I giganti sono esistiti?

I giganti sono esistiti?

In tutto il mondo si trovano riferimenti a esseri umani di grandi dimensioni, si trovano tracce in documenti antichi, su bassorilievi, e ovviamente la mitologia è piena di racconti sui giganti.

Cosa dicono gli antropologi? Gli antropologi mondiali, non escludono che possano essere esistiti popoli, la cui altezza media superasse i due metri, basti pensare ai Watussi africani,  per altro esistono i pigmei che pur essendo all’opposto dei giganti, sono la dimostrazione vivente assieme ai Watussi come esistano dei popoli dalle fattezze e dimensioni mitologiche anche oggi.

Ciò nonostante poche sono le prove reali, tangibili che possiamo valutare per esprimere se non delle certezze delle probabilità che nel passato fossero vissute delle genti di raguardevoli dimensioni, e non fatevi trarre in inganno da foto e video che possiamo trovare in rete come la seguente:

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Foto che fa riferimento ad un ritrovamento in Sardegna, foto palesemente elaborata, ma ce ne sono altre:

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E potrei sbizzarirmi a proporne svariate decine, tutte contraffatte più o meno ad arte, ma in realtà ci sono alcune foto che rappresentano la realtà e ci parlano i due ritrovamenti storici, che possono essere tacciati come di persone affette da gigantismo, una rara tara genetica che al pari del nanismo (più diffuso), può colpire singoli soggetti o più soggetti di una famiglia portandoli ad avere una crescita superiore alla media e non solo in altezza, ma anche in dimensioni generali.

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L’esempio più eclatante del gigantismo fu Robert Wadlow che con i suoi 272 cm. entrò negli anni ’30 (1930) nel Guiness dei primati come l’uomo più alto del mondo, e negli USA fu definito il gigante buono.

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Robert è nato negli Stati Uniti nel 1918 ed a 13 anni era già alto 224 cm. a 18 anni pesava 177 kg ed era alto 254 cm. a 22 anni raggiunse i 272 cm, portava un 76 di scarpe, le sue mani erano lunghe 32 cm. mentre i piedi 47cm.

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Ma non solo Robert Wadlow raggiunse dimensioni così evidenti molti i casi nella storia e anche oggi ne abbiamo esempi viventi come ad esempio il turco Sultan Kosen che raggiunge i 251 cm.:

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MARDIN, TURKEY - OCTOBER 27: THE WORLD'S TALLEST MAN SULTAN KOSEN WHOSE HEIGHT IS MEASURED AT 2 METERS 51 CENTIMETERS, AND MERVE DIBO DANCE DURING THEIR WEDDING CEREMONY ON OCTOBER 27, 2013 IN THE SOUTHERN TURKISH CITY OF MARDIN. IN ADDITION TO HIS HEIGHT, KOSEN ALSO ENTERED THE GUINNESS BOOK OF WORLD RECORDS DUE TO THE SIZE OF HIS HANDS AND FEET, WHICH ARE RECORDED AT 27.5 CENTIMETERS AND 36.5 CENTIMETERS RESPECTIVELY. PHOTO BY NAZMI AKYOL/AA

Con un’altezza di 2,57 cm., Leonid Stadnik, ucraino :

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la russa Svetlana Pankratova (42 anni) è entrata nel Guinness dei Primati grazie alle sue gambe lunghissime che misurano 132 centimetri! L’ex giocatrice di basket è alta 196 centimetri e porta il 46 di scarpe, ciò nonostante non è la donna più alta del mondo:

Svetlana Pankratova, in Times Sq. to recieve Guinness world record for the world's longest legs (52 inches). Stuart Claxton (offical Guinness judge)checking the measurements. Original Filename: DSC_6221.JPG

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E continuo con il cestista Sun Ming ex giocatore di basket alto 253 cm.:

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Sento già qualcuno insinuare , ma solo uomini ed una donna? No molti nel mondo anche ora raggiungono altezze ragguardevoli, mentre qualcuno arriva a queste altezze per problemi all’ipofisi, che è la ghiandola che regola la crescita, molti altri perchè la loro programmazione genetica è quella, quindi questo vorrà dire che uomini e donne di grandi dimensioni e quindi i giganti sono veramente esistiti?

Di seguito una piccola carrellata di altri giganti tutt’ora viventi:

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Potrei continuare, tanti sono oggi i “giganti” viventi, cosa ancora non chiara, fatti salvi i casi di giganti a causa di disfunzioni ormonali/ipofisarie è perchè i geni si sveglino con un dato elemento di una famiglia e poi saltino generazioni per poi riapparire in un altro discendente di quella famiglia, studi sono in corso ovviamente, trattandosi però di casi non problematici per la salute e visti più con occhi di curiosità anche dal punto di vista medico genetico, non vengono fatti grossi investimenti per capire se una parte del genere umano una volta fosse gigante e se in un futuro potrebbe tornare ad esserlo.

Certo è che nel corso della storia sono stati trovati molti scheletri, mummie e resti di giganti umani, il fatto più eclatante se non altro per il numero di resti trovati è avvenuto in America nel 1912, in Winsconsis sulle rive del Lago Delavan dove una spedizione di archeologi del Beloit College, trovò duecento cumuli presentanti delle effigi che paiono risalire alla cultura Woodland , una cultura appartenente a delle genti che dovrebbero essere vissuti intorno al mille avanti Cristo.

In questi cumuli furono ritrovati scheletri e resti di ben 18 giganti dalla testa allungata, tanto che i giornali di allora riportarono la notizia, ecco cosa scrisse il New York Times:

La scoperta di alcuni scheletri umani durante lo scavo di una collina presso il Lago Delevan indica che una razza finora sconosciuta di uomini una volta abitava il Wisconsin Meridionale. […]. Le teste, presumibilmente di uomini di sesso maschile, sono molto più grandi di quelle degli americani di oggi.

Il cranio sembra tendere all’indietro immediatamente sopra le orbite degli occhi e le ossa nasali sporgono molto al di sopra degli zigomi. Le mascelle risultano essere lunghe e appuntite […].

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Di quegli scheletri poco si sa ancora oggi, sebbene esistano foto e relazioni stilate da archeologi ed antropologi, niente è ancora stato divulgato pubblicamente, ma questa non era l’unica scoperta del genere avvenuta nelle Americhe e la descrizione dei crani fornita dal New York Times, ricorda molto la forma di quelli appartenenti agli scheletri scoperti recentemente in un’antica sepoltura in Messico .

C’è di più fino a quel momento molte scoperte erano state pubblicate dai giornali ed in ordine ne propongo alcune, vediamole :

La prima notizia di archivio risale addirittura al 1856, riportata in un articolo datato 21 novembre dello stesso New York Times :

Un paio di giorni fa, alcuni operai hanno scoperto nel sottosuolo della vigna dello sceriffo Wickan, a East Wheeling, Ohio, uno scheletro umano. Alquanto rovinato, è stato difficile identificarlo dalla posizione delle ossa, che sembrano non avere la lunghezza del normale corpo umano nella sua posizione originale. Ciò che ha impressionato lo sceriffo e il lavoratori sono state le dimensioni dello scheletro, pari a circa undici feet (tre metri e trenta)! La sua mascella e i denti sono grandi quasi quanto quelle di un cavallo.

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Dopo 12 anni nel 1868, a Natale, il NYT  da un’altra notizia di giganti . Alcuni operai della compagnia Sank Rapid Water Power che erano impegnati negli scavi per la costruzione di una diga idroelettrica lungo il fiume Mississippi. Durante i lavori hanno rinvenuto i resti uno scheletro umano di dimensioni gigantesche incastonati nella roccia di granito:

La tomba era lunga circa sei metri, larga un metro e venti e profonda quasi un metro. I resti del gigantesco uomo sono completamente pietrificati. La testa enorme misura una circonferenza di 78 centimetri, ma con una fronte molto bassa e molto inclinata all’indietro. La statura complessiva del misterioso individuo è pari a circa tre metri e quaranta centimetri”.

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E ancora l’8 settembre del 1871, il NYT riporta la notizia di altri scheletri giganti rinvenuti durante dei lavori di scavo a Petersburg, in Virginia :

Gli operai impegnati nei lavori della ferrovia, si sono imbattuti in una sepoltura contenente gli scheletri di quelli che si pensano essere nativi americani di un’epoca remota e di una perduta e dimenticata razza umana. I corpi esaminati presentano una formazione molto strana e impressionante. […]. Il femore è molto più lungo di quello degli individui umani normali, tanto da far ipotizzare una statura di quasi tre metri”.

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Il 10 agosto 1880, il NYT scrive  un nuovo  articolo riportato anche dall’Harrisburg Telegraph, nel quale si pubblica lo stralcio di un verbale redatto il 24 maggio 1798 dal giudice Atlee a seguito di una strana scoperta :

In compagnia del procuratore capo McKean, del giudice Bryan, del sig. Burd e di altre rispettabili signori, ci siamo recati nella proprietà del sig. Neese, dove ci è stato mostrato il luogo nei pressi della sua abitazione dove diversi anni fa furono rinvenuti due scheletri umani. Gli scheletri misurano circa tre metri e trenta”.

