Aiuto per Nausea, gastrite, riflusso, vomito, gastralgie

Aiuto per Nausea, gastrite, riflusso, vomito, gastralgie

Con questo articolo inizio una serie, che darà ai lettori degli spunti per aiutarsi con i malesseri più semplici e più frequenti nella vita delle persone, se i sintomi fossero forti, o non si risolvano nel giro di poco tempo, consultate il vostro medico di fiducia sempre, in questi articolo di esempio indico varie tipologie e tecniche di intervento, scegliete quella che più sentite in sintonia con voi stessi, in caso di tisane e preparati, accertarsi sempre di non essere allergici o intolleranti al prodotto.

 

Nausea

Le cause della nausea possono essere molteplici, più o meno gravi: si
va da un’indisposizione momentanea dell’apparato digerente a patologie
vere e proprie.

Rimedi principali

Tisane. L’infuso di Santoreggia è indicato nell’inappetenza e nelle
gastroenteriti, inoltre agisce come vermifugo.

Tinture Madri. Melissa T.M.: 30-40 gocce in poca acqua, 3 volte al dì.
La Melissa è una delle piante più interessanti nelle problematiche della
nausea. Zenzero T.M.: 30 gocce 3 volte al dì.

Gemmoderivati. Ficus carica M.G. e il gemmoderivato elettivo in
tutte le problematiche di stomaco, sia fisiche che nervose. Si tratta di un
rimedio sicuro e maneggevole anche sui bambini; adulti 50 gocce 2-3
volte al dì; bambini 2 gocce per chilo di peso, 2-3 volte al dì,

Rimedi spagirici. Quintessenza di Melissa: 3-5 gocce 3 volte al dì. Le
quintessenze vanno miscelate con del miele, oppure stillate su una zolletta
di zucchero di canna o su una mollica di pane. Evitare l’assunzione del
rimedio puro. Se ne può mettere una goccia su un cerottino di garza, da
collocare sul punto di agopuntura Pericardio 6.

Fiori del Bush. Crowea è un rilassante muscolare adatto a tutti i disturbi
di stomaco; Dagger Hakea per la collera repressa; Dog Rose nel caso di
paura risentita a livello dello stomaco; Paw Paw per i disturbi digestivi in
genere. Se la nausea è collegata alla gravidanza si possono prendere in
considerazione Bottle brush (tale rimedio esercita un sottile drenaggio del
colon) e She Oak, il fiore della femminilità a tutti i livelli.

Posologia: 7 gocce di uno dei fiori in mezzo litro d’acqua, da sorseggiare durante il giorno.

Alimenti curativi. L0 zenzero grattugiato e il mis0 (di riso 0 di orzo: e
una pasta di fagioli di soia fermentati, reperibile nelle erboristerie e nei
negozi specializzati) sono consigliabili per intervenire sulla nausea e sugli
squilibri dello stomaco. Tenere presente anche il miglio, che rafforza la
milza (organo collegato alla stomaco in medicina tradizionale cinese).

Cristalli. Il Quarzo ialino è il rimedio elettivo dei problemi di stomaco.
Uno o più esemplari di questo minerale dovranno essere purificati
tenendoli per 48 ore sotto argilla in polvere (senza aggiunta di acqua);
quindi lavateli bene con acqua e sapone e metteteli in una brocca o caraffa
piena di acqua minerale naturale (oppure proveniente da un depuratore):
dopo un tempo minimo di 10-12 ore si può cominciare a bere l’elisir così
ricavato, sorseggiandolo e tenendolo un po’ in bocca. Ricordarsi di
riaggiungere l’acqua nella brocca via via che viene consumata. Se la
nausea dipende da problemi di milza-pancreas si può sperimentare l’elisir
di Quarzo fumé; nel caso di disturbi di fegato il Quarzo occhio di falco;
per squilibri della cistifellea la Tormalina verde.

Riflessologia plantare. Massaggiare a lungo i punti di stomaco, milza,
pancreas, fegato.

Localizzazione del punto riflesso dello stomaco: la prima parte
dell’organo si trova sulla pianta del piede sinistro in corrispondenza del 1°
metatarso; e utile trattarlo in caso di acidità e bruciori. La parte terminale
dell’organo si trova sulla pianta del piede destro sempre in corrispondenza
del 1° metatarso; talvolta, per intervenire sui dolori di stomaco e sulle
ulcere, bisogna massaggiare questa seconda zona.

Cosa è la tintura madre

Cosa è la tintura madre

Con questo articolo, comincerò una serie che vuole dare indicazioni chiare per capire la naturopatia e come funziona, e indicheremo anche alcuni rimedi, tenete sempre presente che ciò che scrivo qui è indicativo, ad uso di esempio, che dovete sempre consultare il vostro medico ed il vostro naturopata di fiducia, se vi autocurerete copiando ciò che scrivo senza aver consultato un professionista, non mi assumo alcuna responsabilità sui risultati. con la salute ed il benessere non si gioca, mi raccomando.

La tintura madre è ottenuta dalla macerazione di parti di pianta fresca in una soluzione di acqua e alcol, cosicché viene chiamata anche “macerato idroalcolico”, Tale forma galenica è stata introdotta dalla scuola francese
di fitoterapia, con i lavori di Max Tétau e Claude Bergeret .

