Giuseppe D’Arimatea ed il Graal

Giuseppe D’Arimatea ed il Graal

“Joseph was a Tìn-man”  ovvero  “Giuseppe era nel commercio dello stagno”: questo è il titolo di una popolare canzoncina che ancora si canta in Cornovaglia. Il Joseph in questione non è uno dei molti minatori della regione, ma nientemeno che San Giuseppe di Arimatea, zio di Gesù. Giuseppe viene presentato dai Vangeli come un ricco commerciante e un devoto membro del Sinedrio, che si oppone all’esecuzione di Gesù (Matteo 27 : 57 ; Marco 15 : 43 ; Luca 23 : 50, 51) e, dopo la crocefissione, ne richiede il corpo a Ponzio Pilato per seppellirlo con I’aiuto dell’apostolo Nicodemo (Giovanni 19 : 38-42 ; Matteo 25 : 57-60).

Fino al VII secolo non si conobbero altri particolari della vita di Giuseppe ; poi tra il VII e il XII secolo Isidoro di Siviglia, San Dunstano e William di Malmesbury posero i primi tasselli di quella che sarebbe poi divenuta una ben articolata narrazione. San Filippo uno degli apostoli originali aveva inviato dodici uomini a convertire i Galli : questi, dopo varie peripezie, avevano raggiunto I’ Inghilterra e vi avevano edificato una chiesa per volere dell’arcangelo Gabriele. Il capo dei missionari sarebbe stato Giuseppe di Arimatea, e in effetti tracce del suo viaggio apostolico si riscontrano in leggende della Provenza, dell’Aquitania, della Bretagna e del sud dell’Inghilterra. Il poema Joseph d’Arimathee ,Le Roman de I’ Estoire dou Graal, scritto da Robert de Boron nel 1202, aggiunse alla vicenda altri particolari. Prima di dare sepoltura al corpo di Cristo, Giuseppe aveva raccolto nel GRAAL (“calice”) usato durante I’ultima cena alcune gocce del sangue del Redentore. Appena gli ebrei vennero a conoscenza di questo  pio gesto, avevano fatto rinchiudere Giuseppe nel punto più profondo di una torre circolare, che era anche orrida e buia perché costruita con solida pietra. Qui a Giuseppe era comparso Gesù, che gli aveva consegnato la coppa, e gliene aveva affidato la custodia. Quando, più di quarant’anni dopo, Giuseppe fu liberato per intercessione dell’Imperatore Vespasiano, non era invecchiato di un solo giorno, e riteneva di essere stato prigioniero soltanto poche ore : grazie a quel miracolo, Vespasiano si converti al Cristianesimo. Il mercante di Arimatea partì dunque per l’ Inghilterra portando con sé il GRAAL (ma secondo la Cronica, sive Antiquitates Glastoniensìs Ecclesiae, scritta nel XIV secolo da John of Glastonbury, non si trattava di una coppa bensì di due ampolle che contenevano il sangue ed il sudore di Cristo).

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Immagine di San Giuseppe D’Arimatea con le ampolle

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Una delle ampolle in cui si dice ci sia il sangue di Gesù

 

I Vangeli  trascurano il lungo periodo della  vita di Gesù ,che va dai dodici ai trent’anni, e su di esso è stata intessuta ogni possibile (e impossibile) ipotesi : Cristo sarebbe stato in India ad apprendere i segreti dello Yoga ; Cristo sarebbe vissuto e morto in Cashmir ; Cristo sarebbe stato educato nella scuola filosofica degli Esseni, una setta ebraica la cui filosofia ha effettivamente molti punti in comune con i suoi insegnamenti. Molte tradizioni e molti toponimi della Cornovaglia ricordano”quando vi giunse il giovane Gesù, accompagnato dallo zio”. Sarebbe stato proprio Cristo a insegnare ai minatori come ripulire lo stagno dagli altri minerali ; quando il metallo luccicava, i minatori cantavano”Joseph was a tin-man”. Giuseppe accompagnò il nipote a visitare Glastonia o Ynis Witrin (L’ “Isola di vetro”) come la chiamavano i Celti. Era una collina che sorgeva, appunto, come un’isola da un”mare”di acquitrini, di canali, di sentieri e terrazzamenti , le popolazioni locali consideravano quel luogo già sacro, e la visita di Gesù non potè che aumentarne la santità. Il ritorno di Giuseppe.

Giuseppe fu scelto per la missione in Gran Bretagna forse anche perché conosceva bene la zona : infatti-raccontano le leggende della Cornovaglia che era già stato più volte in quella regione, dove si trovavano molte ricche miniere. La”via dello stagno”, che partiva da vari paesi del Vicino Oriente e raggiungeva la Cornovaglia passando, tra I’altro, per Marsiglia, Arles, Limoges e I’isola Francese di Mount Saint Michael, era già percorsa molti secoli prima di Cristo, ed è stata descritta tra gli altri da Diodoro Siculo (90- 20 a. C.) ; la frequentazione di mercanti ebrei sarebbe testimoniata da una serie di toponimi locali, come”Penzance”e”Mariazon”. In uno o più dei suoi viaggi lungo la “via dello stagno” racconta sempre la leggenda Giuseppe aveva condotto con sé un compagno davvero d’eccezione. Gesù a Glastonbury.

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Glastonbury , la cattedrale eretta sulla prima chiesetta di paglia e fango costruita da San Giuseppe D’Arimatea

Quando con i dodici missionari, Giuseppe d’Arimatea raggiunse la Gran Bretagna (ove-spiega il capitolo introduttivo del De Antiquate Glastoniensis Ecclesiae di William di Malmesbury ,egli sbarcò nel 63 d. C.), volle tornare sul luogo che aveva visitato con il nipote : l’odiema Glastobury.