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Il 25 maggio 1882, il NYT pubblica un nuovo ritrovamento, la notizia riguarda un ritrovamento presso St. Paul, nel Minnesota :

Uno scheletro di dimensioni eroiche e dalla singolare forma è stato scoperto durante i lavori di scavo di una collina presso la Red River Valley. [….]. Lo scheletro in questione era in perfetto stato di conservazione. L’uomo è stato identificato come “gigante”. Un’investigazione dello scavo e del suo contenuto è stato avviato dalla Historical Society”.

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L’11 febbraio 1902, viene data la notizia che una spedizione archeologica presso un sito del New Mexico,  aveva trovato alcuni scheletri umani giganteschi:

Dopo la scoperta di resti di una razza di giganti a Guadalupe, New Mexico, gli archeologi si preparano per una spedizione nella regione […]. Luciana Quintana, la proprietaria del ranch nel quale sono collocate le antiche ossa, scoprì due pietre con delle curiose iscrizioni. Scavando al di sotto di esse, furono scoperte le ossa di scheletri appartenenti ad individui alti non meno di tre metri e sessanta […].

Quintana, ha poi scoperto molti altri siti simili, crede che gli scheletri sepolti siano di una perduta razza di giganti e che siano numerosi addirittura migliaia. La supposizione si basa su una tradizione cominciata con le prime invasioni spagnole, secondo la quale un’antica razza di giganti un tempo remoto abitava la regione oggi nota come New Mexico orientale. Le leggende degli indiani d’America raccontano la stessa tradizione”.

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Ma quelli del New York Times non furono gli unici articoli riguardanti questi ed altri ritrovamenti di resti di uomini giganteschi, altri giornali di inizio secolo riportano notizie di giganti, come il Sun del 1893, New Age Magazine del 1913, Popular Scienze del 1932, il San Antonio Express del 1940.

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James Vieira, un ricercatore indipendente, per quasi vent’anni, e prima dell’avvento di internet, ha raccolto migliaia di riferimenti giornalistici sui ritrovamenti dei giganti, scavando negli archivi del New York Times, dello Smithsonian Ethnology Reports, dell’American Antiquarian, e della Scientific American, scoprendo che buona parte di queste scoperte è praticamente nascosta al grande pubblico.

Tra le scoperte notevoli di Vieira, vi è una foto scovata negli archivi dello Smithsonian Ethnology Reports, scattata durante una lezione del prof. McGee (nella foto a sinistra), nel quale si vede uno scheletro gigante dalla statura di circa due metri e ottanta, poi venduto alla Smithsonian Institution per la cifra di 500$.

Lo scheletro apparterebbe alla cosiddetta cultura dei Mounds Builders(letteralmente costruttori di tumuli), un’antica popolazione del Nord America vissuta circa 5 mila anni fa, in un periodo precedente alla storia dell’Antico Egitto e di tutte le sue dinastie.

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A map showing the geographic extent of the Plaquemine culture (1200 to 1700 CE) and some of its important sites.

Molti nativi americani, parlano di popolazioni antiche vissute prima di loro nei territori che oggi sono degli Stati Uniti d’America, ma che fine hanno fatto questi ritrovamenti? Chi li studia e quali sono i risultati fino ad ora raggiunti?

Secondo i teorici della cospirazione, sono stati distrutti o nascosti, ad esempio la mummia del ritrovamento effettuato dal Dott.McGee fu acquistato dallo Smithsonian Institution con la volontà di sottrarlo alla conoscenza dell’opinione pubblica. Ma perchè? Perchè ci dovrebbe essere un gigantesco cover-up di tutte queste scoperte? E perchè in nessun museo del mondo sono mai stati esposti questi particolari ed enigmatici reperti?

Come mai non si effettuano pubblicazioni su queste ancestrali popolazioni di giganti?

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Cosa c’è da tenere nascosto? Interpellati alcuni antropologi, minimizzano dicendo che ci sono studi in corso e che anche oggi sebbene non di tali dimensioni esistono popolazioni come ad esempio i watussi e alcune genti nordiche, che raggiungono notevoli dimensioni ma che non c’è nulla di strano, ma questo non spiega come e perchè esistessero delle popolazioni di veri giganti e come mai i ritrovamenti anche recenti non vengono pubblicati e relazionati pubblicamente.

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Eppure testimonianze dirette e scientifiche esistono, un esempio le due foto qui sopra che ci mostrano due ritrovamenti degli ultimi anni dove ci sono resti umani ( secondo alcuni alieni) di dimensioni ragguardevoli.

Ce poi chi sostiene la teoria non accreditata di popolazioni aliene di origine sconosciuta e combatte a suon di teorie contro la fazione che sostiene che invece erano popolazioni terrestri di cui ancora non si sa nulla o poco, eppure esistono crani di notevoli dimensioni ed allungati, sostiene una fazione, secondo gli scienziati invece alcuni popoli usavano legare tavolette al cranio in sviluppo dei bambini per allungarle un pò come i giapponesi con i piedi delle bambine, una moda insomma.

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Perfino un faraone (Akhenaton)egiziano aveva il cranio allungano, ma si sostiene sia dovuto ad una malattia genetica, certo che i ritrovamenti cominciano ad essere in numero importante, possibile che tutte queste genti fossero malate? Eppure sono stati trovati sarcofagi di dimensioni importanti tra i 3 ed i 5 metri di lunghezza, e conoscendo la fatica per scavare la pietra nei secoli ancestrali come è possibile che si fossero scavati così grandi per farci stare un uomo od una donna sotto i due metri di altezza?

Insomma le questioni irrisolte al momento sono molte, certo è che sono esistite popolazioni con una media di altezza fisica ben maggiore di quella odierna, e che anche oggi alcuni “giganti” esistono, forse negli anni sapremo con certezza se i mitologici Giganti costruttori accreditabili  di enormi monumenti e manufatti archeologici ritrovati sono realmente esistiti.

 

 

 

 

 

 

 

Piramidi….Italiane Piramide d’Accoddi

Piramidi….Italiane Piramide d’Accoddi

La storia delle piramidi è sicuramente una delle più affascinanti e misteriose storie dell’umanità, dico misteriose perchè al di là di quanto scoperto e delle varie teorie espresse, ancora non si sa come siano state costruite, ma non solo quelle egiziane ma anche quelle sud americane e le altre sparse nel mondo, si perchè ce ne sono molte sparse nel mondo, tra cui alcune anche in Italia.

Non solo non si sa ancora come siano state costruite, ma popoli come egiziani ed aztechi, che riportavano e scrivevano ogni fase della loro vita sociale ed economica, non hanno mai scritto come costruivano questi monumenti, e già di per se questo è singolare, inoltre nessuna delle teorie , è scientificamente comprovata , infatti corde di canapa e migliaia di schiavi non sono credibili per trasportare e tagliare enormi blocchi di pietra, intanto per il punto di rottura delle corde in canapa e altre fibre vegetali, inoltre lo spazio insufficiente intorno ad un blocco che pesa tonnellate per metterci centinaia di uomini a trainarlo, per non parlare di come lo tagliavano un blocco? Siamo all’età del rame e le seghe di rame non riuscivano a scalfire il granito e gli altri minerali, non c’erano diamanti in Egitto e non ne sono stati trovati di importazione, per poter creare delle seghe fatte di corda imbevuta di polvere di diamante, si sono provati dei trapani fatti di roccia, e anche la tecnica dei cunei di legno, si riesce con grande sforzo a tagliare qualche blocco di pietra in modo irregolare e di dimensioni contenute, altro mistero è che vicino alle piramidi egiziane ad esempio non sono stati trovati resti di villaggi e di presenza stanziale umana, niente ossa di animali, di vasellame, di case ecc. quindi le migliaia di operai/schiavi dove riposavano, mangiavano , vivevano? Inoltre come trasportare con le giunche sul Nilo pietre dal peso di tonnellate, in quanto le cave non erano certo a portata di mano?

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Insomma questi ed altri quesiti, come a cosa servivano in realtà le piramidi sono tutt’oggi un mistero, ancora più accentuato se si pensa che oltre alle famose piramidi egiziane w sud americane a gradoni, ne esistono in tutto il mondo alcune persino in Italia e anche su queste è mistero fitto, da chi furono costruite e perchè? A cosa servivano? Come riuscirono a realizzarle visto che si parla di millenni fa? Con quale tecnologia?

La prima piramide di cui vi parlo è situata in Sardegna, in provincia di Sassari a pochi chilometri da Porto Torres sul  Monte d’Accoddi, talvolta scritto Akkoddi,  un importante sito archeologico attribuito alla Cultura di Abealzu-Filigosa della Sardegna prenuragica.

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La costruzione si presume sia iniziata circa 3000 anni A.C. e terminata in una seconda fase costruttiva circa 2700 anni A.C.

Gli scavi condotti dagli anni ’50 sino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso hanno consentito di individuare che sopra il terrapieno si trovava un altare, verosimilmente a cielo aperto.
Questa struttura inglobava un precedente altare, collocato all’interno di un ambiente con il pavimento e le pareti colorate con ocra rossa (il cosiddetto “tempio rosso”); di questo rimangono conservati e parzialmente visibili solo il pavimento e un alzato attorno ai 70 centimetri.
La ricostruzione ideale del monumento è ancora discussa. Alcuni studiosi ritengono che si tratti di un altare piramidale a più terrazze, mentre altri pensano a una terrazza unica.
La ricostruzione schematica suggerita nella presentazione del monumento sul posto, mediante un suggerimento schematico con travature metalliche, segue la prima interpretazione.

