Clinton Road, la strada più infestata del mondo..

Clinton Road, la strada più infestata del mondo..


Se volete intraprendere un viaggio alla ricerca dei luoghi più infestati, sappiate che il primato di strada più infestata lo vince Clinton Road, West Milford, New Jersey, Stati Uniti. Questa strada, lunga circa 16 km che dalla Route23, nei pressi di Terranova, porta fino all’Upper Greenwood Lake è una strada immersa nella vegetazione, se invece non potete viaggiare potrete fargli una visita virtuale e se zoomate bene con Google Maps e usate magari anche Street View, potete farvi un tour virtuale per questa strada senza correre rischi. Perchè Clinton Road è davvero una strada di cui aver paura… Nel corso degli anni infatti, la strada e il terreno boschivo che la strada attraversa hanno acquisito molta notorietà per aver ospitato, e per ospitare tuttora diversi eventi paranormali: si va dai classici avvistamenti di fantasmi e altre creature strane, a raduni di streghe, satanisti e addirittura riunioni del Ku Klux Klan.

Ci sono poche case lungo la strada e gran parte della proprietà adiacente è composta principalmente da fitta boscaglia. La strada è anche nota per avere un semaforo ove si verifica la più lunga attesa del Paese (oltre 5 minuti). Ciò avviene a causa di un doppio incrocio, dove la Route 23 attraversa la Clinton Road.

I boschi che la circondano sono stati utilizzati da alcuni  killer professionisti per sbarazzarsi dei cadaveri delle loro vittime. La gente che si trova a percorrere Clinton Road afferma che in certi punti della strada, dove la vegetazione si fa più fitta, si ha come l’impressione che qualcuno, o qualcosa corrano fianco a fianco con l’automobile delle persone che stanno transitando in quel momento. Diversi testimoni hanno detto di aver provato questa sensazione e di essere scesi dal veicolo per controllare, credendo magari che qualcuno si fosse perso, non trovandone poi riscontro lungo la strada.

Però le testimonianza concordano sul fatto che sia facile imbattersi in alcune strane creature, i testimoni raccontano infatti che si possono incontrare,un cane enorme, probabilmente un mastino, che spaventa la gente con i suoi occhi gialli, delle scimmie, forse scappate da uno zoo che si trovava nelle vicinanze della Clinton Road e chiuso alla fine degli anni ’70. E infine ci sarebbero degli animali orrendi, frutto di qualche strano incrocio tra specie diverse, alcuni parlano addirittura di aver avvistato qualcosa di simile al mitico Chupacabra.

Vediamo nel particolare i casi di non festazione che sono maggiormente raccontati dai vari testimoni oculari che hanno fatto questi “ incontri” nel percorre questa strada.

Il ragazzino fantasma:

C’è un luogo particolarmente infestato, a Clinton Road. Si tratta uno dei ponti sul Clinton Brook vicino al serbatoio per l’acqua. Questo luogo fu teatro di un grave incidente: un ragazzino giocava in mezzo alla strada con il pallone, quando la palla gli sfuggì e rotolò oltre il muretto che vedete nella foto…il ragazzino corse per prenderla, ma non si accorse del dirupo oltre il muretto e cadde, fratturandosi la spina dorsale e morendo annegato nel torrente che scorre sotto. Alcune storie dicono che questo ragazzino, o meglio il suo fantasma, spinga in acqua tutti coloro che si sporgono per osservare il luogo dlela sua morte; altre ancora che le spinga indietro, per evitar loro di fare la stessa fine, altre leggende ancora dicono che, se ci si siede sul muretto girando le spalle all’acqua, e si getta una moneta sopra la spalla (come si fa con la nostrana Fontana Di Trevi), il ragazzino fantasma getterà indietro la moneta e altri oggetti. Quel che è più strano è che ancor oggi nel corso d’acqua che scorre sotto al ponte ci sono moltissime monetine, segno che la leggenda del “ragazzino fantasma” è ancora viva e vegeta.

The ice man,l’uomo di ghiaccio :

È confermato che i boschi che circondano la strada siano o almeno siano stati in passato spesso usati dai killer professionisti per sbarazzarsi dei cadaveri delle loro vittime, i cui fantasmi però continuano a popolare le aree limitrofe. La conferma si ebbe per la prima volta un giorno di maggio del 1983, quando un ciclista che percorreva Clinton Road notò alcuni avvoltoi che si muovevano in cerchio, nel cielo, a poca distanza da dove si trovava in quel momento. Incuriosito, il ciclista si avvicinò agli avvoltoi e vide che stavano banchettando allegramente su quello che sembrava un grosso bovino. Avvicinandosi, però, scoprì con orrore che non di un animale si trattava, bensì di un uomo. Al cadavere venne fatta l’autopsia: si stabilì che l’uomo era morto per morte violenta, ma nel suo corpo c’era qualcosa che non andava: furono infatti riscontrati cristalli di ghiaccio nei vasi sanguigni vicino al cuore. Si accertò anche che i suoi organi interni si deterioravano molto più lentamente della sua pelle. Così i patologi  conclusero che qualcuno aveva congelato il corpo della vittima dopo la morte, nel tentativo di ingannare gli investigatori. Le indagini successivamente idenficarono la vittima in un esponente di secondo piano della criminalità mafiosa di NewYork, freddato da Richard Kuklinski, un nativo del New Jersey coinvolto nella criminalità organizzata. Kuklinski ha confessato di essere l’assassino  non solo della vittima in questione, ma di aver ucciso oltre un centinaio di altre persone, e di aver trattato i cadaveri allo stesso modo, congelandoli per poi trasportarli lontano e alterare i tempi del decesso. Questa sua “mania” gli è valsa il soprannome di “The Iceman”.

La Camaro blu :

molti testimoni raccontano di aver visto una ragazza che percorre Clinton Road a tutta velocità a bordo di una Camaro blu scuro con un fanalino rotto. Si tratterebbe della apparizione del fantasma di una ragazza che morì a bordo della sua Camaro blu scuro, in seguito ad un incidente che fece perdendo il controllo della macchina andando a sbattere fuori strada contro un albero , da allora, continua a percorrere la strada ininterrottamente , e appunto molti testimoniano di averla vista sfrecciare  , davanti, dietro o in fianco al loro veicolo.

I Rangers forestali:

Due fantasmi o ectoplasmi che appaiono spesso sono  quelli di due guardie forestali che si vedono aggirarsi nei pressi di un campeggio, vicino a un laghetto chiamato Terrace Pond. Le due guardie vestono abiti di foggia antica e si preoccupano di raccomandare ai turisti che si trovano nel campeggio di chiudere bene l’automobile. Fu così infatti che morirono, freddati da due colpi di pistola sparati nel 1939, da due squilibrati che si erano recati al lago per rapinare i turisti di passaggio.

Questa storia degli avvistamenti viene spesso riportata anche ai rqngers che fanno i  pattugliamenti di controllo.