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Qui si appoggiò sul suo bastone per pregare e riposare ed esso si trasformò in un biancospino che ancora fiorisce a Pasqua e all’Epifania,(solo in questa zona il biancospito nella variante qui chiamata santospino fiorisce due volte all’anno spontaneamente) e qui, su richiesta dell’arcangelo Gabriele, edificò la prima chiesa cattolica dell’Inghilterra. A Glastobury  iniziarono le complesse vicissitudini del Graal, e I’opera di evangelizzazione di Giuseppe ; i discendenti dei dodici missionari divennero, secoli dopo, i famosi Cavalieri di Re Artù. Alla sua morte Giuseppe fu sepolto a Glastobury, dove “dorme il suo eterno sonno, e giace in ‘linea bifurcata presso I’ angolo a sud dell’oratorio”

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Ultimamente si è diffusa l’idea che il santo Graal sia non una coppa lussuosa e d’orata o finemente cesellata in argento  come ad esempio quella qui sopra che è quella di Valencia, ma che sia una coppa modesta , usata dal figlio di un falegname nell’ultima cena come quella qui sotto:

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Questo sarebbe giusto se fosse la coppa dell’ultima cena, ma se fosse la coppa utilizzata da un ricco mercante per contenere qualcosa che riteneva prezioso come il sangue ed il sudore del suo Santo nipote, potrebbe benissimo essere una ricca coppa cesellata in oro o argento.

La storia di Giuseppe d’Arimatea si perde nella leggenda e nei canti popolari, quindi difficile stabilirlo, certo che è una delle possibilità da vagliare se si fa una approfondita ricerca sul Graal o sulla vita di Gesù e dei suoi famigliari.

Tutti Achiappa Fantasmi (Ghost Buster) professionali con…..

Tutti Achiappa Fantasmi (Ghost Buster) professionali con…..

Molti ci credono altri no, è anche vero che non si tratta solo di credere che una cosa od un evento esistano, alcuni scienziati e parapsicologi hanno definito chi cerca di studiare questi eventi paragonandoli più che ad  un esploratore vittoriano che si trova di fronte a un territorio sconosciuto da esplorare, piuttosto che ad uno scienziato da laboratorio come inteso tradizionalmente. In un epoca in cui la tecnologia ci fa scoprire gli errori della scienza ufficiale e cambiare i concetti delle scoperte intesi come erano fino ad ora, la scienza ufficiale ammette l’esistenza dell’invisibile e del on spiegabile, almeno per  il momento .

Ovviamente da qui a dire che sia comprovata l’esistenza di entità paranormali, passa una grande differenza , ancora per ora, ma per chi volesse cimentarsi a scoprirlo è stato inventato il primo tecnologico strumento per Gost Buster professionisti, ma anche per semplici appassionati e studiosi il Ghost Ark.

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GhostArk è dotato di sensori in grado di rilevare e registrare le frequenze anomale denominate “Electronic Voice Phenomena” (EVP), ovvero “Fenomeno delle voci elettroniche”, conosciuto anche col nome di psicofonia o metafonia o transcomunicazione strumentale, un presunto fenomeno paranormale che riguarda la manifestazione di voci (ed eventualmente anche immagini) di origine apparentemente non umana in registrazioni, ricezioni o amplificazioni tramite strumentazione elettronica.

Inoltre, monta un rilevatore di campi elettromagnetici che mostra le letture su un display a LED e un termometro per la scansione dei punti caldi e freddi e per misurare le variazioni nella temperature dell’ambiente.

Si tratta di dati ampiamente conosciuti dalla comunità degli appassionati di paranormale e da questi interpretati come segni della presenza di entità soprannaturali.

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Importante è la presenza del rilevamento EPV , il personaggio che aprì la vera e propria storia del fenomeno delle voci elettroniche fu il regista cinematografico svedese Friedrich Jürgenson nel 1959. Tutto iniziò casualmente, mentre era intento a cercare di registrare la voce di alcuni uccelli sulla finestra della sua casa di campagna per mezzo di un magnetofono.

Nel riascoltare il nastro si accorse che si udivano voci lontane e mormorii, che lui stesso non aveva percepito direttamente. Fece in seguito numerosissimi esperimenti, coinvolgendo un grande numero di persone e producendo migliaia di nastri, e ipotizzò che tali voci appartenessero a persone defunte.

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Jurgenson nelle immagini all’opera con la sua “Gost Box” un registratore a bobine appositamente allestito .

Ovviamente il Ghost Ark fa questo ma anche molto di più, percepisce le variazioni di temperatura e riconosce la differenza portata dal nostro corpo e dalla nostra voce o da chi ci è vicino, impedendo a questi fattori di influire sulla raccolta dei dati oggettivi e dell’individuazione delle entità.

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Ovviamente il Ghost Ark è utilizzabile al buio ed ha i comandi retroilluminati, potrete acquistarlo per una cifra inferiore ai 200 dollari, per maggiori informazioni eccovi il link al sito del produttore qui 

Se non volete spendere tale cifra, ma l’argomento vi appassiona e vorreste cimentarvi in qualche sperimentazione, e magari possedete uno smartphone, sia esso supportato dal sistema operativo Android che da IOS potrete trovare sui relativi store Ghost Radar Connect .

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E’ l’applicazione più completa e che più si avvicina alle funzioni del Ghost Ark , io stesso l’ho provata in situazioni reali e debbo dire che ha portato riscontri obiettivi ed oggettivi sugli accadimenti in corso, ovviamente l’applicazione utilizza, i sensori elettromagnetici, i microfoni , la videof-otocamera e tutte le tecnologie del vostro smart phone per funzionare, ed i risultati ottimali si ottengono se l’applicazione è installata su terminali top di gamma, che generalmente hanno non solo la maggiore quantità di sensori elettronici , ma anche la migliore qualità e sensibilità dei medesimi.

L’applicazione è sopratutto in inglese, ma il vocabolario di ascolto può essere modificato introducendo parole in italiano o nella lingua che preferite, unico limite al suo utilizzo è la vostra sete di conoscenza ed il vostro coraggio nell’utilizzarla in situazioni o locazioni, diciamo da brividi.

Trattandosi ovviamente di campi inesplorati e di possibili contatti con entità di natura non conosciuta consiglio la massima cautela ed in caso di problemi contattate un’esperto per farvi aiutare e consigliare.

Buona caccia cari Ghost Buster !

 

Triceratopo …….moderno

Triceratopo …….moderno

Abbiamo già visto come le teorie dell’evoluzione e della formazione del nostro mondo, siano in continuo cambiamento, tecniche moderne, ritrovamenti ed una maggiore difficoltà a pilotare le masse grazie ai nuovi media,  oltre al diffondersi veloce delle novità, sta spiazzando la scienza ufficiale, ma ci da l’opportunità di avvicinarci alla verità. Come già per l’uomo in cui l’antropologia ufficiale ha definitivamente scartato la teoria evolutiva scimmia uomo, infatti non sono mai stati trovati resti delle varie fasi evolutive e quindi la teoria è decaduta, ora la nuova teoria è che tutti i grandi primati della terra, hanno in comune un unico antenato, ma anche questa è una teoria priva di fondamenta ossia basata sulle deduzioni dei nostri antropologi ed archeologi, infatti non abbiamo ancora prove concrete a supporto.