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A fianco della rampa, a oriente, si trova un grande lastrone con sette fori che doveva essere utilizzato come tavola per offerte o per sacrifici cruenti.
A occidente invece è posto un menhir alto oltre 4 metri.
Dai pressi del monumento proviene una grande pietra calcarea lavorata in forma sferoidale di oltre 4 metri di circonferenza, che sembra essere riferita a un culto solare. Sempre nella stessa zona è stato individuato e in parte scavato un villaggio di cultura Ozieri, che corrisponde alla prima fase del santuario.

la base a tronco di piramide, circa 27 m. di lato e 5 di altezza, che nella forma originale sembra fosse  sormontato da un enorme altare su cui officiare sacrifici, altare di cui rimangono tracce di pareti intonacate dipinte di vernice color ocra.

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Malgrado l’iniziale scetticismo degli studiosi tradizionali, un team di scienziati guidati dal ben conosciuto prof. Giulio Magli, fisico, matematico e archeoastronomo al Politecnico di Milano, ha indagato le misure e l’orientamento della piramide trovano affinità con le costruzioni egizie e Maya. I risultati di queste survey sono stati pubblicati nel prestigioso Mediterranean Archaeology & Archaeometry: traguardando dalla sommità della piramide il grande menhir verso sud est è possibile rintracciare i cosiddetti “punti d’arresto” di Luna, Sole e Venere, ovvero i punti in cui all’orizzonte si arrestano questi tre astri che, non risentendo del fenomeno noto come precessione degli equinozi (dovuto all’oscillazione dell’asse terrestre nel corso dei millenni), si possono osservare più o meno nelle stesse aree celesti in cui stazionavano ai tempi della costruzione e ricostruzione del sito.

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Molto interessante l’ipotesi avanzata dall’astrofilo Eugenio Muroni secondo cui l’altare di Monte D’Accoddi sarebbe stato orientato verso la costellazione della Croce del Sud, ora non più visibile a causa  della precessione degli equinozi. Cinquemila anni fa, tuttavia, la Croce del Sud era visibile a queste latitudini e la teoria sembra ricevere un sostegno, anche se non definitivo, dal fatto che una stele a nord del monumento presenta una Dea Madre a forma di croce, senza la consueta forma umana.

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Nei pressi della piramide si trovano i resti di un villaggio e migliaia di conchiglie, che potrebbero essere state usate come dono a qualche divinità o per rappresentare il firmamento, non ci è dato sapere, molte sono le incognite su questa piramide e purtroppo lo stato italiano non ha approfondito e non supporta le università e gli studiosi che vorrebbero farlo, e anche questo ostruzionismo aumenta l’alone di mistero di questa piramide, che porta alla mente molti quesiti, oltre ai soliti, perchè , da chi e come? Anche come mai una sola in tutta la Sardegna? Che affinità c’è o ci sono collegamenti con le altre piramidi nel mondo ed in Italia?

Forse un giorno avremmo delle risposte per ora non ci resta che visitare e rimanere colpiti da queste costruzioni fatte dai nostri antenati……forse.

Viaggiatori nel tempo

Viaggiatori nel tempo

Con la misurazione delle onde gravitazionali avvenuta in questi primi mesi del 2016, si è riaperto il dibattito dei viaggi nel tempo o meglio nello spazio tempo, una materia che da sempre affascina l’uomo moderno e che ha i suoi primi riscontri di fattibilità con le teorie di Einstein. C’è chi però da molto tempo sostiene che ciò è già possibile, in certi luoghi della terra, in certe condizioni climatiche e magnetiche, e sopratutto a certe persone è consentito di spostarsi nel tempo.

Tutte belle teorie si tenderebbe a pensare, salvo poi scoprire che nella storia sono stati trovati artefatti tecnologici fuori tempo , gli antichi romani possedevano un motore a vapore funzionante:

Il primo nome che viene alla mente è naturalmente quello di Archimede di Siracusa, costruttore, tra l’altro, di pompe idrauliche e macchine complesse, come quelle utilizzate contro l’assedio dei Romani (212 a. C.). Ma sarebbe stato anche, secondo la tradizione, proprio lui l’artefice dei primi esemplari di planetari meccanici, come mai le sue tecnologie non si diffusero?
Altri un po’ meno famosi come Ctesibio ed Erone, vissuti ad Alessandria d’Egitto tra il III sec. a. C. ed il I sec. d. C. a conoscerli bene destano forse ancora più stupore. Il primo fu un vero esperto della forza idraulica: costruì geniali pompe di sollevamento dell’acqua che insieme a quelle di Archimede vennero impiegate in agricoltura. Ma inventò anche ingegnosi meccanismi come un orologio ad acqua ed un organo a canne che sfruttava la pressione idraulica.
Di Erone non si conosce molto della sua vita, neppure gli anni di nascita e di morte. Al contrario però si conoscono molto bene le opere da lui scritte, anche perché vennero riscoperte e stampate con successo in età rinascimentale . Alcune di esse, quali “Mechanikà” (oggetti meccanici), “Pneumatikà” (oggetti che utilizzano l’aria) e “Autòmata” (meccanismi automatici), ci descrivono molto dettagliatamente una grande varietà di congegni che avrebbero potuto ben figurare in un codice leonardesco: orologi ad acqua, un misuratore automatico delle distanze (odometro), una doccia automatica a gettone, un sistema a pressione per l’apertura automatica delle porte, alcuni meccanismi per il movimento automatico di statuine mitologiche; ed altro ancora.
Ma l’invenzione forse più famosa di Erone è – com’è noto – una rudimentale macchina a vapore denominata “Eolipila”. Si trattava sostanzialmente di una caldaia di forma sferica alla quale erano collegati due ugelli posizionati in maniera diametralmente opposta. Il vapore uscendo dai due tubicini faceva ruotare l’intera caldaia con un movimento circolare.

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Ovviamente le sue sperimentazioni non finirono qui pare che abbia creato alcune vere e proprie bighe a vapore tipo quella del modellino:

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Quello che non si capisce è perchè queste tecnologie non si diffusero, e chi le ha inventate è scomparso nel nulla e poco si sa spesso della loro vita, pur trovando qualche traccia nei documenti dell’epoca e nel ritrovamento di alcuni dei loro esperimenti, che fossero viaggiatori nel tempo?

In tempi recenti perfino l’esercito USA compì numerosi esperimenti cercando di trasportare truppe nel tempo e ribaltare le sorti delle battaglie, il più famoso fu il Philadelphia experiment, in cui ufficialmente la marina degli Stati Uniti d’America, cercava con un sistema elettromagnetico di rendere poco visibili od invisibili le navi, a quanto pare l’esperimento non solo andò a buon fine ma ebbe un effetto collaterale che trasportò alcuni membri dell’equipaggio avanti nel tempo, alcuni morirono altri uomini si trovarono imprigionati nelle lamiere della nave stessa, il tutto fu coperto dal segreto militare.

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Nell’esperimento fu coinvolta la USS Eldrige, che vediamo nella foto, una delle prove che fecero esplodere agli onori della cronaca l’esperimento ponendolo sotto i riflettori fu quanto scritto da Jessup un astronomo dilettante appassionato di ufologia, il quale divulgo le lettere ricevute da un membro dell’equipaggio della Eldrige un certo Carlos Miguel Allende, conosciuto poi anche con il nome di Allen, nome che prese quando passo nel futuro anni 70/80 .

Ad un confronto calligrafico, sembrò comunque che uno degli autori delle note risultasse essere senza dubbio Allende/Allen, e anche le altre sarebbero state scritte dalla stessa persona, ma con penne diverse. L’indirizzo del mittente corrispondeva ad una fattoria abbandonata. In seguito venne pubblicata un’edizione limitata del libro di Jessup col testo annotato, e questi tentò di continuare a scrivere su altri misteri con poco successo. Jessup fu trovato morto nel 1959 nella sua autovettura. La sera prima aveva organizzato un appuntamento, al quale in mattinata non arrivò mai. Nell’incontro si proponeva appunto di divulgare ulteriori prove e retroscena che aveva trovato del suddetto esperimento. Nonostante non siano mai state accertate con certezza le cause della morte, gli investigatori sostennero l’ipotesi del suicidio dovuto al crollo di notorietà, mentre per i sostenitori della teoria del complotto Jessup fu assassinato per metterlo a tacere. Il diario di bordo della Eldrige non rivela niente ma altri marinai parlarono con i giornalisti, ovviamente tutto fu messo a tacere vista l’importanza dell’esperimento e la sua segretezza, il viaggio nel tempo di alcuni marinai appartenenti all’equipaggio fu solo un effetto collaterale.

