Conservare le erbe

Conservare le erbe

Quello che mangiamo è la nostra migliore cura, se poi abbiamo un orto o semplicemente delle piantine aromatiche sul balcone, capita di doverle cimare e conservare sopratutto durante la stagione invernale, per chi ha l’orto, poi conservare pomodori o frutta non solo facendo salse o marmellate.

Il sistema più naturale per conservare erbe officinali, piante aromatiche , pomodori, frutta è quello di essicarle, disidratarle e conservarle in contenitori che possano preservarle, così oltre a conservarle manteniamo tutte le proprietà organolettiche, i minerali e le proprietà curative.

Cominciamo con l’essiccazione, la si può effettuare in modo naturale od in modo artificiale, in modo naturale è sufficente posizionare le nostre erbe distese su una griglia di rete avendo l’accortezza di girare ogni tanto le nostre piantine o la nostra frutta, si può stendere della retina metallica o del pagliericcio intrecciato oppure costruirsi dei veri e propri essiccatori, quelli con il vetro si possono usare anche nelle stagioni più fresche, ovviamente si possono trovare anche già pronti in commercio.

6eddc3fe3d501839a995f02b0211e4da

a286c9b6964beec7b599c6cb487532a5

37c252e6ca1db76878ef5a01101f6798

Il metodo artificiale è essiccare le verdure in forno, mettendo il forno di casa  sui 50/60 gradi, inserire una griglia con su le nostre erbe per qualche minuto controllando che non brucino ma perdano acqua, quindi si tirano fuori, si girano e si reinseriscono in forno,  e si continua così fino a che le nostre erbe siano adeguatamente disidratate.

Si possono acquistare degli essiccatori casalinghi automatici, piccoli ma comodi, oppure dei forni essiccatori più grandi per quantità importanti.

53cf7ce7580a01c7bdd763559331e10b

cf670250478e9acec598b3c5fbd5cc40

Come facciamo a sapere quando le nostre erbe sono sufficientemente asciutte?

Sfreghiamole tra le dita e devono polverizzare, in quel caso siamo sicuri che sono disidratate al punto giusto.

erbe essiccate 003

shutterstock_107067044

Fatta l’essiccazione, bisogna conservare queste nostre erbe , l’ideale sono i barattoli di vetro con la chiusura ermetica, quelli che si utilizzano anche per le marmellate fatte in casa vanno benissimo, abbiate l’accortezza di controllare il giorno dopo se si riscontra dell’umidità nel barattolo , in quel caso vuotare il contenuto ed essiccarlo ulteriormente.

71sM2UlwpqL._SL1500_

91UQSJ22lFL._SL1500_

 

Se le nostre erbe essiccate,sono officinali e medicinali, possono temere la luce, che fa in parte degradare le loro caratteristiche benefiche, in quel caso e solo in quel caso (sarebbe uno spreco diversamente) potrete utiizzare dei barattoli in vetro oscurato.

71jqWyw1NZL._SL1500_

Bene ora che sapete come fare,all’opera e ricordatevi che quello che mangiate influisce sulla vostra salute più di ogni altra cosa, quindi mangiate sano e il più naturale possibile.

 

 

Come non stirare …….o stirare meno

Come non stirare …….o stirare meno

Uno dei lavori più pesanti, monotoni e sicuramente meno amati dalla casalinghe è lo stirare.

Nonostante oggi la tecnologia venga incontro, con ferri da stiro, ergonomici, superscivolosi, con vapore super, lo stirare resta un lavoro pesante e noioso, ciò nonostante a tutt’oggi nulla è stato inventato che possa sollevare notevolmente la casalinga od il casalingo, negli anni ’70 si pubblicizzavano alcune camice e vestiti in tessuti sintetici che non abbisognavano di essere stirati, ma non ebbero molto successo, un pò per il costo, un pò che pur rimanendo una volta lavati abbastanza in piega, non davano la stessa impressione che da una camicia fresca di stiratura .

 

housewife who don't want to do ironing

 

Allora per le casalinghe od i casalinghi disperate/i non c’è scampo?

Alcune soluzioni ed accorgimenti possono sicuramente aiutarci se non ad eliminare la stiratura a ridurla di parecchio, utilizzando alcuni accorgimenti e varie metodiche.