Nel 2012 , ne parliamo solo ora a studi completati) è stato scoperto un ennesimo fossile, un corno di Triceratopo che è destinato a rivoluzionare tutte le teorie sui dinosauri e sul fatto che uomo e dinosari non abbiano mai vissuto nello stesso periodo.

Infatti il ritrovamento avvenuto a Dawson County, Montana, nel 2012, sta mettendo in crisi l’opinione corrente secondo la quale i dinosauri si sono estinti circa 65 milioni di anni fa.

La datazione al radiocarbonio del reperto, ha restituito un’età di 33.500 anni fa, il che significherebbe che uomini e dinosauri hanno camminato insieme sul nostro pianeta.

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Il corno del triceratopo è stato scoperto e studiato dal paleontologo Otis Kline Jr, dallo scienziato al microscopio Mark Armitage, e dal microbiologo e paleontologo non professionale Kevin Anderson, nel maggio 2012,  due campioni di corno (GDFM 12.001a e GDFM 12.001b) sono stati consegnati alla Glendive Dinosaur and Fossil Museumin Montana.I campioni sono stati poi inviati all’Università della Georgia, Center for Applied Isotope Studies for Carbon-14 , che ha prodotto una data stimata di 33.570 ± 120 anni per il primo campione e 41.010 ± 220 anni per il secondo.

Il triceratopo (nome che significa “faccia con tre corna), infatti, è un dinosauro erbivoro che secondo le conoscenze attuali è vissuto verso la fine del Maastrichtiano (tardo Cretaceo), circa 68 milioni di anni fa, in quella che è oggi il Nord America, estinguendosi circa 66 milioni di anni fa.

Dunque, come ci è arrivato un triceratopo nel periodo in cui l’uomo moderno cominciava a muovere i primi passi?

In realtà, secondo gli scienziati del Paleochronology Group, un gruppo di geologi, paleontologi, chimici e ingegneri che indaga su quelle che vengono definite “anomalie della scienza”, la datazione del triceratopo non sorprende affatto, ma conferma quello che si sospetta da tempo, e cioè che i dinosauri non si sono affatto estinti milioni e milioni di anni fa, ma ci sono prove sostanziali che essi sono vissuti fino a 23 mila anni fa!

Su quale fondamento è possibile affermare una cosa del genere? Fino a poco tempo fa, la tecnica del carbonio-14 non si riteneva necessaria per datare le ossa di dinosauro, dato che il test è affidabile solo fino a 55 mila anni indietro nel tempo.

Poichè i fossili di dinosauro vengono spesso trovati negli strati del terreno che corrispondono a milioni di anni fa, a cosa serve datarli? Gli scienziati infatti stabiliscono l’età di un fossile di dinosauro sulla base della misurazione radiometrica dei sedimenti vulcanici depositati sotto e sopra il reperto, un metodo che secondo il Paleochronology Group presenta “seri problemi e richiede la formulazione di troppe ipotesi”.

«È diventato chiaro anni fa che i paleontologi non solo trascuravano di datare le ossa di dinosauro con il C-14, ma addirittura si rifiutavano», ha spiegato Hugh Miller, capo del Paleochronology Group. «Normalmente, un buon scienziato sarebbe curioso di confrontare i metodi di datazione».

Secondo quanto dice Miller, i risultati della datazione del triceratopo non sono unici: numerosi test eseguiti su altre ossa di dinosauro hanno restituito tutti risultati che risalgono a migliaia di anni fa, piuttosto che a milioni di anni fa.

Ecco una tabella delle recenti datazioni al C-14 che in effetti restituiscono una datazione più realistica e più moderna dell’esistenza in vita dei dinosauri.

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Che i dinosauri possano essere più giovani di quanto si pensi, è un’idea che numerosi ricercatori indipendenti sostengono da tempo, ritenendo che un tempo i grossi rettili e gli uomini abbiano camminato insieme sul nostro pianeta.

Esistono, infatti, numerose opere d’arte antiche e manufatti che sembrano rappresentare proprio i dinosauri, realizzati migliaia di anni prima che la scienza scoprisse il primo fossile e ricostruisse il loro aspetto.

Una delle iù accreditate ed incontrovertibili è un incisione in pietra posta sul tempio buddista di Ta Prohm, in Cambogia, divenuto noto come lo “Stegosauro di Ta Prohm”. Gli archeologi ritengono che il tempio di Ta Prohm risale a circa 800 anni fa. E, allora, come è possibile che gli antichi cambogiani conoscessero i dinosauri, dato che i primi fossili sono stati tirati fuori sono un paio di centinaia di anni fa?

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In una tomba scoperta nella regione di Nazca risalente a 1300 anni fa, furono ritrovati alcuni reperti ornamentali, tra cui ceramiche e tessuti, con la rappresentazione di quelli che sembrano autentici dinosauri.

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Altre opere in cui sono rappresentati i dinosari nell’antichità:

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In alto a sinistra: Bassorilievo di Angkor Wat, in Cambogia (1186 dC). In alto a destra: tessile da Nazca, Perù (700 dC). In basso: Tapestry nel Castello di Blois (1500 dC)

Sebbene il Paleochronology Group afferma di non appartenere a un credo specifico, alcuni critici contestano i risultati perchè sarebbero viziati dalla tendenza “creazionista” di alcuni suoi componenti. Tuttavia, il gruppo di ricercatori ha replicato invitando gli scettici ad eseguire rigorose datazioni C-14 sui campioni di dinosauro il loro possesso, così da poter confrontare i risultati.

Sebbene la sfida sia stata lanciata, la comunità scientifica “ortodossa” ha incredibilmente rifiutato e i precedenti tentativi di pubblicare i risultati dei test sulle riviste d’élite sono stati ripetutamente bloccati.

Inoltre, è stata anche impedita la presentazione dei dati grezzi, cioè senza interpretazione, in numerosi simposi scientifici: nel 2009 dal North American Paleontological Convention, nel 2011 e 2012 dall’American Geophysical Union e dalla Geological Society of America.