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In altro articolo vedremo di approfondire quanto successe nell’esperimento, chi volesse può vedere la ricostruzione cinematografica in questo film girato sui resoconti di Allen, ovviamente alcune cose sono romanzate ma la storia è fedele ai resoconti.

https://www.youtube.com/watch?v=pF9Ac06AgYo

Come si scriveva prima sono stati trovati oggetti tecnologici che in determinati periodi storici non avrebbero potuto esserci, ma non solo al vaglio ci sono ora anche fotografie storiche e filmati fine ‘800 primi ‘900 dove si vedono persone con tecnologie non esistenti all’epoca, una prima foto che ad una approfondita analisi non è stata contraffatta è questa:

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La foto scattata in Canada nel 1940,la scena si riferisce alla cerimonia d’inaugurazione di un ponte nella Columbia Britannica, più precisamente nel piccolo borgo di South Fork. Tra la folla spicca un ragazzo vestito in modo del tutto inusuale per l’epoca: occhialini da sole, t-shirt, pettinatura moderna, perfino qualcosa che assomiglia a una fotocamera compatta tenuta in mano. Inutile negare che in questo scatto il ragazzo trendy spicca come una mosca nella minestra. Una volta individuato nella massa anonima non si può fare a meno di fissarlo.
Come ho già scritto è già stata smontata l’obiezione più scontata e prevedibile: non si tratta di un fotomontaggio.

Uno studio più approfondito porta a pensare che  il ragazzo non sia un viaggiatore nel tempo, ma uno studente che ottenne oggetti all’ora tecnologicamente già esistenti ed all’avanguardia ma non di utilizzo comune, come ad esempio gli occhiali avrebbero potuto essere quelli pubblicizzati in questo articolo:

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Appena usciti e assolutamente non diffusi e cari, lo stesso vale per la pocket macchina fotografica ed il maglione, ma ovviamente non ci sono prove quindi al momento ancora non è stato stabilito se fosse un viaggiatore nel tempo o meno anche se la teoria dei più è quella che lo sia e l’unico modo per contattare comunicare con il futuro da cui proveniva fu quello di farsi fotografare, un’altro particolare è la sua altezza, dovuta al fatto che proviene da un’epoca di maggior benessere e dove l’altezza media è generalmente maggiore, inoltre i sostenitori del cronoviaggiatore ci tengono a precisare che macchine come la kanon che tiene in mano, in versione pocket, anche se in un primo sperimentale modello fosse stato disponibile già allora, era costosissima e disponibile solo a pochi al mondo essendo sperimentale per l’epoca, inoltre non ci sono riscontri certi, come per gli occhiali e il tipo di abbigliamento .

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Passiamo al prossimo caso, che riguarda il famoso film girato da Chaplin , che riprendendo della folla che camina per una via, inquadra una signora che pare parlare ad un cellulare o comunque una radiotrasmittente, anche qui non ci sono apparenti manipolazioni dell’immagine e della ripresa video e non si è riusciti a dare una spiegazione a quanto si vede, infatti è palese che la signora stia parlando in un apparecchio radioricevente, il dilemma è che in quel tempo non esistevano celle telefoniche ne satelliti atti a ricevere quel tipo di segnale, ciò non toglie che avrebbe potuto comunicare con uno o più persone in linea diretta, una piccola radio uhf con 1/2 watt di potenza può comunicare a km di distanza senza bisogno di ripetitori, vi propongo il video così che possiate giudicare.

Il film in questione “The Circus”, girato nel 1928, il video che mostra l’anteprima pubblica del film di Charlie Chaplin Il Circo. All’interno del filmato come avete visto compare una donna che sembra parlare al telefonino, tenuto nella mano sinistra.

L’anacronismo, che nel linguaggio dell’archeologia misteriosa si chiamerebbe OOPArt (oggetto fuori dal tempo), sarebbe stato scoperto da un filmaker irlandese, George Clarke.  Per i “cacciatori del mistero” la spiegazione più gettonata è che la donna sia in realtà una viaggiatrice del tempo. Ma per funzionare un telefono cellulare ha bisogno di una serie di attrezzature che trasmettano il segnale, come le stazioni radio base o i satelliti per telecomunicazioni. Insomma, sarebbe più plausibile pensare a un walkie-talkie se non fosse che i primi oggetti del genere comparvero solo nella seconda guerra mondiale (ed erano grossi come mattoni).

Si è provato a teorizzare che la signora stesse utilizzando un apparecchio acustico esterno , uno di quelli in uso all’epoca, ma il fatto che lo utilizzi camminando e con nessun interlocutore nelle vicinanze porta ad escludere questa teoria e quindi il caso è irrisolto ed il mistero resta, quindi una probabile crononauta?

Una seconda crononauta”telefonica” la vediamo nel prossimo video:

Su questo video la discussione è apertissima, un utente che lo vide riconobbe la bisnonna e domandandole a proposito venne fuori che : l’utente Youtube planetcheck scrisse sotto il video “La signora che vedete è la mia bisnonna Gertrude Jones aveva 17 anni. Le ho chiesto di questo video e lei lo ricorda chiaramente. Lei dice che (la fabbrica ripresa) la Dupont aveva una sezione comunicazioni telefoniche in fabbrica. Sono stati fatti esperimenti con telefoni senza fili. Gertrude e altre cinque donne hanno avuto questi telefoni senza fili da testare per una settimana. Gertrude sta parlando con uno degli scienziati che tengono un altro telefono senza fili, che è alla sua destra mentre cammina.”

Questo spiegherebbe perchè nessuna delle altre ragazze intorno sembrerebbe impressionata dal quel avveniristico accessorio tecnologico, ci sono molti ma, in quanto avete mai visto che una azienda utilizzi delle semplici operaie per svolgere una simile sperimentazione? Che esistendo già una simile tecnologia nel 1938, l’esercito non la avrebbe utilizzata nella seconda guerra mondiale anzichè i mattoni di radio che portavano i plotoni allora?

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C’è infine chi sostiene che stesse tenedo un borsettina a pochette, ovviamente molti lo mettono in dubbio visto che sarebbe innaturale portare una borsettina a guisa di telefono, che senso avrebbe sopratutto all’epoca?

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Ancora un’altro caso inspiegato ci viene proposto da una foto del 1917 dove in mezzo a molte persone si vede un giovanottone, vestito in modo moderno almeno anni 70/80  dove anche il taglio dei capelli è moderno e come nei casi precedenti spicca e si evidenzia nell’immagine:

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Quando la foto fu scoperta su un libro l’articolo che usci sui giornali citava: “Sfogliando un libro stampato nel 1974 Jamie D. Grant si è accorto che c’è una foto strana, incredibile e sensazionale. Il libro racconta la storia di una piccola area geografica tra Canada e Stati Uniti, Cape Scott. Il volume raccoglie antiche foto e racconti della zona ma guardando con attenzione si vede che in una foto del 1917 in mezzo a tante persone vestite con i panni della loro epoca, c’è un ragazzone in maglietta e pantaloncini corti, con capigliatura moderna.”

Molti sostengono che come in altre foto qui si dimostra un crononauta in carne ed ossa che non può fare altro che farsi immortalare a testimonianza che qualcuno viaggia nel tempo.

Un’altra foto da sottoporre alla vostra attenzione è questa:

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questa è una foto in bianco e nero, scattata nei primi anni 50 a Piazza Annunziata di Marcianise in provincia di Caserta.

Dalla foto sembrerebbe che si tratti di una giornata di festa, probabilmente quella del Santo Patrono. Come si può notare la foto è in bianco e nero ed è stata scattata nei primi anni 50. L’aspetto importante da sottolineare è che ben tre persone ritratte nell’immagine sembrano parlare al cellulare quelle cerchiate in rosso nella foto.

Visto che i primi telefoni cellulari sono usciti sul mercato solo negli anni 90, allora cosa stanno realmente facendo queste persone? La prova che la foto è stata scattata nei primi anni 50 ci viene data dall’inferriata dell’Annunziata, chiaramente visibile nell’immagine, la quale è stata poi rimossa la notte del 24 maggio del 1957 ad opera dell’amministrazione comunale.

Alcune ipotesi affermano che si potrebbero trattare di radioline portatili, ma anche questa soluzione è da scartare perchè le prime radio portatili sono uscite in America nel 54, quindi andate in produzione in Italia per fine anni 60, inoltre erano molto costose all’epoca, oltre al fatto che erano di dimensioni giganti. Anche qui il mistero è insoluto, viaggiatori nel tempo che si tenevano in contatto in mezzo alla folla oppure la spiegazione è un’altra?

Fino a qui abbiamo visto casi inspiegati dove si può supporre qualsiasi cosa , anche che siano viaggiatori nel tempo, ma ora vediamo due casi conclamanti , cioè dove ci sono dichiarazioni e prove ufficiali, il primo caso è quello di Andrew Basiago, avvocato americano e attuale procuratore di Seattle, il quale, nel 2004, fece un annuncio pubblico molto controverso, sostenendo che dall’età di 7 anni fino ai 12 ha partecipato al Project Pegasus, un programma segreto del governo degli Stati Uniti che ha lavorato al teletrasporto e ai viaggi nel tempo, con il patrocinio della Defence Advanced Research Projects Agency.
“Il progetto prevedeva l’addestramento di bambini e di adulti al fine di testare gli effetti mentali e fisici dei viaggi nel tempo. Inoltre, i bambini hanno mostrato un vantaggio rispetto agli adulti in termini di adattamento alla dislocazione spazio-temporale tra passato, presente e futuro”, dice Basiago.
Secondo quanto riportato dall’Huffington Post, durante questo periodo, Basiago dice di aver sperimentato ben otto tecnologie differenti per il viaggio nel tempo.
Per lo più, ha detto, il viaggio di basava su un teletrasporto realizzato sulla base di documenti tecnici presumibilmente ritrovati nell’appartamento a New York di Nikola Tesla dopo la sua morta, avvenuta nel 1943.
“La macchina era costituita da due bracci grigi di forma ellittica, lunghi circa otto metri e separati da circa dieci metri di distanza, tra i quali veniva trasmessa un’arco di energia che Tesla chiamava energia radiante”, spiega Basiago. “L’energia radiante è una forma di energia che Tesla ha scoperto essere latente e diffusa in tutto l’Universo. Tra le capacità di tale energia c’è quella di riuscire a piegare lo spazio-tempo”.
Secondo quanto racconta il procuratore, ciascuna delle sue visite nel passato era leggermente differente, “come se mi avessero mandato in una realtà alternativa leggermente differente, una sorta di linea temporale adiacente. Poichè le visite cominciavano ad accumularsi, due volte mi è capitato di imbattermi in me stesso”.
La fantomatica tecnologia di Tesla permetterebbe non solo il viaggio nel tempo, ma anche lo spostamento nello spazio presente. “La tecnologia deve essere utilizzata solo per lo spostamento nel presente, altrimenti sarebbe il caso”, conclude Bisiago. Cosa a questo punto credere? Possiamo dire con certezza che tutto ciò è impossibile e liquidare il procuratore di Seattle come una persona dal poco equilibrio mentale? Non sarebbe ancora in carica come procuratore e considerato nel suo ambiente stimato e serio professionista, non ci resta che credere che almeno in parte la sua storia sia vera.