Una struttura conica in pietra, situata appena a sud di Clinton Reservoir sul lato est della strada che si interseca con la SchoolHouse Road, si tratta di un forno del 18 ° secolo, che è stato utilizzato per fondere il ferro durante la guerra di rivoluzione americana, Viene considerato uno dei luoghi più mistici di tutta la Clinton Road, un luogo in cui si pensa avvengano riti satanici, offerte agli dei, culti misterici per scopi satanici, c’è chi sostiene che in antichità il cumulo esistesse già poi riadattato dai rivoltosi, ma in origine fosse un tempo druidico e che ancora oggi nelle notti di plenilunio, alcuni druidi moderni si rechino presso la struttura a svolgere i loro arcaici riti.

Qualunque sia il mistero o le leggende che attraversano questa strada , certamente percorrerla non può che emozionare e alimentare la sua fama, ci sono veri e propri riti di iniziazione tra liceali ed universitari, che prevedono la percorrenza notturna, di questa particolare strada, sperando che il semaforo non sia rosso, e li obblighi ad una lunga sosta…….. vi propongo un paio di video della steada in questione e di chi la percorre in cerca di emozioni, al prossimo……mistero.

 

 

Fonti: https://www.pensierospensierato.net/

http://it.creepypasta.wikia.com/wiki/Creepypasta_Italia_Wiki

https://m.facebook.com/ghosthuntersteam4moricagliari/posts/398700630314030:0

 

Il misterioso dodecaedro romano

Il misterioso dodecaedro romano

Un piccolo oggetto antico di 2 mila anni sta facendo impazzire gli archeologi di tutto il mondo e che non ne vuole sapere di svelare i suoi segreti.

Si tratta del “Dodecaedro Romano”, nome attribuito ad una serie di piccoli oggetti cavi in bronzo o in pietra, composti da dodici facce pentagonali piane, ciascuna con un foro circolare di 8 centimentri al centro.

Le dimensioni di questi enigmatici oggetti varia dai 4 agli 11 centimetri e si stima risalgano al II o III secolo d.C.

I misteriosi reperti sono stati rinvenuti in ogni parte dell’Europa: dal Galles all’Ungheria, dall’Italia alla Germania. Attualmente, tra collezioni private e musei, si conservano circa un centinaio di dodecaedri.

La funzione e l’utilizzo del dodecaedro romano rimangono un mistero e tutti i tentativi di risolvere l’enigma non hanno portato risultati, anche perchè non sono menzionati in nessun resoconto, cronaca o immagine dell’epoca romana.

Sono state avanzate le più svariate ipotesi sull’utilizzo del Dodecaedro Romano, dal porta candela al giocattolo, dall’osservazione astronomica al calcolo ingegneristico, dall’oggetto decorativo alla funzione religiosa.

C’è anche chi ha avanzato ipotesi più esotiche, considerando la Teoria di Atlantide o l’ipotesi aliena, partendo da una semplice domanda: il misterioso dodecaedro è stato veramente creato e utilizzato dai romani, oppure è stato definito “romano” semplicemente perchè è stato rinvenuto nei siti che una volta facevano parte dell’Impero Romano?
Il Dodecaedro Romano non è menzionato in alcuna fonte antica, quindi, l’unico modo di procedere è avanzando delle ipotesi sul suo utilizzo.

Sebastian Heath, professore presso l’Istituto per lo studio del mondo antico presso l’Università di New York, in un intervento su Fox News di qualche tempo fa, ammise di non avere nessuna idea precisa su cosa sia il dodecaedro. Partendo dallo spunto di Heath, i lettori di Fox News hanno avanzato le più svariate ipotesi.

C’è chi crede si tratti di un semplice campanello e chi di un porta candela. Qualcuno ha ipotizzato che, dopo averlo riscaldato, venisse utilizzato per massaggi rilassanti. Secondo uno dei lettori, il dodecaedro potrebbe essere un giocattolo per bambini, o anche un semplice oggetto decorativo.

Ad ogni modo, il prof. Heath è rimasto molto colpito dall’interesse suscitato dall’oggetto e della quantità di ipotesi avanzate, tutte potenzialmente valide, ma nessuna chiaramente definitiva.
Una recente ipotesi è stata avanzata da John Ladd, un ingegnere in pensione, secondo il quale il dodecaedro era utilizzato dai romani per definire la geometria ottimale delle loro armi.

Secondo l’ipotesi di Ladd, il dodecaedro veniva immerso in un fluido, al fine di migliorare la progettazione e la fabbricazione dei proiettili per le fionde.

Secondo la complessa teoria dell’ingegnere, grazie alla Spinta di Archimede, i romani erano in grado di determinare la deviazione della traiettoria dei proiettili. Tutta la teoria, con relativi schemi e disegni, è presentata a questo indirizzo.

Va detto, però, che non sempre i dodecaedri sono stati rinvenuti in siti militari o campi di battaglia. L’ipotesi non tiene conto che gli oggetti sono stati trovati anche nei pressi di semplici abitazioni.

L’ipotesi ingegneristica, che è anche la più accreditata a tutt’oggi, è quella di
Amelia Carolina Sparavigna, del Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia, al Politecnico di Torino, in un interessante articolo ha ipotizzato che il dodecaedro servisse come strumento per misurare le distanze, soprattutto per il rilevamento e a scopo militare, a suo parere quindi potrebbe trattarsi di uno strumento ottico per misurare le distanze, cioè un telemetro.