“Il pubblico deve essere informato sul fatto che le datazioni dei reperti e le raffigurazioni antiche dei dinosauri rendono le attuali convinzioni obsolete”, ha detto Miller. “Il ruolo della scienza è quello di trovare prove, non di rimanere prigioniera delle proprie convinzioni, lasciandole cadere dove possibile”.

In tutte le università il dibattito è aperto e si divide in due fazioni chi si arrocca nella tradizionale convinzione e chi aperto a questi nuovi risultati chiede nuove sperimentazioni e la datazione di tutti i ritrovamenti  fatti negli anni passati così da risolvere in modo definitivo la controversia, questa seconda richiesta sta scoprendo un nervo nevralgico della moderna paleontologia ed antropologia, la quale è chiusa nelle sue teorie ormai solo per una questione di fede, tanto quanto la fede che hanno i creazionisti, non più distinguendosi da questi se non per una diversa teoria.

Sarebbe auspicabile invece che come scienziati, applichino le moderne tecniche di indagine così da svelare queste scoperte e la verità, anche a costo di dover rivedere dogmi e teorie a cui tengono come atti di fede per l’appunto.

Dal mio canto resto alla “finestra” ad osservare e non posso che constatare che come sempre l’uomo tende a mantenere gli status quo e la verità che gli è più consona piuttosto che cercare nuove strade di conoscenza come un’epoca moderna in cui viviamo richiederebbe per il bene assoluto dell’umanità e della verità.

 

La mummia (umana)più piccola del mondo

La mummia (umana)più piccola del mondo

Anno1934 due cercatori d’oro, sulle montagne di San Pedro, presso Carbon County, dopo aver fatto saltare con la dinamite una parete di roccia, si trovarono di fronte un varco che dava in un piccolo antro scavato nella montagna, e qui  i due cercatori trovarono i resti mummificati del più piccolo essere umano mai scoperto, le cui origini erano un autentico mistero.

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Precisamente nel Giugno del 1934  Cecil Mayne e Frank Carr, dopo aver fatto saltare con la dinamite una parete spessa di roccia, notarono un varco che dava in un piccolo antro scavato nella montagna, approssimativamente alto 1,2 metri e profondo circa 4,6 metri.

All’interno della nicchia, i due cercatori trovarono i resti mummificati del più piccolo essere umano mai scoperto, le cui origini erano un autentico mistero.

Le leggende delle tribù dei nativi americani locali tramandavano storie riguardanti “uomini piccoli”, o “spiriti piccoli”, detti anche Nimeriga. In alcuni di questi racconti, questi esseri minuscoli erano in possesso di poteri magici o di guarigione. In altri ancora, venivano dipinti come una progenie feroce che attaccava i nativi americani con frecce avvelenate.

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La mummia fu messa da parte dei due cercatori, a disposizione degli scienziati e degli antropologi i quali a tutt’oggi non hanno dipanato il mistero che la avvolge.

Sula testa di Pedro c’era una sostanza gelatinosa, cosa che fece capire come Pedro fosse stato conservato utilizzando liquidi appositamente realizzati. Il naso risultava schiacciato, la serie di denti era completa e la sua pelle marrone e rugosa gli conferiva l’aspetto di un anziano.

La piccola mummia fu sottoposta ai raggi X e altre tecniche di scansione interna. Alcuni antropologi ipotizzarono che Pedro potesse essere la mummia di un bambino affetto da anencefalia.

Ma anche questa teoria venne incrinata, poichè  un altro gruppo di scienziati, ritenne che quelli di Pedro fossero i resti di un uomo adulto, di età compresa tra i 16 e i 65 anni. L’esame ai raggi X, infatti, rivelò la presenza di denti aguzzi e di cibo nello stomaco che sembrava essere carne cruda. Dalla scansione inoltre, si capì che Pedro aveva subito una morte violenta, mostrando ossa rotte e danni al cranio.

“Pygmy” mummy found in the Pedro Mountains.Required Credit:  Photo by Sturm Photo, Cody, Wyoming.  Western History Collection, Casper College Western History Center.

Con le tecniche di ricerca moderne, certamente si riuscirebbe a fare più luce sul mistero rappresentato da Pedro. Purtroppo, intorno agli anni ’50, Pedro sembra misteriosamente sparire dalla circolazione e la sua vicenda si tinge di giallo.

Dove sia ora, e chi lo detenga non è noto.

Si dice che i resti furono messi in mostra nel 1940 durante una fiera e che furono poi acquistati da un uomo di nome Ivan Goodman. Alla morte di Goodman, avvenuta nel 1950, il reperto passò nelle mani di un uomo di nome Leonard Waller (talvolta riportato come Walder). Da allora, non se ne è saputo più niente.

Con la scomparsa del reperto, il mistero di Pedro è destinato a rimanere ancora tale. Possiamo solo dire per certo che  la maggioranza degli scienziati sembrava concordare sul fatto che Pedro fosse la mummia di un umano adulto di sesso maschile.

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Molte domande sono ancora senza risposta: la sua provenienza, se fosse affetto da una malattia, la natura della sostanza gelatinosa trovata sul capo, e come era stato possibile sigillare i suoi resti all’interno di uno spesso strato di roccia e con quali tecniche, Pedro apparteneva ad un tribù umana come i pigmei dell’Africa?

Fino a quando non verrà ritrovata la piccola mummia non sapremo molto di più e solo se verrà ritrovata potremo sperare di fare più luce su questo mistero!

 

 

Adolfo Gustavo Rol

Adolfo Gustavo Rol

Di Adolfo Gustavo Rol, si è scritto e detto di tutto, il CICAP gli ha fatto una guerra santa contro, non parliamo di Silvan il mago televisivo, a cui essendo stato vietato ogni invito anzi una volta facendosi portare come accompagnatore ad una serata in cui era invitato anche Rol, fu chiesto  da questi che venisse mandato via, o se ne sarebbe andato lui , e a Silvan venne negato anche questo invito.

In realtà entrambi questi elementi critici, si sono sempre e solo soffermati sugli “esperimenti” che Rol faceva a casa sua od a casa di amici, e contestano questi come meri trucchi da prestigiatore, non spiegando però gli apporti di oggetti antichi e storicamente comprovati e/o i quadri che si autocomponevano.

Ma Rol fu molto di più, testimonianze e fatti dimostrano questo, tanto che veniva addirittura chiamato dagli ospedali per approfondire diagnosi o addormentare e non fare sentire male a persone che l’anestesia avrebbe ucciso.