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Il secondo caso conclamato riguarda Hakan Nordkvist svedese che in una intervista del 2008 dichiarò di aver viaggiato nel tempo, precisamente nel suo futuro. In questa occasione avrebbe visto se stesso all’età di 70 anni e insieme al suo doppio del futuro avrebbe realizzato addirittura un video. Un video che è stato mostrato durante la trasmissione televisiva.
La sua poco convenzionale avventura sarebbe iniziata il 30 agosto del 2008 nella cittadina di Farjestaden, quando, tornato a casa dopo una giornata di lavoro, aveva notato sul pavimento della cucina un’ampia pozza d’acqua. Preoccupato si era messo in cerca della causa dell’allagamento pensando che fosse dovuto ad una perdita del lavandino. Prese gli attrezzi da idraulico e cominciò a cercare la falla sotto il lavandino. Ma non trovò nulla. Allora continuò a cercare, sempre a carponi, i tubi dei sanitari e si rese conto che lì c’era una grossa falla da cui usciva l’acqua. Nordkvist raccontò al cronista di aver avuto da subito l’impressione che il tubo spaccato rappresentasse una sorta di ingresso che si apriva su un tunnel buio. Guardando meglio ebbe modo di vedere che all’interno di questo strano fenomeno c’era una sorta di luce, proprio alla fine del tunnel.
Nordkvist per vedere meglio si sporse verso il tunnel e all’improvviso si rese conto di cadere dall’altra parte e di trovarsi ad essere proiettato nel futuro.
Vide subito una persona che sembrava lui stesso, ma molto più vecchio, che stava armeggiando con degli strumenti intento a far fronte allo stesso problema di perdita d’acqua.
Stupito, Nordkvist cercò di capire chi avesse di fronte scoprendo che si trattava di lui stesso, ma all’età di 72 anni. La certezza la ebbe quando il suo doppio del futuro per tranquillizzarlo mostrò di sapere tutto di lui e gli mostrò lo stesso suo tatuaggio che aveva su un braccio. Superati i momenti di stupore l’anziano Nordkvist, dopo avergli detto che si trovava nel futuro e precisamente nel 2042, gli propose di fare un video prima di ritornare nel suo tempo nel passato.
Un video riportato indietro nel nostro tempo, dove si vedono tutti e due i Nordkvist, sorridenti che salutavano e si abbracciavano. Un video che venne mostrato all’incredulo cronista dell’emittente svedese.

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Foto di famiglia dello svedese Hakan Nordkvist e del suo “doppio” del futuro. Nordkvist afferma di aver viaggiato nel futuro e di aver visto lui stesso all’età di 70 anni e insieme si sarebbero fatti fotografare per avere una testimonianza dell’evento.

L’anno in cui il signor Nordkvist è stato catapultato, è il 2042 ed è lì che ha incontrato il suo io 72enne. Con sua grande sorpresa, il ‘futuro’ Nordkvist sapeva cose che solo lui poteva conoscere, come ad esempio dove aveva nascosto le sue cose segrete nella vita passata/reale. I due sé avevano anche lo stesso tatuaggio, anche se quello del ‘futuro’ Nordkvist è un po’ sbiadito. Gli uomini si sono ripresi con il telefonino di Nordkvist dei giorni nostri. La foto, che è stata l’unica che Nordkvist ha pensato di scattare nel 2042, ha dimostrato che l’uomo ha avuto alcuni cambiamenti fisici nel futuro, tra cui, in particolare, è riuscito a crescere di un paio di centimetri. Se non è magia questa!

Ecco il racconto come fatto all’emittente televisiva:

L’argomento dei viaggi nel tempo non si conclude qui, sono molti i ritrovamenti di oggetti anacronistici (ooparts) e molti altri i casi di presunti cronoviaggiatori senza dimenticarci il cronovisore di Pellegrino Ernetti che ci fanno presuporre che i viaggi nel tempo siano alla nostra portata o comunque possibili, voi cosa ne pensate?

 

 

 

L’astronauta di Palenque

L’astronauta di Palenque

Per parlare di Palenque, non basterebbe un libro come per altri siti archeologici e/o altri misteri del mondo, molte sono le scoperte di questa città ma anche molti i quesiti rimasti irrisolti, sia perchè non conosciamo ancora bene la scrittura ed i simboli usati dalle popolazioni che anticamente abitavano questi territori, sia perchè nei glifi risultano cose ed oggetti che teoricamente in quelle epoche non potevano esistere.

Ci concentriamo in questo articolo su un unico particolare , su un unico ritrovamento e parliamo della pietra tombale che sovrasta il sepolcro del re Pacal, almeno si pensa che sia lui.

Innanzi tutto dove è Palenque?

La città si trova nelle tierras calientes, dove si incontrano la piana del Campeche e gli altipiani del Chiapas, quasi al centro della penisola dello Yucatan, al confine tra Messico e Guatemala. Si dice che Palenque sia stata la più grande città dell’emisfero occidentale; poi, circa 11 secoli fa, senza un apparente motivo, la popolazione la abbandonò e la lasciò alla giungla.
Quando nel 1519 Cortés sbarcò in Messico, Palenque era già una città fantasma sommersa dalla giungla. Il nome originario della città era Na Chan Caan, cioè “la casa del serpente piumato” o “gran città dei serpenti”; tuttavia, poiché si trovava vicino all’insediamento spagnolo di Santo Domingo di Palenque, che era stato circondato da uno steccato in legno per evitare gli attacchi da parte degli indios, l’antico centro maya fu ribattezzato proprio Palenque, cioè “steccato”.

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Nel giugno 1952 un’equipe guidata dall’archeologo messicano Alberto Ruz, impegnata nel restauro di alcune rovine Maya di Palenque rinvenne, all’interno di una piramide, il sarcofago di un re Maya di nome Pacal vissuto nel VII secolo d.C. La scoperta fu fatta quasi per caso in un gruppo di rovine abbandonate da secoli e che la vegetazione, nonché pietre e detriti, avevano coperto quasi completamente, dobbiamo tenere presente che Palenque era già stata abbandonata quando vi giunsero i conquistadores.

La spedizione condotta di Ruz si occupò per mesi di questa importante scoperta ed alla fine i risultali furono veramente sorprendenti.

Per sollevare il coperchio del sarcofago, pesante 5 tonnellate, fu necessario ricorrere a tecniche modernissime e all’interno fu rinvenuto lo scheletro di un uomo alto 1 metro e 73 centimetri con il volto coperto da una maschera di giada.

Si suppone si trattasse del re Pacal e certamente si trattava di un gigante se pensiamo che l’altezza media dei maya era sull’ordine del metro e 50 centimetri.

Di sicuro si trattava di un personaggio di tutto rispetto se a tutt’oggi questa rimane l’unica sepoltura rinvenuta in una piramide americana, e in America del Sud le piramidi finora scoperte sono molte.

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Quindi abbiamo già due cose inconsuete, l’altezza delle spoglie del presunto re ed il fatto della sepoltura, unica nel suo genere per quelle popolazioni Maya sia per cultura, usanza, metodica ecc.

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Come abbiamo detto senza inoltrarci in altre scoperte fatte nella città ci fermiamo a questa che di per se ha aperto una discussione nel mondo scientifico e non che è ancora distante dalla sua conclusione, troppe le incognite ed i quesiti irrisolti.

Ma prima di affrontarli, vediamo che altro è stato scoperto nella camera sepolcrale, innanzitutto appena fu possibile vedere con calma la lastra tombale che copriva il sarcofago, si intravide una cosa sconvolgente, apparentemente un figuro maya era ai comandi di quello che sembrava un razzo, od un veicolo comunque a motore.

 

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Per maggiore chiarezza dopo la foto ufficiale del sarcofago in alto vi propongo una ricostruzione dettaglliata del bassorilievo , dove potete notare meglio i particolari.

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Ovviamente come dicevo il dibattito, tra scienziati, archeologi , antropologi è a tutt’oggi aperto ed acceso e l’interpretazione data ufficialmente alla fine pare più inverosimile dell’ovvia interpretazione che qualsiasi osservatore moderno può dare.