Al seguito di un approfondito studio effettuato su un dodecaedro, la Sparavigna ha potuto spiegare molto bene ed in modo molto convincente la sua possibile utilizzazione.
Una sua affermazione mi ha particolarmente colpito; ruotandolo su sé stesso, era possibile ricavare 6 misure diverse. Questa è stata la “molla” che mi ha permesso per effettuare una ulteriore ipotesi: tale oggetto ben si prestava ad essere usato dagli agrimensori romani, per tracciare la centuriazione.
Più volte mi sono chiesto con quali strumenti gli agrimensori romani effettuavano le necessarie e complesse misurazioni riguardante tale pratica, probabilmente ho trovato una possibile risposta.
Approfondiamo un po’ l’argomento,
Una delle prime cose che facevano i romani dopo aver conquistato una area era quello di bonificarla e di dividerla in appezzamenti, dette centurie, scopo, consegnarle ai coloni.
Come è noto con un attrezzo detto Groma, tracciavano una strada detta Decumano Massimo(da Est ad Ovest), ed una altra, detta Cardine Massimo(da Sud a Nord). Parallelamente ed equidistante a queste strade, per tutta l’area che intendevano centuriare, ne venivano tracciate delle altre.
Al seguito di queste operazioni il territorio diventava una scacchiera con identici quadrati o rettangoli, detti centurie, che a sua volta erano oggetto di ulteriori suddivisioni interne.
Le centurie più comuni erano di 20 x 20 Actus, cioè aventi un lato di circa 705 metri ed una superficie di circa 50 ettari, ma in considerazione del fatto che per un insieme i motivi, venivano pure tracciate centurie di diverse misure, risulta evidente che vi era la necessita di effettuare moltissime e diverse misurazioni.
Vediamo anzitutto quale era il sistema da loro usato per misurare le distanze lineari. Le loro misure erano basate sul piede (cm 29,57), sul passo, che era un doppio passo, 5 piedi (m. 1,48), sulla pertica, dieci piedi(m.2,95), sull’actus, 120 piedi(m. 35,5 , sul miglio,1000 passi (1480 metri).
Dal Corpus Agrimensorum ( il più importante trattato sulla centuriazione) e da altre fonti, è possibile conoscere alcuni strumenti che gli agrimensori usavano per misurare: il già ricordato Passo, la già ricordate Pertica, il già ricordato Groma, il poco noto Hodometrom ( uno strumento formato da ingranaggi, che adattato alle ruote di un veicolo, permetteva di misurare le distanze effettuate, più o meno come un conta chilometro) e naturalmente delle funi.
Grazie a tutti questi strumenti , specialmente sui terreni ben livellati, era possibile effettuare delle misurazioni quasi perfette, ma che dire quando ci si trovava di fronte a terreni accidentati , in presenza di corsi di acqua, oppure altri ostacoli naturali? Ecco che sarebbe stato utilissimo poter usufruire di uno strumento che permettesse misurazioni “ ad altezza d’uomo”, per esempio un Dodecaedro, purchè provvisto di fori.
Se la ipotesi della Sparavigna risultasse credibile, non si vedrebbe la ragione per cui gli agrimensori romani , seppur molto preparati ed organizzati per superare le varie difficoltà , potendo disporre di un Dodecaedro, non l’avessero usato.
Se questa mia ipotesi trovasse conferma, il Dodecaedro non sarebbe un telemetro, ma piuttosto un telepassus oppure ancor meglio un teleactus.
Alcune importanti considerazioni.
Come è noto molti autori di epoca greca, Platone, Pitagora ecc, ricordando il Dodecaedro, lo descrivono come una figura geometrica con 12 facce, ma senza fori.
Perciò i fori non possono che essere stati aggiunti solo in epoca romana.
Da questi antichi scrittori abbiamo pure appreso l’importanza che rivestiva il numero 12, e che da tale numero è derivata la parola Dodecaedro.
Non si può affatto escludere che grazie a tale derivazione i romani possano aver scelto fra i solidi Platonici ed adattato alle loro esigenze, proprio un Dodecaedro, strumento che, oltre a permettere di disegnare perfetti figure geometriche, angolo, rettangolo, quadrato ecc, cosi importanti per la pratica agrimensoria, contiene come numeri di base sia il 12 che il 5, le misure “auree”della centuriazione e della astronomia.
Contrariamente alla convinzione generale, il Decumano, la più importante strada della centuriazione, non deriva da Decimano (10), ma da Duodecimano (12), in quanto il percorso di questa strada corrisponde al tragitto effettuato dal sole in occasione dell’equinozio di primavera, perciò divisione del giorno in due parti.
Non a caso la larghezza del quintario era di 12 passi,
Pure il 5 era usato nella centuriazione, il passo era formato da 5 piedi, per non parlare dell’Ordines in Quincuncem di Ciceroniana memoria.


Nonostante la storiografia non ci consegni una grande passione, da parte dei romani, per i moti celesti e l’osservazione astronomica, qualcuno ha ipotizzato il contrario.

Nel 2010, Sjra Wagemans, della DSM Research, ha proposto una nuova teoria che assegna una funzione astronomica a questi oggetti. Wagemans ha usato una copia di bronzo di un dodecaedro per vedere se era possibile determinare gli equinozi di primavera e in autunno.

Secondo Wagemans, il dodecaedro è un oggetto legato al ciclo agricolo, sofisticato e semplice al tempo stesso. Esso era usato per determinare senza un calendario, il periodo più adatto durante l’autunno per la semina del grano.

Ed avere un buon raccolto era di vitale importanza per le legioni romane situate in regioni lontane da Roma. Ciò che è notevole è che Wagemans abbia usato un approccio sperimentale, nel testare il dispositivo su un periodo di alcuni anni e in diversi posti a diverse latitudini.

Un antico calice rivela che i romani sapevano usare le nanotecnologie

Ecco spiegato il funzionamento del meccanismo di Antikythera
Come si può vedere, le ipotesi sono tante e non è facile seguire una traccia unica e certa.

Altre ipotesi sono state avanzate anche dai teorici degli Antichi Astronauti, secondo i quali il dodecaedro è ciò che rimane di uno strumento tecnologico molto più complesso e che, probabilmente, i romani nemmeno conoscevano.

Forse, gli abitanti dell’antica Roma si sono trovati tra le mani oggetti che non comprendevano, risalenti ad un remoto passato e che sono stati accolti dalla cultura romana utilizzandoli nella maniera più disparata, dal porta candela alla decorazione, o forse sapevano cose ed avevano tecnologie che noi ancora oggi non conosciamo.

Il lago Vostok ed i suoi misteri

Il lago Vostok ed i suoi misteri

Parlando di misteri , si è tanto parlato e scritto di mondi scomparsi, di animali ancestrali sopravvissuti in profonde caverne verso il centro della terra, di Atlantide, e di forme di vita a noi sconosciute ma persistenti in luoghi inesplorati del nostro pianeta, pare quanto meno singolare, che una volta che si è trovato un vero mondo nascosto sotto la calotta polare antartica(polo sud) e che nel 2012 si siano scoperti dopo una lunga trivellazione i primi batteri a noi alieni dall’inizio della storia scientifica umana, ma cominciamo con ordine.

Il lago Vostok è il più grande degli oltre 70 laghi subglaciali che si trovano sotto la calotta di ghiaccio dell’Antartide. Si trova in profondità nell’area glaciale vicino alla base russa Vostok, nell’Antartide orientale, ed è un lago di acqua dolce.

Il Lago fu scoperto dal geografo russo Andreji Kapica durante una serie di spedizioni scientifiche sovietiche che si tennero fra il 1959 e il 1964 e che previdero l’uso di sondaggi sismici e l’analisi delle relative onde sismiche così prodotte. L’esistenza fu confermata nel corso degli anni grazie alla combinazione di diversi dati, tra cui misurazioni radar che penetrarono nel ghiaccio profondo e misurazioni batimetriche radar dallo spazio, mentre l’esatta grandezza fu determinata solo nel 1996 grazie al lavoro di scienziati russi e britannici che integrarono una varietà di dati. A causa della sua posizione al di sotto del ghiaccio si tratta del lago più intatto e più antico della terra: le sue acque ed il suo microambiente hanno probabilmente milioni di anni di età. Poiché il lago, a causa della sua temperatura media di −3 °C, superiore alla temperatura di fusione del ghiaccio alle pressioni a cui si trova il lago, non è completamente ghiacciato, è oggetto di ricerche attuali.

Nel 1974 dei ricercatori russi raggiunsero la Stazione Vostok, il luogo più freddo conosciuto della terra (−89,4 °C, circa −150 °C percepita) per finalità di ricerca della storia climatica terrestre. Nel 1990 si iniziò il prelevamento di carote di ghiaccio per fini di ricerca climatologica da parte di basi russe, francesi e americane. Come si poté constatare in seguito, le trivellazioni si trovano direttamente sul lago Vostok. La trivellazione venne portata avanti e bloccata solo nel 1999, a 150 m di distanza dal lago, in seguito ad alcuni accordi internazionali, per evitare una contaminazione del lago. Questo dipende soprattutto dal fatto che vennero usati cherosene e freon per tenere aperto il buco di trivellazione. Dall’analisi delle carote di trivellazione si poté constatare tuttavia che gli ultimi 60 m non sono più costituiti da ghiaccio di calotta, ma da acqua lacustre ghiacciata. La maggior parte dei rilievi svolti finora sul lago Vostok derivano da questa trivellazione.