Rol nasce a Torino il 20 giugno 1903 da famiglia agiata. Il padre, Vittorio, è un avvocato che nel 1909 è incaricato di aprire e dirigere la sede di Torino della Banca Commerciale Italiana, la madre è Martha Peruglia, figlia del Presidente del Tribunale di Saluzzo. Suo cugino Franco Rol, sarà un affermato industriale chimico e pilota automobilistico.
Rol cresce in un ambiente ricco e colto, frequenta sin da giovane le famiglie più in vista della città, si interessa alle arti, entrando in relazione con vari artisti ed iniziando presto a cimentarsi nella pittura e nella musica.
Nel 1923 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Torino, dove si laureerà nel 1933. Sia la scelta del corso universitario, sia la carriera bancaria che intraprende nel 1925 avvengono per adeguamento alle tradizioni familiari. Rol fa pratica presso le filiali della Comit in giro per l’Europa: Marsiglia, Parigi, Londra, Edimburgo e successivamente Casablanca e Genova, sono le città in cui vive e lavora.
Si sposa nel 1930 a Torino con Elna Resch-Knudsen, una indossatrice norvegese imparentata con il Re di Norvegia e conosciuta a Parigi nel 1927, con la quale non ebbe figli ma rimase unito per oltre 60 anni.
Poche settimane dopo la morte del padre, nel 1934, lascia la carriera bancaria e si ritiene che in questo periodo fino almeno al 1939 viaggi molto e passi lunghi periodi tra Parigi (dove ottiene una laurea in Biologia medico-clinica) e Londra (dove invece si laurea in Economia).
Il 14 settembre 1942, durante la Seconda Guerra mondiale, inaugura a Torino un negozio di antiquariato, interesse coltivato sin da ragazzo che diventerà la sua fonte di reddito principale fino agli anni ’60. Dagli anni ’70 in poi si dedicherà prevalentemente ad un’altra sua passione giovanile, la pittura, dipingendo soprattutto vasi di rose e paesaggi autunnali o invernali della campagna piemontese. Il gusto del bello e dell’arte – che trovava espressione anche nella elegante dimora torinese – era completato dalla sensibilità musicale che ne faceva un buon interprete al pianoforte e al violino (durante il soggiorno a Marsiglia (1925-1926) per guadagnare qualche soldo extra oltre all’impiego in banca, suonava il violino nei cinema come accompagnamento dei film muti).
Alla fine degli anni ’40 o all’inizio dei ’50 racconterà alla scrittore Dino Segre, in arte Pitigrilli, di avere incontrato proprio nel periodo di Marsiglia un personaggio, originario della Polonia, che gli avrebbe mostrato di sapere fermare con la forza di volontà l’orologio della Borsa, e poi anche alcuni strani “giochi” con le carte e che, inizialmente scettico sull’esistenza di Dio, si convertirà e si ritirerà in un convento dell’Alta Savoia dopo aver assistito con lo stesso Rol a una guarigione a Lourdes. Anche in seguito a questo incontro Rol avrebbe approfondito ulteriormente i suoi studi spirituali ed elaborato una teoria di carattere metafisico sull’associazione tra suoni, colori e altri elementi.
Vi è però un’altra versione dei suoi “inizi”. Contemporaneo a quello di Pitigrili e forse anteriore è il racconto fatto nel 1951 al giornalista Furio Fasolo di Epoca, il quale scrive:

«Un pomeriggio, durante una peregrinazione nei dintorni di Marsiglia, fu colpito dalla vista di uno stupendo arcobaleno. Ma la seguente osservazione l’impressionò: ogni qualvolta distoglieva lo sguardo dall’arcobaleno, egli rammentava non già tutti i colori dell’iride, ma bensì il solo verde: la tinta che risaltava nel centro. Si domandò se un portentoso significato segreto si nascondesse nel colore verde. Di qui, egli mi disse, ebbero inizio i suoi studi: prima nei campi della fisica, dell’ottica e dell’acustica, poi nella sfera di fenomeni misteriosi (…).
[Mi disse inoltre:] “Io ormai avevo sviluppato in me stesso alcune sensibilità del tutto eccezionali: tra le altre, la capacità di sentire e distinguere, tramite il palmo delle mani, le vibrazioni dei colori”.»

Quasi trent’anni dopo ne scriverà di suo pugno un’altra, poi pubblicata dal giornalista Renzo Allegri sulla rivista Gente nel 1977 e fornendo altri dettagli al giornalista Luigi Bazzoli per un articolo su La Domenica del Corriere due anni più tardi dove affermava di avere iniziato da solo nel 1925 a Marsiglia, a cercare di scoprire il colore delle carte da gioco dopo essere passato davanti alla vetrina di un tabaccaio, dove c’erano due mazzi esposti, uno col dorso in evidenza e l’altro no. Rol si chiese quale potesse essere il colore dell’altro mazzo e dopo aver deciso che poteva essere il giallo entrò per comprare i mazzi, ma rimase deluso nello scoprire che il mazzo col dorso coperto era nero. A partire da quel momento, per due anni consecutivi e ossessivamente, tentò e ritentò di indovinare i colori delle carte, fino a quando cominciò ad indovinarne in progressione un numero sempre maggiore, giungendo ad indovinare tutte e 52 le carte di un mazzo il 28 luglio 1927, a Parigi, dopo aver scoperto che ponendo la sua mano a poca distanza dalla carta poteva percepire una sensazione di calore differente a seconda che il seme della carta fosse rosso o nero. Quel giorno scrisse sulla sua agenda di lavoro:

«Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!».

agenda di rol

In altre occasioni fornirà ulteriori chiarificazioni, come ad esempio nel 1987 alla giornalista Paola Giovetti:

«Cominciai con le carte: perché non doveva essere possibile conoscere il colore di una carta coperta? Provai e riprovai, ma per molto tempo senza risultati. Poi un giorno guardando un arcobaleno ebbi la folgorazione: mi resi conto che il verde era il colore centrale, quello che teneva uniti gli altri. Misurai la vibrazione del verde e scoprii che era la stessa della quinta musicale, e che corrispondeva a un certo grado di calore. Così cominciai a indovinare esattamente le carte e, a poco a poco, a fare tutte le altre cose…»