L’interpretazione ufficiale ora è questa: il razzo’è fondamentalmente un albero sacro del mais a forma di croce, simbolo di rinascita, dal quale Pacal sta per cogliere un frutto, e non manipolando dei comandi, È seduto su un trono sopra il Signore del Mondo Inferiore, sospeso tra la vita e la morte.

L’interpretazione data dai primi che la videro è questa:

Là siede un essere umano. con Ia parte superiore del corpo piegata in avanti come quella di un motociclista : oggi qualunque bambino identificherebbe il suo veicolo con un razzo… L’essere accovacciato… sta manipolando un numero di indefinibili comandi, e ha il tallone del piede sinistro su una specie di pedale… Con la nostra conoscenza di simili raffigurazioni, noi dovremmo esserci sorpresi se il complicato copricapo fosse dimenticalo. Ed è proprio là con le solite dentellature e i soliti tubi, e con qualcosa simile ad antenne sulla cima… Il sedile anteriore dell’astronaula separato dalla parte posteriore del veicolo, e in questa parte si possono vedere casse. cerchi, punti e spirali simmetricamente disposti.

 

Queste le due versioni, come non notare che la versione ufficiale è ben distante dal spiegare concretamente ed esaustivamente cosa è raffigurato su questa pietra tombale, per notare meglio vi ripropongo il disegno estratto osservando il bassorilievo:

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Palenquedisegno

 

Non possiamo non notare quanto la spiegazione ufficiale sia forzata e per niente corrispondente, e questa è la tecnica che la “scienza” ufficiale adotta ogni qual volta non riesca a dare una spiegazione in cui possa riconoscersi, piuttosto che ammettere che non è in grado oggi di spiegare questa straordinaria rivelazione.

Vi propongo ora il particolare delle mani e del viso :

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Non sembra affatto che il personaggio stia raccogliendo del mais, ma pare proprio che stia azionando dei comandi, inoltre il naso poggia su quello che potrebbe essere un inalatore o respiratore, ma anche un microfono di un comunicatore, perchè allora l’ufficialità non ammette questo? I motivi possono essere molti, anche una giusta prudenza, che potrebbero comunque mantenere dicendo semplicemente che per il momento non sono in grado di spiegare la raffigurazione.

Quello che più sconvolge è che  c’è dell’altro, il Grande Pacal (o Pakal) avrebbe vissuto per circa 80 anni ed il suo regno fu di oltre 60 anni, ma i resti trovati nel suo sarcofago sono di un uomo di circa 40 anni, inoltre i Maya schiacciavano il cranio dei bambini tra due tavolette per ottenerne un allungamento, estetico, durante lo sviluppo e si limavano i denti modificando la dentatura, queste caratteristiche sono state riscontrate nei vari ritrovamenti e sugli scheletri delle popolazioni Maya, ma lo scheletro di Pacal non ha nessuna di queste caratteristiche.

L’uomo contenuto nel sarcofago di pacal ,  nella cripta sulle incisioni era chiamato halac uinic, ossia il “Vero Uomo”, cosa significa?

Il corpo appariva coperto da una maschera di giada e madreperla e presentava un grano di giada scura nella cavità orale, secondo l’usanza maya. Oltre a questo, nella mano sinistra fu ritrovata una perla sferica e nella destra una perla cubica. Una possibile interpretazione della sfera è che essa rappresenti la totalita’, la perfezione, il tempo oppure il cielo o la Terra stessa, mentre il cubo potrebbe indicare la determinazione di un punto nello spazio, attraverso le tre dimensioni, usando i tre assi cartesiani.

Testa raffigurante probabilmente re Pacal. A completare il corredo funerario un diadema, orecchini, una collana, bracciali (ai polsi, formati da più di 200 perle), anelli (uno per ogni dito delle mani) e statuine, tutti in giada, nonché preziose teste a tutto tondo in stucco, forse ritratti del sovrano stesso. L’oggetto più interessante, oltre la maschera, è un pettorale composto da nove cerchi concentrici, costituiti ognuno da 21 perle, con al centro una perla falsa costituita da due ostriche perlifere unite. Tutti gli Studiosi concordano nell’affermare che i nove cerchi concentrici rappresentano le orbite dei nove Pianeti costituenti il Sistema Solare e la falsa perla rappresenterebbe il Sole. Questo è ciò che era contenuto all’interno del sarcofago. Accanto alla tomba furono trovate due teste di stucco: una è uguale al cranio dell’uomo, mentre l’altra è uguale al cranio di uomini appartenenti alla razza del popolo Maya, come la forma della testa suggerisce.

I tratti somatici dello scheletro e di una delle due teste di stucco presentano gli stessi tratti somatici che appaiono nell’uomo che si trova sulla lastra posta a coperchio della tomba.

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Orecchini e collana oltre la maschera di giada, non vi sembra che l’immagine sia…….aliena?

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In effetti vedendo i reperti nella loro interezza qualche dubbio e qualche pensiero sopraggiungono.

Altri dubbi nascono da un bassorilievo trovato sempre all’interno della tomba di Pacal che fomentano ulteriori dubbi , e quesiti sulle tipologie di tecnologie e di vere conoscenze che avrebbero potuto avere i Maya.

Ecco il disegno fatto dagli antropologi a copia del bassorilievo :

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Questa è la stele di Pacal, al cui centro c’è l’albero della vita, così definito dall’archeologia ufficiale, non notate niente di strano? Ebbene ecco cosa notano più della metà degli osservatori guardando il guerriero alla nostra destra:

Stele di pacal disegno astronauta-di-palenque-2

 

Il guerriero impugna quello che potrebbe essere un fucile mitragliatore moderno e forse più avanzato di quelli che possiamo costruire oggi, come è possibile?

Vediamo ora il particolare mediano del bassorilievo:

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Al centro l’albero della vita , esiste una teoria non accreditata in cui si sostiene che sia una croce di Cristo, mentre molti sostengono che non sia altro che l’astronave o razzo che è raffigurato sulla pietra tombale.

In realtà il bassorilievo non si trova nella cripta di Pacal ma nel tempio della Croce a quanto pare eretto dal figlio primogenito di Pacal, ovvero da K’inich Kan Balám II (Re divino splendente-Serpente-Giaguaro), figlio primogenito e successore di “Pakál”.

Pierluigi Peruzzi ci spiega questa cosa con un confronto visivo teorizzando un prima e dopo, che se vogliamo non risulta proprio campato per aria , ma logicamente in sequenza e con molte corrispondenze, a mio parere lo studio andrebbe seriamente approfondito senza preconcetti:

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Dapprima si dovrebbe chiarire quanto segue:

  • che le immagini sono specchiate tra di loro,
  • che l’immagine a destra della lapide mostra chiaramente un oggetto volante con tanto di pilota umano,
  • che l’immagine a sinistra dell’albero della vita mostra il medesimo oggetto della lapide, ma senza pilota.
La spiegazione dei singoli elementi:

A:   Qui si tratta eventualmente di un’elica tipo elicottero.

B: Chiaramente un grande uccello sull’oggetto.

C: Un piccolo mostriciattolo e non si riesce a capire che cosa significhi.

D: Sembrano bobine elettriche accatastate e si trovano su tutt’e due le immagini.

E: Re Pacal stesso, pronto per prendere posto nella navicella. Piccolo di statura al fine di risparmiare peso, come per esempio lo sono i fantini delle corse dei cavalli o molti piloti di formula 1.

F: L’appoggiapiedi ergonomico per pilotare meglio con i piedi.

G: O il regolatore del sedile o la regolazione del propulsore.

H: La sospensione di questo supporto poco stabile.

La differenza di età di queste 2 immagini

Suppongo che queste 2 immagini abbiano una differenza di età di almeno 30 anni. Forse persino di più.

Non dobbiamo dimenticare che la finitura della lapide è durata certamente alcuni anni. Dopo la sepoltura di Re Pacal si è eretto sopra la tomba un grande tempio. Il Tempio delle Iscrizioni.

Contemporaneamente, o subito dopo, sono stati eretti forse il Tempio del Sole ed il Tempio della Croce. Pertanto dovrebbero essere trascorsi alcuni anni. Solo dopo la finitura del Tempio della Croce e di quello del Sole sono state piazzate le immagini sull’altare del Tempio della Croce. Ma pure queste immagini hanno sicuramente necessitato di un relativo periodo di realizzazione.

Se ora si fa una stima approssimativa della differenza di età, allora si può certamente parlare di 30 anni.

Solo dopo che sarà provato che il Tempio della Croce è stato eretto contemporaneamente al Tempio delle Iscrizioni, solo allora si potrà parlare di un’età identica delle immagini. Ma ciò è poco probabile perché la mano d’arte dello scultore è differente da un’immagine all’altra. Benché abbiamo davanti a noi dei disegni, questo si può ben intravedere che sono due artisti differenti.

 

 

Ovviamente è una teoria come un’altra ma Pierluigi Peruzzi produce altre spiegazioni chi volesse approfondirle può andare al seguente link.