Nel gennaio 2006 i due ricercatori di geofisica della Columbia University Robin Bell e Michael Studinger, annunciarono su Geophysical Research Letters la scoperta di altri due laghi sotto la calotta di ghiaccio antartica; denominati “Lago 90 Gradi Est” e “Sovetskaja”.

Si pensa, inoltre, che i laghi antartici possano essere connessi da una rete di fiumi subglaciali. Sempre nel 2006 i glaciologi Duncan Wingham (University College, Londra) e Martin Siegert (Università di Bristol, oggi Università di Edimburgo) pubblicarono sulla rivista Nature l’ipotesi che molti dei laghi subglaciali antartici siano, almeno temporaneamente, interconnessi. A causa delle variazioni di pressione dell’acqua nei singoli laghi, si possono improvvisamente formare fiumi subglaciali che muovono grosse massa d’acqua attraverso il ghiaccio.

Per provare l’eventuale esistenza di forme di vita nelle acque del lago Vostok senza il rischio di contaminazioni esterne, il Jet Propulsion Laboratory ha studiato un progetto che prevede l’uso di una prima sonda (chiamata cryobot) che avrebbe il compito di penetrare nella calotta ghiacciata in corrispondenza del lago sciogliendone il ghiaccio soprastante. La sonda sarebbe collegata alla superficie mediante un cavo per le trasmissioni e l’alimentazione. All’interno di essa troverebbe posto un piccolo sommergibile (chiamato hydrobot) che verrebbe rilasciato non appena il cryobot avrebbe raggiunto il lago. L’hydrobot, a questo punto, navigherebbe nel lago per studiarlo mediante una telecamera ed altri strumenti.

Il 7 marzo 2013 i ricercatori annunciano la presenza di batteri sconosciuti all’interno del lago Vostok. Come dichiarato dal responsabile dell’operazione Sergei Bulat, il DNA di un particolare tipo di batteri, tra quelli rinvenuti, è per l’86% simile a quello di organismi conosciuti fino ad oggi. Solitamente al 90% l’organismo viene dichiarato sconosciuto. Inoltre non è stato possibile rintracciare alcun discendente genetico del suddetto batterio.

Satellite image of Lake Vostok
Insomma il bacino del lago Vostok potrebbe essere un vero e proprio endopianeta, un mondo sconosciuto e autonomo all’interno del pianeta Terra, rimasto a venti milioni di anni fa. Secondo ipotesi non prive di fascino, il ciclo dell’acqua potrebbe essere completo, la conca della caverna ospitare fenomeni meteo, piogge e temporali e spostamenti d’aria. E forse forme di vita complesse. Sicuramente, ci sono i batteri. Un aspetto che crea più di un problema, perché il nostro mondo e quello dimenticato del lago Vostok potrebbero essere incompatibili. Un agente proveniente dalla Terra potrebbe contaminare e sterminare la biologia del lago in pochi minuti. Così come un agente proveniente dal lago, sconosciuto per il nostro ambiente e potenzialmente pericoloso potrebbe provocare problemi imprevedibili per tutto il pianeta. Per questo nell’opera di scavo, il team russo ha prestato attenzione totale al pericolo di contaminazione biunivoca. L’acqua da analizzare proveniente dal lago sarà prelevata creando un foro attraverso cui la pressione spingerà il liquido in alto. Si attenderà quindi il ricongelamento e poi verranno presi i campioni. Naturalmente il momento del taglio del ghiaccio per praticare il foro è quello più delicato, quello in cui il nostro mondo e i nostri batteri entrano in contatto con un universo misterioso intrappolato da milioni di anni.

Altra caratteristica del lago è quella di avere una forte concentrazione di ossigeno e temperature variabili fino a +30° gradi centigradi, inoltre dai rilevamenti si sopetta presenza di vita non ancora conosciuta, e c’è già chi mormora al mondo nascosto od ad Atlantide.

Di sicuro c’è che l’acqua che contiene è purissima, incontaminata dall’ambiente terrestre, e così è rimasta per venti milioni di anni. L’ecosistema è quindi quello di quell’epoca, con tutto ciò che può comportare per forme di vita vegetali, animali, microbiali.

Ma c’è molto di più. Il lago è sovrastato da una cava di ghiaccio, che contiene ossigeno e esercita pressione. A questo si aggiunge la temperatura dell’acqua, che verso la superficie è più fredda, ma che in alcune zone arriva intorno ai 30 gradi. Un posto piacevole per nuotare, se non fosse tremila metri sotto l’Antartide.

Il fenomeno può essere spiegato con un’ipotesi verosimile e cioè che il bacino che ospita il lago sarebbe in una zona in cui la crosta terrestre è più sottile, da qui l’acqua temperata. E a questo punto si aprono gli scenari più incredibili.

Molte le domande che si pongono gli studiosi, quali forme di vita contiene il lago, che tipo di ambiente è? E comunque la si metta, si tratta di forme di vita da noi oggi considerabili completamente aliene, al mondo di oggi e al nostro ambiente.

Tanto che la scienza considera Vostok come un campo di allenamento per comprendere Europa il satellite di Giove la cui composizione ambientale molto simile a questo mondo chiuso sotto i ghiacci dell’Antartide.

Nella zona sud-occidentale del lago, i team di ricerca hanno individuato e verificato per anni la presenza di una fortissima anomalia magnetica misteriosa, ritenuta di origine inspiegabile, che si estende 105 km per 75. Alcuni ricercatori pensano che anche questo fenomeno sia da attribuirsi all’assottigliamento della crosta terrestre in quel punto.

Ma alcuni rilievi effettuati da rilevatori sismici hanno individuato la presenza di un elemento metallico di forma circolare o forse cilindrica che appare dal diametro molto esteso, alla base del lago.

L’ipotesi è che possa essere questa non specificata struttura a generare l’alterazione di 1000 nano-tesla nel campo magnetico di una zona così estesa. Un elemento che ha aperto scenari da X-Files, che vedono già i sostenitori della presenza di un gigantesco Ufo seppellito di ghiacci, contro chi parla di un elemento meteorico.

Di certo c’è che la forma dell’oggetto misterioso appare di formae regolare.  Pare che l’agenzia nazionale per la sicurezza degli Usa (NSA) abbia perimetrato la zona, secretato le comunicazioni sull’area e impedisca l’accesso per chiunque, per “evitare contaminazioni” e non solo i russi da parte loro hanno fatto lo stesso.

Quali che siano le scoperte in essere o future, sono al momento celate da un rigoroso riserbo, infatti dal 2013 non si hanno notizie particolari, ma solo un generico stiamo lavorando, che si trovi vita ancestrale, che si trovi vita aliena o Atlantide, sarà comunque una grande scoperta, se ci permetteranno di conoscerla ed apprezzarla.

Viaggiatori nel tempo

Viaggiatori nel tempo

Con la misurazione delle onde gravitazionali avvenuta in questi primi mesi del 2016, si è riaperto il dibattito dei viaggi nel tempo o meglio nello spazio tempo, una materia che da sempre affascina l’uomo moderno e che ha i suoi primi riscontri di fattibilità con le teorie di Einstein. C’è chi però da molto tempo sostiene che ciò è già possibile, in certi luoghi della terra, in certe condizioni climatiche e magnetiche, e sopratutto a certe persone è consentito di spostarsi nel tempo.