Nella tintura madre i princìpi attivi della pianta sono maggiormente biodisponibili rispetto alle tisane (ottenute da piante secche): essa agisce sul sintomo specifico, quindi è più vicina come effetto al farmaco di sintesi, senza causare però gli stessi effetti collaterali.
Se ne sconsiglia l’uso per i bambini, che possono trarre ottimogiovamento dai macerati glicerici e dagli oligoelementi. Per gli adulti la posologia media è di 90-120 gocce al dì, in 2-3 assunzioni, sempre in
poca acqua o in una bottiglia da mezzo litro da sorseggiare durante la giornata. La prassi di trattenere in bocca ogni sorsata per un po’ di tempo deve essere seguita anche con questi rimedi per ottenere una maggiore efficacia.


Raccomando attenzione nell’utilizzo non indicato per alcolisti, diabetici e bambini, nel caso si debbano usare consultare sempre un medico prima di assumere questi prodotti nei casi appena citati.

I gemmo derivati

I gemmo derivati

I gemmo derivati, o macerati glicerici, sono rimedi ottenuti dai giovani tessuti vegetali in via di accrescimento, per lo più si usano le gemme ed i germogli più di rado anche le radichette. Vengono preparati mediante macerazione delle parti di pianta in una soluzione di acqua, alcol e glicerina: per questo si chiamano“glicerici”. Sono rimedi molto dolci e lavorano prevalentemente sul terreno, cioè sulle componenti costituzionali della persona, operando un drenaggio generale senza aggredire l’organo o l’apparato interessati;

agiscono come disintossicanti, eliminando le tossine e i cataboliti accumulati nei Vari distretti, ma anche agendo sull’organo o sull’apparato stimolandone, la guarigione o facendo da precursori di enzimi o prodotti ghiandolari, come il cortisone ecc.

I gemmoderivati non creano aggravamenti né reazioni indesiderate,pertanto sono assolutamente sicuri anche se impiegati nei neonati e nei bambini piccoli con moderazione, visto il contenuto di alcool.

Posologia: neonati e bambini fino a 10 anni d’età: 1-2 gocce per chilo di peso in ogni somministrazione, in poca acqua; si effettuano 2-3 somministrazioni giornaliere.

Per gli adulti, soprattutto nelle fasi acute, si può arrivare a dosaggi più alti del normale, fino a un massimo di 180-200 gocce ripartite in 3-4 assunzioni quotidiane. Il rimedio deve essere versato in poca acqua naturale a temperatura ambiente e sorseggiato in 2-3 Volte, trattenendo ogni sorsata in bocca per un po’ in modo da facilitare l’assorbimento

 

I gemmo derivati preparati secondo la formulazione originale francese sono diluiti alla 1 DH (prima potenza decimale omeopatica secondo la scala di Hahnemann): dunque si situano in una zona di confine fra fitoterapia e omeopatia (nel liquido sono presenti molecole fisiche ma anche l’informazione energetica).

In alcune occasioni per poter essere utilizzati da alcolisti e bambini piccoli senza problemi possiamo trovare gli estratti di gemma in soluzione puramente zuccherina e senza alcool.

Ricordo che i gemmoderivati per loro natura sono considerati prodotti sicuri ed anallergici, consiglio sempre di verificare che non ci siano intolleranze ai principi attivi contenuti.

 

La febbre, rimedi per curarla

La febbre, rimedi per curarla

La febbre non andrebbe temuta, dal momento che rappresenta una reazione naturale che il corpo mette in atto per bruciare ed eliminare le tossine. Attraverso semplici consigli di igienistica possiamo sostenere e rinforzare il nostro organismo aiutandolo a espellere quelle impurità di cui è sovraccarico.

Se la febbre è alta dai 39° in su consultare sempre il medico curante, non auto-curarsi o auto-diagnosticarsi, lo stesso se la febbre anche di bassa gradazione fino a 38° persiste per più di due giorni, ed in ogni caso si abbiano dubbi o forti sintomi correlati, sentire prontamente un medico.

Rimedi 

Il primo consiglio è Bere molto, soprattutto acqua ma anche  tisane e centrifugati di frutta e di verdure
fresche. Effettuare 5-6 frizioni sul corpo con un panno imbevuto di acqua fredda, ogni ora circa; dopo ogni frizione coprirsi con lenzuola e coperte.

Oligoelementi.

Le fiale di Rame esplicano azione antinfiammatoria e antibatterica: 4-5 fiale al di per somministrazione sublinguale,mantenendo il liquido in bocca per almeno 1 minuto prima di deglutirlo.

Gemmoderivati.

Ribes nero M.G.: antinfiammatorio, stimolante della produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali; 50 gocce in poca acqua, 2- 3 Volte al dì.

Ontario nero M.G. è specifico per la febbre: 50 gocce 2-3 Volte al dì.

Gemmoterapia del dr. Bhattacharya

Perlai raffreddante, 4 gocce sublinguali 3 Volte al dì; IBGO. miscela antinfettiva e imiminostimolante
contenente Diamante, Perla, Smeraldo, Topazio; stessa posologia della Perla.

Fiori di Bach

Crab Apple oltre a eliminare le tossine esplica una sorta di “azione antibiotica” sulle emozioni e sulla mente: 7 gocce in un bicchiere di acqua, 2-3 Volte al dì.

 Fiori del Bush

Mulla Mulla è un rimedio indicato in tutti gli eccessi dicalore: 7 gocce in un bicchiere di acqua, 2-3 Volte al dì.