Ovviamente le teorie più disparate sono state proposte come succede sempre in casì di così difficile interpretazione, l’archeologia ufficiale sostiene che sono tutte fantasie come quelle dell’italiano Kolosimo, anche se il primo a parlare di tesi aliena o comunque di tecnologia futuristica fu Von Daniken, uno scrittore svizzero definito scienziato della domenica dagli studiosi “ufficiali” che sostengono che le raffigurazioni non sono altro che le tipiche della tradizione culturale e religiosa maya, che rappresentano il mais, l’uccello piumato ed il mostro della terra.

Anche se una buona parte nutre seri dubbi sulla effettiva interpretazione delle scritture e del simbolismo, senza arrivare ad ipotesi aliene, i dubbi sono  basati su solide certezze.

Una certezza è quella dell’esatta interpretazione del simbolismo Maya, infatti a quanto pare dagli ultimi studi, gli ideogrammi Maya sono condivisi se non originari da essa , con la scittura Olmeca, avendone però alcune differenziazioni, inoltre il significato di alcuni o di tutti i pittogrammi cambierebbe a secondo della disposizione, quindi andrebbe di volta in volta interpretato e sorgono dubbi quindi sulla giusta interpretazione e sulla corretta traduzione che diamo oggi a queste scritture.

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Ultimo ma non ultimo dubbio è dato dal fatto che come per gli egiziani, molto è scritto sui regnanti, sull’alimentazione, modus vivendi, ma niente sulle metodiche costruttive di palazzi ed opere che ancora oggi sarebbero difficili da progettare e costruire se non impossibili, con la precisione poi che li caratterizza e tenuto conto della bassa, bassissima tecnologia disponibile, ad esempio come potevano tagliare  le rocce ed i marmi, visto che l’epoca più tecnologica un cui vissero fu quella del rame? Per gli egiziani di cui non sono stati trovati strumenti mai fino ad ora(e mai si è trovato un diamante o polvere di diamanti che avesse imbevuto delle corde poteva funzionare come sega per le rocce), addirittura si suppone usassero trapani di marmo o roccia, ma sono al momento teorie.

Insomma il mistero dell’astronauta di palenque , almeno per chi non crede nella poco esaustiva spiegazione ufficiale, è destinato al momento a restare tale, con la speranza che future tecnologie e nuovi studi possano permetterci di sapere di più del passato di questi popoli, dimenticavo Palenque come altre città di altre civiltà, fu improvvisamente abbandonata, ma non fù conquistata e non sono state trovate tracce di pestilenze, si suppone la zona fosse divenuta arida, e non fertile, ma allora la sua avanzata popolazione avrebbe dovuto portare tecniche e scritturane nuovo insediamento, nonchè le costruzioni, invece niente……..un’altro mistero si apre davanti a noi !

 

 

 

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Die Glocke- la campana Nazista

Die Glocke- la campana Nazista

Fintanto che le cose trapelano tramite i soliti ufologi, per carità alcuni a dire il vero scienziati di caratura mondiale e quindi non facili a cadere in credenze e/o banali abbagli, è facile sorridere e passare oltre, ma quando le notizie escono dagli archivi di due superpotenze come Russia e Stati Uniti d’America, le cose prendono una diversa piega, se poi alcuni fatti o tecnologie vengono riscontrati in strumenti di uso moderno allora le coincidenze sono troppe e non resta che ammettere che un filo conduttore tra queste cose ci sia, ma cominciamo con ordine.

Più la Germania era sottoposta alle pressioni degli alleati, più i suoi gerarchi ed i suoi scienziati studiavano e ricercavano strumenti per prevalere e vincere la guerra, ma non solo si era creata una subcultura verso le arti esoteriche e scientifiche estreme.

Alcuni risultati efficaci , anche se arrivati tardi e quindi non influirono sul decorso della guerra, furono le v1 e v2, bombe a razzo teleguidate, senza pilota o aereo, oppure i primi aviogetti , aerei a reazione tedeschi, ma molto altro era in cantiere od in fase prototipale, non a caso molti degli scienziati nazisti allora all’opera furono trasportati in America, naturalizzati  e protetti anche dalle ricerche dei criminali di guerra, per poter usufruire dei loro studi e delle tecnologia avanzatissime scoperte.
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Possiamo vedere nella foto un prototipo di aere invisibile ai radar poi interamente copiato dagli statunitensi.

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                    Qui sopra delle palesi copie del prototipo tedesco ora in uso all’USAIR stealth

E fino qui si capisce che se i tedeschi avessero avuto a disposizione un anno in più di tempo , probabilmente avrebbe rovesciato almeno in parte le sorti del conflitto, il dubbio che ufologi e tecnologi pongono è come la Germania di quegli anni potesse avere tecnologie così avanzate, ponendo il dubbio che non tutte siano il frutto di ingegnosi tecnici e scienziati tedeschi.

Il dubbio cresce di fronte alla storia della campana detta appunto Die Glocke che altro non significa che la campana, ma il riferimento non va ad una semplice campana monastica o clericale, o di villaggio usata come strumento sonoro di comunicazione, ma ad un apparecchio tecnologico con funzioni per i più ignote.

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Cosa era dunque la misteriosa campana?

Dagli archivi segreti dell’ ex Unione Sovietica e da quelli dei servizi segreti statunitensi, sono recentemente emersi dossier riservatissimi relativi a “qualcosa” di misterioso che , ancora non del tutto chiarito, sfuggirebbe alla comprensione dei maggior ricercatori dei segreti della storia.

Ci riferiamo a un “qualcosa” che i documenti riferiscono con il nome di “campana”, in tedesco “Die Glocke” o “Die Lanternentraeger”, in inglese “The SS-Bell”.
Da sottolineare il fatto che tra i tanti progetti segretissimi risalenti all’epoca nazista, questa della “campana” risulta il più interessante, il più affascinante, in quanto il più enigmatico, il più all’avanguardia e, proprio per questo, il meno comprensibile.
Ebbene, ricostruendo e mettendo insieme le pur poche, incomplete notizie, anche perché molte dei documenti nazisti dell’epoca furono distrutti, possiamo descrivere l’oggetto:

sarebbe un oggetto metallico avente un diametro di 3,10 metri e un’altezza di 4,95 metri;

*era composta da due cilindri contro-rotanti, con all’interno uno strano liquido “metallico” avente un color porpora e denominato “”Xerum 525”, il quale ruotava all’interno della “campana” ad alta velocità. Lo Xerum 525 era radioattivo e per questo era contenuto in recipienti in piombo aventi 3 cm di spessore. Era, con molta probabilità, un miscuglio di metalli liquidi, come il berillio, il torio e il mercurio, che formava un liquido denominato “mercurio rosso”. L’ossido di mercurio e l’antimonio avevano la caratteristica di emettere una grande quantità di neutroni, quando sottoposto ad uno stress esplosivo.
Per il funzionamento di tutto l’apparato occorreva una grande quantità di energia elettrica.
In funzione, poteva ruotare solo per un paio di minuti in quanto emetteva una grande quantità di radiazioni, generando allo stesso tempo un campo magnetico.

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Sopra la miniera dove avvenivano tali esperimenti c’erano delle strutture in cemento armato.
Tutti gli esperimenti erano sotto la supervisione del generale delle SS Kammler, con i suoi due reparti con compiti speciali: SS-E-IV o “Entwicklungs-stelle IV”, ovvero il “Centro sviluppo IV del Schwarze Sonne” e il SS-U-13.
Hans Kammler                                                                     Hans Kammler Generale
I nazisti erano andati ben oltre la fase di studio, arrivando alla sperimentazione.
Durante i primi esperimenti, sembra che almeno 5 scienziati su sette siano morti per irradiazioni di natura non conosciuta. Proprio per questo, durante gli esperimenti, furono messi nei suoi pressi animali e piante i quali morirono, decomponendosi e lasciando come residui una sostanza gelatinosa o cristallina.

Questa è la ricostruzione più verosimile tratta dai documenti e dalle testimonianze, il vero scopo di questo strumento tecnologico non è noto, chi teorizza una macchina del tempo o comunque uno strumento che usando le teorie quantistiche apriva buchi spazio temporali, chi invece fosse un vero e proprio veicolo spaziale con un motore antigravitazionale,

 

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nel caso di macchina del tempo il suo interno sarebbe stato così

Al posto dello Xerum 525 avrebbe avuto al suo interno del mercurio rosso, secondo altre fonti lo Xerum altro non era che il mercurio rosso appositamente trattato con radiazioni elettromagnetiche e con agenti chimici.

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                                                Mercurio rosso

 

Alcuni come il signor Witkowski , sostengono l’ipotesi del disco volante e che il governo polacco abbia documenti che parlano di queste sperimentazioni, tanto da creare una vero e proprio mito con parte di verità, ma per il resto non comprovato, quello che sappiamo di vero è che gli scienziati nazisti stavano studiando le sostanze radioattive sottoposte a campi torsionali per ottenere, forse,
1- un “propulsore senza propellente” ossia un “motore antigravitazionale”;

2-una “macchina del tempo” che poteva aprire qualche porta dimensionale e forse poter usare un “wormhole”;

3- oppure per utilizzare tale congegno come arma che avrebbe avuto la capacità di emettere un impulso generatore di gravità in grado di sviluppare un’energia tale da spostare un oggetto con un’accelerazione pari a 1..000 g.