Da quel giorno del 1927 attraversa una crisi esistenziale, fino al punto di ritirarsi nel 1928 presso la casa religiosa Villa Santa Croce, a San Mauro Torinese, prendendo licenza dalla banca.
Rol si trovò al bivio se prendere gli abiti sacerdotali oppure vivere nel mondo con la sua nuova personalità spirituale. Per una via del tutto originale era pervenuto a quello che in Oriente è conosciuto come Risveglio, ma all’inizio non fu facile.
Fu assistito e consigliato dal padre gesuita Pietro Righini, direttore di Santa Croce, ma secondo quanto lui stesso raccontò fu la madre Marta a convincerlo che poteva essere utile al suo prossimo anche in abiti civili, e così pose termine al ritiro, durato tre mesi, ed iniziò il suo originalissimo apostolato, tenendo sempre come punto di riferimento la figura e l’insegnamento del Cristo.
A partire dagli anni trenta la sua fama si diffonde nei circoli dell’aristocrazia, della cultura e della politica. Gli si attribuiscono incontri con personaggi del mondo della politica tra cui Benito Mussolini, Charles De Gaulle, John Fitgerald Kennedy, la regina Elisabetta II, Giuseppe Saragat, Re Umberto di Savoia, Maria José di Savoia, papa Pio IX e molti altri, così come dello spettacolo, dell’arte (tra cui Pablo Picasso e Salvador Dalì) e della scienza (tra cui i già menzionati Einstein e Fermi), in alcuni casi non ancora documentati. Sono invece accertate, tra le altre, l’amicizia con Federico Fellini (il quale a partire dagli anni ’60 si consulterà spesso con Rol per ogni suo nuovo film), Franco Zeffirelli, Valentina Cortese, Cesare Romiti, Dino Buzzati, Guido Ceronetti, e la frequentazione della famiglia Agnelli. Tuttavia Rol mantiene sempre un profilo riservato e appare raramente in pubblico (non ha mai concesso interviste televisive, in sole due occasioni è intervenuto telefonicamente in diretta – ma non in video – in due trasmissioni della rete pubblica RAI, nel 1983 o 1984 aBlitz condotta da Gianni Minà, dove Rol ha risposto ad alcune domande del giornalista[32] e nel 1987 a Domenica In condotta da Raffaella Carrà, dove ha fatto un appello affinché i giovani di tutto il mondo chiedessero ai governanti delle due superpotenze di allora, Stati Uniti ed Unione Sovietica, di arrivare alla creazione degli “Stati Uniti del Mondo”).
Negli ultimi anni di vita cercherà qualcuno a cui affidare le sue memorie, ma senza successo, limitandosi a lasciare agli amici e a qualche giornalista i frammenti separati dei suoi segreti.
Muore il 22 settembre 1994 all’ospedale San Giovanni Battista “Molinette” di Torino. Le sue ceneri riposano nella tomba di famiglia a San Secondo di Pinerolo.

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Spiegare chi fosse realmente Rol e cosa facesse, comporterebbe scrivere svariati libri, di seguito inserisco link a vari documentari che si possono trovare on line, così potrete farvene un’idea, buona visione.

L’astronauta di Palenque

L’astronauta di Palenque

Per parlare di Palenque, non basterebbe un libro come per altri siti archeologici e/o altri misteri del mondo, molte sono le scoperte di questa città ma anche molti i quesiti rimasti irrisolti, sia perchè non conosciamo ancora bene la scrittura ed i simboli usati dalle popolazioni che anticamente abitavano questi territori, sia perchè nei glifi risultano cose ed oggetti che teoricamente in quelle epoche non potevano esistere.

Ci concentriamo in questo articolo su un unico particolare , su un unico ritrovamento e parliamo della pietra tombale che sovrasta il sepolcro del re Pacal, almeno si pensa che sia lui.

Innanzi tutto dove è Palenque?

La città si trova nelle tierras calientes, dove si incontrano la piana del Campeche e gli altipiani del Chiapas, quasi al centro della penisola dello Yucatan, al confine tra Messico e Guatemala. Si dice che Palenque sia stata la più grande città dell’emisfero occidentale; poi, circa 11 secoli fa, senza un apparente motivo, la popolazione la abbandonò e la lasciò alla giungla.
Quando nel 1519 Cortés sbarcò in Messico, Palenque era già una città fantasma sommersa dalla giungla. Il nome originario della città era Na Chan Caan, cioè “la casa del serpente piumato” o “gran città dei serpenti”; tuttavia, poiché si trovava vicino all’insediamento spagnolo di Santo Domingo di Palenque, che era stato circondato da uno steccato in legno per evitare gli attacchi da parte degli indios, l’antico centro maya fu ribattezzato proprio Palenque, cioè “steccato”.

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Nel giugno 1952 un’equipe guidata dall’archeologo messicano Alberto Ruz, impegnata nel restauro di alcune rovine Maya di Palenque rinvenne, all’interno di una piramide, il sarcofago di un re Maya di nome Pacal vissuto nel VII secolo d.C. La scoperta fu fatta quasi per caso in un gruppo di rovine abbandonate da secoli e che la vegetazione, nonché pietre e detriti, avevano coperto quasi completamente, dobbiamo tenere presente che Palenque era già stata abbandonata quando vi giunsero i conquistadores.

La spedizione condotta di Ruz si occupò per mesi di questa importante scoperta ed alla fine i risultali furono veramente sorprendenti.

Per sollevare il coperchio del sarcofago, pesante 5 tonnellate, fu necessario ricorrere a tecniche modernissime e all’interno fu rinvenuto lo scheletro di un uomo alto 1 metro e 73 centimetri con il volto coperto da una maschera di giada.

Si suppone si trattasse del re Pacal e certamente si trattava di un gigante se pensiamo che l’altezza media dei maya era sull’ordine del metro e 50 centimetri.

Di sicuro si trattava di un personaggio di tutto rispetto se a tutt’oggi questa rimane l’unica sepoltura rinvenuta in una piramide americana, e in America del Sud le piramidi finora scoperte sono molte.

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Quindi abbiamo già due cose inconsuete, l’altezza delle spoglie del presunto re ed il fatto della sepoltura, unica nel suo genere per quelle popolazioni Maya sia per cultura, usanza, metodica ecc.

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Come abbiamo detto senza inoltrarci in altre scoperte fatte nella città ci fermiamo a questa che di per se ha aperto una discussione nel mondo scientifico e non che è ancora distante dalla sua conclusione, troppe le incognite ed i quesiti irrisolti.