  • Evitare il più possibile la centrifuga, che tende a spiegazzare gli indumenti, alcune lavatrici sono dotate del tasto stiro facile, in realtà è sufficiente prediligere lavaggi brevi e centrifuga sotto o pari agli 800 giri, gli indumenti resteranno più bagnati ma meno stropicciati.
  • Stendere subito appena terminato il lavaggio, sbattere bene gli indumenti, tirarli con le mani e appendere gli indumenti se possibile senza usare le mollette o attaccandole in posti dove non lascino segni come sotto le ascelle o sugli elastici ecc.
  • Le camice stendetele posizionandole sulle grucce o stampelle ben distese, dopo averle sbattute e ben distese con le mani.
  • I capi di lana stendeteli in orrizzontale sullo stendino, avendo la cura di girarli ogni tanto perchè asciughino in modo uniforme
  • Gonne e minigonne se le stendete per la vita, dopo averle sbattutte ben bene, non ci sarà bisogno d’altro.
  • Jeans e pantaloni: anche per questi indumenti vale la regola dello sbatterli prima di stenderli e del piegarli per bene con le mani in modo che le fibre si distendano. Le nonne erano solite stenderli al contrario, dalla parte dei piedi e tiravano fuori le tasche avendo cura di distanziarli gli uni dagli altri. In questo modo rimarranno naturalmente in forma.
  • Se utilizzate l’asciugatrice molte hanno l’opzione senza stiratura, in realtà dovrete stirare i capi ugualmente ma con meno fatica e più rapidamente, inoltre per eliminare pieghe tenaci inserite uno o due cubetti di ghiaccio nell’asciugatrice, si creerà del vapore che aiuterà a distendere le pieghe.
  • Il trucco dei trucchi è la piegatura e la messa degli indumenti sotto peso, la tecnica trovo funzioni benissimo con t-shirt , lenzuola ed asciugamani, si tratta di mettere gli indumenti su una superficie dura (un tavolo, o il letto) e mentre li piegate tirateli, senza rovinarli, con le mani. Poi riponeteli nell’armadio, oppure sotto il materasso o con un peso sopra (vanno benissimo dei dizionari o dei volumi pesanti di libri), il meglio è dormirci su, il giorno dopo magliette , lenzuola ed asciugamani saranno ben stirati, un ultimo trucco è riporli sotto i cuscini del divano e dopo essersi guardati un bel film potremmo riporre il nostro bucato ben stirato.

HappyStiro2

Sapone al latte e cioccolato

Sapone al latte e cioccolato

Il metodo usato è sempre quello a freddo, lo prediligo per una serie di motivi, tra cui la maggior disponibilità di prodotto emoliente dopo la saponificazione, quindi niente pentole, termometri od altro, raccomando sempre cautela nel trattare la soda caustica, guanti di gomma, occhiali protettivi e mascherina o fazzoletto per evitare di respirare eventuali fumi, prepararla in luogo aperto o comunque fortemente areato. Io utilizzo sempre olio extravergine di oliva per le sue proprietà e poi perchè un prodotto locale e se vogliamo fare cose naturali evitiamo di usare il più possibile prodotti importati o che non siano del territorio, gli ingredienti sono, 2 litri di olio di oliva, 600 grammi di acqua, 256 grammi di soda caustica, 2 cucchiai da minestra di latte condensato, 2 cucchiai da minestra di polvere di cioccolato. Buona visione.

saponette al cioccolato e latte
sapone a fette cioccolato e latte

La nascita della Vespa

La nascita della Vespa

Storia in breve:

 

 

10 aprile 2013 – È indiscutibile, la Vespa è uno dei prodotti di disegno industriale più famosi del pianeta ed è stata più volte considerata un simbolo del design italiano. Questo piccolo veicolo è stato esposto nei musei di arte moderna, scienza & tecnica e design di tutto il mondo, oltre a formar parte della collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York.

Il brevetto originale della casa motociclistica Piaggio di Pontedera, in provincia di Pisa risale al 23 aprile del 1946, su progetto dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio, mentre il suo prototipo – l’MP5 Paperino – fu concepito nel biellese quando, durante la seconda guerra mondiale, gli stabilimenti di Pontedera vennero trasferiti in Piemonte, luogo ritenuto più sicuro rispetto ai bombardamenti alleati. Il progetto fu però poi accantonato e il modello non venne più prodotto e commercializzato.

L’origine del nome “Vespa”, divenuto in seguito famoso a livello planetario, rimane incerta. Secondo la versione più diffusa, sarebbe nato da un’esclamazione di Enrico Piaggio che —alla vista del prototipo— esclamò: «sembra una vespa!», per via del suono del motore e delle forme della carrozzeria mediana, molto stretta.

Forse la più grande innovazione di questo modello fu la presenza di una carrozzeria portante —che copriva integralmente il motore e le parti meccaniche principali— col risultato di poter consentire l’utilizzo del veicolo con l’abbigliamento di tutti i giorni, sfatando la nomea della motocicletta che imbrattava il guidatore.