Tutte belle teorie si tenderebbe a pensare, salvo poi scoprire che nella storia sono stati trovati artefatti tecnologici fuori tempo , gli antichi romani possedevano un motore a vapore funzionante:

Il primo nome che viene alla mente è naturalmente quello di Archimede di Siracusa, costruttore, tra l’altro, di pompe idrauliche e macchine complesse, come quelle utilizzate contro l’assedio dei Romani (212 a. C.). Ma sarebbe stato anche, secondo la tradizione, proprio lui l’artefice dei primi esemplari di planetari meccanici, come mai le sue tecnologie non si diffusero?
Altri un po’ meno famosi come Ctesibio ed Erone, vissuti ad Alessandria d’Egitto tra il III sec. a. C. ed il I sec. d. C. a conoscerli bene destano forse ancora più stupore. Il primo fu un vero esperto della forza idraulica: costruì geniali pompe di sollevamento dell’acqua che insieme a quelle di Archimede vennero impiegate in agricoltura. Ma inventò anche ingegnosi meccanismi come un orologio ad acqua ed un organo a canne che sfruttava la pressione idraulica.
Di Erone non si conosce molto della sua vita, neppure gli anni di nascita e di morte. Al contrario però si conoscono molto bene le opere da lui scritte, anche perché vennero riscoperte e stampate con successo in età rinascimentale . Alcune di esse, quali “Mechanikà” (oggetti meccanici), “Pneumatikà” (oggetti che utilizzano l’aria) e “Autòmata” (meccanismi automatici), ci descrivono molto dettagliatamente una grande varietà di congegni che avrebbero potuto ben figurare in un codice leonardesco: orologi ad acqua, un misuratore automatico delle distanze (odometro), una doccia automatica a gettone, un sistema a pressione per l’apertura automatica delle porte, alcuni meccanismi per il movimento automatico di statuine mitologiche; ed altro ancora.
Ma l’invenzione forse più famosa di Erone è – com’è noto – una rudimentale macchina a vapore denominata “Eolipila”. Si trattava sostanzialmente di una caldaia di forma sferica alla quale erano collegati due ugelli posizionati in maniera diametralmente opposta. Il vapore uscendo dai due tubicini faceva ruotare l’intera caldaia con un movimento circolare.

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EolipilaErone

Ovviamente le sue sperimentazioni non finirono qui pare che abbia creato alcune vere e proprie bighe a vapore tipo quella del modellino:

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Quello che non si capisce è perchè queste tecnologie non si diffusero, e chi le ha inventate è scomparso nel nulla e poco si sa spesso della loro vita, pur trovando qualche traccia nei documenti dell’epoca e nel ritrovamento di alcuni dei loro esperimenti, che fossero viaggiatori nel tempo?

In tempi recenti perfino l’esercito USA compì numerosi esperimenti cercando di trasportare truppe nel tempo e ribaltare le sorti delle battaglie, il più famoso fu il Philadelphia experiment, in cui ufficialmente la marina degli Stati Uniti d’America, cercava con un sistema elettromagnetico di rendere poco visibili od invisibili le navi, a quanto pare l’esperimento non solo andò a buon fine ma ebbe un effetto collaterale che trasportò alcuni membri dell’equipaggio avanti nel tempo, alcuni morirono altri uomini si trovarono imprigionati nelle lamiere della nave stessa, il tutto fu coperto dal segreto militare.

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Nell’esperimento fu coinvolta la USS Eldrige, che vediamo nella foto, una delle prove che fecero esplodere agli onori della cronaca l’esperimento ponendolo sotto i riflettori fu quanto scritto da Jessup un astronomo dilettante appassionato di ufologia, il quale divulgo le lettere ricevute da un membro dell’equipaggio della Eldrige un certo Carlos Miguel Allende, conosciuto poi anche con il nome di Allen, nome che prese quando passo nel futuro anni 70/80 .

Ad un confronto calligrafico, sembrò comunque che uno degli autori delle note risultasse essere senza dubbio Allende/Allen, e anche le altre sarebbero state scritte dalla stessa persona, ma con penne diverse. L’indirizzo del mittente corrispondeva ad una fattoria abbandonata. In seguito venne pubblicata un’edizione limitata del libro di Jessup col testo annotato, e questi tentò di continuare a scrivere su altri misteri con poco successo. Jessup fu trovato morto nel 1959 nella sua autovettura. La sera prima aveva organizzato un appuntamento, al quale in mattinata non arrivò mai. Nell’incontro si proponeva appunto di divulgare ulteriori prove e retroscena che aveva trovato del suddetto esperimento. Nonostante non siano mai state accertate con certezza le cause della morte, gli investigatori sostennero l’ipotesi del suicidio dovuto al crollo di notorietà, mentre per i sostenitori della teoria del complotto Jessup fu assassinato per metterlo a tacere. Il diario di bordo della Eldrige non rivela niente ma altri marinai parlarono con i giornalisti, ovviamente tutto fu messo a tacere vista l’importanza dell’esperimento e la sua segretezza, il viaggio nel tempo di alcuni marinai appartenenti all’equipaggio fu solo un effetto collaterale.

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In altro articolo vedremo di approfondire quanto successe nell’esperimento, chi volesse può vedere la ricostruzione cinematografica in questo film girato sui resoconti di Allen, ovviamente alcune cose sono romanzate ma la storia è fedele ai resoconti.

https://www.youtube.com/watch?v=pF9Ac06AgYo

Come si scriveva prima sono stati trovati oggetti tecnologici che in determinati periodi storici non avrebbero potuto esserci, ma non solo al vaglio ci sono ora anche fotografie storiche e filmati fine ‘800 primi ‘900 dove si vedono persone con tecnologie non esistenti all’epoca, una prima foto che ad una approfondita analisi non è stata contraffatta è questa:

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La foto scattata in Canada nel 1940,la scena si riferisce alla cerimonia d’inaugurazione di un ponte nella Columbia Britannica, più precisamente nel piccolo borgo di South Fork. Tra la folla spicca un ragazzo vestito in modo del tutto inusuale per l’epoca: occhialini da sole, t-shirt, pettinatura moderna, perfino qualcosa che assomiglia a una fotocamera compatta tenuta in mano. Inutile negare che in questo scatto il ragazzo trendy spicca come una mosca nella minestra. Una volta individuato nella massa anonima non si può fare a meno di fissarlo.
Come ho già scritto è già stata smontata l’obiezione più scontata e prevedibile: non si tratta di un fotomontaggio.