Ma prima di affrontarli, vediamo che altro è stato scoperto nella camera sepolcrale, innanzitutto appena fu possibile vedere con calma la lastra tombale che copriva il sarcofago, si intravide una cosa sconvolgente, apparentemente un figuro maya era ai comandi di quello che sembrava un razzo, od un veicolo comunque a motore.

 

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Per maggiore chiarezza dopo la foto ufficiale del sarcofago in alto vi propongo una ricostruzione dettaglliata del bassorilievo , dove potete notare meglio i particolari.

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Ovviamente come dicevo il dibattito, tra scienziati, archeologi , antropologi è a tutt’oggi aperto ed acceso e l’interpretazione data ufficialmente alla fine pare più inverosimile dell’ovvia interpretazione che qualsiasi osservatore moderno può dare.

L’interpretazione ufficiale ora è questa: il razzo’è fondamentalmente un albero sacro del mais a forma di croce, simbolo di rinascita, dal quale Pacal sta per cogliere un frutto, e non manipolando dei comandi, È seduto su un trono sopra il Signore del Mondo Inferiore, sospeso tra la vita e la morte.

L’interpretazione data dai primi che la videro è questa:

Là siede un essere umano. con Ia parte superiore del corpo piegata in avanti come quella di un motociclista : oggi qualunque bambino identificherebbe il suo veicolo con un razzo… L’essere accovacciato… sta manipolando un numero di indefinibili comandi, e ha il tallone del piede sinistro su una specie di pedale… Con la nostra conoscenza di simili raffigurazioni, noi dovremmo esserci sorpresi se il complicato copricapo fosse dimenticalo. Ed è proprio là con le solite dentellature e i soliti tubi, e con qualcosa simile ad antenne sulla cima… Il sedile anteriore dell’astronaula separato dalla parte posteriore del veicolo, e in questa parte si possono vedere casse. cerchi, punti e spirali simmetricamente disposti.

 

Queste le due versioni, come non notare che la versione ufficiale è ben distante dal spiegare concretamente ed esaustivamente cosa è raffigurato su questa pietra tombale, per notare meglio vi ripropongo il disegno estratto osservando il bassorilievo:

Palenquedisegno

 

Palenquedisegno

 

Non possiamo non notare quanto la spiegazione ufficiale sia forzata e per niente corrispondente, e questa è la tecnica che la “scienza” ufficiale adotta ogni qual volta non riesca a dare una spiegazione in cui possa riconoscersi, piuttosto che ammettere che non è in grado oggi di spiegare questa straordinaria rivelazione.

Vi propongo ora il particolare delle mani e del viso :

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Non sembra affatto che il personaggio stia raccogliendo del mais, ma pare proprio che stia azionando dei comandi, inoltre il naso poggia su quello che potrebbe essere un inalatore o respiratore, ma anche un microfono di un comunicatore, perchè allora l’ufficialità non ammette questo? I motivi possono essere molti, anche una giusta prudenza, che potrebbero comunque mantenere dicendo semplicemente che per il momento non sono in grado di spiegare la raffigurazione.

Quello che più sconvolge è che  c’è dell’altro, il Grande Pacal (o Pakal) avrebbe vissuto per circa 80 anni ed il suo regno fu di oltre 60 anni, ma i resti trovati nel suo sarcofago sono di un uomo di circa 40 anni, inoltre i Maya schiacciavano il cranio dei bambini tra due tavolette per ottenerne un allungamento, estetico, durante lo sviluppo e si limavano i denti modificando la dentatura, queste caratteristiche sono state riscontrate nei vari ritrovamenti e sugli scheletri delle popolazioni Maya, ma lo scheletro di Pacal non ha nessuna di queste caratteristiche.

L’uomo contenuto nel sarcofago di pacal ,  nella cripta sulle incisioni era chiamato halac uinic, ossia il “Vero Uomo”, cosa significa?

Il corpo appariva coperto da una maschera di giada e madreperla e presentava un grano di giada scura nella cavità orale, secondo l’usanza maya. Oltre a questo, nella mano sinistra fu ritrovata una perla sferica e nella destra una perla cubica. Una possibile interpretazione della sfera è che essa rappresenti la totalita’, la perfezione, il tempo oppure il cielo o la Terra stessa, mentre il cubo potrebbe indicare la determinazione di un punto nello spazio, attraverso le tre dimensioni, usando i tre assi cartesiani.

Testa raffigurante probabilmente re Pacal. A completare il corredo funerario un diadema, orecchini, una collana, bracciali (ai polsi, formati da più di 200 perle), anelli (uno per ogni dito delle mani) e statuine, tutti in giada, nonché preziose teste a tutto tondo in stucco, forse ritratti del sovrano stesso. L’oggetto più interessante, oltre la maschera, è un pettorale composto da nove cerchi concentrici, costituiti ognuno da 21 perle, con al centro una perla falsa costituita da due ostriche perlifere unite. Tutti gli Studiosi concordano nell’affermare che i nove cerchi concentrici rappresentano le orbite dei nove Pianeti costituenti il Sistema Solare e la falsa perla rappresenterebbe il Sole. Questo è ciò che era contenuto all’interno del sarcofago. Accanto alla tomba furono trovate due teste di stucco: una è uguale al cranio dell’uomo, mentre l’altra è uguale al cranio di uomini appartenenti alla razza del popolo Maya, come la forma della testa suggerisce.

I tratti somatici dello scheletro e di una delle due teste di stucco presentano gli stessi tratti somatici che appaiono nell’uomo che si trova sulla lastra posta a coperchio della tomba.

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Orecchini e collana oltre la maschera di giada, non vi sembra che l’immagine sia…….aliena?

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In effetti vedendo i reperti nella loro interezza qualche dubbio e qualche pensiero sopraggiungono.

Altri dubbi nascono da un bassorilievo trovato sempre all’interno della tomba di Pacal che fomentano ulteriori dubbi , e quesiti sulle tipologie di tecnologie e di vere conoscenze che avrebbero potuto avere i Maya.

Ecco il disegno fatto dagli antropologi a copia del bassorilievo :

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Questa è la stele di Pacal, al cui centro c’è l’albero della vita, così definito dall’archeologia ufficiale, non notate niente di strano? Ebbene ecco cosa notano più della metà degli osservatori guardando il guerriero alla nostra destra:

Stele di pacal disegno astronauta-di-palenque-2

 

Il guerriero impugna quello che potrebbe essere un fucile mitragliatore moderno e forse più avanzato di quelli che possiamo costruire oggi, come è possibile?