 

Riflessologia plantare

Trattare i punti dei denti, dei reni e la circolazione linfatica superiore (vedere la Tavola A ap. 24),

I punti riflessi dei denti si trovano a metà della falange prossimale dell’alluce, sugli spigoli superiore e inferiore (incisivo superiore e inferiore); a metà della falangina di secondo, terzo e quarto dito sugli spigoli laterali e mediali, superiori e inferiori. Nel 2° dito sono presenti le zone riflesse dì: 2 incisivo superiore e inferiore, canino supcriore e inferiore. Nel 3 dito troviamo il primo e il secondo premolare, superiori e inferiori. Nel 4 d1to: primo e secondo molare, superiori e inferiori. Infine,nel 5° dito, a metà della falange intermedia sugli spigoli mediali superiori e inferiori, troviamo il terzo molare superiore e inferiore. I punti riflessi dei reni sono sulla pianta destra e sulla sinistra, al centro dell’arco plantare, nella zona del terzo metatarso e nel punto più profondo. Si inizia sempre il massaggio dal punto del rene
sinistro. La circolazione linfatica superiore si trova in tutti gli spaziinterdigitali dei piedi destro e sinistro. Si tratta premendo con pollice e indice negli spazi interdigitali, come segnalati nella mappa.

Agopuntura

Trattare Polmone 7 e Grosso Intestino 4 (terapia antinfluenzale). Polmone 7 (LU 7), localizzazione: 1 pollice e mezzo sopra la piega di flessione del polso nella fossetta in prossimità dello stiloide radiale. Grosso Intestino 4 (LI 4), localizzazione: sul dorso della mano, nella depressione al vertice dell’angolo formato da primo e secondo metacarpo (vedi Tavola 1 a p. 25), Il punto Grosso Intestino ll (LI 11) è
specifico per il calore: si trova, a gomito flesso, fra l’estremità laterale della piega traversa del gomito e l’epicondilo omerale (vedi Tavola 2 a p.25).

Come si preparano i fiori di Bach e come funzionano

Come si preparano i fiori di Bach e come funzionano

Come sempre , prima di entrare in argomento faccio un preambolo chiarificatore, i fiori di Bach vengono ormai inclusi nelle cure floriterapiche, ma la base di partenza è quella omeopatica, tanto che il suo inventore, il Dott. Bach ebbe una importante convergenza con i testi dell’omeopatia scritti dal suo inventore dott.Christian Friedrich Samuel Hahnemann.

                              Christian Friedrich Samuel Hahnemann

entrambi erano dell’opinione che chi dovesse essere curato sarebbe dovuto essere il malato, e non la malattia in sé. A differenza di Bach, però, Hahnemann utilizzava anche erbe velenose, cosa che Bach non condivideva considerandola una pratica “invadente” per l’organismo.

Quindi si potrebbe dire che i fiori di Bach sono più che rimedi floriterapici, rimedi omeopatici a base di fiori, ma questi sono distinguo che possono non essere interessanti al fine del loro utilizzo penseranno in molti, invece ha una sua importanza che ora vi spiego, stanno prendendo piede altri tipi di cure floreali come quella con i fiori australiani, utilizzati nei tempi passati e recenti dagli indigeni australiani come cure a vari disturbi.

L’importanza della differenza sta nel modo preparatorio e su che principio si basano le proprietà curative, e mi spiego, esiste già un “metodo a caldo”(bollitura), che però è subalterno alla solarizzazione e da fare se non è possibile questa per fattori climatici, se poi ci mettiamo che la maggioranza dei preparati in commercio porta la dicitura che l’essenza è stata preparata con il metodo dell’infusione. Questo è sbagliato perchè il metodo della solarizzazione non è un’infusione che presuppone che sui fiori, sulle foglie o sulle parti da trattare in genere, si versi dell’acqua bollente e si lascia riposare (in pratica come si prepara il té). Quindi quei preparati che costano anche più di 20 euro a boccetta da 30 ml., non sono fiori di Bach ma infusi di fiori che quindi esulano dalla vera terapia con i fiori di Bach, leggete bene le etichette .

                                                       Edward Bach

Per capire il funzionamento e come prodursi in casa i fiori di Bach, partiamo dalla storia :
Edward Bach, nato a Moseley, oggi piccolo sobborgo di Birmingham, nelle West Midlands dell’Inghilterra, crebbe nelle campagne del Galles, la terra della sua famiglia; manifestò sin da bambino una forte sensibilità per ogni forma di vita, che sarà determinante per la formazione e le scelte fatte da adulto. A sei anni prese la decisione di fare il medico. Si laureò, in medicina, nel 1912 allo University College di Londra. Appena laureato, Bach fece molta pratica ospedaliera, che all’inizio sembrava entusiasmarlo e interessarlo. Tuttavia si distaccò presto dai colleghi che egli giudicava concentrarsi più sulla malattia che sulla personalità generale del paziente, mentre lui aveva un approccio meno meccanicistico.Il desiderio di ricerca di un nuovo tipo di cura spinse il dottor Bach ad abbandonare il reparto di chirurgia dell’Ospedale dello University College, appena un anno dopo il suo ingresso, e a passare a quello di immunologia. Fu così che Bach cominciò a dedicarsi alle ricerche sui batteri, facendo importanti studi e pubblicazioni di batteriologia.

Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, Bach fu riformato alla visita di leva a causa delle sue precarie condizioni fisiche, ma nonostante tutto gli fu affidata la responsabilità di quattrocento posti letto nell’Ospedale dove si era laureato. Nell’aprile 1917 morì la giovane moglie Gwendoline (sposata nel 1913) di difterite, il matrimonio era però in crisi a causa della relazione extraconiugale di Bach con Kitty Light, dalla quale aveva avuto una figlia nel 1916. Un mese dopo, a maggio, Bach sposò Kitty. Nel luglio 1917, dopo una grave emorragia, gli venne diagnosticato un tumore alla milza, che gli fu asportato. I chirurghi gli diedero comunque tre mesi di vita, a causa della diffusione di metastasi anche nel fegato.Bach decise di reagire a questa notizia dalle conseguenze apparentemente inevitabili passando il proprio tempo in laboratorio, assorbito completamente dai propri esperimenti. Ma i tre mesi passarono, e Bach non morì; la malattia regredì, fino a scomparire del tutto, e non si ripresentò per molti anni, fu così che Edward Bach teorizzò che un grande entusiasmo e una grande voglia di vivere aiutavano nella guarigione delle malattie. Su questo principio, infatti, si fonderanno, più tardi, i suoi rimedi. Durante gli studi sui vaccini si imbatté nell’Organon, il testo principale di Samuel Hahnemann, il medico tedesco fondatore dell’omeopatia. Nel lavoro di Hahnemann trovò un’affinità col proprio pensiero: entrambi erano dell’opinione che chi dovesse essere curato sarebbe dovuto essere il malato, e non la malattia in sé. A differenza di Bach, però, Hahnemann utilizzava anche erbe velenose, cosa che Bach non condivideva considerandola una pratica “invadente” per l’organismo.

Bach, che aveva una concezione deista e olistica, il 25 novembre del 1918, attratto dallo spiritualismo e dalla filantropia, si affiliò alla massoneria, nella Loggia Madre d’Inghilterra di Londra; nella sede di Warwickshire, venne iniziato come apprendista con la tessera n. 3846 (alla pratica spirituale massonica dedicherà anche alcune pubblicazioni).

Bache e la figlia

Intanto, rimasto affascinato dal lavoro dell’omeopata tedesco, cominciò a sintetizzare nuovi vaccini, chiamati nosodi che dovevano essere somministrati per bocca. I sette vaccini orali chiamati “sette nosodi di Bach” vennero acclamati entusiasticamente dagli ambienti della medicina alternativa e largamente utilizzati non solo nel Regno Unito, ma anche in Germania e negli Stati Uniti. Nel 1924 presentò ad un Congresso una relazione intitolata Tossicemia intestinale e la sua relazione con il cancro, nella quale sottolineava che il beneficio era dovuto al miglioramento generale dell’organismo e non al trattamento locale.Da qui fino al 1930 è una continua “escalation” di successi per il medico di origini gallesi, tanto che rinuncia ai suoi incarichi nella salute pubblica, per dedicarsi a tempo pieno alla sintesi dei vaccini nei suoi laboratori ed al lavoro nel suo studio. Scritti e conferenze ne ampliano la fama tanto da essere considerato il “secondo Hahnemann”.

« La salute è il nostro patrimonio, un nostro diritto. È la completa e armonica unione di anima, mente e corpo; non è un ideale così difficile da raggiungere, ma qualcosa di facile e naturale che molti di noi hanno trascurato »

Contemporaneamente Bach lavora sul “mentale”, cioè sul tipo di personalità dei pazienti, notando che ad ognuno dei sette ceppi batterici corrispondono delle note caratteriali predominanti. Quando è certo che ai sette gruppi batterici corrispondono altrettante personalità specifiche, egli afferma di aver dimostrato la fondatezza delle proprie convinzioni, cioè che curando i pazienti a seconda delle loro tipologie caratteriali si otterrebbero risultati al di là di ogni aspettativa.

Tra il 1928 ed il 1930, Bach scopre i primi tre fiori: Impatiens, Mimulus, Clematis.

Nel giro di poco tempo decide di lasciare Londra per dedicarsi completamente a questa nuova scoperta che significò rinunciare ad uno studio già ben avviato, alla fama e alla sicurezza del denaro (da quel momento non volle più esser pagato per i suoi consigli e le sue prestazioni e visse esclusivamente delle donazioni che gli venivan fatte) spinto solo dalla sicurezza che la strada intrapresa era giusta e valida.

Sapeva che non voleva sostanze tossiche e piante velenose e che il rimedio, nella sua preparazione, non doveva esser troppo artefatto.

Nel 1932 Bach aveva scoperto e raccolto dodici fiori base che erano – secondo lui – in grado di curare altrettanti stati d’animo. Tali fiori chiamò i dodici guaritori, che sono:

  • Rock Rose per sopire il panico;
  • Mimulus per la paura;
  • Cerato per l’ignoranza;
  • Scleranthus per l’indecisione;
  • Gentian per il dubbio;
  • Water Violet per il dolore;
  • Impatiens per l’impazienza;
  • Agrimony per l’irrequietezza;
  • Chicory per la costrizione;
  • Vervain per il fanatismo;
  • Clematis per l’indifferenza.
  • Centaury per la debolezza

A questo punto, Bach cominciò anche a divulgare i suoi rimedi. Tra il 1929 e il 1934, oltre ad alcuni articoli per gli addetti ai lavori, scrisse due libretti divulgativi:Guarisci te stesso (Heal Thyself) e I dodici guaritori e altri rimedi (The Twelve Healers and Other Remedies), che contenevano le informazioni anticipate nel precedente volumetto Libera te stesso (Free Thyself).Nel 1934 si trasferì definitivamente in una casa di Mount Vernon, piccolo villaggio nell’Oxfordshire. L’ultimo passo consistette nell’individuazione dei fiori capaci di curare anche le varie sfumature degli stati d’animo che i “Dodici” individuavano. Fu così che individuò “I sette aiutanti” e ancora altri diciannove fiori. Nel 1935 i rimedi erano diventati 38.Il 24 settembre 1936, giorno del suo compleanno, venne celebrato pubblicamente e lesse in pubblico alcuni suoi scritti alla Masonic Hall di Wallingford, cosa che ripeté ad ottobre.