Uno studio più approfondito porta a pensare che  il ragazzo non sia un viaggiatore nel tempo, ma uno studente che ottenne oggetti all’ora tecnologicamente già esistenti ed all’avanguardia ma non di utilizzo comune, come ad esempio gli occhiali avrebbero potuto essere quelli pubblicizzati in questo articolo:

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Appena usciti e assolutamente non diffusi e cari, lo stesso vale per la pocket macchina fotografica ed il maglione, ma ovviamente non ci sono prove quindi al momento ancora non è stato stabilito se fosse un viaggiatore nel tempo o meno anche se la teoria dei più è quella che lo sia e l’unico modo per contattare comunicare con il futuro da cui proveniva fu quello di farsi fotografare, un’altro particolare è la sua altezza, dovuta al fatto che proviene da un’epoca di maggior benessere e dove l’altezza media è generalmente maggiore, inoltre i sostenitori del cronoviaggiatore ci tengono a precisare che macchine come la kanon che tiene in mano, in versione pocket, anche se in un primo sperimentale modello fosse stato disponibile già allora, era costosissima e disponibile solo a pochi al mondo essendo sperimentale per l’epoca, inoltre non ci sono riscontri certi, come per gli occhiali e il tipo di abbigliamento .

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Passiamo al prossimo caso, che riguarda il famoso film girato da Chaplin , che riprendendo della folla che camina per una via, inquadra una signora che pare parlare ad un cellulare o comunque una radiotrasmittente, anche qui non ci sono apparenti manipolazioni dell’immagine e della ripresa video e non si è riusciti a dare una spiegazione a quanto si vede, infatti è palese che la signora stia parlando in un apparecchio radioricevente, il dilemma è che in quel tempo non esistevano celle telefoniche ne satelliti atti a ricevere quel tipo di segnale, ciò non toglie che avrebbe potuto comunicare con uno o più persone in linea diretta, una piccola radio uhf con 1/2 watt di potenza può comunicare a km di distanza senza bisogno di ripetitori, vi propongo il video così che possiate giudicare.

Il film in questione “The Circus”, girato nel 1928, il video che mostra l’anteprima pubblica del film di Charlie Chaplin Il Circo. All’interno del filmato come avete visto compare una donna che sembra parlare al telefonino, tenuto nella mano sinistra.

L’anacronismo, che nel linguaggio dell’archeologia misteriosa si chiamerebbe OOPArt (oggetto fuori dal tempo), sarebbe stato scoperto da un filmaker irlandese, George Clarke.  Per i “cacciatori del mistero” la spiegazione più gettonata è che la donna sia in realtà una viaggiatrice del tempo. Ma per funzionare un telefono cellulare ha bisogno di una serie di attrezzature che trasmettano il segnale, come le stazioni radio base o i satelliti per telecomunicazioni. Insomma, sarebbe più plausibile pensare a un walkie-talkie se non fosse che i primi oggetti del genere comparvero solo nella seconda guerra mondiale (ed erano grossi come mattoni).

Si è provato a teorizzare che la signora stesse utilizzando un apparecchio acustico esterno , uno di quelli in uso all’epoca, ma il fatto che lo utilizzi camminando e con nessun interlocutore nelle vicinanze porta ad escludere questa teoria e quindi il caso è irrisolto ed il mistero resta, quindi una probabile crononauta?

Una seconda crononauta”telefonica” la vediamo nel prossimo video:

Su questo video la discussione è apertissima, un utente che lo vide riconobbe la bisnonna e domandandole a proposito venne fuori che : l’utente Youtube planetcheck scrisse sotto il video “La signora che vedete è la mia bisnonna Gertrude Jones aveva 17 anni. Le ho chiesto di questo video e lei lo ricorda chiaramente. Lei dice che (la fabbrica ripresa) la Dupont aveva una sezione comunicazioni telefoniche in fabbrica. Sono stati fatti esperimenti con telefoni senza fili. Gertrude e altre cinque donne hanno avuto questi telefoni senza fili da testare per una settimana. Gertrude sta parlando con uno degli scienziati che tengono un altro telefono senza fili, che è alla sua destra mentre cammina.”

Questo spiegherebbe perchè nessuna delle altre ragazze intorno sembrerebbe impressionata dal quel avveniristico accessorio tecnologico, ci sono molti ma, in quanto avete mai visto che una azienda utilizzi delle semplici operaie per svolgere una simile sperimentazione? Che esistendo già una simile tecnologia nel 1938, l’esercito non la avrebbe utilizzata nella seconda guerra mondiale anzichè i mattoni di radio che portavano i plotoni allora?

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C’è infine chi sostiene che stesse tenedo un borsettina a pochette, ovviamente molti lo mettono in dubbio visto che sarebbe innaturale portare una borsettina a guisa di telefono, che senso avrebbe sopratutto all’epoca?

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Ancora un’altro caso inspiegato ci viene proposto da una foto del 1917 dove in mezzo a molte persone si vede un giovanottone, vestito in modo moderno almeno anni 70/80  dove anche il taglio dei capelli è moderno e come nei casi precedenti spicca e si evidenzia nell’immagine:

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Quando la foto fu scoperta su un libro l’articolo che usci sui giornali citava: “Sfogliando un libro stampato nel 1974 Jamie D. Grant si è accorto che c’è una foto strana, incredibile e sensazionale. Il libro racconta la storia di una piccola area geografica tra Canada e Stati Uniti, Cape Scott. Il volume raccoglie antiche foto e racconti della zona ma guardando con attenzione si vede che in una foto del 1917 in mezzo a tante persone vestite con i panni della loro epoca, c’è un ragazzone in maglietta e pantaloncini corti, con capigliatura moderna.”

Molti sostengono che come in altre foto qui si dimostra un crononauta in carne ed ossa che non può fare altro che farsi immortalare a testimonianza che qualcuno viaggia nel tempo.

Un’altra foto da sottoporre alla vostra attenzione è questa:

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questa è una foto in bianco e nero, scattata nei primi anni 50 a Piazza Annunziata di Marcianise in provincia di Caserta.

Dalla foto sembrerebbe che si tratti di una giornata di festa, probabilmente quella del Santo Patrono. Come si può notare la foto è in bianco e nero ed è stata scattata nei primi anni 50. L’aspetto importante da sottolineare è che ben tre persone ritratte nell’immagine sembrano parlare al cellulare quelle cerchiate in rosso nella foto.

Visto che i primi telefoni cellulari sono usciti sul mercato solo negli anni 90, allora cosa stanno realmente facendo queste persone? La prova che la foto è stata scattata nei primi anni 50 ci viene data dall’inferriata dell’Annunziata, chiaramente visibile nell’immagine, la quale è stata poi rimossa la notte del 24 maggio del 1957 ad opera dell’amministrazione comunale.

Alcune ipotesi affermano che si potrebbero trattare di radioline portatili, ma anche questa soluzione è da scartare perchè le prime radio portatili sono uscite in America nel 54, quindi andate in produzione in Italia per fine anni 60, inoltre erano molto costose all’epoca, oltre al fatto che erano di dimensioni giganti. Anche qui il mistero è insoluto, viaggiatori nel tempo che si tenevano in contatto in mezzo alla folla oppure la spiegazione è un’altra?