Negli esperimenti della congegno noto come “Die Glocke” , ne furono interessati:

1) FEP, (*) il centro ricerche sull’alto voltaggio e frequenze;

2) AEG, o “Allgemeine Elektricitats Gesellschaft”; responsabile per il rifornimento di molta energia elettrica ad alto voltaggio, attraverso il sotto-progetto denominato “Chiarite-Anlage”; questo progetto era diretto dal Oberingenieur dr. Richard Craemer; la AEG aveva un piccolo laboratorio nei sotterranei del Chiarite Hospital a Berlino per effettuare gli studi sul congegno “Die Glocke”;

3) HWA, o < Heeres Waffen Amt >;

4) SS-Obergruppenfuhrer Emil Marzuw;

5) Dr.sa Elizabeth Adler, una matematica dell’Università di Koenigsberg;

6) Dr. Otto Ambros, presidente della cosiddetta “Commissione < S >”, Responsabile della preparazione delle armi chimiche nel Ministero degli Armamenti di Speer. Venne nominato dal direttore della I.G. Farben, Karl Krauch, per tutte le operazioni relative alla gomma sintetica “Buna” ad Auschwitz. Fu coinvolto con le SS nell’arricchimento dell’ uranio e nel “Progetto Bell”.

7) Dr. Herbert Jensen;

8) Dr. Edward Tholen;

9) Dr. Walther Gerlach;

10) Dr. Kurt Debus;

11) Barone Manfred von Ardenne.

I principali laboratori che operavano sul congegno noto come < la campana > o “Die Glocke” si trovavano in Slesia meridionale, presso la città di Neumarkt o Sroda-Slaska e a Leubus o Lubiaz; mascherati all’interno dei servizi e attrezzature dello “Schlesische Wekstaetten dr. Fuerstenau”. Altre attrezzature sotterranee esistevano a Schloss Fuerstenstein, sempre nella Slesia meridionale, e mascherati in una miniera di carbone a Waldenburg o Walbrzch, facente parte del sistema FHQ “Riese” (il Gigante) . Un altro complesso che faceva parte del progetto “Die Glocke” era situato alla miniera di Wenceslas a Ludwigsdorf o Ludwikowize, dove veniva costruito “The Henge” o “Machulapka”, un evidente anello per esperimenti.

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 The Henge

(“The Henge” o “Machulapka” era un evidente anello per esperimenti formato da 11 colonne, ognuna misurava 160 cm, lo spazio tra le colonne era di circa 7,40 metri; quindi il cerchio aveva una circonferenza di 91,6 metri, il cui diametro misurava 29,2 metri. Inoltre la struttura presentava qualche traccia di radio attività, presa da Gerold Schelm nel 2005.
Un’altra simile struttura, con 12 colonne, veniva scoperta da Schelm presso la cittadina di Siechnice, distante circa 25 km a sud-est di Wroclaw.)

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Il progetto di ricerca “Die Glocke” fu creato nel gennaio 1942, e fu denominato in codice “Tor” o “Gate” o “Gateway”. Poi, dopo l’agosto 1943, fu suddiviso in due altri sotto-progetti: “Chronos” e “Laternentraeger”; ed entrambi si riferivano al progetto “La Campana”, suddivisi però nell’aspetto fisico e medico-biologico.
E’ bene riferire che esperimenti tedeschi di natura fisica al plasma furono effettuati dalle SS nella Slesia meridionale tra il 1942 e il 1945.
L’alta classificazione di sicurezza e ricerca, concessa al progetto “Die Glocke”, era conosciuta come “Kriegsentscheidend” o “guerra decisiva” con l’aggiunta della dicitura “Geheime Reich Sache” o “affare o questione segreta del Reich”.

Fino a qui i dati ufficiali ma sulle vere funzioni e sul tipo di esperimenti condotti realmente non si sa quasi nulla, la bibliografia che possiamo trovare ci porta a queste teorie:

Conferme sull’esistenza del congegno “la campana” e sui relativi esperimenti sono stati diffusi dallo scrittore polacco Igor Witkowski il quale affermava di aver scoperto l’esistenza del progetto “Die Glocke” dopo aver visionato rapporti segreti declassificati relativi agli interrogatori effettuati da agenti del KGB sovietico sul generale delle SS Jakob Sporrenberg (b).
Ulteriori dettagli Witkowski provvedeva a pubblicarli sul suo libro dal titolo “The Truth about the Wunderwaffe”, dove riferiva, tra l’altro, che il complesso industriale nelle vicinanze della miniera di Wenceslas era un sito per esperimenti.; e che i 62 scienziati che lavorarono al progetto “la campana” furono tutti uccisi dalle SS, dietro un ordine segreto proveniente direttamente dal quartier generale di Hitler.
Nel libro dell’autore britannico Nick Cook dal titolo “The Hunt for Zero Point”, si riferiva, tra l’altro, che “la campana” era un generatore di un campo torsionale e che gli scienziati tedeschi stavano sperimentando una sorta di macchina del tempo.
Cook e Witkowski hanno visitato il sito in questione per UK Channel 4 per un documentario dai due titoli “Ufos: the Hidden Evidence” e “An Alien History of Planet Earth”.
Lo scrittore James Rollins nel libro “The Black Order” riferisce, tra l’altro, che la “campana” non sarebbe stato altro che un generatore di energia punto zero, derivata dalla teoria zero-point di Heisenberg, mentre in realtà era un’idea di Einstein.
Sempre secondo lo scrittore polacco Witkowski, la struttura denominata “The Henge” o “Machulapka” era stato un anello per esperimenti per propulsione anti gravitazionale generata dalla “campana”.

Operazione Chronos.

Sempre dal già citato libro di Cook apprendiamo di uno strano equipaggiamento e mezzi utilizzati in un esperimento segreto effettuato presso una camera per tests di 30 metri quadrati, costruita in Polonia nelle profondità delle montagne dei Sudeti settentrionali, presso il centro minerario di carbone di Waldenburg in Slesia.
Il progetto fu chiamato in codice “Chronos” e coinvolgeva un congegno chiamato “Die Glocke” o “la campana”.
Il congegno era costituito da un metallo pesante e duro, riempito con una sostanza simile al mercurio e di color violaceo.
5 dei sette scienziati coinvolti nel progetto ebbero problemi di sonno, gusto-sapore metallico nelle viscere, spasmi nervosi e perdite di memoria e perdita di equilibrio.
Quindi un campo torsionale di sufficiente intensità poteva alterare lo spazio intorno al generatore. Maggiori campi torsionali venivano generate, maggiore spazio veniva alterato. E quando veniva alterato lo spazio, veniva alterato anche il tempo.

Sono state recuperate alcune foto del mantello esterno della campana o almeno così pare:

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Da un certo punto in poi è difficile capire come i fatti siano proceduti e cosa sia il vero e cosa solo teoria, e purtroppo tutti quelli che potevano dare conferma al di là dei segreti delle nazioni coinvolte sono morti, sappiamo che la campana era avvolta da un materiale ceramico simile a quello usato sugli shattle USA e che un possibile shattle due sia la copia di un altro prototipo tedesco.

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Lo shattle Atlantis in atterraggio mostra il “ventre ceramico” della stessa struttura che pare avvolgesse la “campana”

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       Un modellino studio dello shattle due, a quanto pare uguale ad un prototipo nazista

La cosa certa è che tutti gli scienziati , gli ingegneri, i medici ed i tecnici sopravvissuti alle sperimentazioni furono portati negli USA sotto la protezione del progetto Manhattan e con l’Operazione Paperclip, la CIA lavora da anni per le coperture di alcuni elementi, mentre altri sono stati volutamente tenuti noti in quanto non indagati come criminali di guerra come il famosissimo Von Braun od il famoso Oppheneimer.

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Von Braun                                               Oppheneimer

 

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Nella foto sopra gli scienziati dell’operazione Paperclip ed ecco i nomi di alcuni di loro:

Tra gli scienziati protagonisti della vicenda figurarono Rudi Beichel, Otto Hirschler,Hermann H. Kurzweg, Gerhard Reisig, Werner Rosinski ,Wernher von Braun, Walter Dornberger e Arthur Rudolph per quanto riguarda la missilistica; Alexander Lippisch, Hans Multhopp, Hans von Ohain e Kurt Tank per l’aeronautica; Kurt Blome (che però contravveniva alla regola di Truman, avendo commesso crimini nazisti ed essendo imputato al processo ai dottori); Hans Hollmann per l’elettronica e Reinhard Gehlen per i servizi di intelligence (anche lui, ex nazista e generalmajor della Wehrmacht).[senza fonte] Per quanto riguarda il settore della medicina, armi biologiche e chimiche, Hans Antmann, Kurt Blome, Erich Traub, Walter Schreiber e Hubertus Strughold.

Hubertus Strughold pare abbia partecipato come medico alle sperimentazioni della campana e studiò gli effetti che produceva sul corpo umano , fu consulente medico per le missioni spaziali USA, anzi ne fu per un periodo il responsabile , forse proprio grazie a quelle conoscenze acquisite?

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                       Hubertus Strughold

Di certo è che il progetto “Die Glocke” ebbe grandi risvolti e che almeno in parte i risultati ottenuti sono tecnologie che utilizziamo oggi, indipendentemente se siano il solo frutto delle menti di brillanti scienziati tedeschi o di “suggerimenti alieni”.

Di seguito alcune foto ed immagini significative del grado di tecnologia e conoscenze acquisite dai tedeschi all’epoca e poi sviluppate per gli USA.

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