 

Il 27 novembre 1936, a cinquant’anni, Edward Bach si spense nel sonno a Didcot, in una casa di cura vicino alla sua abitazione, dove era da poco ricoverato, felice di aver portato a termine quella che sentiva esser stata la sua missione. La causa della morte, secondo il certificato, fu «sarcoma e scompenso cardiaco», dovuto una recidiva del tumore dopo 19 anni.La sua casa di Mount Vernon, lasciata in eredità alla stretta collaboratrice Nora Weeks, sua esecutrice testamentaria, oggi è sede di una fondazione in suo onore e di un museo.

Il Bach Centre, a Mount Vernon, nell’Oxfordshire, contea dell’Inghilterra, fu la casa e il luogo di lavoro del dottor Bach durante gli ultimi anni della sua vita. Qui egli condusse le sue ricerche sui suoi 38 rimedi. Gli studiosi del Bach Centre continuano ancora oggi a preparare le tinture madri dai fiori, dalle foglie, dalle cortecce e uno dall’acqua di una sorgente del Galles seguendo le precise indicazioni lasciate da Bach. Il centro offre anche servizi di divulgazione attraverso lezioni al pubblico e pubblicazioni per chi è già “esperto”, ed è quindi aperto liberamente ai visitatori.

Preparazione dei Fiori di Bach

I rimedi dei fiori di Bach, possono essere preparati da se, raccogliendo i fiori direttamente in campo o dall’albero e preparando quella che viene chiamata la Tintura madre e le successive Bottigliette di stock; oppure si possono acquistare le Bottigliette di tintura madre  (bottigliette di stock )direttamente in erboristeria e quindi poi preparare le bottigliette di soluzione o i flaconcini da utilizzare per la terapia.

Vi spiegherò entrambe le preparazioni, va da se che la cosa migliore sarebbe prepararsi la tintura madre da se , ma si sa non tutti possono accedere ai fiori o hanno terreni su cui coltivarli, quindi anche partendo dalla tintura madre si può prepararsi le boccette per la terapia, risparmiando qualche cosa e condividendo con amiche ed amici i vari preparati.

Cosa vi servirà per prepararvi i fiori di Bach? Poche cose che potreste già avere in casa con in aggiunta acqua di fonte o una buona oligominerale e del brandy, meglio se di frutta proveniente da cultura biologica.

  • Una ciotola di vetro trasparente non colorato o di cristallo liscio, senza decorazioni o scritte e della capacità di circa 300 ml (sono sconsigliati gli utensili di vetro che possono essere usati per il microonde o per il forno);
  • un imbuto di vetro;
  • un flaconcino di vetro scuro (blu o marrone) con il tappo ermetico e con il contagocce;
  • una caraffa di vetro trasparente graduata o di porcellana;
  • delle etichette adesive;
  • un pennarello;
  • delle forbicine;
  • dei filtri di carta;
  • l’acqua di fonte in bottiglia di vetro;
  • brandy di buona qualità con una gradazione di circa 40°, meglio se derivante da produzione biologica e di frutta.

Riempite la ciotola con l’acqua e sistematela vicino alla pianta facendo attenzione che non riceva mai nessun tipo di ombra durante tutta la durata della solarizzazione. Se durante l’operazione la ciotola dovesse essere offuscata per un solo momento bisogna buttare via tutto e ricominciare da capo.

I fiori dovranno essere tagliati con le forbici senza essere toccati con le mani, usate una foglia per sorreggerli e metterli dentro la ciotola. Coprite di fiori tutta la superficie dell’acqua contenuta nella ciotola avendo cura che ogni corolla tocchi l’acqua.

A quel punto lasciate la ciotola dalle 2 alle 4 ore al sole fino a quando non vedrete che i fiori si sono afflosciati o scoloriti, segno che hanno ceduto all’acqua tutta la loro essenza vitale. Quando vi sembrerà che l’essenza sia pronta, togliete i fiori dall’acqua con un rametto o con una foglia (mai con le mani).

A quel punto prendete la caraffa graduata e sistemateci sopra il filtro di carta e filtrate il liquido. Una volta filtrato aggiungete una uguale quantità di brandy che avrà la funzione di conservare a lungo l’essenza.

Alla fine tutta la soluzione versatela nel flaconcino di vetro scuro con il contagocce nel quale sistemerete l’etichetta con la scritta “Tintura madre di .. (nome del rimedio)”.

                                                                  Metodo della Bollitura

Il metodo della bollitura, prevede appunto una bollitura al posto della solarizzazione , vi serviranno oltre alle attrezzature prima descritte anche una pentola smaltata in ceramica all’interno e se la fate all’aperto un fornello da campeggio.


