva un velo bianco fino ai piedi, il viso, era abbastanza scoperto, i piedi poggiavano sopra un globo o meglio sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che la metà. Le sue mani, elevate all’altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo, che rappresentava l’universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo, e il suo volto diventò splendente mentre presentava il globo a Nostro Signore. Tutto ad un tratto, le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano raggi luminosi. Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me, e si fece sentire una voce che mi disse: “Questo globo rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia e ogni singola persona…”. Io qui non so ridire ciò che provai e ciò che vidi, la bellezza e lo splendore dei raggi così sfolgoranti!… e la Vergine aggiunse: “Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me le domandano”, facendomi così comprendere quanto è dolce pregare la Santissima Vergine e quanto Ella è generosa con le persone che la pregano; e quante grazie Ella accorda alle persone che la cercano e quale gioia Ella prova a concederle. In quel momento io ero e non ero… Gioivo. Ed ecco formarsi intorno alla Santissima Vergine un quadro alquanto ovale, sul quale, in alto, a modo di semicerchio, dalla mano destra alla sinistra di Maria si leggevano queste parole, scritte a lettere d’oro: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fa coniare una medaglia su questo modello: tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie; specialmente portandola al collo. Le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”. All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della medaglia. Vi era il monogramma di Maria, ossia la lettera “M” sormontata da una croce e, come base di questa croce, una spessa riga, ossia la lettera “I”, monogramma di Gesù, Jesus. Al di sotto dei due monogrammi, vi erano i Sacri Cuori di Gesù e di Maria, circondato il primo da una corona di spine trafitto il secondo da una spada. Interrogata più tardi, la Labouré, se oltre al globo o, meglio, alla metà del globo, avesse veduto qualche altra cosa sotto i piedi della Vergine, rispose di aver veduto un serpente di color verdastro chiazzato di giallo. Quanto poi alle dodici stelle che circondano il rovescio della medaglia, “è moralmente certo che questa particolarità fu indicata a viva voce dalla Santa, fin dall’epoca delle apparizioni”. Nei manoscritti della Veggente si trova anche questa particolarità, che è di molta importanza. Tra le gemme ve ne erano alcune che non mandavano raggi. Mentre ella se ne stupiva, sentì, la voce di Maria che diceva: ”Le gemme dalle quali non partono raggi sono simbolo delle grazie che si dimentica di chiedermi”. Tra esse la più importante è il dolore dei peccati. La medaglia dell’Immacolata, fu coniata due anni dopo, nel 1832, e fu denominata dal popolo stesso, “Medaglia Miracolosa” per eccellenza, per il gran numero di grazie spirituali e materiali ottenute per intercessione di Maria. Per chi la volesse( gratuitamente) può andare qui , oppure qui.