La posizione del motore consentiva la trasmissione diretta dal cambio alla ruota posteriore senza catena, che faceva parte della semplicità progettuale che ha favorito il successo della Vespa.

Il primo modello aveva una cilindrata di 98 cm³, motore a due tempi, tre marce, accensione a volanomagnete, potenza massima di 3,2 cavalli a 4500 giri al minuto, caratteristiche che consentivano di raggiungere una velocità di 60 km/h e di superare pendenze del 20%.

mp5paperino

 

Il lancio dello nuovo scooter avvenne nelle concessionarie di una delle più famose, antiche e prestigiose case automobilistiche italiane: la Lancia, anche per sottolineare il telaio-carrozzeria a scocca portante, sperimentato da Vincenzo Lancia, nel 1923, sul modello Lambda.

I 100 esemplari pre-serie esposti andarono a ruba e si diede avvio alla produzione in serie di un primo lotto di 2.500 esemplari, 2.181 dei quali furono venduti nel 1946; un risultato destinato a quintuplicare nell’anno successivo, con 10.535 Vespa vendute.

Il prezzo originale di 68.000 lire equivaleva a diversi mesi di lavoro di un impiegato, tuttavia la possibilità del pagamento rateizzato fu uno stimolo notevole per le vendite: la Vespa dette così il primo impulso alla motorizzazione di massa in Italia, prima ancora dell’avvento dell’altra grande protagonista, la Fiat 500.

Nonostante lo scorrere degli anni, la Vespa rimane uno degli esempi di design industriale più riuscito al mondo. La sua linea, pur variando nel particolare, rimane inconfondibile nell’insieme: qualsiasi sia il modello, qualsiasi sia l’anno di produzione, le sue caratteristiche fondamentali rimangono impresse a tal punto che l’oggetto Vespa continua ad essere praticamente inconfondibile.

Dopo una fase di mancato rinnovamento dei modelli che causò anche l’interruzione della presenza della marca nel mercato degli USA, all’inizio del XXI secolo, la Piaggio ha introdotto una nuova serie con motorizzazioni a 4 tempi e cambio automatico. Nel 2010 è stato presentato all’EICMA di Milano il nuovo modello PX 150, identico a quello degli anni ottanta, che ha marcato un ritorno della classica Vespa a due tempi e a quattro marce.

depliantvespa1946

 

Storia integrale:

 

Nel 1945 conclusa la guerra Enrico Piaggio, si trova di fronte alla pesante eredità di un grande complesso industriale da ricostruire. Difatti, a Pontedera, nello stabilimento Toscano, la produzione era cessata prima della fine del conflitto. Le truppe tedesche, in ritirata, avevano trasportato macchinari, attrezzature e centro studi che vennero trasferiti a Biella distruggendo quello che rimase della fabbrica e degli impianti di Pontedera.

 

image3401

 

                      Lo stabilimento di Pontedera ricostruito dopo la distruzione provocata dai bombardamenti

Nacque qui l’intuizione di Enrico Piaggio nell’analizzare quello che non era buon momento per l’economia nazionale, il Paese mancava di tutto, mentre gli ex militari tornati dal fronte, dalla prigionia, dalla guerra di liberazione; ricomposte le famiglie, chiedevano il lavoro alle fabbriche. Un paese che mancava anche delle strade e quindi di comunicazioni, la disorganizzazione delle linee ferroviarie, l’enorme carenza di mezzi di trasporto e tutti gli altri mezzi di locomozione, il bisogno di riallacciare comunicazioni e quindi riprendere i contatti per la ripresa del lavoro, del commercio, dello scambio, mettevano in condizioni un gran numero di persone di poter disporre di un veicolo che fosse utilitario, fosse di pratico impiego, e avesse un costo limitato di esercizio e di minimo consumo.

Avvenuta la liberazione del nord, i tecnici e gli ingegneri di primo ordine della Società, Piaggio, la grande fabbrica aeronautica che costruiva i motori d’aereo, detentori di record d’altezza ed i famosi quadrimotori da bombardamento, armamenti con brevetti che avevano portato la Piaggio al primo posto, raggiunsero il Centro Studi. Fra questi un tecnico di gran valore, fra l’altro progettista dell’elica a passo variabile, l’ing. Corradino D’Ascanio fu subito incaricato dal Dott. Piaggio, d’iniziare lo studio quindi il progetto di un veicolo a due ruote, che corrispondesse alle esigenze dell’epoca.