Riempite la pentola per 3/4 con i fiori quindi aggiungete l’acqua fino all’orlo e sistematela sopra il fornellino per farla bollire. I fiori dovranno essere tagliati con le forbici senza essere toccati in alcun modo con le mani. Usate una foglia per tenere le corolle e metterle dentro la pentola.
Lasciate bollire per trenta minuti senza usare il coperchio e per mescolare i fiori usate un rametto della stessa pianta o se non è possibile perchè la pianta è erbacea, usate un rametto pulito di altra pianta. Dopo tale periodo togliete la pentola dal fuoco e copritela con un coperchio e lasciate che il tutto si raffreddi.
Una volta freddo togliete i fiori con un rametto e e filtrate l’essenza sistemando il filtro di carta sulla caraffa graduata. Una volta filtrato aggiungete una uguale quantità di brandy e versate la tintura madre nella bottiglietta scura dove alla fine sistemerete l’etichetta con la scritta “Tintura madre di ..(nome del rimedio)”.
Come preparare i flaconcini o le soluzioni da utilizzare.
Questo sistema è anche l’ultimo passo da fare sia che compriate la tintura madre in erboristeria, sia che ve la facciate con il sistema della solarizzazione o della bollitura.
Le bottigliette stock sono quelle che si trovano in commercio, dalle quali poi ognuno prepara i flaconcini o comunque le diluizioni per il trattamento.
Per preparare le bottigliette di Fiori di Bach si deve prendere una bottiglietta da 30ml provvista di contagocce che andrà riempita di solo brandy (brandy di buona qualità con una gradazione di circa 40° e meglio se derivante da produzione biologica e di frutta) e quindi aggiungere due gocce di tintura madre. A quel punto etichettarla con la scritta “soluzione di fiore di Bach ……………………..)
Alcuni suggeriscono di riempire la bottiglietta di soluzione per metà di acqua (come quella usata nella preparazione) e per metà di brandy e versare le due gocce di tintura madre. Hanno osservato infatti che l’acqua trasmetta meglio del brandy le vibrazioni dei fiori, la base teorica su cui si basano i fiori di Bach è la memoria dell’acqua ed in questo caso della soluzione acquosa alcolica, che memorizzano il principio attivo e lo trasmettono a tutte le molecole dell’acqua, che se diluita in altra acqua trasmette questa memoria, è lo stesso principio utilizzato in omeopatia.
In caso di ex alcolisti o nel trattamento per bambini consiglio solo acqua e fiori, naturalmente la miscela va rifatta settimanalmente. Personalmente non consiglio l’impiego dell’aceto di mele come conservante perché non ha prodotto i risultati desiderati.
Si usa il brandy (come conservante e stabilizzante) perché è un distillato che si produce dalla vite (pianta dalla quale è stato preso il rimedio Vine), invecchiato inoltre in botti di rovere (albero dal quale si estrae l’essenza del fiore Oak). Il brandy contiene già in parte l’energia dei Fiori, la sua presenza fondamentale peraltro in quanto evita che l’acqua della miscela vada in putrefazione.
Ricapitoliamo i preparati, secondo la media mondiale di preparazione, poi ci sono varianti con più brandy o assenza di brandy per bambini ed alcolisti come detto prima:
TINTURA MADRE 50% di essenza madre + 50% di brandy
BOTTIGLIA DI STOCK 100% di brandy + 2 gocce per 30 ml
FLACONCINO DA TRATTAMENTO ¼ di brandy + ¾ di acqua + 2-4 gocce per 30 ml
Come utilizzare i fiori di Bach
Vediamo ora quali sono le indicazioni e le controindicazioni nell’utilizzo dei fiori di Bach. La floriterapia non presenta rischi o controindicazioni nel caso in cui venga scelto il rimedio errato rispetto al sintomo. Si consiglia comunque di consultare un terapeuta che vi sappia consigliare le migliore essenze per il vostro problema.Un rimedio solo o più rimedi insieme?I fiori possono essere tranquillamente miscelati tra di loro, ma questo potrebbe limitare il beneficio di uno dei fiori. Una singola essenza sviluppa le sue potenzialità e qualità in maniera minore rispetto al miscelare con le altre poiché si viene a creare un particolare rapporto tra l’organismo e l’essenza. Fermo restando quanto detto, si consiglia di non miscelare più di 3 essenze alla volta.E se si decide di mescolare le essenze, come fare?Nel caso in cui si decidesse di mescolare più essenze si consiglia di non mescolare essenze legate al trattamento di disturbi troppo diversi tra loro: i problemi vanno affrontati uno alla volta. Nessun problema nel caso di essenze che curino problemi simili.Alcune attenzioni sul come prendere i rimediI metodi di somministrazione, come vedremo in seguito, sono vari. Si consigliano alcune attenzioni in caso di somministrazione via bocca. Questa deve essere pulita: si consiglia di astenersi dal fumo, bere liquori, caffè, the, aromi forti o far uso di dentifrici 15 minuti prima e dopo la somministrazione del rimedio. Nel caso in cui sia stata effettuata una delle “azioni proibite” non accade nulla, ma si consiglia almeno di sciacquare la bocca con un bicchiere di acqua. Non toccare mai il contagocce con la lingua o le labbra, i batteri potrebbero contaminare la soluzione e degradarla, se succede sterilizzate il contagocce prima di re-immergerlo nella soluzione.
Quanto dura un trattamento.
Non esistono regole precise sulla durata del trattamento con le essenze floreali, tutto dipende dall’entità e dalla gravità dei disturbi. Se gli squilibri sono legati al momento la cura può durare anche solo pochi giorni, ma se il problema è più prolungato nel tempo la cura può durare anche mesi.
Metodi di assunzione
I metodi di assunzione si possono suddividere in tre categorie:
metodi di assunzione via bocca
metodo del bagno e del pediluvio
applicazioni esterne o dirette
Metodi di assunzione via bocca
I Metodi di assunzione via bocca sono diversi:
Metodo del bicchiere: in un bicchiere normale da cucina versare 3 o 4 dita di acqua minerale non gasata di buona qualità e aggiungere 4 gocce di rimedio dalla bottiglia stock. Agitare la miscela con un movimento circolare (attenzione, non con un cucchiaio di metallo ma di legno o plastica). Bere la soluzione ottenuta nell’ arco di una o due ore.
Metodo del cucchiaio: (non deve essere di metallo ma di vetro o di plastica) riempire un cucchiaino di acqua e versare 2 gocce del rimedio. Lasciare un po’ in bocca in modo che l’essenza venga a contatto con più parti della mucosa della bocca e di seguito deglutire.