Vediamo ora il particolare mediano del bassorilievo:

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Al centro l’albero della vita , esiste una teoria non accreditata in cui si sostiene che sia una croce di Cristo, mentre molti sostengono che non sia altro che l’astronave o razzo che è raffigurato sulla pietra tombale.

In realtà il bassorilievo non si trova nella cripta di Pacal ma nel tempio della Croce a quanto pare eretto dal figlio primogenito di Pacal, ovvero da K’inich Kan Balám II (Re divino splendente-Serpente-Giaguaro), figlio primogenito e successore di “Pakál”.

Pierluigi Peruzzi ci spiega questa cosa con un confronto visivo teorizzando un prima e dopo, che se vogliamo non risulta proprio campato per aria , ma logicamente in sequenza e con molte corrispondenze, a mio parere lo studio andrebbe seriamente approfondito senza preconcetti:

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Dapprima si dovrebbe chiarire quanto segue:

  • che le immagini sono specchiate tra di loro,
  • che l’immagine a destra della lapide mostra chiaramente un oggetto volante con tanto di pilota umano,
  • che l’immagine a sinistra dell’albero della vita mostra il medesimo oggetto della lapide, ma senza pilota.
La spiegazione dei singoli elementi:

A:   Qui si tratta eventualmente di un’elica tipo elicottero.

B: Chiaramente un grande uccello sull’oggetto.

C: Un piccolo mostriciattolo e non si riesce a capire che cosa significhi.

D: Sembrano bobine elettriche accatastate e si trovano su tutt’e due le immagini.

E: Re Pacal stesso, pronto per prendere posto nella navicella. Piccolo di statura al fine di risparmiare peso, come per esempio lo sono i fantini delle corse dei cavalli o molti piloti di formula 1.

F: L’appoggiapiedi ergonomico per pilotare meglio con i piedi.

G: O il regolatore del sedile o la regolazione del propulsore.

H: La sospensione di questo supporto poco stabile.

La differenza di età di queste 2 immagini

Suppongo che queste 2 immagini abbiano una differenza di età di almeno 30 anni. Forse persino di più.

Non dobbiamo dimenticare che la finitura della lapide è durata certamente alcuni anni. Dopo la sepoltura di Re Pacal si è eretto sopra la tomba un grande tempio. Il Tempio delle Iscrizioni.

Contemporaneamente, o subito dopo, sono stati eretti forse il Tempio del Sole ed il Tempio della Croce. Pertanto dovrebbero essere trascorsi alcuni anni. Solo dopo la finitura del Tempio della Croce e di quello del Sole sono state piazzate le immagini sull’altare del Tempio della Croce. Ma pure queste immagini hanno sicuramente necessitato di un relativo periodo di realizzazione.

Se ora si fa una stima approssimativa della differenza di età, allora si può certamente parlare di 30 anni.

Solo dopo che sarà provato che il Tempio della Croce è stato eretto contemporaneamente al Tempio delle Iscrizioni, solo allora si potrà parlare di un’età identica delle immagini. Ma ciò è poco probabile perché la mano d’arte dello scultore è differente da un’immagine all’altra. Benché abbiamo davanti a noi dei disegni, questo si può ben intravedere che sono due artisti differenti.

 

 

Ovviamente è una teoria come un’altra ma Pierluigi Peruzzi produce altre spiegazioni chi volesse approfondirle può andare al seguente link.

Ovviamente le teorie più disparate sono state proposte come succede sempre in casì di così difficile interpretazione, l’archeologia ufficiale sostiene che sono tutte fantasie come quelle dell’italiano Kolosimo, anche se il primo a parlare di tesi aliena o comunque di tecnologia futuristica fu Von Daniken, uno scrittore svizzero definito scienziato della domenica dagli studiosi “ufficiali” che sostengono che le raffigurazioni non sono altro che le tipiche della tradizione culturale e religiosa maya, che rappresentano il mais, l’uccello piumato ed il mostro della terra.

Anche se una buona parte nutre seri dubbi sulla effettiva interpretazione delle scritture e del simbolismo, senza arrivare ad ipotesi aliene, i dubbi sono  basati su solide certezze.

Una certezza è quella dell’esatta interpretazione del simbolismo Maya, infatti a quanto pare dagli ultimi studi, gli ideogrammi Maya sono condivisi se non originari da essa , con la scittura Olmeca, avendone però alcune differenziazioni, inoltre il significato di alcuni o di tutti i pittogrammi cambierebbe a secondo della disposizione, quindi andrebbe di volta in volta interpretato e sorgono dubbi quindi sulla giusta interpretazione e sulla corretta traduzione che diamo oggi a queste scritture.

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Ultimo ma non ultimo dubbio è dato dal fatto che come per gli egiziani, molto è scritto sui regnanti, sull’alimentazione, modus vivendi, ma niente sulle metodiche costruttive di palazzi ed opere che ancora oggi sarebbero difficili da progettare e costruire se non impossibili, con la precisione poi che li caratterizza e tenuto conto della bassa, bassissima tecnologia disponibile, ad esempio come potevano tagliare  le rocce ed i marmi, visto che l’epoca più tecnologica un cui vissero fu quella del rame? Per gli egiziani di cui non sono stati trovati strumenti mai fino ad ora(e mai si è trovato un diamante o polvere di diamanti che avesse imbevuto delle corde poteva funzionare come sega per le rocce), addirittura si suppone usassero trapani di marmo o roccia, ma sono al momento teorie.

Insomma il mistero dell’astronauta di palenque , almeno per chi non crede nella poco esaustiva spiegazione ufficiale, è destinato al momento a restare tale, con la speranza che future tecnologie e nuovi studi possano permetterci di sapere di più del passato di questi popoli, dimenticavo Palenque come altre città di altre civiltà, fu improvvisamente abbandonata, ma non fù conquistata e non sono state trovate tracce di pestilenze, si suppone la zona fosse divenuta arida, e non fertile, ma allora la sua avanzata popolazione avrebbe dovuto portare tecniche e scritturane nuovo insediamento, nonchè le costruzioni, invece niente……..un’altro mistero si apre davanti a noi !

 

 

 

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