disegno

D’Ascanio, con quella genialità d’inventore, che oggi a diversi anni dalla sua morte gli viene riconosciuta, quale Pioniere dell’Aeronautica ed inventore geniale dopo una grossissima esperienza di progettazione anche in America dopo aver conseguito la laurea di Ingegneria presso il Politecnico di Torino nel 1914. Durante la I Guerra Mondiale l’ufficiale del Battaglione Aviatori a Torino si occupa della manutenzione e sorveglianza del materiale di squadriglia. In questo periodo installa la prima radio trasmittente su un veivolo italiano, viene poi invitato in Francia per la scelta di un motore d’aviazione da riprodursi in Italia. Assunto dalla Pomilio Brothers si trasferisce negli Stati Uniti per progettare a costruire veicoli militari, ad Indianapolis costruisce tre apparecchi da bombardamento, da ricognizione, da caccia felicemente collaudati a Dayton – OHIO.

Nel 1926 abbozza il primo progetto di elicottero a Pescara, presso le officine Camplone. Il terzo prototipo del D.A.T.3 (D’Ascanio-Trojani) conquista nell’ottobre del 1930 i primati regolarmente omologati nella classe G della Federazione Aereonautica Internazionale di altezza (m.18) durata 8 primi e 45 secondi e distanza (m.1078, 60). Nel 1932, dopo essersi diviso da socio Barone Pietro Trojani, finanziatore degli elicotteri D.A.T.1 – D.A.T.2 -D.A.T.3, inizia la collaborazione con la Piaggio e per essa progetta un’elica a passo variabile in volo, successivamente installata sui veicoli italiani.

D’Ascanio aveva  osservato la motocicletta e la costruzione con i difetti che l’avevano tenuta ai margini della massa, che in quel momento desideravano un veicolo di quel genere, ma con particolari doti e veramente utilitario. Quindi staccato da una tecnica motociclistica tradizionale poté considerare il problema da un’angolazione nuova, concepire quindi un mezzo nuovo seguendo i criteri personali, pensando ad una macchina che potesse essere adatta ad una persona che non era mai andata in motocicletta. Una memoria di D’Ascanio ricordava spesso che viaggiando in auto aveva visto i motociclisti fermi ai margini della strada alle prese con camere d’aria bucate.

Ecco quindi la possibilità di poter dotare il nuovo mezzo con una ruota di scorta come l’automobile, così da non costituire problemi. Allo stesso modo per quanto riguarda il problema di fare un mezzo con un accesso agevole e che abbia una razionale e confortevole posizione, seduta e comoda. La creazione di un mezzo di facile manovrabilità, con un’intuizione di quello che doveva diventare in futuro il traffico della città.

vespa98(2)

 

Quindi la praticità di poter guidare questo mezzo senza togliere le mani dal manubrio, da questo il comando del cambio a manopola. Fino allora i motociclisti pensavano di doversi imbrattare i vestiti ed invece con il motore distante, carenato e coperto si ovviava a questo problema. Il motore costituisce un complesso unico, compatto, quindi trasmissione senza catena, cambio semplice e linea compreso nel gruppo ruota-motore. La soluzione di concezione aereonautica della forcella anteriore monotubo che sostituiva la tradizionale forcella motociclistica e consentiva una sostituzione rapida della ruota. Un telaio, già di moderna concezione, come quello classico in tubi della moto, e questo senza pregiudicare la robustezza del mezzo e, nello stesso tempo la sua leggerezza.

Questo a cavallo tra il ’45 e il ’46 con queste intuizioni, anche se con difficoltà di costruzione, un’impostazione tutta nuova antitradizionale con il problema di entrare in produzione in quei periodi. Con il progetto, ed il primo prototipo del mezzo (ricordiamo per cronaca che il D’Ascanio aveva trovato al suo arrivo a Biella un prototipo derivato da alcuni esemplari utilizzati nel periodo bellico di cui non tenne conto) era nato un mezzo completamente inedito. Così nell’aprile 1946 dopo il sì al prototipo da parte del dott. Enrico Piaggio, che aveva intuito con estrema lungimiranza le doti di quel mezzo, le prime vespa uscivano dagli stabilimenti di Pontedera che ritornavano quindi a produrre. Dimenticavano una cosa: il nome«VESPA». Questo nome forse fu dato prendendo spunto dalla conformazione del veicolo, da suo ronzio particolare, da come era composta, un nome che ha portato a questo scooter, uteriore rappresentanza dell’immagine italiana.

image014                                                                   D’Ascanio  Corradino – 1891 – 1981

 