Metodo del flaconcino: il flaconcino deve essere di 30 ml e permette di miscelare assieme diversi fiori ed è molto più comodo da portare con sé. Il flaconcino deve essere di vetro scuro (blu o marrone) e avere un tappo a chiusura ermetica con il contagocce. Questo va riempito con ¼ di Brandy o Cognac e i restanti ¾ di acqua minerale non gasata. Aggiungere 2 gocce di ogni fiore prelevate dalla bottiglia stock originale. Brandy o Cognac hanno solo azione conservante e possono essere sostituite con aceto di mele. Nel caso non si voglia usare nessuno dei tre si consiglia di buttare il rimedio dopo due o tre giorni dalla creazione anche se questo non è terminato. Una volta pronta la miscela agitare il barattolo e premere la pompetta con il contagocce. Non importa quante gocce siano salite, importante è che siano più di 4. Porre le gocce sotto la lingue prestando attenzione che il contagocce non entri in contatto con le mucose della bocca. Tenere un po’ le gocce in bocca in modo che queste entrino in contatto con le varie parti della stessa dopo di che degulutire. Ripetere l’ operazione 3 o 4 volte al giorno. Si consiglia di assumere una quantità di essenza la mattina appena svegli, uno a metà mattina lontana dai pranzi, una il pomeriggio e la sera prima di coricarsi.
Metodo della bottiglia: la sua azione è propriamente fisica ed è adatta a squilibri molto vecchi e radicati nella persona. Un vantaggio della bottiglia è quello di essere molto comoda da portare con sé. Si consiglia di prendere le bottiglie di acqua minerale naturale da mezzo litro, un litro o anche due litri aggiungendo le gocce dei rimedi (nel caso della bottiglia da mezzo litro aggiungere dalle 6 alle 8 gocce, nel caso della bottiglia da un litro inserire dalle 8 alle 12 gocce e nella bottiglia da 2 litri dalle 20 alle 24 gocce) prescelti. Se si utilizza la bottiglia da mezzo litro si consiglia di consumarla in giornata. Assumere l’acqua a piccoli sorsi durante l’arco di tutta la giornata. Il vantaggio del metodo della bottiglia sta nell’avere sempre con sé il rimedio già pronto ovunque nell’arco della giornata. L’unica accortezza è quella di mantenere la bottiglia lontana dai campi elettromagnetici.
Metodo del bagno e del pediluvio
Metodo del bagno: con questo metodo il prodotto non viene assunto ma viene a contatto con tutto il corpo. Versare nella vasca da bagno 1 o 2 centimetri di acqua tiepida, lasciare cadere 20 gocce dei rimedi presi dalla bottiglia stock in punti diversi della vasca. Con un movimento rotatorio della mano mescolare l’ acqua all’interno della vasca aggiungendo di seguito altra acqua per riempire la vasca. Entrare ora nella vasca e regalarsi 10 minuti di rilassante bagno. L’acqua deve essere calda, elemento base nella creazione dei fiori.
Metodo del pediluvio: sappiamo bene dalla medicina cinese che nei piedi si trovano le zone riflesse degli organi. Se prepariamo un pediluvio con la tecnica descritta per il bagno potremo avere dei benefici nella cura. Nel pediluvio basterà aggiungere da 8 a 12 gocce in acqua calda e regalarsi 10 minuti di riposo.
Metodo delle applicazioni esterne o dirette
Le essenze floreali possono anche essere utilizzate localmente nel corpo con vari metodi:
Metodo dell’impacco: all’interno di una piccola ciotola di vetro versare dalle 4 alle 6 gocce del fiore appropriato con un po’ di acqua tiepida. Prendere una garza sterile, o un fazzoletto di cotone o un batuffolo di ovatta e, una volta bagnato, applicarlo alla zona interessata. Mantenere l’impacco nella posizione per 10 o 15 minuti e rilassarsi. Si consiglia di ripetere l’applicazione due o tre volte in modo da trattare la parte per una mezz’ora continuata. Per intiepidire l’acqua si raccomanda di non usare assolutamente il forno a microonde che altera le molecole dell’acqua e delle stesse essenza.
La pomata: Il punto di partenza deve essere una buona crema di base neutra, non troppo grassa, possibilmente acquistata in farmacia. Se la crema è in tubo si consiglia di travasarla all’interno di un barattolo di vetro scuro, se invece è all’ interno di un barattolo di plastica la si può lasciare lì. Trasferire la crema in un piatto e aggiungere 4 gocce di rimedio per ogni 10 ml di crema (si calcoli che per 50 ml di pomata sono necessari almeno 20 gocce di essenza floreale). Nel momento in cui gocce e crema si sono amalgamate perfettamente trasferire il composto nel barattolo prescelto. Spalmare poi la crema nella zona interessata anche due o tre volte al giorno con movimenti rotatori.
Oli da massaggio: interessante e molto efficace è anche un massaggio con oli sulla zona del corpo. Gli oli per i massaggi devono essere oli vettori no essenziali poiché questi ultimi possiedono già delle essenze che potrebbero non adattarsi con i fiori. Gli oli vettori da poter utilizzare sono l’olio di semi di sesamo, oli di vinaccioli, olio di mandorle dolci adatti in linea di massima in tutti i casi, l‘olio di iperico nel caso di dolori e scottature, l’olio di ricino contro la pelle grassa e l’olio di germe di grano nel caso di pelle secca delicata o screpolata. Si consiglia di acquistare questi oli in erboristeria. Aggiungete poi 4 gocce ogni 10 ml di olio. Ricordarsi di agitare bene il tutto prima di ogni utilizzo visto che olio e miscela non si miscelano perfettamente.
Colliri: alla base della preparazione dei colliri ci sono 10 ml di soluzione fisiologica ( si può acquistare in farmacia) o acqua sterile alle quali vengono aggiunte 2 gocce del fiore scelto. A differenza degli altri rimedi la conservazione del collirio dura una sola settimana all’interno di flaconcini di vetro scuro non potendo inserire il brandy nella soluzione. Un fiore che può essere utilizzato per chi ha la pressione alta nell’occhio o il glaucoma è il Vervain mentre per le congiuntiviti o le infezioni batteriche utilissimo è il Crab Apple.
Spero di essere stato sufficientemente esaustivo, sull’argomento, anche se come nell’omepatia, anche nella floriterapia ci sono scuole di pensiero diverse che utilizzano piccole varianti sia di preparazione che di utilizzo e che quindi sul web potrete trovare piccole differenze da quanto ho riportato, è poi l’utilizzo e l’esperienza del naturopata o del floriterapeuta ad indicarvi la strada più giusta da percorrere in base ai vostri bisogni ed equilibri.