Fino a qui abbiamo visto casi inspiegati dove si può supporre qualsiasi cosa , anche che siano viaggiatori nel tempo, ma ora vediamo due casi conclamanti , cioè dove ci sono dichiarazioni e prove ufficiali, il primo caso è quello di Andrew Basiago, avvocato americano e attuale procuratore di Seattle, il quale, nel 2004, fece un annuncio pubblico molto controverso, sostenendo che dall’età di 7 anni fino ai 12 ha partecipato al Project Pegasus, un programma segreto del governo degli Stati Uniti che ha lavorato al teletrasporto e ai viaggi nel tempo, con il patrocinio della Defence Advanced Research Projects Agency.
“Il progetto prevedeva l’addestramento di bambini e di adulti al fine di testare gli effetti mentali e fisici dei viaggi nel tempo. Inoltre, i bambini hanno mostrato un vantaggio rispetto agli adulti in termini di adattamento alla dislocazione spazio-temporale tra passato, presente e futuro”, dice Basiago.
Secondo quanto riportato dall’Huffington Post, durante questo periodo, Basiago dice di aver sperimentato ben otto tecnologie differenti per il viaggio nel tempo.
Per lo più, ha detto, il viaggio di basava su un teletrasporto realizzato sulla base di documenti tecnici presumibilmente ritrovati nell’appartamento a New York di Nikola Tesla dopo la sua morta, avvenuta nel 1943.
“La macchina era costituita da due bracci grigi di forma ellittica, lunghi circa otto metri e separati da circa dieci metri di distanza, tra i quali veniva trasmessa un’arco di energia che Tesla chiamava energia radiante”, spiega Basiago. “L’energia radiante è una forma di energia che Tesla ha scoperto essere latente e diffusa in tutto l’Universo. Tra le capacità di tale energia c’è quella di riuscire a piegare lo spazio-tempo”.
Secondo quanto racconta il procuratore, ciascuna delle sue visite nel passato era leggermente differente, “come se mi avessero mandato in una realtà alternativa leggermente differente, una sorta di linea temporale adiacente. Poichè le visite cominciavano ad accumularsi, due volte mi è capitato di imbattermi in me stesso”.
La fantomatica tecnologia di Tesla permetterebbe non solo il viaggio nel tempo, ma anche lo spostamento nello spazio presente. “La tecnologia deve essere utilizzata solo per lo spostamento nel presente, altrimenti sarebbe il caso”, conclude Bisiago. Cosa a questo punto credere? Possiamo dire con certezza che tutto ciò è impossibile e liquidare il procuratore di Seattle come una persona dal poco equilibrio mentale? Non sarebbe ancora in carica come procuratore e considerato nel suo ambiente stimato e serio professionista, non ci resta che credere che almeno in parte la sua storia sia vera.

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Il secondo caso conclamato riguarda Hakan Nordkvist svedese che in una intervista del 2008 dichiarò di aver viaggiato nel tempo, precisamente nel suo futuro. In questa occasione avrebbe visto se stesso all’età di 70 anni e insieme al suo doppio del futuro avrebbe realizzato addirittura un video. Un video che è stato mostrato durante la trasmissione televisiva.
La sua poco convenzionale avventura sarebbe iniziata il 30 agosto del 2008 nella cittadina di Farjestaden, quando, tornato a casa dopo una giornata di lavoro, aveva notato sul pavimento della cucina un’ampia pozza d’acqua. Preoccupato si era messo in cerca della causa dell’allagamento pensando che fosse dovuto ad una perdita del lavandino. Prese gli attrezzi da idraulico e cominciò a cercare la falla sotto il lavandino. Ma non trovò nulla. Allora continuò a cercare, sempre a carponi, i tubi dei sanitari e si rese conto che lì c’era una grossa falla da cui usciva l’acqua. Nordkvist raccontò al cronista di aver avuto da subito l’impressione che il tubo spaccato rappresentasse una sorta di ingresso che si apriva su un tunnel buio. Guardando meglio ebbe modo di vedere che all’interno di questo strano fenomeno c’era una sorta di luce, proprio alla fine del tunnel.
Nordkvist per vedere meglio si sporse verso il tunnel e all’improvviso si rese conto di cadere dall’altra parte e di trovarsi ad essere proiettato nel futuro.
Vide subito una persona che sembrava lui stesso, ma molto più vecchio, che stava armeggiando con degli strumenti intento a far fronte allo stesso problema di perdita d’acqua.
Stupito, Nordkvist cercò di capire chi avesse di fronte scoprendo che si trattava di lui stesso, ma all’età di 72 anni. La certezza la ebbe quando il suo doppio del futuro per tranquillizzarlo mostrò di sapere tutto di lui e gli mostrò lo stesso suo tatuaggio che aveva su un braccio. Superati i momenti di stupore l’anziano Nordkvist, dopo avergli detto che si trovava nel futuro e precisamente nel 2042, gli propose di fare un video prima di ritornare nel suo tempo nel passato.
Un video riportato indietro nel nostro tempo, dove si vedono tutti e due i Nordkvist, sorridenti che salutavano e si abbracciavano. Un video che venne mostrato all’incredulo cronista dell’emittente svedese.

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Foto di famiglia dello svedese Hakan Nordkvist e del suo “doppio” del futuro. Nordkvist afferma di aver viaggiato nel futuro e di aver visto lui stesso all’età di 70 anni e insieme si sarebbero fatti fotografare per avere una testimonianza dell’evento.

L’anno in cui il signor Nordkvist è stato catapultato, è il 2042 ed è lì che ha incontrato il suo io 72enne. Con sua grande sorpresa, il ‘futuro’ Nordkvist sapeva cose che solo lui poteva conoscere, come ad esempio dove aveva nascosto le sue cose segrete nella vita passata/reale. I due sé avevano anche lo stesso tatuaggio, anche se quello del ‘futuro’ Nordkvist è un po’ sbiadito. Gli uomini si sono ripresi con il telefonino di Nordkvist dei giorni nostri. La foto, che è stata l’unica che Nordkvist ha pensato di scattare nel 2042, ha dimostrato che l’uomo ha avuto alcuni cambiamenti fisici nel futuro, tra cui, in particolare, è riuscito a crescere di un paio di centimetri. Se non è magia questa!

Ecco il racconto come fatto all’emittente televisiva:

L’argomento dei viaggi nel tempo non si conclude qui, sono molti i ritrovamenti di oggetti anacronistici (ooparts) e molti altri i casi di presunti cronoviaggiatori senza dimenticarci il cronovisore di Pellegrino Ernetti che ci fanno presuporre che i viaggi nel tempo siano alla nostra portata o comunque possibili, voi cosa ne pensate?

 

 

 

Il cucciolo di Drago di Hart

Il cucciolo di Drago di Hart

A gennaio 2004 il Corriere della Sera e altri quotidiani avevano pubblicato un articolo a proposito di un presunto “cucciolo di drago”, descritto come alto una trentina di centimetri, conservato in formaldeide e ritrovato “sotto un cumulo di roba vecchia da un certo David Hart, nipote di Frederick Hart, un tempo facchino del Museo di Storia Naturale di Londra”.

Secondo il racconto di Hart, il reperto “era stato inviato al prestigioso istituto della capitale da un gruppo di scienziati tedeschi attorno al 1890, quando era fortissima la rivalità tra i due Paesi. Tuttavia, il museo di Londra pensò che si trattasse di uno stratagemma per mettere in berlina il Regno Unito di fronte alla comunità scientifica mondiale e stabilì che quel piccolo di drago non era altro che un pupazzetto. Così, il barattolo con la formaldeide ed il suo contenuto venne dato ad Hart e con il passare degli anni finì in uno scatolone nella collezione di cimeli di famiglia.”