Quindi ecco l’affermarsi della Vespa come mezzo per fare del turismo, nell’indicarci delle mète di viaggio, appartenere ad un gruppo. Difatti il mezzo fu utilizzato in quegli anni proprio nel turismo e nello sport. Nel turismo per giungere a delle mète, che oggi con le strade di allora sembravano inverosimili e nello sport, nell’adottare quel mezzo alle competizioni inizialmente semplici, ma poi sempre più impegnative per poter gareggiare nelle gare di velocità, a quelle di Regolarità, ai Raid, ai Rally. Quindi un movimento che si cominciava ad ingrossare intorno a questo mezzo, che ispirava simpatia e con il quale si andava bene, sia da soli che in gruppo, per raggiungere nuove mète. Furono creati dei modelli Vespa speciali, come la «6 Giorni» in quegli anni per partecipare alle competizioni, l’impegno nei Record con la Vespa da Record del chilometro lanciato sulla Pista di Montlhéry ed un altro grande prestigioso record a oltre 171 km. orari realizzato da Mazzoncini sulla Roma-Ostia nel 1951.

 

image009

 

Enrico Piaggio

 

Paperino

 

vespa

 

vespamonthlery

 

vespaU_origini_zoom

 

 

 

 

Sapone fatto in casa a freddo

Sapone fatto in casa a freddo

Il sapone è importante, lo usiamo tutti i giorni e lo usano i nostri bambini, i saponi moderni contengono petrolati, addittivi, siliconi,coloranti, conservanti ed un mare di cose che sono di fatto nocive per noi e la nostra pelle, quindi perchè non farselo naturale in casa, con poco lavoro ?

In questo video tutorial uso il metodo a freddo, il mio preferito, non si sta ai fornelli e ovviamente non c’è bisogno di termometri, lo si può utilizzare con tutti gli oli vegetali, ma non con i grassi (burri)che vanno preriscaldati.

Nella ricetta di questo sapone non sono state messe profumazioni di oli essenziali, per rendere il sapone il più naturale e delicato possibile, ideale anche per persone con problemi di pelle sensibile, allergie ed eritemi.
Il risultato è un sapone ricchissimo di principi attivi propri dell’olio di oliva, quindi oltre alla normale funzione detergente, questo sapone darà nutrimento e protezione alla pelle.
Gli ingredienti sono:

1kg di olio

300 gr. di acqua, meglio se filtrata

128 gr. di soda caustica

Fate attenzione nel maneggiare la soluzione caustica usate guanti ed occhiali protettivi, anche una mascherina od un fazzoletto sul naso-bocca per evitare di respirare eventuali vapori emessi durante la preparazione, anche se effettivamente il vapore emesso è minimo.

Per chi non ha problemi di pelle , i bambini sono grandi e vuole aggiungere profumazioni forti può usare oli essenziali ed amido di riso per legarli, nel caso ne basta un cucchiaio di amido ed una decina di gocce di olio essenziale o più a seconda del grado di profumazione.

Il sapone naturale, non ha quasi profumo, pur tuttavia lasciando freschezza e pulizia dopo il suo utilizzo.

Buon……….bagno naturale a tutti !

Panino Estivo al tonno e pomodoro

Panino Estivo al tonno e pomodoro

L’estate è il periodo in cui ci si sente tutti in vacanza anche quando si lavora, e complice la temperatura, quando non è troppo elevata, e l’allungamento delle giornate, ecco che si tenta di stare all’aperto o di fare qualche passeggiata in più, succede però che poi non si ha il tempo di cucinare o di fare la pausa pranzo , allora perchè non pranzare con un buon panino?

Ecco una ricetta veloce per un gustoso panino estivo, ma che può essere gustato anche in inverno magari scaldandolo alla piastra e con l’aggiunta di formaggio.

Ingredienti base sono, pomodori qb. , uno scalogno, una scatoletta di tonno piccola ed a piacere la maionese.

pomodori e scalogno

 

tonno-in-scatola

Scolate il tonno dopo aver aperto la scatoletta, affettate lo scalogno dopo aver tolto la buccia esterna, quindi lavate ed affettate i pomodori, se vi è possibile in fettine sottili, altrimenti in piccoli pezzetti, togliendo la polpa più acquosa, quindi mescolate insieme in una piccolo ciotola, i pomodori con il tonno e lo scalogno, a piacere potete ulteriormente condire con un pò di pepe ed olio di oliva, io non aggiungo altro.

panino tonno e pomodori

Tagliate in due un panino od una ciabattina, quindi farcitelo con questa amalgama, potete mangiarlo così io aggiungo un pò di maionese, meglio se fresca e fatta in casa.

Buon appetito !!

panino tonno pom maionese