 

La digitopressione

La digitopressione

Di tutte le tecniche che si possono utilizzare,senza dubbio questa è la mia preferita, sia per funzionalità che per flessibilità di utilizzo e cosa non da poco perchè le persone possono almeno in parte auto-eseguirla su se stessi a casa.

Proprio questa ultima cosa è quella meno insegnata ai propri utenti/clienti , ma a mio parere è invece basilare per una corretta eseguzione della tecnica, o meglio una tecnica ben eseguita in studio e ben auto eseguita a casa raddoppia la sua efficacia.

Non vi faccio il solito escursus storico della tecnica, basti sapere che la digitopressione utilizza più o meno gli stessi punti “antalgici” dell’agopuntura, ha un’efficacia immediata minore dell’agopuntura, ma è meno invasiva ed appunto all’occorrenza può essere auto-eseguita . Inoltre non porta, a differenza dell’agopuntura, alcun rischio o controindicazione, non vengono usati aghi, non si rischiano infezioni o altre contaminazioni, insieme alla riflessologia o meglio in abbinata con la riflessologia plantare e palmare costituisce un ottimo supporto per la guarigione e il superamento di fasi di stress e di dolore.

La tecnica di base ha a secondo dell’autore alcune differenze, sostanzialmente si tratta di premere con una leggera forza i cosi detti punti antalgici, chiamati così perchè se la tecnica è ben eseguita il dolore o il disagio avvertiti dal cliente tendono a diminuire ed o a sparire, ovviamente tecnicamente i punti a secondo della scuola sono chiamati in modo diverso, e sono percorsi dai meridiani, ove secondo la medicina tradizionale cinese, scorre l’energia “vitale” Qi.

Molto più banalmente,si va ad operare su nervi e tendini , in cui la giusta pressione interrompe il flusso di dolore e/o rilassa la  errata tensione, coinvolgendo organi e tessuti a quel punto correlati o in comunicazione.

Scrivevo appunto delle differenze nella tecnica di base, sono essenzialmente tre:

prima variante: premere sul punto antalgico con forza costante per uno o due minuti a seconda

seconda variante: premere sul punto antalgico picchiettando ad intermittenza per due o più minuti a seconda

terza variante: premere sul punto antalgico partendo da una leggera pressione e gradatamente aumentando la forza per due o più minuti a seconda si possono fare roteazioni sul punto.

Tenete presente che per rendere il concetto fruibile da tutti, sto un pò semplificando , ma direi che possiamo egregiamente riassumere le tecniche in questi tre punti appena esplicati.

Altro parametro che si discosta da autore ad autore e da tecnica a tecnica(da scuola a scuola) è il tempo in cui va applicato il punto di pressione, anche qui varia dal minuto ai cinque minuti solitamente, e poi può essere ripreso più volte nel corso della seduta, dal mio punto di vista dipende molto dall’esperienza dell’operatore, anche determinare il numero di sedute che occorreranno, ecco perchè a mio parere è essenziale che almeno in parte la persona sottoposta a digitopressione possa poi a casa sua almeno in parte applicarsi dei punti di pressione, manualmente o con appositi atrezzi.

In aiuto infatti per i più tecnologici vi è un apposito manipolo, un piccolo attrezzo che produce piccole scosse di bassissima intensità che va premuto nel punto di pressione prestabilito, ha una punta a sfera o tondeggiante .

Invece per i più tradizionalisti, il tipico bastoncino che può essere utilizzato sia per la digitopressione che per la riflessologia plantare e palmare.

Attenzione però che gli attrezzi, possono essere si un valido supporto ma in alcuni punti non possono essere utilizzati e ovviamente dove serve la doppia pressione niente può sostituire indice e pollice.

Un esempio di altri attrezzi che possono aiutare le persone a casa e l’operatore in certe circostanze:

Che la digitopressione funzioni è un dato di fatto, ci possono essere differenze di risultato, questo ovviamente dipende molto dall’esperienza dell’operatore e dalla sua capacità non solo di individuare correttamente i punti anatomici, ma anche di manipolarli, e insisto sul manipolarli, perchè è mio modesto parere che l’attrezzo migliore per la digitopressione siano le nostre dita, certo in taluni punti può essere stancante mantenere l’adeguata pressione, ma con l’esperienza si acquisisce non solo capacità ma anche resistenza nelle dita e nelle mani.

Non ultimo la digitopressione oltre ad avere un ottimo funzionamento antalgico (antidolorifico)può aiutare nel dimagrimento(diete) e nel superamento di stress e blocchi psicologici.

Come sempre resto a disposizione di chi vuole saperne di più, scrivete nella pagina contatti e vi risponderò appena possibile , buona vita a tutti, Ermanno.