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Il piccolo drago fu visionato da scienziati, biologi e giornalisti, e la notizia fece il giro del mondo, cito l’articolo che apparse al Corriere della Sera in quel 2004 :

LONDRA – La comunità scientifica del Regno Unito non crede ai suoi occhi. Per 100 anni, una famiglia britannica ha custodito in casa il bebè di un drago, un animaletto con tanto di artigli, ali e cordone ombelicale. Ma si tratta davvero di un drago oppure è uno scherzo di pessimo gusto? È la domanda che si pone la stampa nazionale, soprattutto alla luce della storia di questo singolare reperto. Certo è che, almeno a prima vista, questa «creatura» – come la definisce il patinato quotidiano The Times – sembrerebbe proprio un drago.

LA CREATURA – Il cucciolo di drago è alto 30 centimetri e, nonostante l’età, è perfettamente conservato in un barattolo di vetro, sommersa nella formaldeide. Le analisi metteranno la

parola fine a questo mistero. Ma una cosa è sicura: le stesse domande che si pongono gli studiosi oggi se le posero anche i loro colleghi 100 anni fa. La creatura, infatti, è stata ritrovata sotto un cumulo di roba vecchia da un certo David Hart, nipote di Frederick Hart, un tempo facchino del Museo di Storia Naturale di Londra. Hart ha raccontato che quel barattolo era stato inviato al prestigioso istituto della capitale da un gruppo di scienziati tedeschi attorno al 1890, quando era fortissima la rivalità tra i due Paesi. Tuttavia, il museo di Londra pensò che si trattasse di uno stratagemma per mettere in berlina il Regno Unito di fronte alla comunità scientifica mondiale e stabilì che quel piccolo di drago non era altro che un pupazzetto.
Così, il barattolo con la formaldeide ed il suo contenuto venne dato ad Hart e con il passare degli anni finì in uno scatolone nella collezione di cimeli di famiglia.

PROPAGANDA – Secondo Allistair Mitchell, un amico di David Hart, i tedeschi volevano «screditare» gli inglesi. Se questi avessero dichiarato che il drago era genuino «sarebbe stato un grande colpo di propaganda», ha commentato. Alcuni dei documenti relativi al «regalo» sono in tedesco, ha affermato Mitchell, e risalgono al 1890. David Hart, un magazziniere 58enne che vive in un quartiere Sud di Londra, haraccontato di aver trovato il barattolo per caso, nel suo garage, dove lo aveva lasciato il padre (ora defunto) circa 20 anni fa, quando questi si trasferì fuori Londra. Adesso Mitchell vuole andare fino in fondo: presto sottoporrà il drago a una biopsia per vedere se è fatto di materiale organico oppure di cera o gomma. In ogni caso, ha affermato, «è perfetto. È veramente sbalorditivo, anche se visto da vicino non si riesce a capire se è vero o finto».

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A distanza di due mesi  lo stesso Mitchell  rivela tutto, ora che il suo “piano” è andato a buon fine.

Sì, poiché il drago era solo una trovata pubblicitaria per attirare l’attenzione e lanciare pubblicitariamente la vera “creatura” di Mitchell e cioè un libro per bambini dal titolo “Unearthly History”  il cui protagonista è proprio un draghetto che, insieme ad alcuni amici uomini cerca di salvare il nostro mondo dall’autodistruzione.

Il romanzo fu scritto da Mitchell di getto, in soli 13 giorni, basandosi sulle storie che, da padre affettuoso, era solito raccontare in macchina ai suoi due figli, Duncan ed Edward; molti di più erano stati invece i giorni in attesa che un editore l’apprezzasse e decidesse di pubblicarlo! Ben sette editori e 36 agenti letterari si erano rifiutati di farlo e così, Mitchell, autore di storie con lo pseudonimo di Moredun, decide di stamparlo a sue spese, non prima d’aver trovato un modo nuovo e geniale per lanciarlo, per catturare la curiosità della gente ancora prima che fosse in vendita ed in modo da scongiurare  un flop letterario ed un tonfo economico.

Per mestiere era dirigente di un’azienda di vendita, poi  Allistair Mitchell mette su una propria ditta, la Rookstone, quindi si procura un cucciolo di drago con l’aiuto di un team d’esperti in effetti speciali, i Crawley Creatures, creatori per la  BBC delle creature mobili per la serie televisiva Dinosaurs, ordina poi ad un maestro vetraio dell’isola di Wight una boccia su modello di quelle in uso tra gli scienziati di fine ottocento, acquista persino un “notepaper”, un taccuino  vecchio di cento anni su cui, a mano, ed in tedesco, simula pagine di resoconto sulla storia del draghetto e fa partire la notizia.

Stampa così il suo libro che, in copertina, riporta  proprio l’immagine del “cucciolo di drago sotto formaldeide” e si prepara al lancio (non prima di un ulteriore giro di contatti con editori e librai) che avviene, in grande stile, il 29 marzo 2004…. stavolta molto è cambiato, cosa?

Mitchell infatti è riescito a persuadere Scott Pack, responsabile Buying Manager della Waterstone’s, a curare il lancio, la vendita e la diffusione del suo Unearthly History. La Waterstone’s, non essendo una casa editrice ma un bookshop, un prestigioso bookshop  che vende libri in tutt’Europa (anche per via telematica) e che possiede un magnifico angolo-libro nientemeno che nell’esclusivo Piccadilly, non ha, come si è detto e scritto erroneamente, finanziato e pubblicato il romanzo quanto acquistato essa stessa, dalla Rookstone, un numero considerevole di copie allo scopo di rivenderle. Un colpo formidabile per Rookstone-Mitchell che, sicuramente, devei tutto ciò a quell’intrigante idea del draghetto.

Gli affari infatti, almeno in questa fase iniziale, sembrano andare proprio bene.

Il lancio del romanzo, preceduto da una performance televisiva su Channel 4 dell’autore, è avvenuto proprio al bookshop del Piccadilly dove troneggiava, in esposizione, l’ormai famoso vaso di vetro contenente il cucciolo di drago. “Ha generato un enorme interesse; non è cosa da tutti i giorni vedere una cosa come questa in un bookshop” ha detto Zoe Hall, coordinatore degli eventi del Piccadilly.

In poco tempo sono andate vendute 5000 copie del romanzo. Altre 5000 erano già nei magazzini della Waterstone’s.

Una cosa è certa: l’idea di Mitchell non può non dirsi geniale ma, come avviene dei romanzi d’epoca vittoriana inglese, la stessa epoca in cui la “finta vicenda” del cucciolo di drago è stata “ambientata” e la stessa di storie quali il Frankenstein, la “creatura” si ribella al creatore, chiede venga rispettata la sua dignità e prende vita propria……

Quel drago infatti, così perfetto, quasi inquietante, che ha fatto interrogare e ha incuriosito tanta gente, dopo l’esposizione al Piccadilly, è stato assicurato per £500,000 e, alla fine dell’anno, ha preso posto niente meno che al The Darwin Centre at the Natural History Museum di Londra.

Ricorderanno i posteri Allistair Mitchell ed il suo Unearthly History o, come accade tra creatore e creatura della Shelley, diverrà il “signore del draghetto?”

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